venerdì 16 novembre 2018

DIABETE MELLITO E COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI: ROADSHOW MOTORE SANITA' A NAPOLI



Napoli - Il 26 Novembre 2018 (ore 9 - 13.30) si tiene al Centro Direzionale Isola A/6 di Napoli il "Roadshow Diabetologia" su "Diabete mellito e complicanze cardiovascolari", organizzato da Motore Sanità. Si tratta di una tavola rotonda, cui saranno presenti sia rappresentanti della politica campana e del SSN sia esponenti del mondo accademico, volta a costruire un ponte tra le ultime ricerche sui farmaci anti-diabete e di trattamento del paziente ed i servizi offerti dal SSN in Regione. Al centro della discussione la difficile bilancia tra la richiesta, sempre maggiore, di farmaci anti-diabete e l'utilizzo di molecole più mirate ed efficaci, quindi più costose, tenendo conto della stringente necessità del contenimento dei costi.
Il diabete è una malattia diagnosticata ad oltre 4milioni di italiani mentre, secondo le ultime stime, sono circa 1milione i nostri concittadini affetti da questo male e che ancora non ne sono consapevoli, non potendo quindi accedere alle cure più adeguate. Di questi circa 5 milioni di italiani con diabete oltre il 90% ha il tipo 2, associato spesso ad uno stile di vita poco salutare ma fortemente condizionato da determinanti genetici. 
Uno degli aspetti peggiori per chi soffre di diabete mellito è il rischio quasi doppio di incorrere in patologie cardiovascolari anche fatali. Però non vanno trascurate anche le possibili complicazioni come: retinopatia, nefropatia, neuropatia, piede diabetico e altre patologie a carico di ossa, articolazioni, cute, polmoni, apparato digerente, ecc. Inoltre, chi soffre di diabete vede aumentarsi anche il rischio di gravi infezioni e di tumori. A causa di tutte queste complicazioni il diabete è paragonabile, per numero di vittime, al tumore che miete più vittime nel nostro Paese, quello del polmone. 
La cura e la prevenzione dell’apparato cardiovascolare sono tra i principali obbiettivi per chi si occupa di diabete mellito, per questo negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi che hanno testato la sicurezza o i benefici dei nuovi farmaci anti-iperglicemici resi disponibili per la sua terapia. Più frequentemente questi studi hanno esaminato soggetti con pregressa malattia cardiovascolare (prevenzione secondaria) ma in alcuni studi sono stati reclutati anche soggetti con elevato rischio ma senza eventi pregressi (prevenzione primaria). Negli studi condotti con inibitori DPP-4 si è documentata una sicurezza cardiovascolare di tali farmaci ma nessun beneficio. 
Negli studi condotti con agonisti GLP-1 in alcuni casi è stata dimostrata solo sicurezza e in altri anche un beneficio cardiovascolare e renale. Risultati importanti sono stati osservati negli studi con inibitori SGLT-2, farmaci che hanno evidenziato una riduzione degli eventi cardiovascolari e renali ma anche in alcuni casi una riduzione della mortalità sia cardiovascolare che per tutte le cause. I risultati più eclatanti sono stati osservati nello studio EMPA-REG, condotto con empagliflozin in soggetti in prevenzione secondaria. Questi risultati hanno portato le società scientifiche dell’area diabetologica a rivedere le linee guida nel trattamento del diabete tipo 2, soprattutto in presenza di malattia cardiovascolare. 
Dal punto di vista dell’economia sanitaria va sottolineato che il diabete è una patologia estremamente costosa che in Italia rende conto di quasi il 15% della spesa sostenuta dal SSN. Circa il 90% di questa spesa è attribuibile al costo delle complicanze della malattia e solo il 10% alla gestione standard, fra cui la spesa per i farmaci anti-iperglicemizzanti, i dispositivi per monitoraggio e terapia, gli esami di laboratorio di ambito metabolico e gli accessi ai centri diabetologici. 
La cost-effectiveness dei nuovi farmaci per la cura del diabete, in particolare quelli con provati benefici cardiovascolari, appare indiscutibile ma purtroppo esistono ancora barriere al loro più ampio utilizzo: impossibilità di prescrizione senza oneri a carico del cittadino in alcune tipologie di soggetti, accesso difficoltoso agli specialisti che al momento sono gli unici abilitati a prescrivere, considerazioni sulla spesa che tengono conto solo del prezzo del farmaco ma non del costo complessivo della malattia complicata da problematiche cardiovascolari (infarto, ictus, scompenso cardiaco). 
Appare quindi importante portare all’attenzione dei politici e dei decisori in sanità gli aspetti cruciali della patologia diabetica e delle sue complicanze, soprattutto cardiovascolari, l’impatto economico presente e futuro della malattia, le principali strategie di prevenzione anche alla luce delle nuove opzioni terapeutiche disponibili.
Per info:  www.motoresanita.it e www.panaceascs.com (Omnipress-16.11.2018)


martedì 13 novembre 2018

2a GIORNATA NAZIONALE SULLE DIPENDENZE TECNOLOGICHE: GIOVANI "IPERCONNESSI" E GENITORI ASSENTI.



Roma - L'Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo) in collaborazione con il portale per gli studenti Skuola.net ha presentato una ricerca sull'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani. L'indagine è stata condotta su un campione di 23.166 persone, di cui 9.419 maschi e 13.747 femmine, di età compresa gli 11 e i 26 anni. I numeri evidenziano che nonostante tutti i moniti e gli avvertimenti dati fino a questo momento sull'importanza di perseguire un uso consapevole dei preziosi strumenti di informazione e formazione come smatphone, tablet e computer, si è ancora lontani da questo traguardo. I ragazzi, infatti, da quanto si evince dai dati sono “iperconnessi”, soprattutto in alcune fasce di età.

In media, tra gli 11 e i 26 anni spendono online tra le 4 e le 6 ore il 32,5% dei ragazzi. Più del 17% del campione resta connesso tra le 7 e le 10 ore. Supera le 10 ore quasi il 13% degli intervistati. Entrando nel dettaglio, invece,si nota che dagli 11 ai 14 anni circa il 12% delle femmine e il 10% dei maschi dichiarano di passare più di 10 ore al giorno online, la percentuale sale rispettivamente al 35% e al 20% intorno ai 26 anni. In tutte le fasce di età indagate, invece, emerge che controllare lo smartphone con una frequenza di 10 minuti è l'esigenza di circa il 40% dei ragazzi. Dichiara di farlo il 40% delle femmine e il 27,6% dei maschi tra gli 11 e i 14 anni, il 45,4% delle ragazze e il 38, 8% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il 46,8% delle giovani e il 38,1% dei loro coetanei dell'altro sesso tra i 18 e i 20anni. Dai 21 ai 26, invece, iniziano a guardarlo quasi nel 30% dei casi, sia maschi sia femmine, con una frequenza intorno ai 30minuti. 

A seguito di questi comportamenti emerge una correlazione importante, dicono gli esperti: la capacità di attenzione è drasticamente diminuita. Se fino a qualche anno fa durava anche più di 20 minuti, «oggi potremmo paragonarla a quelle di un pesce rosso, che riesce a stare concentrato per 9 secondi», commenta Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell'Associazione Nazionale Di.Te. Questo ha un costo, anche sulla vita di relazione oltre che sulle menti. «Questi comportamenti, in alcuni casi compulsivi e che potrebbero evidenziare un ipercontrollo oltre che un'iperconnesione, hanno un prezzo elevatissimo:aumentano la distanza relazionale fra noi e gli altri. La vita offline non è uguale a quella online: nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi», osserva il Presidente Di.Te. Ma non è tutto: «Anche la capacità di provare sentimenti ne risente. Sì, perché emozioni e sentimento non sono la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere», ribadisce Lavenia. «La dimensione digitale non è più trascurabile e non è più etichettabile come solo virtuale:questo concetto, infatti, rimanda a una realtà che non esiste o che è in potenza. Ma, invece, si tratta di una dimensione reale e che ha sue precise caratteristiche nell'ambiente digitale, ha una sua identità e sue modalità di interazione. Dunque, va a modificare le capacità di espressione personale, di relazione, di ascolto di sé e dell'altro. Il problema oggi è prendere consapevolezza che la tecnologia ha le sue dimensioni pervasive che ci hanno portato de facto ad avere una sfera digitale nella quale l'essere umano è immerso per un numero di ore significativo, come si evince dai dati, ed è quasi paragonabile a quelle in cui è immerso nella realtà analogica sensoriale», rimarca Daniele Grassucci, Co-founder e Direttore del portale Skuola.netvisitato ogni mese da più di 5.000 studenti. 

Passiamo davvero tanto, troppo, tempo della giornata online. E, osserva Daniele Grassucci: «Non è possibile tornare indietro, ma la cosa che possiamo fare è utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa cominciando anche a monitorare quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato ed educato di questi mezzi e riportarli in un alveo corretto. Come accade nel mondo analogico, dove si insegnano ai figli a guardare ai pericoli con le attenzioni del caso, così si dovrebbe fare anche nel mondo digitale». 

Condividendo anche la vita online con i propri famigliari. Ecco, e qui emerge un altro punto da indagare: quanto parlano i ragazzi ai genitori di quello che fanno in rete? In media, dichiarano di non farlomai il 18,5% delle ragazze e il 20% dei ragazzi minorenni tra gli 11 e 17 anni.Nella stessa fascia di età, lo fa “ogni tanto” il 30% del campione, mentre solo il 20% coinvolge raramente  mamma e papà su quanto fa sui device. «Questa è una ricerca che abbiamo condotto insieme a Skuola.net su un ampio campione di ragazzi, ma nell'indagine precedente in cui abbiamo intervistato 1.000 adulti tra i 28 e i 55 anni e 1.000 giovani tra i 14 e i 20 anni abbiamo rilevato che nel 38% dei casi la risposta dei genitori ai figli che chiedono loro di parlare è “un attimo”. Spesso, rispondono così perché sono loro i primi a essere affaccendati sul loro smartphone», commenta il Presidente Di.Te., Giuseppe Lavenia.E allora che si fa? «Si dovrebbe iniziare a riparare a questi momenti che vengono percepiti dai figli come disconferme, disvalore.I ragazzi non si sentono importanti per i genitori e questo li fa chiudere in se stessi. La condivisione, così, verrà sempre più a mancare. Si deve stabilire un momento in famiglia in cui tutti i telefoni e tutti gli strumenti digitali che possono avere una connessione rimangono spenti o silenziosi senza vibrazioni o distrazioni di sorta. In quel tempo si parla, si discute, ci si confronta. Un'altra cosa a cui noi dell'Associazione Di.Te. ci stiamo interessando da tempo sono i Diconnect Day, momenti nelle città in cui per qualche ora le famiglie depositano il cellulare e fanno attività che li riportino a sensazioni legate al corpo e all'ascolto degli altri. Oggi, quest'aspetto è pressocché assente in alcune realtà». Se poi si chiede ai ragazzi tra gli 11 e i 17 anni se i genitori controllano le loro attività online, quasi il 50% di loro dice di no. «L'avvento del digitale ha avuto un'evoluzione molto veloce, bisognerebbe lavorare anche sulla consapevolezza di quelle che soni i rischi di un uso non equilibrato. Sia per i ragazzi sia per gli adulti», avverte Daniele Grassucci.

La ricerca sull'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani ha messo in luce anche un altro dato che deve fare riflettere: quasi il 15% del campione ha detto che riceve di tanto in tanto commenti offensivi sulle chat o sui social network, e la stessa percentuale di giovani risponde pan per focaccia a queste vessazioni. Più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, però, non parla ai propri genitori di queste esperienze spiacevoli.Scendi di due e quattro punti la percentuale, se si va a leggere i dati relativi rispettivamente ai giovani che hanno tra i 15 e i 17 anni e tra quelli compresi tra i 18 e i 20 anni. «Il cyberbullismo è un fenomeno che ci deve tenere sempre in allerta:come purtroppo abbiamo avuto modo di leggere dalle cronache può avere episodi drammatici. Dovremmo fare ancora più prevenzione nelle scuole e ritornare a dare valore al corpo, all'empatia, far comprendere ai ragazzi come stanno quelli che vengono aggrediti con parole di odio o offese...Dovremmo, insomma, ritornare ai sensi, per sensibilizzare. Ma stando così tante ore online i sensi vengono poco allenati, dunque voglio ribadire ancora una volta l'importanza dello strumento del detox tecnologico condiviso in famiglia. Basterebbero 3 ore a settimana per iniziare e il tempo della cena come sana abitudine», commenta Giuseppe Lavenia. «Il nostro sistema scolastico deve lavorare sull'educazione dell'uso di queste nuove tecnologie,e c'è ancora tanto da fare», sottolinea Daniele Grassucci. E il lavoro è sinergico, coinvolge famiglie, scuole, ragazzi e istituzioni. 

Il 10 novembre 2018 si è poi tenuta la Seconda Giornata sulle Dipendenze Tecnologiche presso l'Auditorium del Massimo di Roma. Il convegno organizzato dall'Associazione Nazionale Di.Te e patrocinato da Enpap, Consiglio Regionale del Lazio, Ordine degli Psicologi del Lazio, Anep, Eurosofia, Centro Clinico Salus, Vivere Verde Onlus, Skuola.net, Prospettive, e sponsorizzato da Giunti Psychometrics, ha avuto come filo conduttore il tema “RelAzioni e CambiaMenti”. con interventi di esperti del settore, fra cui il presidente Di.Te. Giuseppe Lavenia, lo psicoanalista Massimo Recalcati, lo psichiatra e responsabile dell'Ambulatorio per le Dipendenze da Sostanze e delle Dipendenze Comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma Federico Tonioni, la Presidente dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza Maura Manca, la psicologa e docente dell'Università La Sapienza Barbara Volpi e il cardiologo Massimo Gualerzi, l'attore Paolo Ruffini e Christian Marazziti, regista del film Sconnessi. Hanno partecipato anche il presidente ENPAP, Felice Damiano Torricelli e il presidente Ordine degli Psicologi del Lazio, Nicola Piccinini. 

Per info: www.dipendenze.com  (Omniapress-12.11.2018)


giovedì 8 novembre 2018

FUSIONI E ACQUISIZIONI (M&A): 1700 MILIARDI $ NEL 1° SEMESTRE 2018. IN ITALIA MEGADEAL ATLANTIA/ALBERTIS



Milano - Secondo il report “Synergies take center stage” di The Boston Consulting Group (BCG) l’attività di M&A (merger and acquisitions - fusioni ed acquisizioni aziendali) nel primo semestre 2018 a livello globale è in crescita e poco distante dall’anno record 2015.
Si parla, in cifre assolute, di 1.700 miliardi di dollari di valore con oltre 16mila scambi totali, di cui 22 megadeal, ovvero affari che superano la soglia dei 10 miliardi di dollari. Tra questi, c’è l’acquisizione da parte di Walmart del colosso indiano del commercio elettronico Flipkart. Un’acquisizione da 16 miliardi di dollari, ottenuta battendo l’offerta di Amazon. Si tratta di un’operazione significativa sia per il nome delle realtà coinvolte, sia perché esemplifica in maniera precisa le tendenze di un momento storico nel quale le acquisizioni e le sinergie si stanno affermando come la strada maestra per rimanere competitivi sul mercato anche uscendo da quelle che sono le proprie tradizionali capacità e i propri mercati di riferimento. Attraverso Flipkart, Walmart punta infatti a potenziare la sue capacità di e-commerce e a raggiungere una maggiore presenza in un mercato emergente e potenzialmente ricco come quello indiano.

Anche l’Italia ha avuto tra il 2017 e il 2018 il suo megadeal con l’acquisto, da parte di Atlantia, del colosso spagnolo Albertis Infraestructuras (valore dell’accordo oltre 22 miliardi di dollari). Questa operazione, unita per esempio a quella che nel 2017 ha visto fondersi Essilor International e il gruppo Luxottica, ha contribuito a far segnare livelli record nelle M&A anche per il nostro paese. Secondo la ricerca di BCG, infatti, in Italia il volume degli accordi ha proseguito la sua tendenza al rialzo e il valore complessivo ha toccato, nel primo semestre di quest’anno, il picco massimo dall’inizio della crisi finanziaria.

Nel report si sottolinea che questa nuova centralità delle operazioni M&A, naturalmente, non è priva di conseguenze. Prima tra tutte il sensibile rialzo delle valutazioni medie degli obiettivi di possibili acquisizioni, in costante crescita e, mediamente, superiore a quanto non fosse al culmine della bolla dot-com nel 1999, o prima del crollo di Lehman Brothers nel 2008. Gli azionisti, d’altra parte, continuano a premiare le operazioni di acquisizione, forti del fatto che, negli ultimi anni, il mercato ha reagito in controtendenza rispetto al modello storico, garantendo un ritorno positivo all’annuncio di sinergie e acquisizioni. Unendo questi due fattori (l’aumento delle valutazioni medie degli obiettivi di acquisizione e il ruolo cardine che le acquisizioni stesse sembrano avere nel mercato di oggi) diventa evidente come uno dei principali compiti di chi promuove nuove operazioni di M&A sia quello di convincere i consigli di amministrazione delle realtà coinvolte che i vantaggi della futura sinergia giustificano la valutazione elevata.
Sebbene il momento sia ancora positivo, infatti, i campanelli di allarme non mancano, specie valutando le reazioni a lungo termine, che indicano come gli investitori stiano diventando scettici sulla reale capacità delle società di mantenere le loro promesse sempre più audaci. Il CAR, ovvero la somma dei rendimenti anormali (cioè differenti dalla media) registrata durante i giorni della contrattazione, segna infatti un dato positivo (+0,3 nel 2017, contro il -0,8% di media tra il 1990 e il 2016), ma il beneficio non si protrae a lungo nel tempo. Inoltre, se in passato i compratori mantenevano due terzi del valore delle sinergie attese, ricompensando in questo modo il rischio che si assumevano, nel mercato di oggi gli acquirenti si accontentano di mantenere la metà del potenziale di sinergia, lasciando una fetta maggiore della torta (e del rischio) agli investitori esterni.

Da ciò risulta evidente come sia più che mai importante, per chi è chiamato a prendere le decisioni finali su acquisizioni e sinergie, essere in grado di determinare rapidamente se le stime proposte siano effettivamente realistiche e realizzabili, garantendo, come minimo, che il valore delle sinergie (dopo costi una tantum e imposte) sia sufficiente per giustificare il premio di acquisizione pagato agli azionisti dell’azienda target. Serve un approccio rigoroso, che comincia con la creazione di un “clean team” che scambi e analizzi le informazioni riservate, sviluppando inoltre un "piano di pieno potenziale" che acceleri l'integrazione postmerger.
Allo stesso tempo, diventa essenziale comunicare efficacemente a mercati e investitori il potenziale che l’operazione può avere, così da preservare quel ritorno positivo all’indomani dell’annuncio di cui si è detto in precedenza. A questo deve seguire un costante aggiornamento sui progressi e il raggiungimento degli obiettivi, dato che si è visto come gli investitori premino le aziende che forniscono comunicazioni di follow-up con rendimenti più elevati. 

Lo sforzo richiesto è sicuramente maggiore rispetto al passato, perché, viste le valutazioni record raggiunte, gli acquirenti devono raddoppiare i propri sforzi per garantire che le società unite generino valore attraverso le sinergie e siano quindi considerate più importanti della somma delle loro parti: una stima accurata della sinergia, un processo rigoroso e controllato, una comunicazione costante e precisa sono fattori essenziali e determinanti affinché le audaci, ma realistiche, promesse raccolgano i frutti reali di un’integrazione che crea valore.

Per info: www.bcg.com (Omniapress-08.11.2018)



lunedì 5 novembre 2018

DIPENDENZE TECNOLOGICHE E CYBERBULLISMO: 2a GIORNATA NAZIONALE A ROMA


Roma - Il 10 novembre 2018 presso l’Auditorium del Massimo “Eur” (ore 10-19.30, Via Massimiliano Massimo 1, Roma), l'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, in collaborazione con Giunti organizza la  2a Giornata Nazionale in materia di Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo "RelAzioni e CambiaMenti". 
L’evento rappresenta una giornata formativa aperta al pubblico e agli specialisti per sensibilizzare sul fenomeno dell’utilizzo disfunzionale del web, con l’intenzione di metterne in luce gli aspetti e i risvolti meno noti e di approfondirne la portata. Il convegno intende rappresentare un’utile occasione di confronto, di riflessione e di studio su tematiche di sempre maggiore attualità con professionisti in grado di fornire un punto di vista competente, innovativo e di qualità. Con l’intervento di relatori esperti sul tema della nuove dipendenze, si intende sviscerare come sono cambiate le relazioni (personali, famigliari, di coppia) con l’avvento sempre più massiccio delle nuove tecnologie e quali cambiamenti ha prodotto nel processo di pensiero e dunque del linguaggio.
L’evento è gratuito e prevede crediti ECM per le professioni sanitarie e crediti formativi per Assistenti Sociali e Avvocati. La giornata è inoltre accreditata per la formazione del personale docente tramite l’Ente Formativo Eurosofia (ai sensi della direttiva 170/2016). E' rivolta anche a psicologi, psicoterapeuti, operatori sociali, psichiatri, medici.
Tra gli interventi sono previsti quelli di Felice Damiano Torricelli, Presidente ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi); Paolo Ruffini, sulla Resilienza, di Giuseppe Lavenia – IpercoinvolgiMenti;  Massimo Recalcati – Il desiderio è social? Federico Tonioni – L’aggressività in adolescenza tra popolarità e vergogna; Maura Manca – Cutting: il disagio espresso attraverso il web; Barbara Volpi – Home page familiare: genitori e figli connessi; Massimo Gualerzi – Detox, lo stile che fa pensare meglio anche nel web; 2 Storie di chi ce l’ha fatta interverrà il regista del film “Sconnessi”, Christian Marazziti.
Per informazioni:  http://www.dipendenze.com/giornata-dite-roma/ (Omniapress-05.11.2018) 


mercoledì 24 ottobre 2018

ONCOLOGIA E CRONICITA': CONVEGNO DI MOTORE SANITA' A BOLOGNA


Bologna - Giovedì 25 Ottobre 2018 si è tenuto all'Hotel Bologna Fiera (Piazza della Costituzione 1, Bologna) il convegno "Oncologia e cronicità", organizzato da Motore Sanità

Nel corso dell'incontro è stato evidenziato come il tema dell’assistenza alla cronicità si lega inevitabilmente a quello dell’invecchiamento della popolazione, essendo il paziente di riferimento spesso una persona, per lo più anziana, affetta da più patologie croniche incidenti contemporaneamente (comorbidità o multimorbidità), le cui esigenze assistenziali sono determinate non solo da fattori legati alle condizioni cliniche, ma anche ad altri determinanti (status socio-familiare, ambientale, accessibilità alle cure, ecc.).
Risulta che circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche. Il dato diviene ancora più preoccupante alla luce delle più recenti proiezioni epidemiologiche, secondo cui nel 2020 esse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. Entro il 2060 si prevede che il numero di Europei con età superiore a 65 anni aumenti da 88 a 152 milioni, con una popolazione anziana doppia di quella sotto i 15 anni. L’aspettativa di vita alla nascita risulta maggiore nei Paesi con PIL maggiore. Spagna, Italia e Francia si attestano ai primi posti per longevità. L’Europa rispecchia la maggior vita media delle donne (82,22 anni) in confronto di quella maschile (76,11 anni). In un futuro ormai prossimo, nel 2032, secondo le proiezioni ISTAT, la quota di anziani over 65 sul totale della popolazione dovrebbe raggiungere il 27,6%, con circa 17.600.000 anziani in valore assoluto.
I dati indicano quindi come all’avanzare dell’età le malattie croniche diventino la principale causa di morbilità, disabilità e mortalità, e gran parte delle cure e dell’assistenza si concentra negli ultimi anni di vita. Invecchiamento, cronicità e disabilità, che spesso si associano a più complessive situazioni di esclusione sociale, comportano la definizione di un nuovo modello di risposta alla domanda di assistenza, che renda il sistema più prossimo ai cittadini e ai loro bisogni.
Questi fattori impongono, pertanto, la definizione di strategie di assistenza coordinate ed integrate con azioni e prestazioni di natura socio-assistenziale.
All’interno di questo quadro sociale ed epidemiologico, sempre di più il cancro sta diventando una patologia cronica. Contribuiscono a questa lenta trasformazione una organizzazione ambulatoriale e dei day hospital più rispettosa delle esigenze dei pazienti evitando lunghe attese in ospedale, terapie innovative orali o sottocutanee, ed una organizzazione in rete che coinvolge tutti gli attori del sistema, in primis i MMG. 
La cronicizzazione derivata dalle ultime terapie innovative, ove non solo viene prolungata la terapia del paziente con tempi ancora da determinarsi ma con una lenta ma costante migrazione dalla centralizzazione ospedaliera della cura all’home care, pone e porrà sfide riorganizzative delle reti oncologiche imprescindibili dai nuovi quadri terapeutici. I PDTA si dovranno così incrociare con piani assistenziali il cui follow up programmato, il controllo domiciliare e l’apporto sempre più importante della medicina territoriale renderà fattivo e reale il mitico rapporto ospedale e territorio, spesso osannato ma talora attuato con difficoltà.

Ha aperto i lavori Luca Barbieri, Responsabile Servizio Assistenza Territoriale, Regione Emilia-Romagna con un intervento dal titolo “Cronicità: La Sfida È La Gestione Territoriale” nel quale ha dichiarato: “In coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale Cronicità, la Regione Emilia-Romagna ha avviato da anni percorsi finalizzati alla presa in carico della cronicità, con riscontro sia nella programmazione socio-sanitaria regionale (es. la DGR 2128/2016: “Case della Salute: indicazioni regionali per il coordinamento e lo sviluppo delle comunità di professionisti e della medicina d’iniziativa”) sia nei documenti relativi a specifici PDTA relativi a patologie croniche.” Luca Barbieri ha continuato l’intervento affermando che: “Il PNC ha inoltre individuato le diverse fasi principali del percorso assistenziale della persona con patologia cronica con particolare riferimento alla rilevanza di dotarsi, da parte delle regioni, di strumenti innovativi per la “stratificazione e targeting della popolazione”. Tra questi, la Regione Emilia-Romagna, già dal 2012, ha elaborato e validato una metodologia statistica che permette di stratificare la popolazione sulla base del profilo di rischio di fragilità: un approccio di medicina di iniziativa indispensabile per definire le strategie e gli interventi più appropriati rispetto a quei sottogruppi di popolazione che potrebbero maggiormente beneficiarne, ottimizzando il trattamento multidisciplinare e personalizzando l’assistenza, nel rispetto del principio di equità e di centralità del paziente e delle sue scelte.”
Achille Gallina Toschi, Presidente Federfarma Emilia-Romagna nel suo intervento “La Farmacia Dei Servizi Supporto Alla Gestione Del Paziente Cronico” ha delineato il ruolo di Federfarma Emilia-Romagna affermando: “Siamo da tempo impegnati sul fronte dei pazienti oncologici, in particolare per ridurre il rischio di insorgenza di interazioni farmacologiche. Un rischio estremamente concreto dal momento che i malati oncologici utilizzano molti farmaci non solo per la cura della patologia in sé, ma di patologie secondarie e correlate”. Il Presidente fornisce dati interessanti “Si stima che un paziente oncologico assuma in media sette farmaci: l’utilizzo di questi medicinali, unito a quello sempre più frequente di integratori alimentari e fitoterapici, sta aumentando il rischio di insorgenza di interazioni che, in alcuni casi, possono avere ripercussioni importanti sulla sicurezza e sull’efficacia stessa delle terapie”. Achille Gallina Toschi conclude la mattinata di lavori sottolineando che “i farmaci oncologici di ultima generazione hanno rivoluzionato i processi di cura e gli esiti, ma è fondamentale che vengano assunti nel modo corretto e per farlo è indispensabile coinvolgere tutta la rete assistenziale in un processo di ottimizzazione della riconciliazione farmacologica”.

Al pomeriggio ha riaperto i lavori Kyriakoula Petropulacos, Direttrice Generale Cura della Persona, Salute e Welfare, Regione Emilia-Romagna, sottolineando il miglioramento della qualità della vita, la riduzione delle liste d’attesa, la presa in carico territoriale più specialistica: tutto ciò deve essere incrementato da un maggior interloquire tra gli operatori del sistema. “L’iniziativa di oggi è interessante perché mette un focus sull’appropriatezza nelle terapie per la presa in carico dei pazienti cronici”. Infatti sul tema della cronicità in campo oncologico ha dichiarato che non si intende solo la cronicizzazione di pazienti affetti da patologie “comuni” ma anche di quelle categorie di pazienti che subiscono trattamenti oncologici che, grazie all’organizzazione sul territorio in Emilia-Romagna, possono essere effettuati con successo anche fuori dagli ospedali perché la ricerca in campo farmacologico possono essere gestite a livello territoriale. Kyriakoula Petropulacos ha richiamato anche la necessità di una maggior trasparenza tra i clinici e le case farmaceutiche visti i recenti avvenimenti.”
Carmine Pinto, Direttore Dipartimento Oncologico e Tecnologie Avanzate, IRCSS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia, in un intervento dal titolo “Il Tumore Come Case Study Della Cronicità” ha dichiarato che “Il miglioramento della sopravvivenza, “guariti” e nuovi bisogni consiste in: uguale accesso per tutti i pazienti alle migliori cure, passaggio dal follow-up al “survivorship care”, gestione nuove tossicità, gestione degli effetti collaterali a lungo termine, valutazione dei costi sociali, riabilitazione oncologica, riabilitazione psico-sociale, reinserimento lavorativo, riabilitazione nei diritti”. Per quanto riguarda il tema “Cronicità e Oncologia” Carmen Pinto afferma che “l’oncologia rappresenta un peculiare modello per il governo di una “cronicità” impattante sia in termini di volumi che assistenziali che di rete per il SSN; inoltre che l’introduzione dell’innovazione nelle strategie di cura ed i cambiamenti nella popolazione dei pazienti richiedono un nuovo e integrato modello assistenziale socio-sanitario; che la necessità di intercettare globalmente all’interno di questo modello di “vecchi e nuovi bisogni” dei pazienti; che la necessità di definire un modello organizzativo in rete con differenziazione di diversi e specifici segmenti assistenziali; che la necessità di sviluppare informazione, formazione e ricerca”.
Ha introdotto la tavola rotonda “Il ruolo di territorio, ospedale, reti e MMG nella resa in carico del paziente oncologico” Anselmo Campagna, Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare, Regione Emilia-Romagna, specificando che la Regione Emilia Romagna ha sempre sostenuto e sviluppato modelli di rete per la presa in carico delle patologie e dei bisogni più complessi che possono trovare una risposta appropriata solo in un intervento integrato tra più servizi e professionalità. “In particolare – continua Anselmo Campagna - proprio in queste settimane sono stati avviati i lavori per la revisione della rete oncologica regionale mediante l’attivazione del “Coordinamento di rete oncologica”. Il tavolo ha compiti di indirizzo strategico, di consultazione in ambito tecnico-professionale nonché di promozione della ricerca e dell’innovazione. L’approccio alla patologia oncologica in una prospettiva di cronicità – afferma in conclusione - trova nei modelli organizzativi che integrano i servizi ospedalieri e territoriali, da quelli di prevenzione a quelli di assistenza alle fasi terminali, la medicina generale e le risorse specialistiche, l’unica risposta in grado di bilanciare da un lato l’accessibilità a prestazioni di alta specializzazione e dall’altra servizi di prossimità che possono accompagnare la persona nel suo percorso di malattia”.
Ha continuato Loredana Pau, Consigliera e Responsabile delle relazioni con le Associazioni di Europa Donna Italia, affermando che la cronicità oggi è una dimensione che interessa un numero sempre crescente di donne affette da tumore al seno, il primo tumore femminile. “Ad oggi in Italia sono oltre 35.000 le donne che convivono con un tumore al seno avanzato o metastatico e il modello di riferimento per una gestione appropriata del loro percorso di cura e assistenza è il centro di senologia multidisciplinare. Uno dei diritti fondamentali di queste pazienti, che Europa Donna si impegna a tutelare, è l’accesso garantito a Breast Unit efficienti, in linea con i requisiti ministeriali, e che abbiano al proprio interno anche un’associazione di volontariato. L’associazione svolge un ruolo insostituibile di collegamento tra la struttura e i molteplici e complessi bisogni della paziente metastatica”.
Luigi Cavanna, Direttore Dipartimento di Oncologia-Ematologia AUSL Piacenza - Direttore di UOC di Oncologia Medica, ASL Piacenza ha parlato del ruolo dell’ospedale nella cura del malato oncologico. “Nel nostro Paese ogni giorno sono eseguite circa 1000 nuove diagnosi di tumore maligno. Le diagnosi precoci, le nuove possibilità di cura aumentano sia il numero di persone guarite sia il numero di persone che vivono sempre più a lungo con un tumore. È fondamentale – secondo Luigi Cavanna - trovare nuovi modelli organizzativi fra ospedale e territorio che permettano da un lato di migliorare la qualità di vita dei malati oncologici e dall’altro al sistema sanitario italiano di reggere al continuo aumento di richieste quali/quantitative”.
Ai lavori è intervenuta anche Anna Maria Marata, Servizio Assistenza Territoriale, Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali, Regione Emilia-Romagna, affermando che il poter associare sempre più spesso il termine tumore al termine cronicità rappresenta sicuramente un importante passo avanti in medicina: ciò dipende dal progresso nella diagnostica, nella chirurgia e nella terapia, i quali hanno infatti trasformato alcune forme di tumore in malattie a lunga sopravvivenza. “L’innovazione farmacologica – dichiara Anna Maria Marata- ha fatto grandi passi negli ultimi anni e passi ancora più grandi sono previsti per il prossimo futuro in particolare l’avvento della genetica nella decisione terapeutica sta aprendo nuovi importanti scenari”. Altro importante progresso negli ultimi anni, infine, è stato quello di rendere le terapie oltre che più efficaci anche più fattibili e meglio tollerabili.
Nella tavola rotonda moderata da Anna Maria Marata dal titolo “Innovazione, Smart Therapies e Miglioramento Della Clinical Governance” sono intervenuti Ilaria Massa, Responsabile Gruppo Outcome Research IRCCS - IRST Mendola, Francesco Merli, Direttore Struttura Complessa di Ematologia, IRCSS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia e Claudio Zamagni, Direttore SSD Oncologia Medica, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna.
Ilaria Massa ha dichiarato che il cancro è il cuore di questa tempesta perfetta che sta colpendo il nostro SSN e per mantenere il nostro sistema universalistico bisogna interrogarsi principalmente sulla sostenibilità. In particolar modo “la somministrazione sottocute ha un impatto sull’organizzazione riducendo i tempi di preparazione, i tempi occupati sulla poltrona e anche le liste di attesa.”
Francesco Merli ha continuato affermando che per quanto riguarda l’ematologia ci sono criticità legate all’aumento della sopravvivenza: da una parte il maggior afflusso di pazienti nei day services, dall’altra parte l’impiego maggiore di farmaci innovativi. “Abbiamo nuovi obiettivi: da un punto di vista organizzativo, bisogna esserci una migliore pianificazione dell’attività di day services; da un punto di vista in cui si deve mettere in paziente al centro, bisogna contrarre i tempi di permanenza in sala d’attesa”. Infine per quanto riguarda l’incremento della spesa sanitaria, che ad agosto 2018 è pari al 30%, i correttivi possibili possono essere: appropriatezza prescrittiva, EBM, impiego dei biosimilari, seguire le linee guida, soprattutto quelle interne.
Secondo Claudio Zamagni il panorama delle terapie oncologiche è in rapido cambiamento: “mentre le chemioterapie infusive mantengono ancora un ruolo in molte situazioni, i nuovi farmaci prevedono, in molti casi, vie di somministrazione diverse dall’endovenosa e in particolare sono sempre più numerose le terapie orali. Questo, unitamente ai vantaggi in termini di sopravvivenza che comportano periodi di cura sempre più lunghi, richiede l’adeguamento dell’organizzazione delle strutture oncologiche, che dovrà anche tenere in considerazione che non necessariamente la semplificazione della via di somministrazione significa minore complessità nella gestione della persona affetta da tumore.”
La tavola rotonda “Day hospital, case della salute, home care e tecnologia: quale futuro e quali attori nel trattamento cronico e prolungato del cancro” è stata introdotta da Alberto Bellelli, Sindaco di Carpi, Coordinatore Regionale ANCI Unioni dei Comuni, secondo il quale nel raffronto con la Sanità bisogna cercare di recepire le necessità delle comunità che si rappresentano. L’elemento della cronicità, oggi legato all’oncologia, va affrontato ad esempio nelle diverse prospettive sul territorio delle case di cura, delle case della salute, della cura a domicilio e del relativo impatto sui caregiver. “Bisogna reinvestire ciò che era stato investito per la deospedalizzazione in nuove tecnologie che permettano di creare nuove sostenibilità future: in particolare, secondo la sua esperienza professionale, gli enti locali e altri soggetti stanno affrontando qualcosa che prima o poi la società deve affrontare.”
Luca Baldino, Direttore Generale AUSL Piacenza, intervenuto ai lavori, ha rilevato che non si è più in grado di prendere in carico i pazienti cronici solamente in ospedale: bisogna gestire il paziente e i propri disagi a 360 gradi, per esempio in case di cura o in case della salute. “Si è riscontrato anche che i diversi stimoli che i pazienti recepiscono portano al tema dell’equità d’accesso, perché se messi al centro con sostegno di svariate figure professioniste, si incorre in minor modo alla deviazione del percorso terapeutico. Per questo motivo - conclude - bisogna fare un patto sociale con i cittadini nel quale si concentra la casistica con la clinica: in un percorso di presa in carico di un paziente oncologico si chiede al cittadino una maggiore mobilità, in cambio del tentativo da parte degli enti di portare più vicino i servizi. Tutto ciò può incrementare l’efficacia e l’aderenza terapeutica.”
Ha terminato i lavori Paola Boldrini, Senato della Repubblica, Membro della XII Commissione Permanente Igiene e Sanità. A suo parere essere curati a domicilio, in un contesto più familiare e confortevole, ma al contempo sapere di avere a disposizione le migliori tecnologie in un ambiente ospedaliero di prossimità è sicuramente la nuova sfida che abbiamo davanti per riuscire a tracciare percorsi di salute ottimali per tutti i cittadini in un’ottica di sviluppo sempre più importante della medicina territoriale. “La cronicizzazione delle patologie oncologiche ci impone una riflessione ancor più risolutiva ed immediata ma - dichiara la senatrice Boldrini - sono certa che tutti gli addetti ai lavori, dalla classe medica al mondo dell’associazionismo sapranno rispondere al meglio per riuscire a dare il giusto sostegno già dal momento di presa in carico del paziente.”

Per ulteriori informazioni: www.motoresanita.it (Omniapress-26.10.2018) 


giovedì 18 ottobre 2018

FARMACI BIOLOGICI: UTILIZZO IN CRESCITA. ASPETTI ORGANIZZATIVI ED ECONOMICI


Milano - Nel corso di un Convegno, intitolato "Farmaci biologici update. Dalla buona pratica clinica agli aspetti organizzativi ed economici", organizzato da Motore Sanità con il patrocinio della Regione Lombardia e con il contributo incondizionato di Sanofi, si è parlato di come i farmaci biologici negli anni hanno consentito a milioni di pazienti di beneficiare di terapie per molte patologie, spesso gravi e di complessa gestione, approfondendo in particolare gli aspetti clinici, gestionali ed organizzativi, tra i quali in primo piano la continuità terapeutica. 
Recentemente, la perdita della copertura brevettuale di molti di questi farmaci biologici ha permesso l’introduzione nel mercato dei relativi biosimilari, con importanti ripercussioni sia dal punto di vista clinico che della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.
Hanno aperto i lavori del convegno Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale FIMMG e Responsabile Area Comunicazione e Walter Ageno, Presidente Siset - Professore Associato di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università dell’Insubria, introducendo il tema e lasciando la parola a Giulio Gallera, Assessore al Welfare Regione Lombardia, che ha dichiarato “Siamo la prima regione d’Europa per produzione farmaceutica. Tutte le più grandi multinazionali hanno deciso di collocare qui siti produttivi e siti di ricerca, dando benefici anche in termini occupazionali ed è dovuto ad un grande ecosistema, cioè professionisti qualificati, ospedali attenti a recepire poi la fase clinica delle ricerche, istituzioni disponibili a cogliere la necessità di essere flessibili e veloci di venire in contro alle esigenze della ricerca”  
Nel suo intervento Francesco Scaglione, Vice Direttore Dipartimento di Farmacologia, Chemioterapia e Tossicologia Medica, Università degli Studi di Milano – ricordando la complessità strutturale dei farmaci biologici e l’attenzione che di conseguenza le autorità regolatorie pongono sui relativi processi produttivi, ha sottolineato che tuttavia il clinico si focalizza soprattutto sugli aspetti di efficacia, tollerabilità, e quindi sulla risposta del paziente. In quest’ottica, pur ribadendo una assoluta apertura all’utilizzo dei biosimilari in un contesto di sostenibilità del SSN, ha evidenziato come nell’ambito delle eparine la lunga pratica clinica nell’utilizzo degli originator ne consenta una grande maneggevolezza, e come sia pertanto necessario acquisire una   esperienza d’uso anche per il biosimilare per ottimizzare la gestione.     
Maria Elena Faioni, Dipartimento Scienze della Salute Università degli Studi di Milano – ha approfondito il tema delle eparine a basso peso molecolare, ricordando i meccanismi attraverso i quali esprimono la loro azione farmacologica, e come diversi processi produttivi originino molecole con caratteristiche farmacologiche e cliniche differenti. Faioni ha poi ripercorso le indicazioni terapeutiche delle eparine, impiegate nella gestione delle problematiche trombotiche, sia in profilassi che in terapia, anche in pazienti particolarmente complessi quali quelli oncologici e cardiologici, e non scevre dagli effetti collaterali insiti degli anticoagulanti, come le emorragie. Ha quindi concluso che, se è doveroso ed etico per un clinico utilizzare, ove possibile, un farmaco a minor costo, è fondamentale il monitoraggio degli aspetti di safety che, al di là di quanto previsto dalle normative di farmacovigilanza, necessiterebbe dell’implementazione di strumenti di osservazione attiva e strutturata.  
Per il punto di vista del farmacista, è intervenuto Marco Gambera, Dirigente Servizio Farmaceutico Territoriale, ATS Bergamo, riportando quanto definito nel Secondo Position Paper AIFA in base al quale i biosimilari richiedono gli stessi standard di qualità, sicurezza ed efficacia previsti per ogni medicinale biologico e possono essere pertanto intercambiabili con i corrispondenti originatori, tanto per i pazienti naive quanto per quelli già in terapia, anche se la decisione ultima sul trattamento rimane sempre responsabilità del medico prescrittore. 
Gabriella Levato, Segretario Generale Regionale FIMMG Lombardia, ha poi riportato le problematiche e il punto di vista del Medico di Medicina Generale sul tema della continuità terapeutica.
Nella sessione dedicata all’utilizzo dei farmaci biologici nell’ambito della Legge 648/96Walter Ageno, Presidente SISET - Professore Associato di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università dell’Insubria, ha evidenziato come questa legge sia stata un’iniziativa estremamente importante, consentendo l’utilizzo di farmaci innovativi non ancora in commercio in Italia e l’utilizzo di farmaci al di fuori delle indicazioni terapeutiche approvate. In particolare, Ageno ha ricordato che la legge 648 norma l’utilizzo delle eparine nella gestione del tromboembolismo in pazienti particolarmente complessi – quali la donna in gravidanza, il bambino, il paziente in terapia con anticoagulanti orali e il paziente neoplastico - ribadendo come, in questo ambito, l’approvazione all’uso del biosimilare non sia automatica, ma venga valutata volta per volta dalla Commissione Tecnico Scientifica di AIFA.  

Sul tema della farmacovigilanza è intervenuto Andrea Machiavelli, Direttore UOC Farmacia ASST Cremona, descrivendo il processo di risk management messo in atto dalla Regione Lombardia, e sottolineando l’importanza di una collaborazione tra le diverse figure che operano in Ospedale e i Medici di Medicina Generale. 
A seguire, nella tavola rotonda dedicata alla real life dal punto di vista clinico e organizzativo, è intervenuta, tra gli altri, Annarosa Racca, Presidente Federfarma Lombardia, sostenendo che i farmaci biologici sono già oggi un’importante classe di medicinali e lo saranno sempre più in futuro, per questo sarà indispensabile un coinvolgimento delle farmacie come canale distributivo nella dispensazione ai pazienti. Le farmacie sono disponibili ad aderire a progetti innovativi e i farmacisti, con il loro costante aggiornamento, sono la figura professionale di riferimento per i cittadini. Antonio Bellasi, Dirigente Nefrologia e Dialisi Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo – ha posto l’attenzione sul tema della continuità terapeutica, e particolarmente della difficoltà che il clinico si trova ad affrontare nel caso in cui le logiche di acquisizione dei farmaci portino a generare nel tempo un alternarsi di disponibilità di originator e differenti biosimilari, con la conseguenza di una discontinuità gestionale, soprattutto nei pazienti affetti da patologie croniche. 
Nell’ultima tavola rotonda, su farmaci biologici: aspetti organizzativi e economici, sono intervenuti Carlo Borghetti, Vice Presidente Consiglio Regionale Regione Lombardia, che si è dichiarato a favore di una maggiore autonomia delle Regioni, aggiungendo però che: “Bisogna valutare gli aspetti economici sia a livello centrale che tra i diversi sistemi sanitari regionali, come avviene per i farmaci innovativi”. Il Vice Presidente ha concluso il suo intervento domandandosi se sia necessario anche rivalutare il tema dell’autonomia nell’ottica che questo poi non porti ad una diseguaglianza di trattamento del paziente a seconda della regione di appartenenza. 
Infine Marco Maria Fumagalli, Componente III Commissione Sanità e Politiche Sociali Regione Lombardia, ha dichiarato che: “Investire in ricerca scientifica e innovazione è fondamentale per stimolare lo sviluppo economico e per il futuro del nostro Paese. Lo è ancora di più in settori capital intensive - come quello farmaceutico - per consentire alle nostre aziende di rimanere al passo con la concorrenza internazionale. In particolare, quello che si chiede loro, è di poter migliorare l’efficacia dei farmaci, in un’ottica di contenimento della spesa pubblica che rischia di diventare esplosiva e non sostenibile. Investire è quindi fondamentale, ma occorre farlo nel modo appropriato”. Fumagalli ha concluso il suo intervento in disaccordo con l’approccio adottato in precedenza da Regione Lombardia perché, a suo parere, la costituzione della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica, si è rivelata inefficace rispetto agli scopi che si era prefissata. 
Parlando di continuità terapeutica, ospedale e territorio, è intervenuto Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale FIMMG e Responsabile Area Comunicazione, spiegando l’iter di presa in carico del paziente: dopo il ricovero in ospedale, la diagnosi e la cura, viene dimesso, passando a quel punto in carico al medico di medicina generale che continuerà il suo percorso, chiedendo, nel caso, un controllo da parte del collega specialista”  

Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-17.10.2018)

lunedì 15 ottobre 2018

AL POLICLINICO GEMELLI: SISTEMA INFORMATIVO SANITARIO UNIFICATO "TRAKCARE" DI INTERSYSTEMS




Roma - InterSystems, leader mondiale del software applicato alla sanità, ha annunciato la collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma; siglata lo scorso agosto, l'iniziativa prevede la trasformazione dell’architettura del proprio sistema informativo in una sinergia ottimizzante che va nella stessa direzione del recente riconoscimento della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli come IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) nonché del conseguimento della certificazione Joint Commission (JACIE).

Il Policlinico Universitario A. Gemelli, polo di riferimento della Sanità nazionale e internazionale, in continua crescita di specializzazione, sarà quindi informatizzato con la soluzione basata su TrakCare di InterSystems, un sistema informativo sanitario unificato, incentrato sul paziente e sulla cartella clinica elettronica, in grado di gestire l’intero ciclo di cura del paziente e valorizzazione delle prestazioni, diffusa in 26 Paesi nel mondo, che dispone delle migliori pratiche globali nella gestione della salute del paziente. Il progetto prevede 4 fasi principali, distribuite in 2 anni e mezzo, a copertura estesa delle attività dei professionisti del Gemelli.

Il risultato: un sistema di cartelle elettroniche unificate a supporto delle decisioni cliniche. Il paziente sarà seguito passo per passo, dall’ingresso in ospedale dai diversi punti di accesso fino all’uscita dallo stesso –che sia da un ricovero, da un ambulatorio o dal Pronto Soccorso. In ogni momento della sua permanenza nellastruttura, tutti i professionisti che l’hanno in cura ne seguiranno il percorso adottando quindi le pratiche più appropriate, ottimizzando la cura e riducendo le latenze.

“TrakCare permette, in qualunque momento, agli operatori sanitari di avere un approccio olistico alle informazioni cliniche, amministrative ed economiche di ciascun paziente, rileva e memorizza gli eventi significativi, orchestra i processi e soprattutto supporta le decisioni del personale clinico al fine di raggiungere gli obiettivi clinici e finanziari prefissati. In altre parole, è un elemento fondamentale per abilitare l’innovazionee il miglioramento continuo dei processi di cura a beneficio dei pazienti – dichiara Cesare Guidorzi, Direttore Generale di InterSystems Italia –. Il nostro impegno è rivolto alle più prestigiose aziende ospedaliere Italiane per aiutarle a essere sempre più eccellenti, per questo siamo estremamente soddisfatti di poter annunciarel’accordo con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, realtà di primissimo livelloNazionale ed Internazionale”.
“In una struttura ospedaliera articolata e complessa qual è il Policlinico A. Gemelli, che coniuga ricerca e cura di alto livello, l’innovazione tecnologia rappresenta un fattore chiave per il raggiungimento dei nostri obiettivi e assicurare ai circa 100mila pazienti che ogni anno si rivolgono a noi i trattamenti migliori – afferma Marco Elefanti, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS -. L’accordo con una società leader come InterSystems Italia va in questa direzione, considerando quanto oggi sia strategico in sanità poter disporre di sistemi informatici evoluti. Siamo certi che sia tutto il nostro personale che i pazienti troveranno grandi benefici da questa collaborazione strategica”.

TrakCare sarà in grado di gestire e mettere in connessione un vasto numero di reparti: dal Pronto Soccorso ai processi amministrativi di prenotazione, accettazione, dimissioni e trasferimento dei pazienti, dalla gestionedelle liste d’attesa di ricovero e ambulatoriali al verbale di Pronto Soccorso. Il tutto, garantendo la connessione alle principali banche dati regionali o nazionali.

Fondata nel 1978, dall’attuale CEO Philip Terry Ragon, InterSystems è una società privata con sede centrale a Cambridge, Massachusetts (USA), e sedi dislocate in tutto il mondo; impiega circa 1.600 dipendenti e i suoi prodotti software sono utilizzati quotidianamente da milioni di persone in oltre 80 Paesi, per un fatturato che nel 2016 ha raggiunto i 575 milioni di dollari. 

Per info: www.intersystems.com/it/  (Omniapress-16.10.2018)







martedì 9 ottobre 2018

PENSIONI INPS: OLTRE 750MILA PAGATE DA 37 ANNI. "REDDITO DI CITTADINANZA" ANTE LITTERAM, SECONDO BRAMBILLA (ITINERARI PREVIDENZIALI)


Milano - Itinerari Previdenziali rileva che all’1 gennaio 2018 risultano in pagamento presso l’INPS ben 758.372 le prestazioni pensionistiche - comprese quelle ex INPDAP relative ai pagamenti pubblici - liquidate da oltre 37 annivale a dire erogate a donne e uomini andati in pensione nel 1980, o anche prima. Nel dettaglio, si tratta di 683.392 prestazioni fruite da lavoratori dipendenti e autonomi (artigiani, commercianti e agricoli), di cui 546.726 erogate a donne e 136.666 a uomini; per i pubblici, il conto ammonta invece a 74.980 prestazioni, di cui 49.510 liquidate a pensionate di sesso femminile e 25.470 a pensionati uomini.

Se si considera che prestazioni corrette sotto il profilo attuariale dovrebbero durare in media 25 anni, quelle evidenziate dall’ultimo Osservatorio sulla spesa pubblica del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali sono cifre rilevanti: attraverso l’esame in serie storica delle pensioni che sono ancora in vigore all’1 gennaio 2018, a partire da quelle decorrenti dal 1980 (o anni precedenti), il documento – formulato tenendo conto per le età medie attuali la data del 31 dicembre 2017 si propone infatti di ricavare alcuni indicatori sull’evoluzione della normativa italiana in ambito pensionistico e sugli effetti prodotti dalle diverse leggi in materia sulla spesa pubblica del Paese, con il chiaro intento di evidenziare errori che ancora gravano sul sistema e, quindi, da non ripetere. «Se con la riforma Monti-Fornero si è poi passati a un’eccessiva rigidità, è altrettanto vero che tra il 1965 e il 1990 si è persa la correlazione tra contributi e prestazioni, adottando requisiti di enorme favore», spiega Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, nel ricordare che ci vorranno diversi anni per ridurre anomalie, che tuttora appesantiscono il bilancio del welfare italiano. 

Basterà pensare, come rileva lo studio, che la durata media delle prestazioni erogate dal 1980 o prima è di circa 38 anni per i dipendenti del settore privato e di 41 anni per i lavoratori e 41,5 per le lavoratrici nel caso del settore pubblico. «Volendo anche tener conto dell’aspettativa di vita, siamo appunto ben oltre il paletto dei 25 anni che dovrebbe rappresentare un buon punto di equilibrio tra periodo di lavoro e tempo di quiescenza: anzi a oggi – spiega il Professore – sono in pagamento addirittura 3.806.297 prestazioni che hanno superano la durata di 25 anni e più, pari al 24% circa del totale dei pensionati (circa 16 milioni nel 2017). Si potrebbe dire una sorta di reddito di cittadinanza ante litteramanche se mascherato da pensione». 

Tra le categorie maggiormente favorite le donne, cui spetta l’80% delle prestazioni in pagamento da 37 anni e più e il 67% di quelle oltre i 25 anni; pensioni di invalidità, superstiti e vecchiaia le tipologie di prestazioni prevalenti. Da rimarcare poi che, al gennaio 2018, nel settore privato, risultano ancora in essere circa 250mila pensioni dovute a prepensionamenti avvenuti anche con 10 anni di anticipo rispetto ai requisiti allora vigenti: numeri che evidenziano l’uso particolarmente intensivo del prepensionamento fatto sino al 2002 e che in Italia, a differenza di quando non accada in altri Paesi Europei, gravano appunto sul bilancio pensionistico anziché essere considerati delle vere e proprie misure di “sostegno al reddito”. Analoga la situazione delle invalidità previdenziali: all’1 gennaio 2018 ne risultano in pagamento oltre 948mila (il 6,8% del totale pensioni), di cui con oltre 37 anni ben 328.000 e con 25 e più anni 490 mila.

Meritevole di particolare attenzione, infine, il caso della pubblica amministrazione che ha potuto beneficiare di norme estremamente favorevoli per andare in pensione anticipatamente negli anni Settanta-Ottanta e fino ai primi anni Novanta, quando la riforma Amato (1992) e la successiva riforma Dini (1996) posero fine al fenomeno delle baby pensioni, maturate cioè a fronte di pochi anni di contributi (dopo 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di servizio utile per le donne sposate o con figli, ad esempio). In questo caso, le prestazioni pensionistiche erogate da oltre 37 anni sono quasi 75mila, con prevalenza – per entrambi i generi – della pensione di anzianità su quella di vecchiaia. Fenomeno dovuto, soprattutto per la platea femminile, a carriere più continuative e lunghe, così come alle maggiori tutele (ad esempio in caso di maternità) un tempo attuate dal settore pubblico rispetto al privato. 

«Purtroppo, l’Italia preferisce spostarsi sempre sulle estreme anziché mantenersi in un centro “equilibrato” e tutto questo ne è il risultato. Pensiamo ad esempio al dibattito sulle pensioni – commenta il Prof. Brambilla – che, nelle ultime settimane, si è concentrato sul “ricalcolo” delle pensioni oltre i 4.000/4.500 euro, senza invece considerare tutte quelle prestazioni che, pur magari inferiori come importo, sono in pagamento da tempi lunghissimi e senza essere sostenute da un adeguato versamento di contributi…». 

L’Osservatorio Itinerari Previdenziali fornisce dunque dati utili anche a sfatare alcuni luoghi comuni, come quelli relativi all’età di pensionamento: «Spesso gli italiani si lamentano perché le età per andare in pensione sono (in alcuni casi anche molto nettamente) più elevate che in passato e aumentano ogni due anni. I motivi però sono essenzialmente due: viviamo di più, ed è una bella notizia, e dobbiamo rispettare il patto intergenerazionale mantenendo il sistema in equilibrio. Senza legare l’età pensionabile alla speranza di vita, i rischi sono proprio quelli che emergono analizzando questa vasta schiera di pensioni erogate molti anni fa e ancor oggi in pagamento: lavoratori mandati in quiescenza a età troppo giovani, baby pensioni come quelle del pubblico impiego, casi “limite” di prepensionamento, pensioni di anzianità concesse prima dei 50 anni e requisiti troppo permessivi per ottenere le prestazioni di invalidità e inabilità». 
  
L’Osservatorio sulla spesa pubblica “La durata media delle pensioni. Approfondimento sulla durata media delle pensioni italiane decorrenti dal 1980 al 2018 per numero, tipologia, genere e gestione” è disponibile sul sito Itinerari Previdenziali al seguente link:
Hanno partecipato alla redazione dell’Osservatorio: Chiara Appolloni, Alberto Brambilla, Salvatore Giovannuzzi, Antonio Prauscello e Alessandro Pulcini.
Itinerari Previdenziali è una realtà indipendente che da 10 anni svolge attività di ricerca, formazione e informazione nell’ambito del welfare e dei sistemi di protezione sociale, sia pubblici che privati, con l’obiettivo di sviluppare la cultura della previdenza, dell’assistenza e della sanità integrativa, svolgendo una funzione educativa/informativa destinata al grande pubblico. Al tempo stesso, si rivolge anche agli “addetti ai lavori”, presso i quali alimenta il dibattito scientifico e sviluppa l’approfondimento dei vari ambiti del welfare. (Omniapress-09.10.2018)