venerdì 15 febbraio 2019

MALATTIE CRONICHE PER 25 MILIONI DI ITALIANI. SPESA A 71 MILIARDI NEL 2028. I DATI DELL' OSSERVATORIO UNIVERSITA' CATTOLICA


Roma - L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - che ha sede a Roma presso l’Università Cattolica - ha delineato un ampio quadro sulla prevalenza del fenomeno cronicità e sullo scenario futuro che si prospetterà nel nostro Paese nei prossimi 10 anni quando si dovrà fare i conti con l’aumento di queste patologie

Le malattie croniche l’anno scorso hanno interessato quasi il 40% della popolazione italiana, cioè 24 milioni di italiani dei quali 12,5 milioni hanno multi-cronicità. Le proiezioni della cronicità indicano che tra 10 anni, nel 2028, il numero di malati cronici salirà a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni. La patologia cronica più frequente sarà l’ipertensione, con quasi 12 milioni di persone affette nel 2028, mentre l’artrosi/artrite interesserà 11 milioni di italiani; per entrambe le patologie ci si attende 1 milione di malati in più rispetto al 2017. Tra 10 anni le persone affette da osteoporosi, invece, saranno 5,3 milioni, 500 mila in più rispetto al 2017. Inoltre, gli italiani affetti da diabete saranno 3,6 milioni, mentre i malati di cuore 2,7 milioni.
Quanto alle diverse fasce della popolazione, nel 2028, tra la popolazione della classe di età 45-74 anni, gli ipertesi saranno 7 milioni, quelli affetti da artrosi/artrite 6 milioni, i malati di osteoporosi 2,6 milioni, i malati di diabete circa 2 milioni e i malati di cuore più di 1 milione. Inoltre, tra gli italiani ultra 75enni 4 milioni saranno affetti da ipertensione o artrosi/artrite, 2,5 milioni da osteoporosi, 1,5 milioni da diabete e 1,3 milioni da patologie cardiache.
Il problema della cronicità rappresenta una sfida molto importante per il futuro di tutte le popolazioni mondiali poiché, come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le malattie croniche sono “problemi di salute che richiedono un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi” e richiederanno l’impegno di circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale.
La prevalenza di cronici, cioè il numero di malati di patologie croniche, è in costante e progressiva crescita, con conseguente impegno di risorse sanitarie, economiche e sociali. L’aumento di questo fenomeno è connesso a differenti fattori come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della sopravvivenza dovuti al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, al mutamento delle condizioni economiche e sociali, agli stili di vita, all’ambiente e alle nuove terapie.
“L’aumento del numero delle persone affette da patologie croniche è anche un segno del successo del nostro SSN, come testimonia il fatto che il tasso di mortalità precoce è diminuito di circa il 20% negli ultimi 12 anni, passando da un valore di circa 290 a circa 230 per 10.000 persone” afferma il Dott. Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane diretto dal Prof. Walter Ricciardi.
  
Spese per cronicità: a 71 mld nel 2028
Attualmente nel nostro Paese si stima che si spendono, complessivamente, circa 66,7 miliardi per la cronicità; stando alle proiezioni effettuate sulla base degli scenari demografici futuri elaborati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e ipotizzando una prevalenza stabile nelle diverse classi di età, nel 2028 spenderemo 70,7 miliardi di Euro.
 Dal lato dell’assistenza primaria, i dati raccolti dai Medici di Medicina Generale (MMG) riferiscono che mediamente in un anno si spendono €1.500 per un paziente con uno scompenso cardiaco congestizio, in ragione del fatto che questi pazienti assorbono il 5,6% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN, il 4,0% delle richieste di visite specialistiche e il 4,1% per le prescrizioni di accertamenti diagnostici.
 Circa €1.400 annui li assorbe un paziente affetto da malattie ischemiche del cuore, il quale è destinatario del 16,0% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN, del 10,6% delle richieste di visite specialistiche e del 10,1% degli accertamenti diagnostici.
 Quasi €1.300 vengono spesi per un paziente affetto da diabete tipo 2, il quale assorbe il 24,7% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN, il 18,5% delle richieste di visite specialistiche e il 18,2% degli accertamenti diagnostici.
 Un paziente affetto da osteoporosi costa circa €900 annui, poiché è destinatario del 40,7% delle prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN, del 35,0% delle richieste di visite specialistiche e del 32,0% degli accertamenti diagnostici.
Costa, invece, €864 un paziente con ipertensione arteriosa che assorbe mediamente in un anno il 68,2% di tutte le prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN, il 52,2% delle richieste di visite specialistiche e il 51,7% degli accertamenti diagnostici.

Le differenze sociali
Il quadro sulla cronicità ha nel nostro Paese una spiccata connotazione sociale, con significative differenze di genere, territoriali e di condizione socio-economica.
Le donne sono più frequentemente affette da patologie croniche, il 42,6% delle donne vs il 37,0% degli uomini, divario che aumenta per la multicronicità che affligge quasi un quarto delle donne vs il 17,0% degli uomini. Si tratta di differenze in parte dovute alla struttura per età che, come è noto, è più anziana nelle donne. Particolarmente elevati i divari, a svantaggio delle donne, per l’artrosi/artrite e l’osteoporosi, di cui soffrono, rispettivamente, il 20,9% e il 13,2% delle donne vs l’11,1% e il 2,3% degli uomini.
Le differenze di genere si acuiscono con l’età, nel periodo adulto della vita (45-54 anni) si inverte il divario rispetto all’ipertensione a svantaggio degli uomini (14,1% tra gli uomini, 11,4% tra le donne), crescono le differenze a svantaggio delle donne rispetto alle artrosi/artrite (7,5% tra gli uomini, 12,7% tra le donne), all’osteoporosi (0,9% tra gli uomini, 4,9% tra le donne) e alle malattie allergiche (10,7% tra gli uomini, 13,0% tra le donne). Nella classe di età più anziana (65-74 anni) il divario cresce ancora, le donne sono molto più frequentemente multicroniche (42,6% tra gli uomini, 54,4% tra le donne), con problemi di osteoporosi(5,2% tra gli uomini, 31,2% tra le donne) e di artrosi/artriti (27,8% tra gli uomini, 48,3% tra le donne); lo svantaggio di genere per gli uomini cresce rispetto al diabete (17,6% tra gli uomini, 12,5% tra le donne) e alle malattie del cuore (14,4% tra gli uomini, 5,4% tra le donne).

Cronicità nelle Regioni
La prevalenza più elevata di almeno una malattica cronica si registra in Liguria con il 45,1% della popolazione.
In Calabria si registra la quota più elevata di malati di diabete, ipertensione e disturbi nervosi, rispettivamente 8,2%, 20,9% e 7,0% della popolazione. Il Molise si caratterizza per la prevalenza maggiore di malati di cuore, il 5,6% della popolazione, la Liguria per quella più elevata di malati di artrosi/artriti, il 22,6%, la Sardegna per la quota maggiore di malati di osteoporosi, il 10,4%, infine la Basilicata spicca per la prevalenza più alta di malati di ulcera gastrica o duodenale e bronchite cronica, 4,5% e 7,7% rispettivamente.
La PA di Bolzano presenta la prevalenza più bassa di cronicità per tutte le patologie considerate. I Comuni sotto i 2.000 abitanti sono quelli con la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%, mentre nelle periferie delle città Metropolitane si riscontra la quota più elevata di persone che soffrono di malattie allergiche, il 12,2% della popolazione residente.
Nel nostro Paese il livello culturale ha un effetto significativo sul rischio di cronicità. I dati dell’Istat evidenziano, infatti, che le persone con livello di istruzione più basso soffrono molto più frequentemente di patologie croniche rispetto al resto della popolazione, con un divario crescente all’aumentare del titolo di studio conseguito. Nel 2017, nella classe di età 45-64 anni, quella in cui insorge la maggior parte della cronicità, la percentuale di persone con la licenza elementare o nessun titolo di studio che è affetta da almeno una patologia cronica è pari al 56,0%, scende al 46,1% tra coloro che hanno un diploma e al 41,3% tra quelli che possiedono almeno una laurea. L’artrosi/artrite, l’ipertensione e il diabete sono le patologie per le quali si riscontrano i divari sociali maggiori, con riferimento ai titolo di studi estremi, le differenze ammontano, rispettivamente, a 13,1, 12,5 e 7,4 punti percentuali a svantaggio dei meno istruiti.

Differenze di prevalenza si registrano anche rispetto alle professioni. Le categorie maggiormente colpite da patologie croniche sono i disoccupati (quelli alla ricerca di nuova occupazione) e gli autonomi; tra i primi la percentuale di coloro che soffrono di almeno una patologia cronica sono il 36,3%, mentre tra i secondi si attesta al 34,6%. Rispetto alla condizione di multicronicità, i disoccupati palesano mediamente maggiori svantaggi rispetto ad artrosi/artrite e disturbi nervosi. Tra gli autonomi la patologia per la quale palesano mediamente più svantaggio è l’ipertensione.

Di fronte all’allarmante prospettiva di un aumento della domanda di salute, il SSN sta ponendo le basi per attuare un cambiamento indirizzato a una appropriata ed equa gestione della cronicità, così come dichiarato nel Piano Nazionale della Cronicità. Esso nasce dall’esigenza di armonizzare, a livello nazionale, le attività di gestione della cronicità, con l’intento di promuovere interventi basati sulla unitarietà di approccio, centrati sulla persona e orientati verso una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza.
Il Piano propone nuovi modelli organizzativi centrati sulle cure territoriali e domiciliari, integrate, delegando all’assistenza ospedaliera la gestione dei casi acuti/complessi non gestibili dagli operatori sanitari delle cure primarie. La “presa in carico” del cittadino dovrebbe avvenire sulla base dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali delineati per ogni patologia, sempre tenendo in considerazione le peculiarità di ogni singolo paziente. Questo approccio dovrebbe avere l’obiettivo di offrire ad ogni paziente le cure appropriate al momento giusto e nel luogo giusto, ricevendo l’assistenza di operatori sanitari che, per ruolo e competenze, possono prenderlo in cura affrontando e risolvendo i problemi di salute con un approccio sistemico e multidimensionale.

“Il quadro che si sta prospettando impone, oltre che un nuovo approccio sistemico per l’assistenza ai malati cronici, un cambio di passo delle politiche di prevenzione - conclude il professor Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene all’Università Cattolica e Direttore dell’Osservatorio - poiché la sostenibilità della salute dei prossimi anni si gioca sulla capacità di resilienza con azioni proattive delle Istituzioni e dei cittadini in termini di promozione di stili di vita salutari e di prevenzione di secondo livello”.

Per info www.osservatoriosullasalute.it (Omniapress-15.02.2019)


martedì 12 febbraio 2019

LA CRESCITA DEL SETTORE AGRI-FOOD: OSSERVATORIO DELOITTE


Milano - Nel corso dell'evento “The agri food value” sono stati presentati  i primi risultati dell’Osservatorio Deloitte per il settore consumer products
Da una prima release dell’Osservatorio – che analizza un campione di 12.717 aziende suddiviso nei settori Agribusiness (10%), Apparel & Footwear (30%), Food & Beverage (59%), Personal & Household (1%) emergono trend di crescita significativi.
Nel triennio 2013 – 2017 la crescita del fatturato è stata del +21%, l’EBITDA è salito al +29% e gli addetti sono aumentati del +27%.
Guardando alla composizione del campione è possibile avere una fotografia e il valore delle realtà indagate. Le aziende di grandi dimensioni (229) hanno generato un fatturato pari a 68.842 milioni nel 2017 e impiegato 189.541 addetti. Le aziende di medie dimensioni (1070) un fatturato di 41.929 milioni e 95.801 dipendenti, le aziende più piccole (6622) hanno registrato un fatturato di 44.541 milioni e 129.340 dipendenti. Infine, le microaziende (4796) mostrano un fatturato complessivo 2017 pari a 12.730 milioni di euro e una forza lavoro pari a 16.799 unità.
Abbiamo di fronte uno scenario ricco di opportunità ma anche di importanti leve per il cambiamento, influenzate da condizioni variabili come l’orientamento dei consumatori, con gusti che evolvono nel tempo, l’innovazione e la digitalizzazione che possono modificare schemi e logiche da tempo consolidate” – afferma Paolo Gibello, Consumer Products Sector Leader.
I dati ci mostrano come sia sempre più essenziale per le aziende intraprendere processi di adattamento e di trasformazione, specialmente in un settore come l’agroalimentare che più di altri sta affrontando un vero cambio di paradigma” dichiara Eugenio Puddu, Consumer Products Deputy Sector Leader Deloitte.


In un mercato iper-competitivo il consumatore è sempre più al centro, oggetto di politiche di coinvolgimento diretto da parte di aziende di produzione e di trasformazione. Stando alle più recenti indagini:
  • il 70% dei consumatori legge recensioni di prodotti prima di acquistare (Instapage, Rapporto 2018)
  • Il 40% dei marchi utilizza intelligenza artificiale, prezzi su misura e promozioni in tempo reale (Retail Renaissance, Deloitte 2018 Report)
  • Il 58% dei consumatori di basso reddito sceglie di acquistare in negozio, contro il 48% di reddito alto (The Great Retail Bifurcation, 2018 Deloitte Report)
  • Il 51% dei consumatori è disposto a pagare per la consegna a domicilio o servizi dell’ultimo miglio (Impatto digitale sul percorso dell’acquisto, relazione Deloitte 2018)
Da una recente indagine del Deloitte Center for Industry Insights su un campione di 300 adulti – che ha analizzato il comportamento di acquisto sulla base delle preferenze di canale, l’atteggiamento nei confronti di innovazione, marchio, convenienza, salute, benessere e tecnologia – emergono 4 profilazioni.
I Responsible-Go Getters sono sia uomini che donne, Millenials o appartenenti alla Generazione X, hanno un reddito superiore alla media e nella maggior parte dei casi sono sposati. Rappresentano il segmento più prezioso per le aziende di prodotti di consumo. Mostrano infatti atteggiamenti di base equilibrati e responsabili sia in termini di entusiasmo che di propensione all’uso della tecnologia. Hanno maggiori probabilità di essere fedeli al marchio se ne vedono il valore e aumentano potenzialmente la spesa ad ogni ciclo di acquisto.
I Discerning Achievers sono un forte bersaglio secondario. Più probabilmente donne, baby boomers o di generazione X, con reddito medio-alto e sposate. Il loro potere d’acquisto è molto alto insieme alle aspettative in termini di qualità e innovazione dei servizi selezionati.
Infine, compaiono i Pragmatists e gli Aspirationalists. I primi, costituiti principalmente da consumatori della prima generazione, hanno risentito della crisi economica del 2009 nei primi anni di guadagno ma sembrano avere un leggero vantaggio in termini di potenziale di marketing. I secondi, che comprendono gli adulti della Generazione Z, sono nella fase iniziale della loro carriera e guardando al futuro potrebbero aprire la strada all’innovazione e alla tecnologia, assumendo che il loro potere d’acquisto sia all’altezza delle loro aspirazioni.

Il 2019
Ci aspetta un 2019 ricco di sfide e opportunità, focalizzato su innovazione, tecnologie al servizio della centralità del consumatore e investimenti in Ricerca e Sviluppo. Emergono, in particolare, 7 importanti tendenze per il settore:
  1. Il consumatore al centro, sempre più rilevante, in un mercato competitivo e avanzato, che vede le aziende sviluppare politiche di coinvolgimento diretto
  2. Una crescente attenzione a temi concernenti salute, benessere, alimenti biologici e sostenibilità
  3. L’adozione, da parte delle aziende, di modelli di supply chain continuamente interconnessi con i processi produttivi e con i consumatori
  4. Nuove tecnologie, ancora da sviluppare, come nuovo fattore strategico
  5. Sviluppo e potenziamento di centri di R&S interni, con investimenti focalizzati all’acquisizione di tecnologie di proprietà, anche mediante l’acquisizione di rami aziendali o aziende
  6. L’adozione di nuove tecnologie volte ad abilitare e rafforzare la centralità del consumatore, e l’utilizzo delle stesse nel DTC, nei negozi pop-up di marca e nella vendita al dettaglio omnichannel
  7. Consolidamento della tendenza già in corso derivante dal potenziale incremento marginale dei costi per la logistica e trasporti conseguente alle nuove abitudini di consumo.
All’evento è intervenuta anche Fondazione Deloitte con il lancio dell’iniziativa Food for Change in collaborazione con Slow Food, da anni impegnata contro lo spreco alimentare e in prima linea per un cambio di rotta nell’intera filiera agroalimentare. Obiettivo del progetto è favorire il recupero del cibo in eccedenza dei grandi eventi Deloitte. Il cibo non consumato sarà redistribuito in tempo reale alle mense caritative e alle case famiglia per le persone in difficoltà economica.
Questo semplice gesto permetterà di trasformare un’inefficienza in una risorsa per la società. Fondazione Deloitte, sempre impegnata a dare risposte concrete ai problemi della società, vuole combattere lo spreco alimentare, favorire la sostenibilità ambientale e incoraggiare col proprio esempio l’adozione di comportamenti responsabili” commenta Paolo Gibello, che è anche Presidente Fondazione Deloitte.
Infine, la giornata è stata anche l’occasione per presentare il nuovo MinD, magazine trimestrale, voluto da Deloitte per “ispirare” il settore Consumer Products e condividere riflessioni, trend e storie imprenditoriali con uno sguardo oltre i confini.
Al dibattito hanno preso parte: Ettore Prandini, Presidente Coldiretti; Francesco Pugliese, CEO Conad; Pasquale Casillo, Presidente Casillo SpA; Ambrogio Invernizzi, Presidente Inalpi; Antonio Cellie, AD Fiere di Parma; Mattia Noberasco, CEO Noberasco; Mario Gasbarrino, CEO Unes; Mauro Fanin, Presidente e CEO Cereal Docks; Carmine Garzia, Professore Associato di Economia Aziendale presso l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo - UNISG. 
(Omniapress-12.02.2019)

sabato 9 febbraio 2019

L'OFFERTA TURISTICA ITALIANA ALLA BIT 2019


Milano - Bit 2019, Borsa Internazionale del Turismo, si tiene a Fieramilanocity da domenica 10 a martedì 12 febbraio, con circa 1.300 espositori registrati in rappresentanza di più di 100 destinazioni in Italia e nel mondo.
Bit 2019 si conferma una piattaforma chiave per promuovere l’unicità della destinazione Italia, grazie alla presenza istituzionale delle Regioni italiane, dei più qualificati consorzi ed enti locali, delle località turistiche più note e delle grandi città del Belpaese. Molta attenzione anche nei confronti del turismo europeo che in Bit avrà il palcoscenico giusto per presentare l’offerta turistica. Oltre ai ritorni di Germania, Svizzera, Francia o Portogallo, il visitatore professionale potrà trovare anche destinazioni turistiche come Croazia e Slovenia, o le mete emergenti come Polonia, Slovacchia, Albania, Romania o Moldavia. Inoltre gli operatori potranno cogliere le nuove opportunità di business rappresentate da destinazioni come Etiopia, Guatemala e Tanzania, quest’ultima per la prima volta a Bit. Tra i nuovi paesi che hanno scelto di essere a Bit anche Armenia, Costa Rica, Monaco, Oman, Namibia.

Quatto aree per tante esperienze (Betech, A Bit of Taste, I Love Wedding, Bit4Job)
Fortemente rinnovata l’area Betech dedicata alla trasformazione digitale che ruoterà intorno a Bit: Bringing Innovation into Travel sul futuro del settore a cura di Fiera Milano Media che offrirà incontri ai massimi livelli affiancando una parte espositiva che vede protagoniste 41 startup individuate in collaborazione con l’Associazione Italiana Startup Turismo. Le startup disporranno inoltre di un’arena in dove presentare i loro progetti. Il forum vede la partnership di Forbes.

In A Bit of Taste, l’area dedicata al turismo enogastronomico, ritorna la collaborazione con APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani – e con Le Strade del Gusto e il palinsesto di eventi che vedrà avvicendarsi momenti di approfondimento e networking ma soprattutto molti appuntamenti di show-cooking. I protagonisti di questo spazio saranno gli chef della Squadra Nazionale APCI Chef Italia, alternati ai cuochi provenienti da alcune regioni italiane e paesi esteri che reinterpreteranno, in chiave contemporanea, ricette tipiche dei rispettivi territori. Tra gli chef che si esibiranno: Domenico Della Salandra, Luca Malacrida, Giorgio Perin, il presidente APCI Roberto Carcangiu, Andrea Provenzani. Spazio anche al mondo social, declinato nel food. Da non perdere gli appuntamenti di social cooking – novità di quest’anno – dove alcuni influencer più noti si cimenteranno ai fornelli con il supporto degli chef APCI, e gli happy hour a tema su tendenze top del momento, come free-from, pizza gourmet e finger food.

I Love Wedding sarà invece l’area riservata alle nozze e destination wedding, realizzata in collaborazione con AWP Milano – Associazione Wedding Planners. Pensata per fare incontrare gli operatori, sia outgoing sia incoming, che propongono un’offerta wedding strutturata con target di interesse come Agenti di Viaggi o wedding planner. Nella domenica di apertura l’area proporrà ai viaggiatori un’originale e inedita formula per coinvolgere il pubblico: un reality show che metterà a confronto un matrimonio occidentale con uno indiano, dando ai visitatori la possibilità di partecipare dal vivo alle varie fasi che si articoleranno durante la giornata. Dal backstage della vestizione degli sposi fino ai momenti clou delle cerimonie e il lancio del bouquet, per concludersi con un’epica sfida danzante tra mambo italiano e balletti in stile “Bollywood”.

Bit4Job, infine, è l’area dedicata alle opportunità professionali nel turismo. Questa edizione vede una formula ancora più efficace che combina selezione e formazione e alla quale i candidati si possono iscrivere in modo semplice e intuitivo direttamente online al sito.

Alle quattro aree si aggiunge il MICE Village, spazio per il mondo degli organizzatori di eventi, convegni, meeting, incentive, centri congressi, che incontreranno buyer specializzati.

Al top della cultura di settore
Sempre di più Bit Milano è anche un momento di crescita professionale e di condivisione delle competenze e conoscenze. In tre giorni di manifestazione avranno luogo 141 convegni che toccheranno temi dell’innovazione digitale (Hospitality 4.0, Big Data, Internet delle Cose e Intelligenza Artificiale) o del turismo sostenibile, la valorizzazione di nicchie “slow”, il turismo religioso o la riqualificazione dei borghi, oltre a momenti formativi su marketing, anche digitale, revenue o fiscalità.

Bit 2019 propone tre giorni a tutto business con la domenica 10 aperta anche al pubblico dei viaggiatori e lunedì 11 e martedì 12 riservati agli operatori professionali.


Per info aggiornate sulla manifestazione: www.bit.fieramilano.it (Omniapress-08.02.2019)

lunedì 4 febbraio 2019

GESTIRE IL CAMBIAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO: SUMMIT DI ESPERTI A COMO


Como - Numerosi esperti di Sanità si sono riuniti a Como il 31 gennaio e l'1 febbraio 2019 in occasione della Winter School 2019 “Gestire il cambiamento, le soluzioni possibili”, organizzata da Motore Sanità, con il patrocinio della Regione Lombardia e il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Il convegno ha riunito numerosi attori del SSN, del mondo farmaceutico e della farmaceutica per un focus di riflessione e discussione ponendo il paziente cronico ed il suo benessere al centro del confronto, senza però dimenticare le difficoltà economiche che ogni giorno medici e dirigenti devono affrontare negli ospedali italiani. Un fattore quello della cronicità che influisce sempre di più sulla vita degli italiani e di conseguenza sul SSN. Infatti, secondo le ultime stime ISTAT (che riguardano il 2017) il 39,1% degli italiani ha dichiarato di soffrire di una malattia cronica, presentando un aumento di quasi un punto percentuale rispetto al 2015. Secondo la ricerca Istat le malattie croniche più diffuse sono l’ipertensione (17,4%), l’artrosi (15,9%), le malattie allergiche (10,7%), l’osteoporosi (7,6%), la bronchite cronica (5,8%) e il diabete (5,3%). Dati in crescita rispetto al passato, anche a causa del progressivo invecchiamento generale della popolazione, che rappresentano una nuova sfida a tutto tondo per gli attori che concorrono alla salute del paziente.

“L’invecchiamento della popolazione ci spinge a trovare a qualsiasi costo il modo di gestire questa situazione - interviene Rossana Boldi, vicepresidente XII Commissione (affari sociali), Camera dei deputati - e il piano nazionale della cronicità cerca di dare gli strumenti per rendere omogeneo il trattamento dei malati cronici e per dare delle indicazioni un pò a tutti su quello che si deve fare. Però quando si parla di cronicità non si parla solo di attori sanitari, bisogna anche mettere in risalto il lavoro svolto dai care viver informali - sottolinea l’onorevole - che nell’ombra sostengono i malati, li coinvolgono nel percorso di cura e ne migliorano la vita. E’ stato stimato che se si volesse retribuire queste figure, quasi sempre dei familiari e quasi sempre donne, si dovrebbero stanziare qualche decina di miliardi di euro. E’ importante puntare i riflettori su queste figure, per le quali già nella scorsa legge di bilancio sono stati stanziati 20mln di euro in 3 anni a cui sono stati stanziati nella nuove Legge altri 5milioni annui per il prossimo triennio. Adesso è compito della politica di delineare i parametri con cui distribuire questi fondi - conclude il Vicepresidente - inoltre è fondamentale lavorare per rendere più snelli gli orari di lavoro di queste persone”. L’onorevole sottolinea l’importanza di stanziare fondi per i “Caregiver”, ma alla politica non tocca solo l’onore e l’onere di stanziare fondi, è loro anche il compito di creare e delineare l’evoluzione della medicina italiana. 
“In questa stagione ci avviamo, insieme al Ministero a scrivere il nuovo patto della Salute 2019-2021 - afferma Giulio Gallera, Assessore al Welfare Regione Lombardia - ed è chiaro come il tema di un piano per le cronicità sia fondamentale, magari potendo prendere spunto dal lavoro che stiamo facendo qui in Lombardia, dove tra tante difficoltà siamo riusciti a fare passi importanti in materia. Per rendere tutto questo possibile - prosegue Gallera - bisogna rendere la medicina del territorio protagonista di questo nuovo progetto. Il primo passo - sostiene l’Assessore - è quello di creare i presupposti per fare si che gli MMG possano collaborare, questa condizione però si può creare solo dandogli i giusti strumenti, oltre che i giusti riconoscimenti”. Protagonisti del futuro della medicina territoriali saranno anche i farmacisti, sostenuti dal proprio presidente,Marco Cossolo “La farmacia non è un’entità a se stante, ma deve operare in sinergia con gli altri operatori sanitari del territorio - sottolinea il Presidente di Federfarma innanzitutto i medici di medicina generale, ma anche gli infermieri e i farmacisti ospedalieri. Vanno superate le logiche dei recinti chiusi: non si tratta di erodere le competenze di altri operatori, ma di creare sinergie costruttive - prosegue Cossolo - delimitando i ruoli, evitando sovrapposizione, puntando sul dialogo e sul confronto continuo. Solo in questo modo potremo raggiungere l’obiettivo di assistere il malato cronico a casa propria, evitando ricoveri costosi e inutili e migliorando il risultato delle cure”.

Nel primo giorno della Winter school si è discusso dell’evoluzione del paziente cronico negli ultimi anni e dei maggiori ostacoli che devono affrontare i medici. “Regione Lombardia, nel corso di questa Legislatura, avrà un compito fondamentale da portare avanti – dichiara Emanuele Monti, Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia – arrivare a compiere una vera e propria rivoluzione del nostro sistema sanitario, partendo da colui che è il fine di questo sistema: il paziente. È appunto il paziente a dover diventare ancora più centrale nel già eccellente sistema sanitario lombardo. Gli obiettivi prioritari, per arrivare a questo, sono: il completamento del nuovo modello di presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche, il riordino della rete di offerta e il contenimento dei tempi di attesa per la fruizione delle prestazioni ambulatoriali con particolare attenzione al tema della prevenzione e dell’innovazione tecnologica”. Il Presidente ha colto nel segno le criticità, che non riguardano solo la Lombardia ma accomunano tutto lo Stivale: tempi di attesa troppo lunghi, la necessità di una migliore cooperazione tra le varie branche specialistiche con i medici di medicina generale e la necessità di implementare il supporto tecnologico da offrire ai pazienti. Un altro problema viene evidenziato da Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale FIMMG. “Tutti sono sempre d’accordo che per migliorare bisogna cambiare, però spesso quando arriva il momento di cambiare si fa fatica - sottolinea il medico - ed è dovuto anche a una mancanza di ricambio generazionale per gli MMG”. Parlando di tecnologie è intervenuto anche Francesco Ferri, Presidente Lombardia Informatica “La trasformazione digitale porterà ad un utilizzo sempre più pervasivo delle nuove tecnologie digitali - sottolinea Ferri - queste, applicate alla presa in carico dei pazienti cronici e fragili, in Regione Lombardia, grazie al supporto di Lombardia Informatica, fanno sì che differenti ambiti tecnologici innovativi si integrino con il SISS in una piattaforma «aperta» e sicura che garantisca integrità -conclude il presidente - disponibilità e riservatezza dei dati sanitari per un costante monitoraggio dei pazienti cronici". Nel corso dell’evento però non si è parlato solo in maniera generale della cronicità e del rapporto della tecnologia, ma diversi specialisti hanno fatto il punto della situazione per varie patologie come il diabete, la fibrillazione atriale, BPCO, la diffusione di infezioni dovute alla continuità assistenziale e la cronicizzazione del cancro.

I progetti per il nuovo Patto per la Salute che verrà discusso al Ministero della Salute sono stati al centro della seconda giornata della Winter School 2019. Nel corso della tavola rotonda è intervenuta l’ex Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per difendere l’operato del suo Governo. “Il precedente Patto della Salute ha avuto il merito di mettere attorno ad un tavolo di discussione tutti gli attori che concorrono nell’offrire il servizio sanitario alla popolazione - afferma Lorenzin - dagli esponenti dell’SSN, Regioni, MeF, MIUR, oltre che categorie e associazioni. Inoltre siamo riusciti a mantenere vivo quel gruppo per ben 5 anni - prosegue l’ex Ministro - legge di bilancio dopo legge di bilancio”. L’ex parlamentare ci tiene a sottolineare l’importanza di non sprecare il lavoro già svolto ma anzi di proseguire quel lavoro, tenendo però conto del cambiamento che la sanità ha subito negli ultimi anni. “Non siamo riusciti a raggiungere il 100% degli obbiettivi fissati nel patto per la salute però siamo riusciti in ogni caso a creare un solco dove i legislatori attuali possono lavorare, portando a termine i nostri obbiettivi oltre che fissarne di nuovi”. Il nuovo patto che coprirà il triennio 2019-2021 cercherà non tanto di camminare nel tracciato lasciato dai governi passati quanto cercare di dare un imprinting che rispecchi la nuova maggioranza di Governo. “La lotta alla corruzione è un punto fondamentale per garantire un ottimo servizio assistenziale - interviene Giovanni Endrizzi, componente 12a commissione permanente (igiene e sanità) del Senato - con la nuova legge ‘spazzacorrotti’ abbiamo nuove armi a disposizione, però vorremmo introdurre nel patto per la sanità nuove cose. Perchè - prosegue il senatore - dobbiamo recuperare la fiducia del cittadino quindi migliorare il servizio e razionalizzare la spesa, la chiave di volta è migliorare la governance dei processi dell’approvvigionamento e rendere più trasparenti le nomine. L’ultimo punto è particolarmente importante perchè maggiore trasparenza non vuol dire soltanto un migliore personale dirigente - aggiunge Endrizzi - ma serve anche per valorizzare il merito della classe medica e degli amministratori di eccellenza che abbiamo in Italia e che a volte non vengono presi in considerazione”. La ricetta del senatore per il nuovo patto per la sanità è quindi di migliorare la trasparenza e la corruzione, limitando gli sprechi chiamando le Regioni a una co-responsabilità a una competizione virtuosa. Il nuovo accordo però non potrà fare a meno di stanziare nuovi fondi per una sanità ormai ridotta all’osso.
Nel corso della tavola rotonda si è anche discusso di un’altro cambiamento che sta per travolgere il Ssn, l’autonomia regionale differenziata. “Molti dei temi oggetto del Patto, dalla compartecipazione alla spesa al rispetto degli obblighi di programmazione, dall’implementazione delle infrastrutture ai fabbisogni di personale specializzato – sottolinea Sonia Viale vicepresidente di Regione Liguria - sono in gran parte gli stessi oggetto delle richieste di autonomia: per questo come Regioni abbiamo chiesto una clausola di salvaguardia dell’autonomia nella redazione del nuovo Patto per la Salute”. Il cambiamento in ambito sanitario però non può escludere gli OS, che chiedono per questo nuovo patto una grande attenzione per i servizi domiciliari. “Colgo questa occasione per lanciare un appello - ha concluso Barbara Mangiacavalli, presidente nazionale FNOPI - perché di ospedali ci siamo sempre occupati, però oggi i bisogni di salute sono fuori dagli ospedali i bisogni di continuità e di presa in carico, utili a tutta la comunità. Inoltre chiedo – prosegue il presidente – di non abbandonare tutto il lavoro fatto in passato in ambito socio-sanitario, ma di continuare su quella strada che ci stà portando nella direzione giusta”.

Per ulteriori infio: www.motoresanita.it (Omniapress-01.02.2019)

venerdì 1 febbraio 2019

MERCATO AUTO: IL 2019 INIZIA IN CALO (-7,55% A GENNAIO)

  

Bologna - Inizia male il 2019 per il mercato automobilistico italiano. Secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in gennaio sono state immatricolate 164.864 autovetture con un calo del 7,55% rispetto allo stesso mese del 2018. 
Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, questo risultato negativo è dovuto essenzialmente a tre cause. La prima è il fatto che nel nostro Paese, ma anche in altri mercati importanti come quello della Germania, i potenziali acquirenti di autovetture avvertono che l’automobile è arrivata sulla soglia della transizione verso nuove forme di alimentazione e verso vetture tecnologicamente molto più avanzate di quelle che hanno fin qui conosciuto. Questa consapevolezza e l’incertezza sui tempi della transizione che si annuncia si traducono spesso in un rinvio di decisioni di acquisto che in altre condizioni sarebbero già mature. Un secondo fattore di freno della domanda è dovuto poi al fatto che, come nello scorso anno, alcune importanti case automobilistiche stanno privilegiando i canali di vendita più remunerativi ed in particolare annullano o riducono l’offerta di vetture “usate con chilometri zero”, cioè di vetture praticamente nuove, ma già immatricolate, che vengono poste sul mercato a prezzi particolarmente contenuti. Il terzo fattore di freno è la crescente consapevolezza da parte delle famiglie e delle imprese che l’economia italiana è in frenata, come conferma il dato sul Pil diffuso il 31 gennaio, dato che sancisce una nuova entrata del Paese in recessione.
Ovviamente questa situazione desta preoccupazione negli operatori del settore, ma è assolutamente da escludere che l’impatto sulle vendite possa essere anche soltanto lontanamente paragonabile a quello del crollo che si ebbe nella crisi iniziata nel 2008. Dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor sui concessionari auto emerge infatti una ragionevole cautela sul prevedibile andamento della domanda, ma per gennaio viene segnalata una discreta tenuta degli ordini unita ad una buona affluenza di visitatori nelle show room, visitatori richiamati anche dalle molte novità offerte dalle case automobilistiche. Per quanto riguarda le previsioni gli operatori interpellati manifestano poi giudizi sostanzialmente in linea con quelli espressi nell’ultima parte del 2018. In particolare in gennaio il 69% degli interpellati ipotizza a tre/quattro mesi domanda stabile o in aumento, mentre il 31% è pessimista. Secondo il Centro Studi Promotor il quadro di inizio anno è coerente con la previsione di un mercato 2019 in moderato calo sull’anno precedente.

Per info: https://www.centrostudipromotor.it/ (Omniapress-01.02.2019)

venerdì 25 gennaio 2019

PROCESSI DI CURA E CAMBIAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO: LA WINTER SCHOOL 2019 DI MOTORE SANITA'


Como - Si tiene il 31 gennaio e 1 febbraio 2019 (Hotel Metropole Suisse di Piazza Cavour 19 a Como) la terza edizione della Winter School di Motore Sanità nel corso della quale vengono trattati alcuni temi di riferimento per la trasformazione dei processi di cura e di salute dei cittadini italiani, la presa in carico del paziente fragile e cronico e le azioni da intraprendere per gestire il cambiamento del nostro SSN.
Per la cronicità i vari attori del sistema discuteranno sulle programmazioni in essere e sulle best practices che stanno cambiando il panorama della medicina territoriale grazie anche al crescere della collaborazione tra Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, Farmacie e Specialisti Ospedalieri. Dalla cura e dall’innovazione tecnologica alla prevenzione primaria e alla farmaco prevenzione, dalla prescrizione di farmaci innovativi delle malattie croniche anche da parte dei MMG alla creazione di una rete capillare di farmacie di servizio, le questioni in essere verranno articolate non solo tramite analisi specifiche, ma anche con l’esposizione delle realtà presenti a livello regionale con riferimento al piano nazionale della cronicità.
La prima giornata si concluderà con un’analisi dei possibili standard per calcolare il fabbisogno ospedaliero di risorse umane al fine di creare linee guida utilizzabili per tutto il territorio nazionale in rapporto alle necessità.
Nella seconda giornata verranno ripresi alcuni spunti emersi nella Summer School di Motore Sanità del 2018, al fine di ricercare possibili soluzioni che aiutino il cambiamento di un sistema sanitario nazionale in parte in sofferenza e sotto finanziato.
Dall’autonomia differenziata al restyling della legge 833 e 502, dal passaggio del finanziamento su base storica al finanziamento standard, dalla discussione delle materie oggetto di richiesta autonomista alla universalità ed alla possibilità di accesso, la discussione entrerà nel vivo delle prospettive future con lo scopo di salvaguardare e possibilmente implementare il nostro SSN.
Tra gli altri, sono previsti interventi di : 
Giovanni Endrizzi, Componente 12ª Commissione Permanente (Igiene e Sanità), Senato della Repubblica; Andrea Mandelli, Senatore della Repubblica e Presidente della Federazione dell’Ordine dei Farmacisti Italiani; Rossana Boldi, Vicepresidente XII Commissione (Affari Sociali), Camera dei Deputati; Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute XVII Legislatura; Fabiola Bologna, Componente XII Commissione (Affari Sociali), Camera dei Deputati; Angelo Del Favero, Direttore Generale Istituto Superiore di Sanità; Marco Cossolo, Presidente Federfarma; Simona Serao Creazzola, Presidente SIFO; Barbara Mangiacavalli, Presidente Nazionale FNOPI; Silvestro Scotti, Segretario Nazionale FIMMG.
Per info e programma: www.motoresanita.it (Omniapress-25.01.2019)


domenica 20 gennaio 2019

INFEZIONI IN OSPEDALE: SICUREZZA DEL PAZIENTE E GESTIONE DEL CONTENZIOSO


Genova Secondo il report annuale dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) del 2017, ogni anno in Europa oltre 3 milioni di pazienti contraggono infezioni correlate all’assistenza (ICA), di cui il 20 % sono considerate prevenibili. Inoltre, si stima che circa 37.000 decessi all’anno siano diretta conseguenza di infezioni contratte in ambiente ospedaliero. In Italia, ogni anno circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione in ospedale, per un totale di circa 450-700 mila casi. Circa il 30% di queste infezioni sono potenzialmente prevenibili; si calcola, inoltre, che esse siano causa diretta del decesso in circa l’uno per cento dei casi (1350-2100 decessi prevenibili in un anno).
E' quanto emerso a Genova nel corso del'incontro su: “Sicurezza del paziente e gestione del contenzioso. Sistemi a confronto”organizzato da Motore Sanità e con il contributo incondizionato di 3M, Aon, Marsh e SHAM. I lavori sono stati aperti da Sonia Viale, Assessore alla Sanità, Politiche Sociali e Sicurezza, Vice Presidente Giunta Regione Liguria, che ha dichiarato: “Sicurezza dei pazienti anche  per ridurre i contenziosi. Un problema di sanità pubblica oggi è rappresentato dalle Infezioni correlate all’assistenza (ICA); promuovere ed attenersi alle buone pratiche aumenta il buon esito delle cure e la sicurezza sia dei pazienti che degli operatori. Il lavoro multidisciplinare di prevenzione, sorveglianza e controllo ICA in atto nelle nostre aziende, la formazione degli operatori e l’adesione alle buone pratiche assistenziali sono degli aspetti che su cui poniamo e porremmo grande attenzione; questo permetterà di migliorare sempre più la qualità e la sicurezza degli ambienti assistenziali.”
ALISA – prosegue il commissario straordinario dr. Walter Locatelli- attraverso i Dipartimenti Interaziendali Regionali (DIAR) sta promuovendo percorsi assistenziali omogenei appropriati e sicuri, che si attengono alle linee guida scientifiche. La centralità del paziente è l’impronta data alla riforma Ligure dalla Giunta Regionale, e ALISA sta lavorando per mantenere buona la qualità delle cure con prestazioni efficienti ed efficaci per la sicurezza del paziente nel suo percorso di salute e la massima trasparenza nella gestione dei contenziosi”.
Nella sessione dedicata alla giurisprudenza in tema di infezioni correlate all’assistenza è intervenuto Domenico Pellegrini, Presidente Associazione Ligure Magistrati ANMConoscibilità, e quindi prevedibilità, delle ICA nell'ambito delle cure ospedaliere secondo l'attuale stato delle conoscenze della medicina e conseguente rilevanza in tema di responsabilità dell'Ente Ospedaliero sotto il profilo della prevenibilità ed evitabilità delle conseguenze dannose. La prevenzione dalla responsabilità sanitaria: dalla valutazione del rischio particolare in determinati ambiti ospedalieri alla definizione di Linee Guida della Direzione Sanitaria o del Comitato infezioni ospedaliere, alla adozione di standard nosocomiali in tema di prevenzione generale, tempestività della diagnosi e specificità della terapia.
Nella sessione “Verso un ospedale senza infezioni – La prospettiva dell’industria” è intervenuto Alessandro Lofoco, Sales & Marketing Manager 3M Medical Solutions Division, ha sostenuto: “Circa 1 paziente su 15 ogni giorno in Italia contrae un’infezione durante un ricovero in ospedale. Sensibilizzazione e prevenzione sono le armi per combattere l’aumento dei casi di infezioni correlate all’assistenza ospedaliera. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurne del 20-30% l’occorrenza nel percorso assistenziale, migliorando anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro. Questo risultato è raggiungibile attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere”.
A seguire si è trattato il ruolo dei broker e delle assicurazioni con Pietro Gorla, Country Director Enti Pubblici e Sanità Aon S.p.A. che ha discusso di comparazione dei diversi modelli di gestione del rischio adottati dalle strutture sanitarie a livello nazionale, focus sulle differenti modalità di presenza e assistenza del broker (es. broker unico a livello regionale o broker diverso per ogni azienda, modalità di affidamento del servizio di brokeraggio, ecc.). Qual è il ruolo del broker oggi e quale potrà essere il ruolo del broker in un futuro prossimo; come le attività delle grandi società di brokeraggio stanno cambiando sulla base dell’evolversi delle esigenze delle strutture sanitarie; come il broker è diventato un consulente in grado di affiancare le strutture in tutte le fasi della gestione del rischio e non solo nell’attività di trasferimento del rischio stesso.
Giorgio Moroni, Consigliere di Amministrazione e Professional Services Specialty Director Aon S.p.A. ha dichiarato: “A distanza di quasi due anni dalla sua approvazione, la Legge 24/2017 (meglio nota come Legge Gelli-Bianco) è in mezzo al guado per la mancata approvazione dei decreti attuativi, senza che sia possibile fare anche solo una realistica previsione sui tempi della loro uscita. Che cosa è già cambiato ed è destinato a durare nel tempo, dopo l’approvazione della legge? Quali sono le zone d’ombra, e quali le aree grigie destinate a rimanere tali senza i decreti attuativi?”
Andrea Rocco, Head of Public Entities & Healthcare Marsh S.p.A. Benchmark e trend in atto in relazione al contenzioso medmal in Italia.  Nella relazione sono state presentate le elaborazioni dell’ultimo medmal report presentato da Marsh, che riassume le analisi effettuate su sinistri medmal occorsi ad aziende sanitarie in Italia al fine di delinearne gli andamenti e le principali evidenze, in termini di tipologie di sinistri più frequenti, tipologie di errori, valore dei risarcimenti, etc.. Inoltre sono state presentate le novità a livello assicurativo partendo dall’analisi dei risultati delle ultime gare assicurative e delle tendenze di mercato in atto.
Nel pomeriggio, nella sessione della gestione del contenzioso da colpa medica in Italia, è intervenuto Umberto Genovese, Professore Associato di Medicina Legale, Università degli Studi di Milano. “Un consapevole approccio al tema in discussione richiede innanzitutto alcune doverose premesse, propedeutiche al focus dell’intervento. L’attuale situazione del contenzioso e della colpa medica in Italia non può prescindere da un inquadramento storico-circostanziale, così come da un’analisi interpretativa dei diversi “attori” coinvolti (medici, pazienti, opinione pubblica, mass-media).  Venendo, poi, alla gestione del contenzioso, occorrerà prendere atto come questa abbia dovuto necessariamente modificare approcci e metodologie nel corso degli ultimi tempi, in linea con i mutamenti delle coperture assicurative, oltre, che con gli orientamenti giurisprudenziali e le indicazioni legislative, non sempre agevolandosi, però, di tempestivi ed efficaci strategie valutative e strutturali”.
Nella gestione dei sinistri in sanità in Italia, per la Regione Basilicata è intervenuto Aldo Di Fazio, Responsabile UOSD di Medicina Legale e Gestione del Rischio Clinico, Azienda Sanitaria di Matera, sostenendo: “La Regione Basilicata, ha costituito un Gruppo di Coordinamento regionale per il Rischio Clinico (GRC) ed un Dipartimento Interaziendale per la gestione dei Sinistri (DIGS) si illustrerà il modello di riferimento regionale ed i dati relativi al contenzioso”.  
Nella tavola rotonda dedicata all’analisi dei dati e proposte operative, sono intervenuti, tra gli altri, Ottavio Nicastro, Coordinatore della Sub Area Rischio Clinico della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e PADa diversi anni in Italia si sono prodotti notevoli sforzi per garantire sicurezza delle cure e qualità delle prestazioni; tale impegno ha apportato evidenti benefici, ma vi è anche la consapevolezza del fatto che il percorso intrapreso deve essere continuato. L’emanazione della Legge 8 marzo 2017, n. 24 “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità' professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, che ha sancito “la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute”, apre nuovi e sfidanti scenari.
L’attività delle Regioni e Province Autonome è stata nel tempo indirizzata alla diffusione della cultura della sicurezza, all’introduzione di metodi e strumenti, e all’elaborazione di strategie e architetture organizzative basate sui contesti e i bisogni locali. In questo nuova fase, il Coordinamento Sub Area Rischio Clinico della Commissione Salute esercita il proprio ruolo, insieme agli altri soggetti istituzionali nazionali con diversi livelli di responsabilità (come il Ministero della Salute, Agenas e l’Istituto Superiore di Sanità), per ridurre le diseguaglianze, favorire l’omogeneità dei comportamenti e contribuire alla realizzazione di un sistema sanitario pienamente sicuro in tutto il Paese.
Paola Frati, Professore Ordinario di Medicina Legale, Università Sapienza di Roma, ha dichiarato: “Le recenti novità normative in tema di rischio clinico e di responsabilità sanitaria hanno rivitalizzato l'importanza di una metodologia medico-legale volta alla raccolta, analisi ed elaborazione dei dati relativi agli eventi avversi e alla gestione del contenzioso. In particolare, la legge n. 24/2017 impone alle strutture sanitarie sia pubbliche che private la stesura di una relazione annuale in merito alle cause degli eventi avversi e ai correttivi posti in essere per evitare il loro ripetersi. Analoga previsione sussiste per i dati del contenzioso. Ne consegue l'importanza della valorizzazione e della promozione di una cultura volta ad implementare la mappatura del rischio effettivo e profilato per ogni struttura sanitaria così da consentire polizze assicurative rispondenti alle reali esigenze e allo stesso tempo in grado di valutare con maggiore approssimazione la rischiosità di ogni struttura sanitaria”.
Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-20.01.2019)

venerdì 11 gennaio 2019

SICUREZZA DEL PAZIENTE E INFEZIONI OSPEDALIERE: MIGLIAIA DI DECESSI ALL'ANNO. INCONTRO A GENOVA


Genova - Il 18 Gennaio 2019 (ore 9-17:30) si tiene l’evento Sicurezza del paziente e gestione del contenzioso. Sistemi a confronto”, organizzato da Motore Sanità presso il Policlinico San MartinoAuditorium Padiglione IST Nord (Ex CBA) di Genova.
Nella presentazione dell'iniziativa si dice che secondo il report annuale dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) del 2017, ogni anno in Europa oltre 3 milioni di pazienti contraggono infezioni correlate all’assistenza (ICA), di cui il 20 % sono considerate prevenibili. Inoltre, si stima che circa 37.000 decessi all’anno siano diretta conseguenza di infezioni contratte in ambiente ospedaliero.
In Italia, ogni anno circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione in ospedale, per un totale di circa 450-700 mila casi.
Circa il 30% di queste infezioni sono potenzialmente prevenibili; si calcola, inoltre, che esse sono causa diretta del decesso in circa l’uno per cento dei casi (1350-2100 decessi prevenibili in un anno).
Le ICA rappresentano, quindi, uno dei maggiori problemi che oggi la sanità pubblica deve affrontare. Oltre a essere un problema sanitario, le infezioni sono un fenomeno dal notevole impatto socio-economico. Complessivamente è stato stimato che l’impatto economico delle ICA sul SSN Italiano sia superiore al miliardo di euro l’anno.
Il Consiglio d’Europa, in un atto del 2014, ha riaffermato l’importanza di governare il fenomeno in modo ancora più esplicito, ribadendo la necessità della prevenzione e del controllo delle infezioni associate all’assistenza sanitaria e della resistenza agli antimicrobici.
Ne deriva, dunque, la necessità di individuare, attuare e monitorare strategie integrate in materia di sicurezza dei pazienti mirati alla prevenzione, sorveglianza e al controllo delle infezioni associate all’assistenza sanitaria.
Per la Lombardia saranno presenti: Davide Mozzanica, Coordinatore Risk Management e Gestione dei sinistri, Regione Lombardia; Riccardo Zoja, Professore Ordinario di Medicina Legale, Università degli Studi di Milano; Umberto Genovese, Professore Associato di Medicina Legale, Università degli Studi di Milano.
Per ulteriori informazioni www.motoresanita.it (Omniapress-10.11.2019)

lunedì 17 dicembre 2018

FONDO NAZIONALE PER LE CRONICITA': PROPOSTA ALLA SCHOOL FIRENZE DI MOTORE SANITA'


Firenze - Il 13 e 14 dicembre 2018 si è tenuto "School Firenze - Focus annuale. I percorsi della cronicità", incontro organizzato da Motore Sanità.
Nel corso dell'iniziativa è nata la proposta di creare un ‘Fondo nazionale per le cronicità’ in grado di rappresentare il rilancio del Servizio sanitario nazionale che in questi giorni festeggia i suoi primi 40 anni. Ed è la stessa Motore Sanità a proporsi come punto di raccordo tra i tre ‘soggetti’ del Sistema Salute – la politica, gli operatori sanitari e i cittadini – per questa operazione chiave che sola può rappresentare il momento di rilancio dei quel SSN “che tutto il mondo – sottolineano concordi gli esperti riuniti a Firenze - ci invidia e che fino ad oggi è riuscito a sopravvivere e a mantenere la sua universalità di prestazioni e assistenza, nonostante le tante Cassandre lo abbiano già dato per morto tante volte”.
L'idea è stata lanciata dal Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, intervenuto in apertura della School Motore Sanità alla quale era presente il Gotha della sanità italiana e i rappresentanti dei medici di medicina generale, dell’amministrazione sanitaria nazionale e regionale e delle forze politiche, sociali e industriali. Sarà ora nelle mani di Motore Sanità raccogliere questa sfida e mettersi al servizio di questa idea che sola può rappresentare il rilancio e l’adeguamento alle nuove richieste assistenziali di una popolazione che, grazie proprio all’SSN, è cresciuta come aspettativa di vita modificando le richieste di salute sempre più verso la cronicità.

Il moderatore della prima sessione di lavori Fiorenzo Corti, vice segretario nazionale e responsabile della Comunicazione FIMMG, ha letto il messaggio di auguri inviato per l’occasione dalla Ministro Giulia Grillo, e proprio il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha aperto i lavori ribadendo l’importanza del patto sociale tra politica e cittadini da un lato e tra politica e operatori della sanità dall’altro. Rossi ha affrontato anche il tema dell’importanza del riconoscimento del ruolo degli operatori nell’ambito di un discorso etico e formativo rivolto ad una nuova generazione di medici che dovrebbero contribuire a fare il cambio di passo per la sanità del futuro. Il presidente ha poi fatto notare come a suo avviso la mancanza di un governo politico delle questioni spinga ad una tendenza verso sterili corporativismi che finiscono per chiudersi in sé stessi senza contribuire al progresso del sistema. La sempre più massiccia fuga verso il privato, inoltre, deve essere una libera scelta del cittadino e non come soluzione alle carenze del servizio sanitario. L’importanza del sistema sanitario pubblico è confermata infatti dalla gestione degli aspetti fondamentali della sanità. Infine il Presidente ha condiviso la propria visione di come i costi sanitari debbano venir consideraticome socio-sanitari che non come prettamente sanitari e ha esposto la proposta di creare un fondo socio-sanitario finanziato con una contribuzione dei cittadini progressiva e proporzionali su scaglioni reddito per assistere la cronicità e la fragilità.

Monica Calamai, Direttore Generale Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale Regione Toscana, coglie l’occasione dei 40 anni dalla legge sul SSN per rilanciarne e modernizzarne alcuni risvolti, soprattutto cercando di cogliere le novità circa i modelli organizzativi che si andranno ad affermare da qui a pochi anni e che serviranno a vincere le sfide che la gestione della cronicità ci porrà innanzi riassumendoli in una sorta di ‘decalogo’:

1) Ospedali più piccoli e più specializzati
2) Numero degli staff ridotto e più specializzato
3) Sanità del futuro sarà totalmente informatizzata
4) Sanità del futuro user friendly
5) Telemedicina sarà disponibile ovunque
6) Robotica sarà sempre più presente e visibile anche fuori dalla sala operatoria
7) Monitoraggi non invasivi verranno ulteriormente sviluppati
8) Continuità tra assistenza ospedaliera e assistenza domiciliare
9) Ci saranno ancora le terapie intensive?
10) Cure palliative e disposizioni anticipate di trattamento

Annunciando, tra l’altro, l’avvio di una collaborazione tra Toscana e Lombardia in tema di presa in carico dei pazienti cronici.

La senatrice Maria Pia Garavaglia, Ministro della salute della XI legislatura, si è detta non convinta del fatto che nonostante si celebri il quarantesimo compleanno della Riforma Sanitaria, si sia riusciti a far conoscere e apprezzare in maniera completa, la vera ‘rivoluzione sociale’ operata a suo tempo dalla legge 833. Essa infatti ha modificato non solo i servizi a tutela della salute, ma anche una cultura attorno ai diritti, alle professioni, agli stili di vita. Oggi il futuro del SSN è affidato anche alla responsabilità dei cittadini che devono considerarlo una risposta a bisogni e non un bene di consumo. Esso diventerà sempre più costoso, sofisticato e ricco di tecnologia diagnostica, terapeutica e di ricerca, pertanto la sua cosiddetta “sostenibilità” sarà affidata a più appropriatezza, medicina di evidenza; più aderenza, più medicina personalizzata; più medicina territoriale e assistenza primaria”.

Luigi Cajazzo, Direttore Generale al Welfare Regione Lombardia, ha tenuto a sottolineare in particolar modo come l’accento vada posto sulle nuove competenze che occorreranno ad un SSN che va via via modificandosi: più di un terzo delle abilità che riteniamo ad oggi fondamentali per un operatore sanitario, tra pochi anni non serviranno più, pertanto Cajazzo ha sostenuto l’importanza della formazione e della ricerca come drivers imprescindibili per una sanità sempre più tecnologica e d’avanguardia. Il direttore ha poi citato il caso della Lombardia e di come la competizione pubblico – privato,in tempio recenti e con il sistema in difficoltà si sia trasformata in collaborazione tra pubblico e privato e di come si sia sviluppata anche una collaborazione costruttiva e fruttuosa con altre regioni soprattutto sulla condivisione dei modelli

Silvestro Scotti, Segretario Nazionale FIMMG, ha ribadito la specificità dei MMG che rispetto ai medici ospedalieri che sono organizzati in maniera più funzionale secondo le gerarchie, funzionano meglio secondo la teoria delle leadership funzionali che all’interno delle organizzazioni di medici servono a confrontarsi intorno a un tavolo per migliorare tutti. Ha ammesso anche alcuni errori di ambito contrattuale quando ci si basa ad esempio ancora su categorie obsolete come gli orari di presenza del MMG invece si è dimostrato che i pazienti, formati dal proprio medico sono anche in grado di autogestirsi in molte delle problematiche che devono affrontare. Scotti si è poi espresso a favore della collaborazione tra regioni (ma tra tutte leregioni)lodandola come modello virtuoso di confronto in sanità, ma ne ha rilevato l’approccio ancora troppo casuale, poco sistemico ed organizzato in termini strutturali.

Marco Geddes Da Filicaia, dell’Organismo Indipendente di Valutazione dell’Azienda Ospedaliera Università di Pisa, Medico epidemiologo, esperto di sanità pubblica, che è stato vice presidente del Consiglio Superiore di Sanità e Assessore alla sanità e servizi sociali del Comune di Firenze, Direttore sanitario dell’Istituto nazionale tumori di Genova e dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze. Fra i molti articoli e libri ha pubblicato quest’anno, presso il Pensiero Scientifico Editore: La salute sostenibile. Perché possiamo permetterci un Servizio sanitario equo ed efficace. Il professore ha richiamato alcuni degli elementi fondamentali della riforma sanitaria, con particolare riferimento al contesto politico nel quale fu approvata. Geddes da Filicaia ha posto l’accenno sui quelli che ritiene i due elementi che condizioneranno, a suo parere, il futuro del SSN nei prossimi decenni: il Regionalismo e la Sostenibilità.

È intervenuta anche Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute XVII Legislatura. L’ex ministro della salute ha tenuto a notare come il SSN goda di una percezione non buona da parte dei cittadini, mentre invece si ha a che fare con un sistema molto affidabile che rappresenta un motivo di orgoglio dell’Italia rispetto al resto del mondo. La Lorenzin ha poi sottolineato come il sociale e la sanità debbano procedere di pari passo ad esempio creando i DRG sul sociale, categorie di misurazione dei costi omogenee e un sistema di LEA anche per il sociale così come della sanità per massimizzare l’assistenza ai cittadini anche in un’ottica di continuità ospedale territorio. La Lorenzin ha poi citato due esempi come paradigmatici: uno riguarda l’intelligenza artificiale che è già una realtà come gli esempi sul medico artificiale cha sin dalle prime uscite ha rilevato un tasso di soddisfazione dei cittadini del 90% e un’appropriatezza diagnostica molto elevata. Ha poi sostenuto che non siamo ancora pronti a governare tale processo poiché si lavora ancora su modelli organizzativi che in realtà non esistono più, ha sottolineato la necessità di aggiustare continuamente il tiro in uno spirito di collaborazione e crescita tra le varie componenti della sanità. Occorre un adeguamento ai cambiamenti che via via vanno affermandosi in sanità, altrimenti il rischio è che ci saranno cittadini di serie A e cittadini di serie B e ciò rappresenterebbe un vero e proprio fallimento del sistema sanitario universale. La Lorenzin ha poi citato come esempio paradigmatico l’esperienza delle Car-T come processo organizzativo di diagnosi, cura e organizzazione e come governo della mobilità.
Stefania Saccardi, Assessore Diritto alla salute, al Welfare e all’Integrazione Socio-SanitariaRegione Toscana, si è interrogata sul fatto se abbia ancora senso o meno un SSN pensato sulle queste basi, se cambiarlo o se pensarlo diversamente. La Saccardi ha chiuso con una panoramica sugli interventi che si sono succeduti nel corso della mattinata, notando che tutti hanno ribadito la validità e l’importanza dei valori che costituiscono l’asse portante della legge 833 e che tuttora sono validi. Il diritto di un cittadino alla presa in carico, la cura, l’assistenza del malato qualunque sia la sua provenienza, la sua condizione sociale, la sua religione, le sue scelte politiche; una legge che risponde in maniera esauriente ed esaustiva alla lettera della Costituzione. Uno spirito di comunità che va rinnovato in un mondo che si chiude all’egoismo, al particolarismo e che rappresenta il fallimento che i cittadini siano tutti uguali. Infine un accenno al regionalismo che l’assessore reputa una scelta non appropriata, ma per certi versi obbligata per mantenere il sistema adeguato e in grado di rispondere alle sollecitazioni che gli pervengono dal tessuto sociale. La Saccardi ritiene comunque che ci siano gli spazi da parte del livello centrale per recuperare posizioni e autorevolezza e considera la richiesta di autonomia differenziata, che verrà fatta anche dalla regione Toscana per non arretrare su alcune partite che a livello centrale non si riescono a sbloccare diversamente, rappresenta un chiaro segnale del fallimento della politica.

La sessione pomeridiana ha trattato il problema della Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT). La regione Toscana ha rappresentato a livello ministeriale le regioni arrivando a stilare una iniziale linea guida per l'applicazione della legge la cui applicazione risale all'inizio del 2018, e normandone l'applicazione a livello regionale. Tutti i relatori hanno evidenziato l'importanza della DAT che ha riaffermato il principio di autodeterminazione del cittadino/paziente tramite il diritto di assoluta scelta delle procedure e terapie, anche e soprattutto grazie ad un consenso informato parte di un percorso di presa in carico condiviso. Soprattutto i giuristi hanno evidenziato le possibilità scaturite dalla legge, ma anche i problemi ancora in essere come l'autodeterminazione nel scegliere il fine vita ed il problema della non obiezione ed i limiti di obbligatorietà di accettazione di volontà che possono non concordare con le possibilità terapeutiche del medico o dell'equipe curante

Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-15.12.2018)