giovedì 9 gennaio 2020

ASSICURAZIONI E TERZO SETTORE: NASCE ETICAPRO (ASSIMOCO-CAES-BANCA POPOLARE ETICA)



Milano - Assimoco comunica la nascita di Eticapro, progetto dedicato al Terzo Settore e al Consumo Critico. L’iniziativa, che prende vita grazie a un accordo di collaborazione tra Gruppo Assimoco, CAES Italia (Consorzio Assicurativo Etico Solidale) e Banca Popolare Etica, si declina in un posizionamento, un modello distributivo, una gamma di prodotti e servizi distintivi e identificati da un marchio, pensati e realizzati esclusivamente per gli Enti e le Persone espressione del non profit italiano.
Nell’attuale contesto, infatti, caratterizzato da una crescente crisi dei sistemi economici e di welfare, oltre che dall’emersione di nuovi e urgenti bisogni sociali, il non profit gioca un ruolo determinante grazie alla sua capacità di generare beni relazionali e capitale sociale, garantendo servizi di cura, assistenza e inclusione, con contestuale creazione di un significativo “valore economico”.
Stando agli ultimi dati di settore, il non profit conta oltre 840.000 dipendenti, si avvale dell’opera di circa 5,5 milioni di volontari e genera un volume di affari superiore ai 65 miliardi di euro.
“Siamo la Compagnia di riferimento del Mondo Cooperativo da oltre 40 anni e operiamo attraverso una rete distributiva composta da Banche di Credito Cooperativo e Agenzie, oltre che da due partner d’eccezione come CAES Italia e Banca Etica, con i quali abbiamo una forte comunione di intenti, principi e valori: la realizzazione del progetto Eticapro è per noi la naturale evoluzione del percorso compiuto fino a oggi a stretto contatto con importantissime realtà della cooperazione sociale e dell’associazionismo”, sottolinea Ruggero Frecchiami, Direttore Generale del Gruppo Assimoco, che vede al proprio interno una divisione operativa dedicata al Terzo Settore e al Consumo Critico, guidata da Luca Di Lorenzo.
“Questo Progetto”, spiega Gianni Fortunati, Presidente di Caes, “nasce dall’esperienza di oltre 20 anni di partecipazione alla crescita del mondo critico, sociale e solidale italiano da parte di CAES e Banca Etica e alle radici cooperative e alla sensibilità di Assimoco. Facciamo gli assicuratori interagendo con il non profit per sostenerlo e comprendere al meglio i bisogni di protezione di tutti i soggetti che ne fanno parte, creando progetti assicurativi unici e ritagliati sulle loro molteplici e specifiche esigenze. Siamo promotori del progetto Eticapro attraverso il quale intendiamo anche continuare a sostenere e alimentare iniziative, per citarne alcune, legate al commercio equo, alle banche del tempo o alla costruzione di un organismo nazionale di coordinamento del consumo critico. Siamo da sempre mossi da una verità e da un’utopia: l’assicurazione è uno strumento sociale e può al tempo stesso essere etica.”
“Banca Etica è nata 20 anni fa proprio per essere la banca del Terzo Settore, oggi che ci siamo aperti anche ad altre forme di imprese sociali manteniamo una forte attenzione al mondo del non profit, cui vogliamo offrire prodotti finanziari e assicurativi etici e utili allo sviluppo di un comparto cruciale per il Paese sul piano economico e sociale. Oggi Banca Etica serve con i suoi prodotti finanziari oltre novemila organizzazioni non profit. Le realtà del Terzo Settore sono destinatarie di oltre il 30% dei crediti erogati”, aggiunge Alessandro Messina, Direttore Generale di Banca Etica.Per noi un elemento qualificante del progetto è rappresentato dall'impegno assunto dai partner a gestire e investire i proventi in modo trasparente e coerente con i principi della finanza etica”.

Il progetto Eticapro è parte di un percorso che ha visto il Gruppo Assimoco, già nel 2018, prima e unica Compagnia di Assicurazioni italiana ad aver ottenuto la certificazione B Corp. Una Certified B Corporation è un’azienda che volontariamente rispetta i più alti standard di scopo, responsabilità e trasparenza, impostando la propria strategia d’impresa “mixando” tre variabili, le cosiddette 3P, ossia Profitto, Pianeta e Persone.
“Eticapro è un Progetto Assicurativo Sostenibile e Solidale, in quanto Assimoco, CAES Italia e Banca Etica sono mossi da principi di sostenibilità economica, sociale e di governance, fornendo quotidianamente sostegno e protezione a moltissimi Enti e operatori che fanno della solidarietà un principio e una ragione di vita, oltre a redistribuire sul territorio parte dei profitti. Eticapro è il risultato della relazione che abbiamo con le persone che operano quotidianamente nel Terzo Settore e che sono orientate ad uno stile di consumo critico e responsabile”, precisa Frecchiami.
Tra i prodotti di punta della gamma dedicata agli Enti del Terzo Settore sono da segnalare “RC per l’Economia Solidale”, la polizza che tutela l’Ente del Terzo Settore e tutte le persone che lo compongono (es. soci, volontari) per i danni involontariamente provocati a persone e cose durante lo svolgimento delle attività per cui l’ente è costituito, “Infortuni per l’Economia Solidale”, la polizza realizzata per assicurare il rischio infortuni dei dipendenti e dei collaboratori (a esclusione dei volontari) degli Enti del Terzo Settore (ETS) sia nel lavoro sia nel tempo libero, “Tutela Multirischi per il Volontariato”, polizza che risponde agli obblighi assicurativi di legge e che è dedicata agli Enti del Terzo Settore che si avvalgono di volontari, regolarmente iscritti nei registri degli ETS e “AgricolTU Assimoco”, quest’ultimo prevede un allegato per renderlo maggiormente aderente alle esigenze degli Enti che operano nell’Agricoltura Sociale.

Per info: www.assimoco.it  (Omniapress-9.1.2020)

lunedì 16 dicembre 2019

TUMORE AL POLMONE: NEOPLASIA PIU' DIAGNOSTICATA AL MONDO: 2MILIONI DI CASI ALL'ANNO, DI CUI OLTRE 41MILA IN ITALIA. CONVEGNO A MILANO


Milano - Diagnosi precoce, appropriata presa in carico dei pazienti, accesso ai test molecolari, terapie innovative in prima linea e tempi rapidi di approvazione dei nuovi farmaci. Questi alcuni dei temi affrontati durante il Convegno "Innovazione e sostenibilità nel carcinoma polmonare: confronto tra esperti", organizzato da Motore Sanità, grazie al contributo incondizionato di MSD e che ha visto la partecipazione delle Istituzioni, dei clinici e delle associazioni di pazienti.  
Il NSCLC non squamoso è la forma più frequente di cancro del polmone e rappresenta l’83% del totale di carcinomi polmonari. In Italia, il tumore del polmone è tra le neoplasie più frequentemente diagnosticate (con 42.500 nuove diagnosi stimate nel 2019 dai dati AIRTUM) e la principale causa di morte oncologica (con 33.838 decessi registrati nel 2016). Esiste un bisogno urgente di trattamenti sempre più efficaci e innovativi che possano migliorare e prolungare la vita di questi pazienti e recenti dati hanno dimostrato che l’innovazione terapeutica, sempre più spesso, va nella direzione dei trattamenti di combinazione che vedono l’associazione di più farmaci tra loro. È il caso del recente studio Keynote 189 che ha dimostrato come l’immunoterapia con pembrolizumab in associazione alla chemioterapia in prima linea raddoppi la sopravvivenza dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, con una riduzione del rischio di morte del 44% rispetto alla sola chemioterapia.
Fino ad oggi l'immunoterapia era disponibile solo per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico con espressione di PD-L1 superiore al 50% ed in pazienti già trattati con la chemioterapia, cioè in seconda linea. Il KN-189, studio clinico che porta una firma italiana importante, rappresenta una pietra miliare della ricerca oncologica del tumore del polmone. Questo studio ha infatti stabilito che l'associazione dell'immunoterapico Pembrolizumab con la chemioterapia è il nuovo standard di trattamento di prima linea dei i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non squamoso EGFR/ALK wt, indipendentemente dall'espressione di PD-L1, incluso i pazienti con livelli di PD-L1 inferiore al 50% o PD-L1 negativo e quelli nei quali non è stato possibile determinare il PD-L1. Era dal 2008 che in questi pazienti non si riuscivano a superare i risultati della sola chemioterapia, ed oggi, grazie all'aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia in prima linea si raddoppia la sopravvivenza. È bellissimo vedere come oggi questa combinazione, nata grazie all'impegno fondamentale dei ricercatori italiani, sia rimborsata dal SSN e quindi finalmente disponibile per i nostri pazienti”, ha dichiarato Marina Chiara Garassino, Responsabile Struttura Semplice Oncologia Medica Toraco Polmonare, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori Milano.

“Le neoplasie polmonari, in particolare i carcinomi del polmone, sono tra quelle che più hanno beneficiato dallo sviluppo e commercializzazione dei farmaci innovativi siano essi mirati a bersagli molecolari che immunoterapici. Possiamo quindi considerare questa patologia un eccellente esempio di come la ricerca e l’innovazione possano avere un impatto significativo sulla pratica clinica e sulla prognosi di pazienti anche con malattia avanzata. Il modello è quello della sperimentazione che nasce nelle popolazioni di pazienti a peggior prognosi e trattate con finalità palliativa e poi progressivamente si sviluppa in “setting” di malattia più precoce dove l’obbiettivo del trattamento non solo è la cura ma la vera e propria guarigione. Di fatto in questa neoplasia la ricerca ha permesso di migliorare costantemente l’offerta terapeutica e studiare con successo soluzioni ai meccanismi di resistenza primaria e secondaria. Ormai abbiamo l’evidenza di una percentuale di pazienti con malattia avanzata che sono liberi da progressione di malattia a più di 5 anni e potrebbero essere guariti. Questo era inimmaginabile solo 10 anni fa. Da qui lo sforzo attuale di portare il contributo di queste cure in fasi più precoci per poter aumentare significativamente la probabilità di guarigione. Questa è, a mio avviso, la strategia vincente anche per la sostenibilità. Infatti, i trattamenti neo-adiuvanti o adiuvanti la chirurgia e/o radioterapia sono per definizione più brevi e quindi a costo minore rispetto alla cura della malattia avanzata”, ha spiegato Filippo De Braud, Ordinario di Oncologia Medica Università di Milano Direttore Scuola di Specialità in Oncologia Università di Milano Direttore Dipartimento di Oncoematologia Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori 

“Gli ultimi 10 anni sono stati caratterizzati da molti cambiamenti nell’approccio terapeutico dei pazienti affetti da tumore del polmone e sicuramente due novità che hanno davvero modificato la qualità e l’aspettativa di vita di molte di queste persone sono la medicina di precisione, con l’impiego dei farmaci a bersaglio molecolare, e l’immunoterapia. Queste tipologie di trattamento insieme alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia sono le armi per combattere la malattia e queste armi devono essere molto ben conosciute da chi le utilizza in modo da trarne il beneficio maggiore nel singolo paziente, che ormai richiede un ‘confezionamento’ della strategia di cura ad hoc. La corretta applicazione di queste innovazioni scientifiche nell’ambito della cura del tumore polmonare ha permesso di offrir ea molti pazienti una prospettiva e una qualità di vita migliore, ma perché ciò avvenga è indispensabile che ai pazienti sia sempre garantito un accesso tempestivo ai test molecolari, ai farmaci e agli studi clinici, per garantire un’equità di diagnosi e di cure. Come Associazione lavoriamo da anni con l’obiettivo di dare una risposta forte e concreta ai bisogni dei nostri pazienti, non solo a quelli sanitari ma anche quelli di tipo informativo, assistenziale, sociale e psicologico”, ha detto Silvia Novello, Professore Ordinario di Oncologia Medica, Università degli Studi di Torino e Presidente WALCE
L’utilizzo di farmaci innovativi ed efficaci, già dalla prima linea di trattamento, nei pazienti con tumore del polmone, porta un beneficio non soltanto in termini clinici ma anche economici: migliorando significativamente la sopravvivenza dei pazienti, si ha la possibilità di incidere positivamente sui costi diretti/indiretti e sulla produttività del sistema sanitario. Oltre ai fondi attualmente stanziati per i farmaci innovativi (500 milioni di euro annui) emerge la necessità di identificare nuove modalità di governance in grado di rispondere ai bisogni regionali in un'ottica di razionalizzazione delle risorse. 
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 41.100 nuovi casi di tumore del polmone: 29.400 negli uomini e 11.700 nelle donne (I numeri del cancro in Italia, 2015). I tumori del polmone rappresentano la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15% dei casi) dopo la prostata e la terza nelle donne (6%), dopo la mammella ed il colon-retto. Il costo del tumore al polmone in Italia è stimato essere pari a circa 2,4 milioni di euro tra costi diretti sanitari e costi indiretti e sociali. In termini previdenziali è importante sottolineare che il tumore al polmone è caratterizzato da un incremento sia degli assegni ordinari di invalidità che delle pensioni di inabilità. Le nuove terapie farmacologiche stanno migliorando notevolmente ed in maniera evidente la speranza di vita dei pazienti con un conseguente miglioramento della qualità della vita. Tutto questo si traduce in un valore aggiunto economico e sociale importante, soprattutto in termini di riduzione della perdita di produzione. Selezionare i pazienti rispondenti (Test PDL 1) ad immunoterapia porta ad un miglioramento della qualità vita, allungamento della sopravvivenza e riduzione degli eventi avversi con incrementi marginali della spesa farmaceutica. Queste evidenze dimostrano una volta di più come soltanto con l’abbandono dei Silos Budget e seguendo un PDTA appropriato sia possibile effettuare delle valutazioni che permettano al decisore di superare il concetto di costo della Sanità per passare ad un concetto di investimento nell’ottica di un miglioramento dell’assistenza sanitaria. I fondi attualmente stanziati per i farmaci innovativi (500 milioni di euro) non sembrano essere sufficienti per fare fronte al fabbisogno previsto. Sarebbe importante tutelare l’acceso alle terapie attraverso un approccio multidimensionale (PDTA accompagnato da valutazioni di HTA)”, ha raccontato Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS; Università di Roma “Tor Vergata”, Kingston University London UK
L’uso appropriato dei PDTA dovrebbe rappresentare un diritto garantito a ciascun paziente. La corretta implementazione dei percorsi diagnostici terapeutici ed assistenziali permetterebbe di migliorare la qualità e l’efficienza delle cure, assicurare una gestione multidisciplinare, comportare una più rapida diagnosi e una maggior probabilità che il paziente riceva il trattamento più adeguato, con un impatto positivo sulla prognosi. Per questo scopo è fondamentale che le strutture sanitarie, a livello regionale, siano connesse in una rete capace di ottimizzare la presa in carico del paziente oncologico.
Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-16.12.2019)



lunedì 2 dicembre 2019

CELLULE CAR-T: LE PROSPETTIVE DI UTILIZZO IN ITALIA PER LA LOTTA AI TUMORI


Roma - Il recente arrivo delle nuove terapie CAR-T rende indispensabile l’intervento di tutti gli attori del Sistema Sanitario Nazionale per dare reale accesso all’innovazione in Italia: è stato il principale tema trattato durante l’evento “Road Map CAR-T: prospettive attuali e future dell'uso in Italia", svoltosi presso il Senato: si è trattato dell'ultimo appuntamento di confronto tra esperti di salute nazionali e regionali per fare il punto sul miglior percorso di cura per i pazienti, realizzato da Motore Sanità, con il contributo incondizionato di Novartis. 

“Le car-t rappresentano una rivoluzione nella lotta ai tumori e l’Italia ha deciso di puntare in alto con un progetto unico al mondo che prevede la creazione di centri di eccellenza per la ricerca, la sperimentazione e la produzione di terapie innovative, tra cui le terapie geniche. Considerando la carenza produttiva a livello mondiale in relazione al fabbisogno crescente di queste cure, e soprattutto in prospettiva dell’ampliamento delle indicazioni terapeutiche delle cellule car-t, vogliamo diventare un Paese di riferimento a livello internazionale per lo sviluppo e l’esportazione delle car-t anche per conto delle aziende private”, ha detto Pierpaolo Sileri, Viceministro della Salute
Alcune malattie oggi, come la leucemia linfoblastica acuta e il linfoma diffuso a grandi cellule, nei pazienti refrattari alle terapie oggi disponibili, danno un’aspettativa di vita molto bassa o nulla. Grazie alla ricerca in quest’area, si è arrivati ad un punto di svolta tale per cui, per questi pazienti, si aprono nuovi scenari attraverso le terapie cosiddette CAR-T di prossima introduzione. “La rete nazionale ematologica e dei trapianti si appresta ad accogliere la richiesta di cura dei pazienti con linfoma e leucemia linfoblastica candidati a terapia con CAR-T. Le qualifiche delle aziende produttrici chiudono il cerchio dell’abilitazione dei centri che sono stati selezionati dalle Regioni secondo i criteri definiti da AIFA. L’erogazione dei prodotti è dunque disponibile anche nel nostro Paese. A garanzia dell’accesso alla cura, la rete dei professionisti ematologi e trapiantologi è attiva in canali di comunicazione diretti tra centri di patologia e centri autorizzati al trattamento con CAR-T”, ha spiegato Fabio Ciceri, Direttore Unità Operativa di Ematologia e Trapianto Midollo Osseo (UTMO), Ospedale San Raffaele Milano.

“L’immunoterapia sta progressivamente affermandosi come un formidabile strumento terapeutico a disposizione di ematologi ed oncologi nella cura delle patologie neoplastiche. I risultati già ottenuti nelle leucemie linfoblastiche acute a differenziazione B-cellulare nel bambino e in alcuni isto tipi di linfomi a cellule B dell’adulto hanno già portato all’approvazione da parte delle agenzie regolatorie di due prodotti basati sull’uso delle CAR cells. Studi sicuramente promettenti sono in fase avanzata di realizzazione nel mieloma multiplo e nella leucemia linfatica cronica. Si apre, dunque, una nuova era nella cura della neoplasia dove il prossimo grande orizzonte sfidante è quello di traslare i risultati ottenuti nelle neoplasie ematologiche ai tumori solidi, lavorando anche per garantire piena sostenibilità (anche economica) a trattamenti così sofisticati e complessi”, ha dichiarato Franco Locatelli, Direttore Dipartimento Onco-Ematologia e Terapia Cellulare e Genica, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma.

Le Regioni dovranno implementare l’identificazione nella loro rete di servizi ospedalieri, i centri adatti, individuando il percorso necessario a formare le persone dedicate, con protocolli organizzativi condivisi. Le Aziende Sanitarie Ospedaliere saranno chiamate alla formazione del personale che dovrà gestire le cure in modo da creare un sistema assistenziale di rapido accesso e sicuro per il paziente. “La sfida ora è che l’accesso alle due terapie CAR-T approvate da AIFA sia tempestivo, equo, sicuro ed attento alla fragilità della persona eleggibile. Chi potrà accedervi è già provato dall'esperienza di diverse linee terapeutiche e vive la pressione del tempo, perché sa che la malattia non aspetta. Oggi 16 Regioni/PA hanno deliberato i centri erogatori, ma non tutti sono già nelle condizioni di somministrare le terapie e ancora mancano alcuni step autorizzativi. In questa prima fase ci sarà bisogno di spostarsi di Regione o di Città, rimanere a lungo fuori casa insieme al familiare, confrontarsi con tossicità importanti, per fare alcuni esempi. Per questo è fondamentale che gli aspetti economici per la famiglia non precludano l’accesso alle cure; che si preveda un supporto per viaggi e alloggio anche del familiare, così come il supporto psicologico e attenzione al consenso informato. AIL continuerà ad essere al fianco di pazienti, familiari ed istituzioni per garantire supporto e corretta informazione; ci aspettiamo coinvolgimento nelle scelte e facilitazione nello svolgimento del nostro lavoro già sinergico con i centri ed i professionisti perché non si lasci indietro nessuno”, ha aggiunto Sabrina Nardi, Responsabile AIL Pazienti. 

Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-2.12.2019)

venerdì 29 novembre 2019

FARMACI BIOLOGICI E BIOSIMILARI: SOSTENIBILITA' DEL SSN


Milano  – Valutare gli aspetti peculiari dei farmaci biologici, che negli anni hanno consentito a milioni di pazienti di beneficiare di terapie per molte patologie, spesso gravi e di complessa gestione, dall’utilizzo ospedaliero alla prosecuzione del trattamento sul territorio dopo la dimissione. Di questo si è parlato al Convegno ‘Farmaci biologici: continuità terapeutica tra clinica e governance’, organizzato da Motore Sanità, grazie al contributo incondizionato di Sanofi, alla presenza dei vari attori della filiera, quali clinici, farmacologi, medici di medicina generale, farmacisti sia territoriali che ospedalieri, farmaco economisti, rappresentanti delle associazioni pazienti ed istituzioni, per provare a trovare il giusto equilibrio fra esigenze cliniche e sostenibilità del sistema sanitario e la visione del paziente.

“I farmaci biologici hanno rivoluzionato la terapia medica in molte malattie tra cui il cancro, le malattie reumatiche, l’asma e l’ipercolesterolemia. Alla scadenza dei brevetti sono stati sviluppati farmaci molto simili denominati Biosimilari. Alla base dello sviluppo dei biosimilari c’è la stessa idea per cui sono prodotti i farmaci generici: fornire un’alternativa più economica al paziente quando scade il brevetto. Un biosimilare e il suo originatore, essendo ottenuti mediante processi produttivi differenti, non sono uguali, ma solo simili in termini di qualità, efficacia e sicurezza. Tuttavia, le agenzie regolatorie (FDA ed EMA) assicurano che l’approvazione dei farmaci biosimilari garantisce la stessa efficacia e sicurezza degli originatori. Qualche perplessità è sorta con l’approvazione dei biosimilari delle eparine a basso peso molecolare. Considerate in un primo momento come farmaci biologici, per cui i dati di comparabilità dovevano includere gli studi di clinici comparativi, sono state approvate con dati comparativi simili ai farmaci generici, cioè senza studi clinici di comparazione”, ha dichiarato Francesco Scaglione, Direttore scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica, Università di Milano Chairmen of BSI-WG, International Society of Antimicrobial Chemotherapy

"I biosimilari di enoxaparina rappresentano, tra questi medicinali biologici, i farmaci che si rivolgono alla platea di pazienti più ampia da quando tale categoria di prodotti biotecnologici ha fatto la sua comparsa in Italia. L’eparina a basso peso molecolare, come enoxaparina, viene impiegata in un ampio spettro di malattie vascolari, arteriose e venose, con una dinamica di impiego che varia profondamente rispetto ai biosimilari finora introdotti in commercio. Infatti, l’eparina a basso peso molecolare viene più spesso impiegata per breve periodo in pazienti la cui necessità del farmaco è in qualche modo urgente ed “estemporanea” e assai meno prevedibile rispetto a quanto avviene per altri pazienti in cui i biosimilari vengono usati (per esempio l’insulina per i diabetici o i pazienti con artrite reumatoide). La normativa nazionale, ispirata prevalentemente da criteri economici, ha stabilito l’intercambiabilità tra biosimilari e originator e tra diversi biosimilari. A livello di alcune Regioni, poi, si è insistito sulla ineludibilità per il medico di famiglia che prescrive questi farmaci di rivolgersi al medicinale meno costoso. Questi concetti si associano ad una probabilità molto elevata (in sostanza alla certezza) che la continuità terapeutica verrà a mancare. Per definizione i farmaci biosimilari non sono identici all’originatore ma simili: ne differiscono in qualche misura e differiscono tra loro. Non è confortante sapere che un paziente da trattare per una patologia vascolare a rischio immediato della vita possa dover cambiare a più riprese il farmaco per la cura (e qualche volta poterne restare sprovvisto)", ha detto Claudio Cimminiello, Direttore Centro Ricerche e Studi, Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare. 

Per info: www.motoresanita.it  (Omniapress-29.11.2019)


mercoledì 27 novembre 2019

VERSPIEREN (BROKER ASSICURATIVO FRANCESE) SI ESPANDE IN ITALIA

  


Il vertice Verspieren Italia

Milano - Verspieren, quarto broker assicurativo francese, tra i primi dieci in Europa, è pronto a investire in Italia: lo ha annunciato il presidente di Verspieren Italia, Pierluigi Mugnani, che con gli amministratori delegati Ernesto Boerci e Carlo Marietti ha presentato le attività internazionali e italiane del gruppo. 

L’obiettivo è sviluppare ulteriormente le attività nel nostro Paese, dove Verspieren opera dal 2011 attraverso il quartier generale di Milano e le sedi di Treviso, Trieste e Napoli. “Per il gruppo - ha affermato Mugnani – il mercato italiano è strategico. Questo non significa però puntare ad acquisizioni con il solo obiettivo dei numeri. Siamo pronti a cogliere le buone opportunità quando si presenteranno, guardando prima di tutto alla qualità del business e al valore delle persone”. 
Verspieren nel 2017 ha acquisito in Italia Area Broker, assorbendo 11 professionisti e portandone il numero complessivo a 50. Con le nuove acquisizioni (due sono in fase di ultimazione, entro fine anno o all’inizio del 2020) “vorremmo aumentare del 20% il numero dei nostri broker, e possibilmente di una percentuale superiore i volumi (attualmente 50 milioni di euro, ndr)” spiega  Mugnani:. l’investimento previsto, almeno entro i prossimi due anni, si aggira tra i 5 e i 7 milioni di euro.

“L’approccio al mercato - ha tenuto a sottolineare il presidente di Verspieren Italia - è quello di una società indipendente fondata in Francia 139 anni fa, nel 1880, e rimasta sempre nella proprietà della stessa famiglia, giunta alla quinta generazione imprenditoriale. L’attenzione alle persone, siano esse i clienti come i collaboratori o i partner, fa parte della cultura e dello stile di gestione delle imprese familiari”.
Basato a Parigi, oltre che in Italia il gruppo francese ha filiali europee in Spagna, Portogallo e Svizzera e uffici a Londra. Le società sono in tutto 24, i dipendenti 2.200. Nel 2018 il volume dei premi gestiti ha superato 3,8 miliardi di euro, ripartiti per il 70% nell’ambito corporate e per il 30% tra gruppi d’acquisto e singoli privati. Grazie all’alleanza strategica con A.J. Gallagher, broker americano indipendente quarto al mondo, e con Funk Gruppe, terzo broker tedesco, oltre a un proprio network di 105 broker locali in partnership, il Gruppo Verspieren opera in 140 Paesi con Verspieren International, creata nel 2012 per perseguire l’obiettivo di essere a fianco dei propri clienti a livello globale con conoscenza ed esperienza delle culture, delle consuetudini e delle normative dei diversi mercati.
In Italia i dipendenti Verspieren sono 50 con una massa di premi intermediata pari a 50 milioni di euro. Le principali aree di attività sono Rischi industriali, Aviation, Enti Pubblici, Logistica e Trasporti Marittimi, Costruzioni, Medical, Benefit ai dipendenti, Fine Art, Affinity. “Rischi Industriali e Enti Pubblici - ha osservato l’amministratore delegato Ernesto Boerci - restano per Verspieren Italia i settori primari, ma vediamo grandi possibilità di sviluppo per i cosiddetti affinity group, gli insiemi di soggetti accomunati da caratteristiche comuni per attività, interessi, bisogni, appartenenza a organizzazioni o associazioni. Anche in questa chiave va vista la nostra collaborazione con Cassa di assistenza AreaSalus”. “Per lo sviluppo del mercato assicurativo - ha tenuto a sottolineare Boerci - gli affinity group saranno sempre più strategici. E Verspieren in Francia ha messo a punto per queste categorie di clientela servizi innovativi per i quali si avvale anche di piattaforme hi-tech dedicate”.
Con AreaSalus Verspieren Italia è entrata nel settore del welfare di cui le nuove normative hanno favorito lo sviluppo dell’assistenza sanitaria integrativa in ambito aziendale. Tra le forme più significative c’è l’erogazione di prestazioni di carattere assistenziale e sanitario a favore dei dipendenti tramite la stipula di polizze nei Rami Vita, Infortuni, Invalidità Permanente e Rimborso Spese Mediche. “Attraverso la collaborazione con AreaSalus – ha spiegato l’altro amministratore delegato di Verspieren Italia Carlo Marietti - gli imprenditori possono fornire benefit e servizi ai dipendenti ottenendo benefici fiscali. Attraverso la Cassa può essere data attuazione ai trattamenti assistenziali previsti dai contratti collettivi di lavoro e dagli eventuali contratti integrativi aziendali”. 

Per info: www.verspieren.it (Omniapress-27.11.2019)


martedì 26 novembre 2019

MALATTIE CARDIOVASCOLARI: AUMENTA L'UTILIZZO DI TECNOLOGIE PER I PAZIENTI ANZIANI. SURVEY HPS-ABOUTPHARMA

  



Milano - Oltre 3 clinici su 10 prediligono l’impiego di strumenti tecnologici quali wearable devices, App e servizi di telemedicina, e ben il 66% ritiene che l’utilizzo sinergico delle nuove tecnologie con gli strumenti tradizionali rappresenti la soluzione più efficace per affrontare le criticità riscontrate nella gestione del paziente anziano cardiopatico o a rischio cardiovascolare: percentuale che sale al 70% prendendo in esame la classe medica della fascia d’età 56-75 anni.
Questi, in estrema sintesi, alcuni dei risultati di una survey promossa e realizzata da HPS – AboutPharma and Medical Devices e presentati alla conferenza organizzata da Daiichi Sankyo Italia. L’indagine ha coinvolto oltre 450 clinici, tra cardiologi, Medici di Medicina Generale, internisti e geriatri, allo scopo di far emergere quali possono essere gli strumenti patient-friendly da utilizzare al fine di migliorare la gestione dell’anziano cronico e politrattato in area cardiovascolare, favorendo altresì la promozione di corretti stili di vita presso la popolazione anziana.
 
Complice anche l’innalzamento dell’aspettativa di vita – siamo, infatti, il secondo Paese al mondo più longevo dopo il Giappone e il primo nella classifica europea per la percentuale di persone over 65 – in Italia si registra un aumento delle malattie croniche. Tra queste, “le patologie cardiovascolari rappresentano nel nostro Paese la prima causa di morte, essendo responsabili del 35% delle morti totali e comportando costi - diretti ed indiretti - considerevoli per il sistema sanitario nazionale”, esordisce Ciro Indolfi, Presidente Società Italiana di Cardiologia. “Lo scompenso cardiaco rappresenta un serio problema di sanità pubblica. Dal punto di vista terapeutico, la difficile gestione dell’anziano con tale patologia è legata sia all’estrema fragilità dei pazienti, sia al fatto che le attuali Linee Guida si basano su trial condotti su popolazioni di età media inferiore a 65 anni. Un’altra malattia ad altissima prevalenza nella popolazione geriatrica è la fibrillazione atriale, gravata da una significativa morbilità e mortalità, e associata a un incremento di cinque volte dell’incidenza di ictus e di tre volte dell’incidenza di insufficienza cardiaca. Infine, un’ulteriore problematica è l’iperlipidemia e, in particolare, il colesterolo LDL, anche considerando il fatto che i dati circa l’ipercolesterolemia nei pazienti anziani sono rari e non vi sono, attualmente, studi di intervento né raccomandazioni riguardanti la gestione delle iperlipidemie in questa fascia d'età”.
 
L’età avanzata, cui si associano incrementi di incidenza e prevalenza di malattie croniche, è un determinante fondamentale di domanda di servizi sanitari. L’evoluzione demografica del nostro Paese prevede un progressivo invecchiamento della popolazione nei prossimi 25 anni”, afferma Lorenzo Mantovani, Direttore Scuola di Igiene e Medicina Preventiva, Direttore Centro Ricerche Salute Pubblica (CESP) e Professore Associato di Igiene Generale e Applicata all’Università Bicocca di Milano. “Un’analisi, condotta dal Centro di Ricerca sulla Sanità Pubblica dell’Università di Milano - Bicocca su oltre 1 milione di soggetti, ha rilevato che gli over 65, che oggi rappresentano il 23%, assorbono oltre il 50% delle risorse sanitarie. In questa fascia d’età vi è una elevatissima prevalenza di persone con due o più malattie croniche (multicronicità), particolarmente di natura cardiometabolica, ed è proprio la gestione di questi soggetti ad essere particolarmente costosa. Si stima che l’effetto congiunto dell’arrivo delle coorti di baby-boomers in questo range d’età e della progressiva denatalità osservata a partire dalla metà degli anni ‘70 porterà questa fascia di popolazione a rappresentare 1/3 della popolazione nel 2045 e ad assorbire oltre i 3/4 delle risorse sanitarie, rendendo problematica la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, a meno che non vengano implementate forme efficaci ed efficienti di prevenzione delle malattie cardiometaboliche e delle loro complicanze”.
 
La gestione dell’anziano con malattia cardiovascolare è sicuramente complessa, tenendo conto che spesso questo tipo di paziente presenta fragilità, una condizione caratterizzata da una diminuzione delle riserve funzionali e cognitive e da una ridotta resistenza allo stress, determinata sia dall’ambiente circostante che dalla patologia stessa: si stima, infatti, che sia “fragile” 1 persona su 6 con cardiopatia ischemica e 1 su 7 con ipertensione arteriosa.
 
Ma quali problematiche deve affrontare la classe medica nella gestione di questa tipologia di pazienti?
In base ai risultati della survey, la principale criticità riscontrata è il decadimento cognitivo (51.3%), seguito dalla ridotta o mancata aderenza terapeutica (50.4%) e dalla resistenza o indifferenza nell’adottare uno stile di vita sano e attivo (47.8%); per 4 intervistati su 10 anche la scarsa – se non addirittura nessuna – azione di prevenzione primaria e/o secondaria incide in maniera negativa sul percorso terapeutico dei pazienti.
La migliore soluzione “patient friendly” per la longevità è rappresentata per la maggioranza dei clinici intervistati (6 su 10), dalla sinergia tra gli strumenti tecnologici e quelli tradizionali (visite ambulatoriali, campagne di sensibilizzazione, numero verde, ecc), che restano comunque imprescindibili per una corretta gestione del paziente cronico in area cardiovascolare.

Sul fronte delle nuove tecnologie, dalla survey emerge che la quasi totalità degli strumenti presi in esame sono considerati un valido supporto per migliorare l’aderenza terapeutica: oltre l’80% del campione considera utili le applicazioni di messaggistica (88.5%) e i wearable devices (86%), mentre più di 7 intervistati su 10 propendono per la telemedicina per il monitoraggio remoto (76%) e per le App che offrono specifici servizi (75%). Le App di messaggistica, in particolare, riscuotono un ottimo successo (94%) tra i clinici della fascia d’età più giovane, dai 35 ai 55 anni.
 
Un risultato inaspettato è quello relativo alla telemedicina, considerata dal 69% degli intervistati la soluzione più efficace per favorire la socializzazione del paziente e ridurre quindi il suo senso di isolamento. “Nella gestione del paziente anziano il processo di cura deve essere individualizzato sulle caratteristiche e sulle necessità della singola persona, che deve essere considerata parte integrante dell’iter terapeutico”, afferma Graziano Onder del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. “In tale contesto, la tecnologia riveste un ruolo importante perché può semplificare alcuni percorsi di cura: si pensi, per esempio, alle televisite o al telemonitoraggio, grazie al quale non è più l’assistito che deve recarsi dal dottore, ma sono i suoi dati a raggiungere direttamente il medico. È fondamentale, però, investire sull’educazione del paziente, non solo all’uso della tecnologia, ma anche alla conoscenza del proprio stato di salute, e definire cosa sia importante per la sua condizione. Inoltre, è importante che la tecnologia sia ‘disegnata’ per le esigenze cliniche dell’anziano, che tenga cioè conto dei suoi deficit visivi, funzionali e cognitivi e che ad essi si adatti, in modo da poter essere utilizzata dalla popolazione over 65”.
 
Andando ad analizzare nel dettaglio le altre aree di intervento prese in esame, si evince come i wearable devices (dispositivi indossabili) siano gli strumenti più utili per implementare strategie di prevenzione primaria e secondaria (80%), sopperire al mancato o limitato supporto del caregiver o familiare (79%), promuovere uno stile di vita salutare dal punto di vista dell’alimentazione e dell’attività fisica (75%) e contrastare il decadimento cognitivo (58%). “Le nuove tecnologie hanno ormai permeato ogni ambito del quotidiano e abbiamo visto, dai risultati della survey presentata oggi, come possano essere funzionali e di aiuto anche per le persone con problemi di salute, soprattutto se pazienti cronici. E l’approccio della nostra Azienda va proprio in questa direzione, con il nostro impegno nell’innovazione farmacologica unita a programmi di ‘patient support’, per essere a fianco dell’anziano con problemi cardiovascolari. -  conclude Massimo Grandi, Amministratore Delegato Daiichi Sankyo Italia - Sappiamo bene quanto sia importante ridurre gli errori in terapia, specie nei soggetti politrattati, per evitare danni al paziente con conseguenti prolungamenti della degenza o ricoveri ripetuti, e proprio in quest’ottica abbiamo anche sponsorizzato la realizzazione di una App, sviluppata dagli Spedali Civili di Brescia per fornire a medici e farmacisti uno strumento sempre aggiornato, di rapida e facile consultazione,  che consenta di gestire al meglio le interazioni farmacologiche e sia di supporto all’appropriatezza terapeutica”. (Omniapress-26.11.2019)


martedì 12 novembre 2019

INSURANCE SUMMIT AL SOLE 24 ORE: IL FUTURO DELLE ASSICURAZIONI

 
Milano - Il 18 e 19 novembre 2019 (dalle ore 14:30) si tiene "Insurance Summit", organizzato da 24ORE Business School, in collaborazione con Il Sole 24 Ore (via Monte Rosa 91, Milano - Sala Sara Bianchi).

Il futuro delle assicurazioni tra nuovi costi del rischio e scenari digitali è il focus che quest’anno è stato riservato all’annuale appuntamento che coinvolge tutto il mondo assicurativo italiano ogni novembre a Milano che vedrà la partecipazione dei principali rappresentanti del settore, sia sul fronte istituzionale che sul fronte delle compagnie assicurative.
 
Di scenari digitali, rischi e digital transformation si parla subito infatti nella conferenza inaugurale del Summit, che avrà luogo il pomeriggio del 18 novembre dalle ore 14.30 alle ore 18.00, subito dopo l’introduzione sull’Insurance Market Overview 2019 a cura di Davide Corradi, Managing Director and Senior Partner Boston Consulting Group.
La conferenza inaugurale, moderata da Laura Galvagni, giornalista del Sole 24 Ore, sarà l’occasione per approfondire subito il punto di vista delle istituzioni nei confronti di queste nuove sfide che coinvolgono ormai tutto il settore assicurativo: interverranno dunque la Presidente di ANIA Maria Bianca Farina, il Segretario Generale di IVASS Stefano De Polis, in conversazione con Alessandro Plateroti, editorialista del Sole 24 Ore, che introdurrà anche l’intervento successivo di Massimo Claudio Comparini, Amministratore Delegato e-Geos, che sulle nuove tecnologie satellitari e l’intelligenza artificiale a beneficio della previsione del rischio porterà l’esperienza di e-Geos, ioint venture tra il gruppo Telespazio e l'Agenzia Spaziale Italiana. Sul tema verranno intervistati da Laura Galvagni il Presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri di Genola e in videoconferenza Carlo Cimbri, Group CEO di Unipol Gruppo.
Il tema della digital transformation nel settore assicurativo è un tema caro anche a RGI Group: ne parlerà il CEO del Gruppo Vito Rocca insieme ad Alessandro Plateroti.
 
Alle 16:45 sarà la volta della tavola rotonda “Nuovi scenari, competitor e modelli di redditività”, che coinvolgerà CEO e amministratori delegati delle principali compagnie assicurative italiane sui temi della Digital Transformation, la Solvency, l’uso dei Big Data e degli advanced Analytics, la Cybersecurity in ambito assicurativo per tutelare il cliente e ridurre il rischio e la centralissima Connected Insurance. Il dibattito sarà moderato dal giornalista del Sole 24 Ore Cheo Condina e vedrà l’introduzione a cura di Giulio Dell’Amico Partner KPMG e la partecipazione di Raffaele Agrusti Amministratore Delegato e Direttore Generale ITAS Mutua, Giacomo Campora Amministratore Delegato e Direttore Generale Allianz S.p.A., Alessandro Castellano CEO Gruppo Zurich Italia, Patrick Cohen CEO Gruppo AXA Italia, Matteo Laterza Direttore Generale UnipolSai Assicurazioni, Alessandro Scarfò Amministratore Delegato e Direttore Generale Intesa Sanpaolo Assicura.
 
La seconda giornata di lavori, martedì 19 novembre, inizierà alle 9:30 con la presentazione dei risultati del World Insurance Report 2019, a cura di Michele Inglese Insurance Director Capgemini Business Unit Italy.
Focus dunque su Customer Centricity e Insurtech, Dopo la presentazione di Ugo Di Iorio Research and Development Vice President RGI Group, verrà fatto il punto assicurativo con Pierre Cordier Amministratore Delegato e Direttore Generale Groupama Assicurazioni, Andreas Moser CEO Munich Re Italia, Valter Trevisani Direttore Generale Cattolica Assicurazioni, Alberto Vacca  Chief Business & Investment Officer Aviva.
Innovazione tecnologica e nuove normative: scenari ed opportunità” saranno al centro dell'intervento di Stefano Micheli Partner BonelliErede, mentre di “Cyber Risk e Cybersecurity nelle assicurazioni” parleranno - moderati in tavola rotonda dal giornalista di Nòva del Sole 24 Ore Pierangelo Soldavini - Giancarlo Calzetta Cyber Security Evangelist, Maria Luisa Cavina Capo del Servizio Tutela del Consumatore IVASS, Giorgio Mosca Coordinatore Steering Committee Cybersecurity Confindustria Digitale.
 
In chiusura il CEO di Helvetia Vita e Chiara Assicurazioni Gruppo Helvetia Fabio Carniol e l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Europ Assistance Italia Fabio Carsenzuola discuteranno di “Innovazione di prodotto e servizio nel mercato assicurativo” con il CEO di YOLO Gianluca De Cobelli e il CEO Neosurance Pietro Menghi.
 
Per info e iscrizioni: www.24orebs.com/eventi/insurance-summit. (Omniapress-12.11.2019)