lunedì 10 dicembre 2018

ALLEANZA MEDITERRANEA ONCOLOGICA IN RETE (AMORe)


Napoli - La sinergia tra Regioni del Mezzogiorno per rafforzare la lotta al cancro e migliorare il servizio offerto ai pazienti. È questo lo spirito fondante dell'Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (AMORe) che, ad un anno dalla sua fondazione, si riunisce a Napoli per fare il punto della situazione. Infatti, nel corso dell’evento “AMORe Contro il Cancro, l’importanza di un’alleanza dei centri oncologici del Sud Italia”,  tenutosi presso l'IRCCS  Fondazione G. Pascale e organizzato da Motore Sanità (con il contributo incondizionato di Takeda, Amgen, Lilly e Roche), si sono confrontati i tre direttori generali dei nosocomi membri della rete: Attilio Bianchi dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli; Giovanni Battista Bochicchio del IRCCS CROB Rionero in Vulture e Antonio Delvino del IRCCS Giovanni Paolo II di Bari.
“Stiamo invertendo la narrazione sulla sanità Campana -interviene Enrico Coscioni, Consigliere del Presidente della regione Campania per la sanità- per questo oggi siamo qui, per dimostrare che stiamo offrendo qualcosa di totalmente nuovo: Cioè che su tutto il territorio regionale per alcune patologie e grazie anche a questa iniziativa in gran parte del Mezzogiorno c’è uniformità nel trattamento dei pazienti”. Infatti, uno degli obbiettivi cardine della rete oncologica è la creazione di percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (PDTA) certificati e condivisi. “Ad oggi -prosegue Coscioni- quello che differenziava la sanità di eccellenza del Nord e quella del Mezzogiorno era sostanzialmente che il cittadino non sentiva suo il servizio regionale. Perché -continua il professore- una volta diagnosticata la malattia il paziente si sentiva abbandonato a se stesso, invece oggi c’è una rete, e per il paziente quindi si attiva un percorso che lo accompagna dall’inizio alla fine, perché -conclude Coscioni- il paziente vuole e deve essere seguito. Inoltre lereti saranno fondamentali per quando si attiverà l’autonomia differenziata, che comporterà ulteriori rischi per il mezzogiorno”.
La rete quindi non è solo un progetto, ma è già una realtà per oltre 12milioni di persone. Su una platea così grande di pazienti i numeri dell'incidenza di tumore fanno, nonostante il trend sia in diminuzione, ancora paura. Infatti, secondo le ultime stime, nelle regioni dove è presente il progetto AMORe sono previste 66.400 nuove diagnosi di questo male, più di sette ogni ora (30'050 in Campania, 3250 in Basilicata, 22'600 in Puglia e 10'500 in Calabria). 
“In quest’anno dalla sua fondazione -sottolinea Attilio Bianchi, Dg del Pascale di Napoli- tutte le professionalità che compongono la rete si sono incontrati molte volte, tracciando percorsi di diagnosi, terapeutici e di ricerca condivisi. Abbiamo stabilito PDTA scientificamente validi e siamo a buon punto con l’ottenimento delle certificazioni, proseguiamo con la richiesta di un Comitato etico unico dedicato -prosegue Bianchi- e abbiamo creato la SCARL AMORe, per intervenire lì dove non è possibile farlo attraverso una fondazione”.
Per spiegare la necessità dello SCARL AMORe interviene Giovanni Battista Bochicchio, Direttore Generale IRCCS CROB Rionero in Vulture. “La società nasce per svolgere attività di coordinamento nell'assistere i soci nello sviluppo delle attività progettuali, per rappresentare gli stessi in progetti di RS&I complessi e nella gestione dei rapporti con Organismi di ricerca non appartenenti alla compagine sociale e nei processi di programmazione con l'Amministrazione per le attività consortili – prosegue Bochicchio – acquisire permessi, nulla osta, autorizzazioni per l'esecuzione dei servizi commissionati. Inoltre assisterà i soci nello sviluppo di un efficace sistema di monitoraggio e autovalutazione”. Quindi AMORe è attiva ma, come sottolinea il Bianchi, è solo un punto di partenza e non di arrivo. “Noi siamo solo i primi, abbiamo gettato le basi -aggiunge il Direttore- ma siamo aperti a tutti per offrire ai pazienti di tutto il mezzogiorno le migliori cure possibili”. Infatti non sono presenti solo i rappresentati dei tre nosocomi fondanti, c’è anche l’AO di Cosenza, che a breve si unirà alla rete.
“Colgo questa occasione per dire che sono state raccolte tutte le firme necessarie per completare l’iter burocratico per poter fare parte della rete oncologica -afferma Giovanni Gorgoni, Direttore Generale dell'AreSS Puglia- però entrando a far parte dell'alleanza AMORe, voglio sottolineare come questa rete sarà un coordinamento per le singole Regioni che, come la Puglia, ha già attivato reti regionali tra cui quella oncologica. Questa differenza -sottolinea Gorgoni- è fondamentale sia per la qualità stessa dei servizi erogati sia per combattere la mobilità passiva dei pazienti che non è solo un problema economico ma soprattutto sociale”. Problema, quello della mobilità passiva, che sfortunatamente coinvolge maggiormente le regioni del sud che con le sole Campania, Calabria e Puglia rappresentano il 25% del dato nazionale.
“Per evitare il problema della migrazione sanitaria - afferma Francesco Amato Direttore dipartimento oncoematologico AO di Cosenza- abbiamo creato gruppi di nosocomi che si sono dati regole ben precise, mettendo a confronto di continuo idee ed esperienze per poter trovar risposte da dare ai nostri pazienti. Inoltre -prosegue Amato- l'importanza della rete oncologica è quella di rafforzare la nostra posizione con gli stakeholders che fanno parte di un mondo in continuo movimento con grandi progetti di ricerca e di cui noi, sfortunatamente, ne eravamo stati esclusi. Questa forza -aggiunge il medico- ci serve anche per i farmaci innovativi e la loro sostenibilità come costi, che ad esempio solo l'anno scorso ha richiesto un'integrazione della manovra finanziaria per oltre un miliardo di euro”.
La rete AMORe però non si pone solo a modificare i percorsi per il paziente, vuole anche modificare gli approcci dei singoli nosocomi alla malattia e del rapporto con i pazienti. “AMORe è un grande progetto di integrazione -dichiara Antonio Delvino, Direttore Generale Istituto Tumori IRCCS Giovanni Paolo II di Bari- per l'integrazione però è necessario anche il cambiamento. Per ottenere l'integrazione bisogna inoltre condividere scopi e mezzi. Però -conclude il Direttore-l'integrazione è la condizione necessaria per l'innovazione”.
Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-10.12.2018)

lunedì 3 dicembre 2018

EXECUTIVE SUMMIT E CEO ITALIAN AWARDS 2018 DI FORBES


Milano - Il 5 dicembre 2018 si tiene presso Mandarin Oriental Hotel Milano l'edizione annuale del "CEO Italian Awards", organizzato in partnership con Forbesnel corso della quale saranno premiati i CEO che secondo il ranking Forbes rappresentano i “capitani del made in Italy” più innovativi e di successo. La premiazione  conclude i lavori dell’Executive Summit, conferenza annuale dell’Executive Club che ogni anno unisce amministratori delegati e imprenditori per discutere, insieme a rappresentanti delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali, esperti, accademici e firme autorevoli del giornalismo i macro trend attesi e le questioni chiave del business mondiale.

Nella presentazione dell'iniziativa si dice che dieci anni fa il collasso del sistema finanziario ha dato l’avvio a un lungo periodo di austerità, che ha fatto aumentare le disuguaglianze e l’instabilità politica in tutto il mondo, ma non ha eliminato i rischi di un nuovo crollo dell’economia. Probabilmente la prima cosa da fare è chiedersi cosa è successo. Per fare questo occorre uno sforzo di analisi di ciò che è oggi “il mondo nato dalla crisi” e allo stesso tempo di immaginazione delle traiettorie del “futuro possibile”. L'Executive Summit è l'appuntamento più prestigioso dell’executive club, che ogni anno riunisce oltre 200 amministratori delegati e imprenditori per discutere, insieme a rappresentanti delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali, esperti, accademici e firme autorevoli del giornalismo i macro trend attesi e le questioni chiave del business mondiale. 

L’ edizione 2018 propone una rilettura prospettica delle diverse sessioni del Summit, tradizionalmente focalizzate suitemi rilevanti per la business community. Macroeconomia e finanza internazionale, Geopolitica, Mercati, Innovazione, Strategia e Management saranno analizzati attraverso alcune parole chiave che interpretano i cambiamenti della nuova economia globale. “The core obsessions”: BEHAVIOUR; CONNECTIVITY; SUSTAINIBILITY; HUMAN; HYPERDRIVE. L’evento prevede un’alternanza di speech, dibattito con i partecipanti e sessioni di networking, con l’obiettivo di ispirare e stimolare idee per guidare la crescita.

Per info: www.club.businessinternational.it (Omniapress-03.12.2018)

domenica 2 dicembre 2018

DIABETE MELLITO E COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI: INCONTRO SU NUOVI FARMACI E GESTIONE PAZIENTI IN LOMBARDIA


Milano - Il 5 dicembre 2018 (inizio ore 9:00) si tiene a Palazzo Stelline (Corso Magenta 61, Milano) il “Roadshow diabetologia – diabete mellito e complicanze cardiovascolari”, organizzato da Motore Sanità. Apre i lavori l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. 

In Lombardia, il diabete è una delle patologie inserite nei percorsi di presa in carico della cronicità, anche attraverso metodi innovativi di controllo offerti gratuitamente.
In occasione della Giornata mondiale del diabete, il 14 novembre scorso, Gallera aveva evidenziato l’impegno di Regione soprattutto sulla prevenzione, in considerazione dell’elevato numero di persone affette da diabete, anche se non consapevoli e non sempre in forma cronica. “Una delle sfide di oggi – ha detto l’assessore – è la prevenzione, per giungere a diagnosi precoci, diminuendo i costi sanitari a vantaggio di innovazione e ricerca”.
Il numero dei cronici supera in Lombardia le 500.000 unità. E secondo gli ultimi dati, si tratta di un male che uccide una persona ogni quattro minuti. Tanto che i morti in Italia sono diventati nell’ultimo anno circa 20.000.
Tra il 1986 e il 2016 le diagnosi di diabete in Italia sono raddoppiate, passando da 2 a 4 milioni. Ed è quindi fondamentale che ci siano tavoli di discussione durante i quali il mondo accademico, quello delle associazioni di malati e la politica si confrontino per individuare le migliori terapie, farmacologiche e non, per il trattamento sia della malattia sia delle patologie connesse. In particolare, sono le complicanze cardiovascolari la prima causa di morte per chi soffre di diabete mellito.

Sulle sfide dell’amministrazione regionale interverranno Emanuele Monti, presidente della III Commissione sanità e politiche sociali e Carlo Borghetti, vice presidente del Consiglio regionale.
Il direttore scientifico dell’incontro, professor Enzo Bonora, si soffermerà sui bisogni, gli obiettivi e le prospettive in diabetologia. Un quadro generale che sarà poi calato nella realtà lombarda con Stefano Genovese, responsabile dell’Unità clinica e ricerca di diabetologia, endocrinologia e malattie metaboliche presso IRCSS Centro cardiologico Monzino.
Seguirà la relazione di Davide Lauri, presidente Cooperativa Milano, dal titolo “La gestione del paziente diabetico in Lombardia: piano di cura, centro servizi e agende dedicate” e, con “Il programma sanitario della Regione Lombardia – focus diabete”, interverrà Maurizio Bersani, dirigente della struttura piani e progetti dell’Unità organizzativa programmazione polo ospedaliero di Regione Lombardia.
Sarà il professor Giacomo Bruno, del department of drug sciences dell’Università di Pavia a trattare la “Sostenibilità per i nuovi farmaci, nuove tecnologie per la cura del diabete ed evidenze farmacoeconomiche”. Otto i relatori della tavola rotonda conclusiva. A moderare l’incontro sarà il giornalista Ettore Politi. 

Nella presentazione dell'iniziativa si rileva che l diabete è una sorta di pandemia mondiale che in Italia colpisce 4 milioni di persone consapevoli della malattia ed un altro milione di persone che, pur essendone affette, non ne sono a conoscenza e quindi non fanno nulla per curarsi. Di questi circa 5 milioni di italiani con diabete oltre il 90% ha il tipo 2, associato ad uno stile di vita poco salutare ma fortemente condizionato da determinanti genetici. Il diabete comporta un rischio circa doppio di incorrere in malattie cardiovascolari e di morire per malattie cardiovascolari, ma si complica spesso anche con retinopatia, nefropatia, neuropatia, piede diabetico e/o altre patologie a carico di ossa, articolazioni, cute, polmoni, apparato digerente, ecc. Il diabete aumenta anche il rischio di gravi infezioni e di tumori. Ogni anno in Italia il numero di persone che muoiono a causa o anche a causa del diabete non è molto distante dal numero di persone che muoiono per cancro. 
La protezione cardiovascolare è uno dei principali obiettivi di cura nel diabete e per questo negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi che hanno testato la sicurezza o i benefici dei nuovi farmaci anti-iperglicemici resi disponibili per la sua terapia. Più frequentemente questi studi hanno esaminato soggetti con pregressa malattia cardiovascolare (prevenzione secondaria) ma in alcuni studi sono stati reclutati anche soggetti con elevato rischio ma senza eventi pregressi (prevenzione primaria). Negli studi condotti con inibitori DPP-4 si è documentata una sicurezza cardiovascolare di tali farmaci ma nessun beneficio. Negli studi condotti con agonisti GLP-1 in alcuni casi è stata dimostrata solo sicurezza e in altri anche un beneficio cardiovascolare e renale. Risultati importanti sono stati osservati negli studi con inibitori SGLT-2, farmaci che hanno evidenziato una riduzione degli eventi cardiovascolari e renali ma anche in alcuni casi una riduzione della mortalità sia cardiovascolare che per tutte le cause. I risultati più eclatanti sono stati osservati nello studio EMPA-REG, condotto con empagliflozin in soggetti in prevenzione secondaria. Questi risultati hanno portato le società scientifiche dell’area diabetologica a rivedere le linee guida nel trattamento del diabete tipo 2, soprattutto in presenza di malattia cardiovascolare.

Dal punto di vista dell’economia sanitaria va sottolineato che il diabete è una patologia estremamente costosa che in Italia rende conto di quasi il 15% della spesa sostenuta dal SSN. Circa il 90% di questa spesa è attribuibile al costo delle complicanze della malattia e solo il 10% alla gestione standard, fra cui la spesa per i farmaci anti-iperglicemizzanti, i dispositivi per monitoraggio e terapia, gli esami di laboratorio di ambito metabolico e gli accessi ai centri diabetologici. La cost-effectiveness dei nuovi farmaci per la cura del diabete, in particolare quelli con provati benefici cardiovascolari, appare indiscutibile ma purtroppo esistono ancora barriere al loro più ampio utilizzo: impossibilità di prescrizione senza oneri a carico del cittadino in alcune tipologie di soggetti, accesso difficoltoso agli specialisti che al momento sono gli unici abilitati a prescrivere, considerazioni sulla spesa che tengono conto solo del prezzo del farmaco ma non del costo complessivo della malattia complicata da problematiche cardiovascolari (infarto, ictus, scompenso cardiaco). Appare quindi importante portare all’attenzione dei politici e dei decisori in sanità gli aspetti cruciali della patologia diabetica e delle sue complicanze, soprattutto cardiovascolari, l’impatto economico presente e futuro della malattia, le principali strategie di prevenzione anche alla luce delle nuove opzioni terapeutiche disponibili. 

Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-01.12.2018)

martedì 27 novembre 2018

INFRASTRUTTURE SOCIALI (RSA E STUDENT HOTEL): OPPORTUNITA' PER INVESTITORI ISTITUZIONALI SECONDO ASSOPREVIDENZA


Milano - Nel corso di un incontro con la stampa sugli investimenti in economia "reale" e, in particolare sulle infrastrutture sociali, che coinvolgono fondi pensione, Casse di Previdenza dei professionisti, Fondazioni bancarie e altri investitori istituzionali, Assoprevidenza (Associazione Italiana per la Previdenza Complementare) ha rilevato che nell’ultima classifica mondiale della competitività stilata dal World Economic Forum, alla voce “infrastrutture” l’Italia figura al ventunesimo posto, preceduta in Europa non soltanto da Germania, Francia e Gran Bretagna, ma anche da Paesi le cui economie pesano meno della nostra all’interno dell’UE come Olanda, Spagna e Belgio, per citare soltanto i più importanti.
Il deficit infrastrutturale è per definizione un freno allo sviluppo e alla produzione di ricchezza, ma nel mondo rappresenta una grande opportunità, soprattutto per gli investitori istituzionali. Secondo l’Official Monetary & Financial Institutions Forum, un gruppo di ricerca indipendente basato a Londra, i grandi fondi hanno in programma a livello globale investimenti in infrastrutture per 130 miliardi di dollari entro i prossimi due anni. Molti fondi pensione americani hanno deciso di raddoppiare la quota di questa tipologia di investimenti nel loro portafoglio. “Non c’è dubbio - ha affermato il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello - che anche per gli investitori istituzionali italiani, in primo luogo per i fondi pensione, gli impieghi nell’economia reale aprano spazi virtuosi”.
In particolare gli investimenti in infrastrutture sono attraenti perché il loro rendimento non è legato all’andamento dei mercati finanziari, di cui non subiscono la volatilità, e nemmeno all’andamento dei cicli economici. Soprattutto, l’orizzonte temporale è ideale per investitori come i fondi pensione e le casse previdenziali, che per la stessa natura della loro attività ricercano occasioni di investimento in grado di offrire rendimenti corretti per il rischio stabili e appetibili nel lungo periodo. “In Italia - ha sottolineato Corbello - sono già state realizzate, o stanno per esserlo, iniziative che appaiono paradigmatiche. Ne cito solo due: la Cassa Forense ha sottoscritto un importante impegno con il FEI-Fondo Europeo per gli Investimenti che opera a sostegno delle piccole e medie imprese; l'ANIA, l’Associazione delle imprese di assicurazione, sta promuovendo la realizzazione di un fondo infrastrutturale per le proprie associate”.
Da anni Assoprevidenza, in estrinsecazione del suo ruolo di centro tecnico, si adopera per far conoscere le caratteristiche di varie tipologie di Fondi di Investimento Alternativi (FIA), che nella totalità dei casi compiono investimenti nell'economia reale: fondi immobiliari, fondi di private equity, credit funds, fondi dedicati alle energie alternative, fondi votati al nuovo comparto dell'intelligenza artificiale e della robotica. “Per ciascuna tipologia di possibile impiego, da soli o con altri - ha ricordato il presidente di Assoprevidenza -  abbiamo realizzato convegni e seminari, cercando di informare al meglio il comparto della previdenza complementare. Da ultimo ci siamo particolarmente focalizzati sul settore delle infrastrutture sociali (Residenze Sanitarie Assistenziali, strutture sanitarie in genere, studentati e student hotel), che risultano piuttosto ‘semplici’ da valutare e sono in grado di offrire, con bassissimo rischio, rendimenti stabili e interessanti nel tempo”. Inoltre questa tipologia di investimenti, secondo Corbello, sposa perfettamente la missione sociale degli enti previdenziali con le necessità del Paese: “Per le RSA basti pensare al peso del fenomeno invecchiamento, di cui l’Italia è la punta di diamante in Europa, e alla loro caratteristica - cui siamo particolarmente sensibili - di iniziative di sviluppo sostenibile”.
Con l’incontro sul tema delle infrastrutture sociali, Assoprevidenza ha inteso rendere pubblica una coesione tra tutte le tipologie di investitori istituzionali, superando quindi l'ambito della previdenza complementare.
Alla sollecitazione di Assoprevidenza hanno infatti risposto positivamente e stanno rispondendo fondi di previdenza complementare, fondazioni bancarie, casse professionali di base, compagnie di assicurazione. “Siamo particolarmente onorati della circostanza che al nostro appello, tra i primi - ha tenuto ad affermare Corbello - abbia aderito il Fondo Pensione della Città del Vaticano: ancor prima dei contenuti di sicurezza e redditività, ha positivamente considerato l'eticità dell'investimento di cui si è discusso oggi”.
All'incontro ha partecipato REAM sgr, asset manager del settore immobiliare con caratteristiche uniche nel panorama delle società di gestione italiane: il capitale fa interamente capo a fondazioni bancarie, quindi a enti non profit. REAM è stato l'operatore su cui si è particolarmente appuntata l'attenzione degli investitori istituzionali. Il suo Direttore, Generale Oronzo Perrini, in particolare, ha illustrato la peculiare e rigorosa procedura di investimento adottata dalla SGR da lui diretta. 
Per info: www.assoprevidenza.it (Omniapress-27.11.2018)


venerdì 23 novembre 2018

SOCIETA' ITALIANA NEONATOLOGIA: DRAMMATICO CALO DELLE NASCITE IN ITALIA. SALDO NATI/MORTI: -180MILA NEL 2017. SOSTENERE LA NATALITA'




Roma - In occasione del Convegno “Indagine Famiglie 2.0”, tenutosi Roma presso la Città del Vaticano, il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), Prof. Fabio Mosca, ha lanciato l’allarme riguardo al problema della denatalità in Italia.
In Italia - ha detto Mosca - nascono sempre meno bambini, un numero nettamente inferiore rispetto ai decessi (464.000 nati per 647.000 morti – Istat 2017), meno anche rispetto agli anni della prima e seconda Guerra Mondiale. Perdiamo ogni anno circa 180.000 persone, come se Modena o Reggio Calabria fossero azzerate.”

L'iniziativa, che ha avuto la benedizione del Santo Padre, è nata da un’idea di RCS Media Group e di Chiara Bidoli, direttore di Insieme e Io e il mio bambino, e vede il coinvolgimento, oltre che di Fabio Mosca Presidente SIN, anche di Alberto Villani Presidente Società Italiana di Pediatria (SIP) e di Giovanni Scambia Presidente Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO).

“L’Italia - prosegue il presidente SIN - è tra i paesi che fanno meno figli al mondo. L’ indice di fecondità (numero di figli per donna in età fertile) è 1,34, e siamo con la Spagna il fanalino di coda in Europa. Secondo le ultime previsioni Eurostat, sulla base dei trend attuali, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini, il rischio è che la famiglia italiana sarà completamente ridefinita: tre quinti dei nostri bambini non avrà fratelli, cugini, zie e zii; solo genitori, nonni e bisnonni. Stiamo diventando un Paese con prevalenza della popolazione anziana: già oggi per 161 persone di età maggiore di 64 anni, ci sono solo 100 bambini di età inferiore a 15 anni. Di questo passo il welfare diventerà insostenibile, già oggi il rapporto tra la popolazione in età inattiva su quella attiva è del 55%. Bisogna invertire questa tendenza, incentivando innanzitutto la natalità e per farlo occorre ricostruire un tessuto sociale e delle facilitazioni per le famiglie, che oggi in Italia non sono sufficienti. Non è un caso che nelle regioni del Sud ormai da più di 10 anni la natalità sia più bassa che al nord.”

“La questione non è solo economica – sottolinea Mosca - ma anche culturale. Il problema vero è che l’Italia non è neonato (e bambino) - centrica, il figlio è visto come un vincolo, un limite alla libertà, all’autonomia e all’affermazione personale, il nuovo stile di vita è individuale, “child free”.  Ma una società senza figli è una società senza futuro. Non basta ridare autonomia ai giovani e renderli indipendenti prima, togliendo incertezza e precarietà, creando prima le condizioni per favorire decisioni familiari riproduttive. Non basta migliorare le politiche per la conciliazione tra casa e lavoro, rendendo l’organizzazione più adatta alle madri lavoratrici e offrendo asili e servizi numericamente ed economicamente adeguati. È ormai non più rimandabile adottare politiche che previlegino le donne, garantendo lavoro e stabilità, partendo dalla consapevolezza che oggi le donne che lavorano fanno più figli.” 

La SIN, insieme ai colleghi della Società Italiana di Pediatria (SIP) e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), con il necessario supporto delle Istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti, può certamente fare qualcosa per sviluppare una nuova mentalità a favore delle nascite.

Innanzitutto occorre ridare fiducia e sicurezza alle famiglie – continua il Presidente SIN – sostenendo le mamme prima e dopo la nascita. Le madri infatti dispongono di supporti economici e strutturali non adeguati (un figlio costa molto, nel primo anno di vita 7.000 - 15.000 euro, 120.000 euro fino a 18 anni), bisogna ripensare ad un welfare più attento ai figli e alla gravidanza, che prosegua negli anni, mettendo i neonati e le loro famiglie al centro di un articolato progetto politico di sostegno.
È anche necessario migliorare l’attuale “percorso nascita” italiano, garantendo la migliore assistenza possibile al neonato e ai suoi genitori, soprattutto eliminando le differenze regionali. Oggi solo il 10% delle donne allatta al seno oltre il sesto mese: è evidente che non ci sono le condizioni ottimali per facilitare e proteggere l’allattamento materno, indicatore di un “sistema” che non tutela mamma e neonato in un periodo così importante della vita, che ha rilevanti ripercussioni sulla salute futura di entrambi.  Occorre, inoltre, focalizzare la nostra attenzione sui soggetti più fragili in assoluto, i neonati prematuri, poiché sostenere questi bambini e le loro famiglie in modo adeguato, oltre ad essere necessario, contribuisce ad accrescere la fiducia nel nostro Sistema Sanitario, che comunque resta tra i migliori al mondo”. 

Un dato positivo importante però c’è: i giovani italiani desiderano ancora avere figli, quindi c’è margine per invertire questa tendenza. Tre giovani su quattro, secondo l’Osservatorio Giovani 2013/17, vorrebbero avere due o tre figli.
Per sostenere la natalità, la Società Italiana di Neonatologia auspica una presa di coscienza collettiva e il coinvolgimento sinergico di tutti i soggetti interessati: le società scientifiche, le associazioni, le istituzioni sanitarie, gli studiosi, le imprese, le scuole e, in primis, la Politica nazionale e locale. 

“Occorre mettere in campo tutte le risorse disponibili, affinché gli italiani tornino a fare figli e le coppie decidano di formare una famiglia, sentendosi sostenute e fiere di essere genitori - conclude Mosca – per mettere davvero IL NEONATO AL CENTRO DEL FUTURO”.

Per info:  www.neonatologia.it (Omniapress-21.11.2018)


venerdì 16 novembre 2018

DIABETE MELLITO E COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI: ROADSHOW MOTORE SANITA' A NAPOLI



Napoli - Il 26 Novembre 2018 (ore 9 - 13.30) si tiene al Centro Direzionale Isola A/6 di Napoli il "Roadshow Diabetologia" su "Diabete mellito e complicanze cardiovascolari", organizzato da Motore Sanità. Si tratta di una tavola rotonda, cui saranno presenti sia rappresentanti della politica campana e del SSN sia esponenti del mondo accademico, volta a costruire un ponte tra le ultime ricerche sui farmaci anti-diabete e di trattamento del paziente ed i servizi offerti dal SSN in Regione. Al centro della discussione la difficile bilancia tra la richiesta, sempre maggiore, di farmaci anti-diabete e l'utilizzo di molecole più mirate ed efficaci, quindi più costose, tenendo conto della stringente necessità del contenimento dei costi.
Il diabete è una malattia diagnosticata ad oltre 4milioni di italiani mentre, secondo le ultime stime, sono circa 1milione i nostri concittadini affetti da questo male e che ancora non ne sono consapevoli, non potendo quindi accedere alle cure più adeguate. Di questi circa 5 milioni di italiani con diabete oltre il 90% ha il tipo 2, associato spesso ad uno stile di vita poco salutare ma fortemente condizionato da determinanti genetici. 
Uno degli aspetti peggiori per chi soffre di diabete mellito è il rischio quasi doppio di incorrere in patologie cardiovascolari anche fatali. Però non vanno trascurate anche le possibili complicazioni come: retinopatia, nefropatia, neuropatia, piede diabetico e altre patologie a carico di ossa, articolazioni, cute, polmoni, apparato digerente, ecc. Inoltre, chi soffre di diabete vede aumentarsi anche il rischio di gravi infezioni e di tumori. A causa di tutte queste complicazioni il diabete è paragonabile, per numero di vittime, al tumore che miete più vittime nel nostro Paese, quello del polmone. 
La cura e la prevenzione dell’apparato cardiovascolare sono tra i principali obbiettivi per chi si occupa di diabete mellito, per questo negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi che hanno testato la sicurezza o i benefici dei nuovi farmaci anti-iperglicemici resi disponibili per la sua terapia. Più frequentemente questi studi hanno esaminato soggetti con pregressa malattia cardiovascolare (prevenzione secondaria) ma in alcuni studi sono stati reclutati anche soggetti con elevato rischio ma senza eventi pregressi (prevenzione primaria). Negli studi condotti con inibitori DPP-4 si è documentata una sicurezza cardiovascolare di tali farmaci ma nessun beneficio. 
Negli studi condotti con agonisti GLP-1 in alcuni casi è stata dimostrata solo sicurezza e in altri anche un beneficio cardiovascolare e renale. Risultati importanti sono stati osservati negli studi con inibitori SGLT-2, farmaci che hanno evidenziato una riduzione degli eventi cardiovascolari e renali ma anche in alcuni casi una riduzione della mortalità sia cardiovascolare che per tutte le cause. I risultati più eclatanti sono stati osservati nello studio EMPA-REG, condotto con empagliflozin in soggetti in prevenzione secondaria. Questi risultati hanno portato le società scientifiche dell’area diabetologica a rivedere le linee guida nel trattamento del diabete tipo 2, soprattutto in presenza di malattia cardiovascolare. 
Dal punto di vista dell’economia sanitaria va sottolineato che il diabete è una patologia estremamente costosa che in Italia rende conto di quasi il 15% della spesa sostenuta dal SSN. Circa il 90% di questa spesa è attribuibile al costo delle complicanze della malattia e solo il 10% alla gestione standard, fra cui la spesa per i farmaci anti-iperglicemizzanti, i dispositivi per monitoraggio e terapia, gli esami di laboratorio di ambito metabolico e gli accessi ai centri diabetologici. 
La cost-effectiveness dei nuovi farmaci per la cura del diabete, in particolare quelli con provati benefici cardiovascolari, appare indiscutibile ma purtroppo esistono ancora barriere al loro più ampio utilizzo: impossibilità di prescrizione senza oneri a carico del cittadino in alcune tipologie di soggetti, accesso difficoltoso agli specialisti che al momento sono gli unici abilitati a prescrivere, considerazioni sulla spesa che tengono conto solo del prezzo del farmaco ma non del costo complessivo della malattia complicata da problematiche cardiovascolari (infarto, ictus, scompenso cardiaco). 
Appare quindi importante portare all’attenzione dei politici e dei decisori in sanità gli aspetti cruciali della patologia diabetica e delle sue complicanze, soprattutto cardiovascolari, l’impatto economico presente e futuro della malattia, le principali strategie di prevenzione anche alla luce delle nuove opzioni terapeutiche disponibili.
Per info:  www.motoresanita.it e www.panaceascs.com (Omnipress-16.11.2018)


martedì 13 novembre 2018

2a GIORNATA NAZIONALE SULLE DIPENDENZE TECNOLOGICHE: GIOVANI "IPERCONNESSI" E GENITORI ASSENTI.



Roma - L'Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo) in collaborazione con il portale per gli studenti Skuola.net ha presentato una ricerca sull'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani. L'indagine è stata condotta su un campione di 23.166 persone, di cui 9.419 maschi e 13.747 femmine, di età compresa gli 11 e i 26 anni. I numeri evidenziano che nonostante tutti i moniti e gli avvertimenti dati fino a questo momento sull'importanza di perseguire un uso consapevole dei preziosi strumenti di informazione e formazione come smatphone, tablet e computer, si è ancora lontani da questo traguardo. I ragazzi, infatti, da quanto si evince dai dati sono “iperconnessi”, soprattutto in alcune fasce di età.

In media, tra gli 11 e i 26 anni spendono online tra le 4 e le 6 ore il 32,5% dei ragazzi. Più del 17% del campione resta connesso tra le 7 e le 10 ore. Supera le 10 ore quasi il 13% degli intervistati. Entrando nel dettaglio, invece,si nota che dagli 11 ai 14 anni circa il 12% delle femmine e il 10% dei maschi dichiarano di passare più di 10 ore al giorno online, la percentuale sale rispettivamente al 35% e al 20% intorno ai 26 anni. In tutte le fasce di età indagate, invece, emerge che controllare lo smartphone con una frequenza di 10 minuti è l'esigenza di circa il 40% dei ragazzi. Dichiara di farlo il 40% delle femmine e il 27,6% dei maschi tra gli 11 e i 14 anni, il 45,4% delle ragazze e il 38, 8% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il 46,8% delle giovani e il 38,1% dei loro coetanei dell'altro sesso tra i 18 e i 20anni. Dai 21 ai 26, invece, iniziano a guardarlo quasi nel 30% dei casi, sia maschi sia femmine, con una frequenza intorno ai 30minuti. 

A seguito di questi comportamenti emerge una correlazione importante, dicono gli esperti: la capacità di attenzione è drasticamente diminuita. Se fino a qualche anno fa durava anche più di 20 minuti, «oggi potremmo paragonarla a quelle di un pesce rosso, che riesce a stare concentrato per 9 secondi», commenta Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell'Associazione Nazionale Di.Te. Questo ha un costo, anche sulla vita di relazione oltre che sulle menti. «Questi comportamenti, in alcuni casi compulsivi e che potrebbero evidenziare un ipercontrollo oltre che un'iperconnesione, hanno un prezzo elevatissimo:aumentano la distanza relazionale fra noi e gli altri. La vita offline non è uguale a quella online: nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi», osserva il Presidente Di.Te. Ma non è tutto: «Anche la capacità di provare sentimenti ne risente. Sì, perché emozioni e sentimento non sono la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere», ribadisce Lavenia. «La dimensione digitale non è più trascurabile e non è più etichettabile come solo virtuale:questo concetto, infatti, rimanda a una realtà che non esiste o che è in potenza. Ma, invece, si tratta di una dimensione reale e che ha sue precise caratteristiche nell'ambiente digitale, ha una sua identità e sue modalità di interazione. Dunque, va a modificare le capacità di espressione personale, di relazione, di ascolto di sé e dell'altro. Il problema oggi è prendere consapevolezza che la tecnologia ha le sue dimensioni pervasive che ci hanno portato de facto ad avere una sfera digitale nella quale l'essere umano è immerso per un numero di ore significativo, come si evince dai dati, ed è quasi paragonabile a quelle in cui è immerso nella realtà analogica sensoriale», rimarca Daniele Grassucci, Co-founder e Direttore del portale Skuola.netvisitato ogni mese da più di 5.000 studenti. 

Passiamo davvero tanto, troppo, tempo della giornata online. E, osserva Daniele Grassucci: «Non è possibile tornare indietro, ma la cosa che possiamo fare è utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa cominciando anche a monitorare quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato ed educato di questi mezzi e riportarli in un alveo corretto. Come accade nel mondo analogico, dove si insegnano ai figli a guardare ai pericoli con le attenzioni del caso, così si dovrebbe fare anche nel mondo digitale». 

Condividendo anche la vita online con i propri famigliari. Ecco, e qui emerge un altro punto da indagare: quanto parlano i ragazzi ai genitori di quello che fanno in rete? In media, dichiarano di non farlomai il 18,5% delle ragazze e il 20% dei ragazzi minorenni tra gli 11 e 17 anni.Nella stessa fascia di età, lo fa “ogni tanto” il 30% del campione, mentre solo il 20% coinvolge raramente  mamma e papà su quanto fa sui device. «Questa è una ricerca che abbiamo condotto insieme a Skuola.net su un ampio campione di ragazzi, ma nell'indagine precedente in cui abbiamo intervistato 1.000 adulti tra i 28 e i 55 anni e 1.000 giovani tra i 14 e i 20 anni abbiamo rilevato che nel 38% dei casi la risposta dei genitori ai figli che chiedono loro di parlare è “un attimo”. Spesso, rispondono così perché sono loro i primi a essere affaccendati sul loro smartphone», commenta il Presidente Di.Te., Giuseppe Lavenia.E allora che si fa? «Si dovrebbe iniziare a riparare a questi momenti che vengono percepiti dai figli come disconferme, disvalore.I ragazzi non si sentono importanti per i genitori e questo li fa chiudere in se stessi. La condivisione, così, verrà sempre più a mancare. Si deve stabilire un momento in famiglia in cui tutti i telefoni e tutti gli strumenti digitali che possono avere una connessione rimangono spenti o silenziosi senza vibrazioni o distrazioni di sorta. In quel tempo si parla, si discute, ci si confronta. Un'altra cosa a cui noi dell'Associazione Di.Te. ci stiamo interessando da tempo sono i Diconnect Day, momenti nelle città in cui per qualche ora le famiglie depositano il cellulare e fanno attività che li riportino a sensazioni legate al corpo e all'ascolto degli altri. Oggi, quest'aspetto è pressocché assente in alcune realtà». Se poi si chiede ai ragazzi tra gli 11 e i 17 anni se i genitori controllano le loro attività online, quasi il 50% di loro dice di no. «L'avvento del digitale ha avuto un'evoluzione molto veloce, bisognerebbe lavorare anche sulla consapevolezza di quelle che soni i rischi di un uso non equilibrato. Sia per i ragazzi sia per gli adulti», avverte Daniele Grassucci.

La ricerca sull'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani ha messo in luce anche un altro dato che deve fare riflettere: quasi il 15% del campione ha detto che riceve di tanto in tanto commenti offensivi sulle chat o sui social network, e la stessa percentuale di giovani risponde pan per focaccia a queste vessazioni. Più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, però, non parla ai propri genitori di queste esperienze spiacevoli.Scendi di due e quattro punti la percentuale, se si va a leggere i dati relativi rispettivamente ai giovani che hanno tra i 15 e i 17 anni e tra quelli compresi tra i 18 e i 20 anni. «Il cyberbullismo è un fenomeno che ci deve tenere sempre in allerta:come purtroppo abbiamo avuto modo di leggere dalle cronache può avere episodi drammatici. Dovremmo fare ancora più prevenzione nelle scuole e ritornare a dare valore al corpo, all'empatia, far comprendere ai ragazzi come stanno quelli che vengono aggrediti con parole di odio o offese...Dovremmo, insomma, ritornare ai sensi, per sensibilizzare. Ma stando così tante ore online i sensi vengono poco allenati, dunque voglio ribadire ancora una volta l'importanza dello strumento del detox tecnologico condiviso in famiglia. Basterebbero 3 ore a settimana per iniziare e il tempo della cena come sana abitudine», commenta Giuseppe Lavenia. «Il nostro sistema scolastico deve lavorare sull'educazione dell'uso di queste nuove tecnologie,e c'è ancora tanto da fare», sottolinea Daniele Grassucci. E il lavoro è sinergico, coinvolge famiglie, scuole, ragazzi e istituzioni. 

Il 10 novembre 2018 si è poi tenuta la Seconda Giornata sulle Dipendenze Tecnologiche presso l'Auditorium del Massimo di Roma. Il convegno organizzato dall'Associazione Nazionale Di.Te e patrocinato da Enpap, Consiglio Regionale del Lazio, Ordine degli Psicologi del Lazio, Anep, Eurosofia, Centro Clinico Salus, Vivere Verde Onlus, Skuola.net, Prospettive, e sponsorizzato da Giunti Psychometrics, ha avuto come filo conduttore il tema “RelAzioni e CambiaMenti”. con interventi di esperti del settore, fra cui il presidente Di.Te. Giuseppe Lavenia, lo psicoanalista Massimo Recalcati, lo psichiatra e responsabile dell'Ambulatorio per le Dipendenze da Sostanze e delle Dipendenze Comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma Federico Tonioni, la Presidente dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza Maura Manca, la psicologa e docente dell'Università La Sapienza Barbara Volpi e il cardiologo Massimo Gualerzi, l'attore Paolo Ruffini e Christian Marazziti, regista del film Sconnessi. Hanno partecipato anche il presidente ENPAP, Felice Damiano Torricelli e il presidente Ordine degli Psicologi del Lazio, Nicola Piccinini. 

Per info: www.dipendenze.com  (Omniapress-12.11.2018)


giovedì 8 novembre 2018

FUSIONI E ACQUISIZIONI (M&A): 1700 MILIARDI $ NEL 1° SEMESTRE 2018. IN ITALIA MEGADEAL ATLANTIA/ALBERTIS



Milano - Secondo il report “Synergies take center stage” di The Boston Consulting Group (BCG) l’attività di M&A (merger and acquisitions - fusioni ed acquisizioni aziendali) nel primo semestre 2018 a livello globale è in crescita e poco distante dall’anno record 2015.
Si parla, in cifre assolute, di 1.700 miliardi di dollari di valore con oltre 16mila scambi totali, di cui 22 megadeal, ovvero affari che superano la soglia dei 10 miliardi di dollari. Tra questi, c’è l’acquisizione da parte di Walmart del colosso indiano del commercio elettronico Flipkart. Un’acquisizione da 16 miliardi di dollari, ottenuta battendo l’offerta di Amazon. Si tratta di un’operazione significativa sia per il nome delle realtà coinvolte, sia perché esemplifica in maniera precisa le tendenze di un momento storico nel quale le acquisizioni e le sinergie si stanno affermando come la strada maestra per rimanere competitivi sul mercato anche uscendo da quelle che sono le proprie tradizionali capacità e i propri mercati di riferimento. Attraverso Flipkart, Walmart punta infatti a potenziare la sue capacità di e-commerce e a raggiungere una maggiore presenza in un mercato emergente e potenzialmente ricco come quello indiano.

Anche l’Italia ha avuto tra il 2017 e il 2018 il suo megadeal con l’acquisto, da parte di Atlantia, del colosso spagnolo Albertis Infraestructuras (valore dell’accordo oltre 22 miliardi di dollari). Questa operazione, unita per esempio a quella che nel 2017 ha visto fondersi Essilor International e il gruppo Luxottica, ha contribuito a far segnare livelli record nelle M&A anche per il nostro paese. Secondo la ricerca di BCG, infatti, in Italia il volume degli accordi ha proseguito la sua tendenza al rialzo e il valore complessivo ha toccato, nel primo semestre di quest’anno, il picco massimo dall’inizio della crisi finanziaria.

Nel report si sottolinea che questa nuova centralità delle operazioni M&A, naturalmente, non è priva di conseguenze. Prima tra tutte il sensibile rialzo delle valutazioni medie degli obiettivi di possibili acquisizioni, in costante crescita e, mediamente, superiore a quanto non fosse al culmine della bolla dot-com nel 1999, o prima del crollo di Lehman Brothers nel 2008. Gli azionisti, d’altra parte, continuano a premiare le operazioni di acquisizione, forti del fatto che, negli ultimi anni, il mercato ha reagito in controtendenza rispetto al modello storico, garantendo un ritorno positivo all’annuncio di sinergie e acquisizioni. Unendo questi due fattori (l’aumento delle valutazioni medie degli obiettivi di acquisizione e il ruolo cardine che le acquisizioni stesse sembrano avere nel mercato di oggi) diventa evidente come uno dei principali compiti di chi promuove nuove operazioni di M&A sia quello di convincere i consigli di amministrazione delle realtà coinvolte che i vantaggi della futura sinergia giustificano la valutazione elevata.
Sebbene il momento sia ancora positivo, infatti, i campanelli di allarme non mancano, specie valutando le reazioni a lungo termine, che indicano come gli investitori stiano diventando scettici sulla reale capacità delle società di mantenere le loro promesse sempre più audaci. Il CAR, ovvero la somma dei rendimenti anormali (cioè differenti dalla media) registrata durante i giorni della contrattazione, segna infatti un dato positivo (+0,3 nel 2017, contro il -0,8% di media tra il 1990 e il 2016), ma il beneficio non si protrae a lungo nel tempo. Inoltre, se in passato i compratori mantenevano due terzi del valore delle sinergie attese, ricompensando in questo modo il rischio che si assumevano, nel mercato di oggi gli acquirenti si accontentano di mantenere la metà del potenziale di sinergia, lasciando una fetta maggiore della torta (e del rischio) agli investitori esterni.

Da ciò risulta evidente come sia più che mai importante, per chi è chiamato a prendere le decisioni finali su acquisizioni e sinergie, essere in grado di determinare rapidamente se le stime proposte siano effettivamente realistiche e realizzabili, garantendo, come minimo, che il valore delle sinergie (dopo costi una tantum e imposte) sia sufficiente per giustificare il premio di acquisizione pagato agli azionisti dell’azienda target. Serve un approccio rigoroso, che comincia con la creazione di un “clean team” che scambi e analizzi le informazioni riservate, sviluppando inoltre un "piano di pieno potenziale" che acceleri l'integrazione postmerger.
Allo stesso tempo, diventa essenziale comunicare efficacemente a mercati e investitori il potenziale che l’operazione può avere, così da preservare quel ritorno positivo all’indomani dell’annuncio di cui si è detto in precedenza. A questo deve seguire un costante aggiornamento sui progressi e il raggiungimento degli obiettivi, dato che si è visto come gli investitori premino le aziende che forniscono comunicazioni di follow-up con rendimenti più elevati. 

Lo sforzo richiesto è sicuramente maggiore rispetto al passato, perché, viste le valutazioni record raggiunte, gli acquirenti devono raddoppiare i propri sforzi per garantire che le società unite generino valore attraverso le sinergie e siano quindi considerate più importanti della somma delle loro parti: una stima accurata della sinergia, un processo rigoroso e controllato, una comunicazione costante e precisa sono fattori essenziali e determinanti affinché le audaci, ma realistiche, promesse raccolgano i frutti reali di un’integrazione che crea valore.

Per info: www.bcg.com (Omniapress-08.11.2018)



lunedì 5 novembre 2018

DIPENDENZE TECNOLOGICHE E CYBERBULLISMO: 2a GIORNATA NAZIONALE A ROMA


Roma - Il 10 novembre 2018 presso l’Auditorium del Massimo “Eur” (ore 10-19.30, Via Massimiliano Massimo 1, Roma), l'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, in collaborazione con Giunti organizza la  2a Giornata Nazionale in materia di Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo "RelAzioni e CambiaMenti". 
L’evento rappresenta una giornata formativa aperta al pubblico e agli specialisti per sensibilizzare sul fenomeno dell’utilizzo disfunzionale del web, con l’intenzione di metterne in luce gli aspetti e i risvolti meno noti e di approfondirne la portata. Il convegno intende rappresentare un’utile occasione di confronto, di riflessione e di studio su tematiche di sempre maggiore attualità con professionisti in grado di fornire un punto di vista competente, innovativo e di qualità. Con l’intervento di relatori esperti sul tema della nuove dipendenze, si intende sviscerare come sono cambiate le relazioni (personali, famigliari, di coppia) con l’avvento sempre più massiccio delle nuove tecnologie e quali cambiamenti ha prodotto nel processo di pensiero e dunque del linguaggio.
L’evento è gratuito e prevede crediti ECM per le professioni sanitarie e crediti formativi per Assistenti Sociali e Avvocati. La giornata è inoltre accreditata per la formazione del personale docente tramite l’Ente Formativo Eurosofia (ai sensi della direttiva 170/2016). E' rivolta anche a psicologi, psicoterapeuti, operatori sociali, psichiatri, medici.
Tra gli interventi sono previsti quelli di Felice Damiano Torricelli, Presidente ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi); Paolo Ruffini, sulla Resilienza, di Giuseppe Lavenia – IpercoinvolgiMenti;  Massimo Recalcati – Il desiderio è social? Federico Tonioni – L’aggressività in adolescenza tra popolarità e vergogna; Maura Manca – Cutting: il disagio espresso attraverso il web; Barbara Volpi – Home page familiare: genitori e figli connessi; Massimo Gualerzi – Detox, lo stile che fa pensare meglio anche nel web; 2 Storie di chi ce l’ha fatta interverrà il regista del film “Sconnessi”, Christian Marazziti.
Per informazioni:  http://www.dipendenze.com/giornata-dite-roma/ (Omniapress-05.11.2018) 


mercoledì 24 ottobre 2018

ONCOLOGIA E CRONICITA': CONVEGNO DI MOTORE SANITA' A BOLOGNA


Bologna - Giovedì 25 Ottobre 2018 si è tenuto all'Hotel Bologna Fiera (Piazza della Costituzione 1, Bologna) il convegno "Oncologia e cronicità", organizzato da Motore Sanità

Nel corso dell'incontro è stato evidenziato come il tema dell’assistenza alla cronicità si lega inevitabilmente a quello dell’invecchiamento della popolazione, essendo il paziente di riferimento spesso una persona, per lo più anziana, affetta da più patologie croniche incidenti contemporaneamente (comorbidità o multimorbidità), le cui esigenze assistenziali sono determinate non solo da fattori legati alle condizioni cliniche, ma anche ad altri determinanti (status socio-familiare, ambientale, accessibilità alle cure, ecc.).
Risulta che circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche. Il dato diviene ancora più preoccupante alla luce delle più recenti proiezioni epidemiologiche, secondo cui nel 2020 esse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. Entro il 2060 si prevede che il numero di Europei con età superiore a 65 anni aumenti da 88 a 152 milioni, con una popolazione anziana doppia di quella sotto i 15 anni. L’aspettativa di vita alla nascita risulta maggiore nei Paesi con PIL maggiore. Spagna, Italia e Francia si attestano ai primi posti per longevità. L’Europa rispecchia la maggior vita media delle donne (82,22 anni) in confronto di quella maschile (76,11 anni). In un futuro ormai prossimo, nel 2032, secondo le proiezioni ISTAT, la quota di anziani over 65 sul totale della popolazione dovrebbe raggiungere il 27,6%, con circa 17.600.000 anziani in valore assoluto.
I dati indicano quindi come all’avanzare dell’età le malattie croniche diventino la principale causa di morbilità, disabilità e mortalità, e gran parte delle cure e dell’assistenza si concentra negli ultimi anni di vita. Invecchiamento, cronicità e disabilità, che spesso si associano a più complessive situazioni di esclusione sociale, comportano la definizione di un nuovo modello di risposta alla domanda di assistenza, che renda il sistema più prossimo ai cittadini e ai loro bisogni.
Questi fattori impongono, pertanto, la definizione di strategie di assistenza coordinate ed integrate con azioni e prestazioni di natura socio-assistenziale.
All’interno di questo quadro sociale ed epidemiologico, sempre di più il cancro sta diventando una patologia cronica. Contribuiscono a questa lenta trasformazione una organizzazione ambulatoriale e dei day hospital più rispettosa delle esigenze dei pazienti evitando lunghe attese in ospedale, terapie innovative orali o sottocutanee, ed una organizzazione in rete che coinvolge tutti gli attori del sistema, in primis i MMG. 
La cronicizzazione derivata dalle ultime terapie innovative, ove non solo viene prolungata la terapia del paziente con tempi ancora da determinarsi ma con una lenta ma costante migrazione dalla centralizzazione ospedaliera della cura all’home care, pone e porrà sfide riorganizzative delle reti oncologiche imprescindibili dai nuovi quadri terapeutici. I PDTA si dovranno così incrociare con piani assistenziali il cui follow up programmato, il controllo domiciliare e l’apporto sempre più importante della medicina territoriale renderà fattivo e reale il mitico rapporto ospedale e territorio, spesso osannato ma talora attuato con difficoltà.

Ha aperto i lavori Luca Barbieri, Responsabile Servizio Assistenza Territoriale, Regione Emilia-Romagna con un intervento dal titolo “Cronicità: La Sfida È La Gestione Territoriale” nel quale ha dichiarato: “In coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale Cronicità, la Regione Emilia-Romagna ha avviato da anni percorsi finalizzati alla presa in carico della cronicità, con riscontro sia nella programmazione socio-sanitaria regionale (es. la DGR 2128/2016: “Case della Salute: indicazioni regionali per il coordinamento e lo sviluppo delle comunità di professionisti e della medicina d’iniziativa”) sia nei documenti relativi a specifici PDTA relativi a patologie croniche.” Luca Barbieri ha continuato l’intervento affermando che: “Il PNC ha inoltre individuato le diverse fasi principali del percorso assistenziale della persona con patologia cronica con particolare riferimento alla rilevanza di dotarsi, da parte delle regioni, di strumenti innovativi per la “stratificazione e targeting della popolazione”. Tra questi, la Regione Emilia-Romagna, già dal 2012, ha elaborato e validato una metodologia statistica che permette di stratificare la popolazione sulla base del profilo di rischio di fragilità: un approccio di medicina di iniziativa indispensabile per definire le strategie e gli interventi più appropriati rispetto a quei sottogruppi di popolazione che potrebbero maggiormente beneficiarne, ottimizzando il trattamento multidisciplinare e personalizzando l’assistenza, nel rispetto del principio di equità e di centralità del paziente e delle sue scelte.”
Achille Gallina Toschi, Presidente Federfarma Emilia-Romagna nel suo intervento “La Farmacia Dei Servizi Supporto Alla Gestione Del Paziente Cronico” ha delineato il ruolo di Federfarma Emilia-Romagna affermando: “Siamo da tempo impegnati sul fronte dei pazienti oncologici, in particolare per ridurre il rischio di insorgenza di interazioni farmacologiche. Un rischio estremamente concreto dal momento che i malati oncologici utilizzano molti farmaci non solo per la cura della patologia in sé, ma di patologie secondarie e correlate”. Il Presidente fornisce dati interessanti “Si stima che un paziente oncologico assuma in media sette farmaci: l’utilizzo di questi medicinali, unito a quello sempre più frequente di integratori alimentari e fitoterapici, sta aumentando il rischio di insorgenza di interazioni che, in alcuni casi, possono avere ripercussioni importanti sulla sicurezza e sull’efficacia stessa delle terapie”. Achille Gallina Toschi conclude la mattinata di lavori sottolineando che “i farmaci oncologici di ultima generazione hanno rivoluzionato i processi di cura e gli esiti, ma è fondamentale che vengano assunti nel modo corretto e per farlo è indispensabile coinvolgere tutta la rete assistenziale in un processo di ottimizzazione della riconciliazione farmacologica”.

Al pomeriggio ha riaperto i lavori Kyriakoula Petropulacos, Direttrice Generale Cura della Persona, Salute e Welfare, Regione Emilia-Romagna, sottolineando il miglioramento della qualità della vita, la riduzione delle liste d’attesa, la presa in carico territoriale più specialistica: tutto ciò deve essere incrementato da un maggior interloquire tra gli operatori del sistema. “L’iniziativa di oggi è interessante perché mette un focus sull’appropriatezza nelle terapie per la presa in carico dei pazienti cronici”. Infatti sul tema della cronicità in campo oncologico ha dichiarato che non si intende solo la cronicizzazione di pazienti affetti da patologie “comuni” ma anche di quelle categorie di pazienti che subiscono trattamenti oncologici che, grazie all’organizzazione sul territorio in Emilia-Romagna, possono essere effettuati con successo anche fuori dagli ospedali perché la ricerca in campo farmacologico possono essere gestite a livello territoriale. Kyriakoula Petropulacos ha richiamato anche la necessità di una maggior trasparenza tra i clinici e le case farmaceutiche visti i recenti avvenimenti.”
Carmine Pinto, Direttore Dipartimento Oncologico e Tecnologie Avanzate, IRCSS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia, in un intervento dal titolo “Il Tumore Come Case Study Della Cronicità” ha dichiarato che “Il miglioramento della sopravvivenza, “guariti” e nuovi bisogni consiste in: uguale accesso per tutti i pazienti alle migliori cure, passaggio dal follow-up al “survivorship care”, gestione nuove tossicità, gestione degli effetti collaterali a lungo termine, valutazione dei costi sociali, riabilitazione oncologica, riabilitazione psico-sociale, reinserimento lavorativo, riabilitazione nei diritti”. Per quanto riguarda il tema “Cronicità e Oncologia” Carmen Pinto afferma che “l’oncologia rappresenta un peculiare modello per il governo di una “cronicità” impattante sia in termini di volumi che assistenziali che di rete per il SSN; inoltre che l’introduzione dell’innovazione nelle strategie di cura ed i cambiamenti nella popolazione dei pazienti richiedono un nuovo e integrato modello assistenziale socio-sanitario; che la necessità di intercettare globalmente all’interno di questo modello di “vecchi e nuovi bisogni” dei pazienti; che la necessità di definire un modello organizzativo in rete con differenziazione di diversi e specifici segmenti assistenziali; che la necessità di sviluppare informazione, formazione e ricerca”.
Ha introdotto la tavola rotonda “Il ruolo di territorio, ospedale, reti e MMG nella resa in carico del paziente oncologico” Anselmo Campagna, Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare, Regione Emilia-Romagna, specificando che la Regione Emilia Romagna ha sempre sostenuto e sviluppato modelli di rete per la presa in carico delle patologie e dei bisogni più complessi che possono trovare una risposta appropriata solo in un intervento integrato tra più servizi e professionalità. “In particolare – continua Anselmo Campagna - proprio in queste settimane sono stati avviati i lavori per la revisione della rete oncologica regionale mediante l’attivazione del “Coordinamento di rete oncologica”. Il tavolo ha compiti di indirizzo strategico, di consultazione in ambito tecnico-professionale nonché di promozione della ricerca e dell’innovazione. L’approccio alla patologia oncologica in una prospettiva di cronicità – afferma in conclusione - trova nei modelli organizzativi che integrano i servizi ospedalieri e territoriali, da quelli di prevenzione a quelli di assistenza alle fasi terminali, la medicina generale e le risorse specialistiche, l’unica risposta in grado di bilanciare da un lato l’accessibilità a prestazioni di alta specializzazione e dall’altra servizi di prossimità che possono accompagnare la persona nel suo percorso di malattia”.
Ha continuato Loredana Pau, Consigliera e Responsabile delle relazioni con le Associazioni di Europa Donna Italia, affermando che la cronicità oggi è una dimensione che interessa un numero sempre crescente di donne affette da tumore al seno, il primo tumore femminile. “Ad oggi in Italia sono oltre 35.000 le donne che convivono con un tumore al seno avanzato o metastatico e il modello di riferimento per una gestione appropriata del loro percorso di cura e assistenza è il centro di senologia multidisciplinare. Uno dei diritti fondamentali di queste pazienti, che Europa Donna si impegna a tutelare, è l’accesso garantito a Breast Unit efficienti, in linea con i requisiti ministeriali, e che abbiano al proprio interno anche un’associazione di volontariato. L’associazione svolge un ruolo insostituibile di collegamento tra la struttura e i molteplici e complessi bisogni della paziente metastatica”.
Luigi Cavanna, Direttore Dipartimento di Oncologia-Ematologia AUSL Piacenza - Direttore di UOC di Oncologia Medica, ASL Piacenza ha parlato del ruolo dell’ospedale nella cura del malato oncologico. “Nel nostro Paese ogni giorno sono eseguite circa 1000 nuove diagnosi di tumore maligno. Le diagnosi precoci, le nuove possibilità di cura aumentano sia il numero di persone guarite sia il numero di persone che vivono sempre più a lungo con un tumore. È fondamentale – secondo Luigi Cavanna - trovare nuovi modelli organizzativi fra ospedale e territorio che permettano da un lato di migliorare la qualità di vita dei malati oncologici e dall’altro al sistema sanitario italiano di reggere al continuo aumento di richieste quali/quantitative”.
Ai lavori è intervenuta anche Anna Maria Marata, Servizio Assistenza Territoriale, Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali, Regione Emilia-Romagna, affermando che il poter associare sempre più spesso il termine tumore al termine cronicità rappresenta sicuramente un importante passo avanti in medicina: ciò dipende dal progresso nella diagnostica, nella chirurgia e nella terapia, i quali hanno infatti trasformato alcune forme di tumore in malattie a lunga sopravvivenza. “L’innovazione farmacologica – dichiara Anna Maria Marata- ha fatto grandi passi negli ultimi anni e passi ancora più grandi sono previsti per il prossimo futuro in particolare l’avvento della genetica nella decisione terapeutica sta aprendo nuovi importanti scenari”. Altro importante progresso negli ultimi anni, infine, è stato quello di rendere le terapie oltre che più efficaci anche più fattibili e meglio tollerabili.
Nella tavola rotonda moderata da Anna Maria Marata dal titolo “Innovazione, Smart Therapies e Miglioramento Della Clinical Governance” sono intervenuti Ilaria Massa, Responsabile Gruppo Outcome Research IRCCS - IRST Mendola, Francesco Merli, Direttore Struttura Complessa di Ematologia, IRCSS Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia e Claudio Zamagni, Direttore SSD Oncologia Medica, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna.
Ilaria Massa ha dichiarato che il cancro è il cuore di questa tempesta perfetta che sta colpendo il nostro SSN e per mantenere il nostro sistema universalistico bisogna interrogarsi principalmente sulla sostenibilità. In particolar modo “la somministrazione sottocute ha un impatto sull’organizzazione riducendo i tempi di preparazione, i tempi occupati sulla poltrona e anche le liste di attesa.”
Francesco Merli ha continuato affermando che per quanto riguarda l’ematologia ci sono criticità legate all’aumento della sopravvivenza: da una parte il maggior afflusso di pazienti nei day services, dall’altra parte l’impiego maggiore di farmaci innovativi. “Abbiamo nuovi obiettivi: da un punto di vista organizzativo, bisogna esserci una migliore pianificazione dell’attività di day services; da un punto di vista in cui si deve mettere in paziente al centro, bisogna contrarre i tempi di permanenza in sala d’attesa”. Infine per quanto riguarda l’incremento della spesa sanitaria, che ad agosto 2018 è pari al 30%, i correttivi possibili possono essere: appropriatezza prescrittiva, EBM, impiego dei biosimilari, seguire le linee guida, soprattutto quelle interne.
Secondo Claudio Zamagni il panorama delle terapie oncologiche è in rapido cambiamento: “mentre le chemioterapie infusive mantengono ancora un ruolo in molte situazioni, i nuovi farmaci prevedono, in molti casi, vie di somministrazione diverse dall’endovenosa e in particolare sono sempre più numerose le terapie orali. Questo, unitamente ai vantaggi in termini di sopravvivenza che comportano periodi di cura sempre più lunghi, richiede l’adeguamento dell’organizzazione delle strutture oncologiche, che dovrà anche tenere in considerazione che non necessariamente la semplificazione della via di somministrazione significa minore complessità nella gestione della persona affetta da tumore.”
La tavola rotonda “Day hospital, case della salute, home care e tecnologia: quale futuro e quali attori nel trattamento cronico e prolungato del cancro” è stata introdotta da Alberto Bellelli, Sindaco di Carpi, Coordinatore Regionale ANCI Unioni dei Comuni, secondo il quale nel raffronto con la Sanità bisogna cercare di recepire le necessità delle comunità che si rappresentano. L’elemento della cronicità, oggi legato all’oncologia, va affrontato ad esempio nelle diverse prospettive sul territorio delle case di cura, delle case della salute, della cura a domicilio e del relativo impatto sui caregiver. “Bisogna reinvestire ciò che era stato investito per la deospedalizzazione in nuove tecnologie che permettano di creare nuove sostenibilità future: in particolare, secondo la sua esperienza professionale, gli enti locali e altri soggetti stanno affrontando qualcosa che prima o poi la società deve affrontare.”
Luca Baldino, Direttore Generale AUSL Piacenza, intervenuto ai lavori, ha rilevato che non si è più in grado di prendere in carico i pazienti cronici solamente in ospedale: bisogna gestire il paziente e i propri disagi a 360 gradi, per esempio in case di cura o in case della salute. “Si è riscontrato anche che i diversi stimoli che i pazienti recepiscono portano al tema dell’equità d’accesso, perché se messi al centro con sostegno di svariate figure professioniste, si incorre in minor modo alla deviazione del percorso terapeutico. Per questo motivo - conclude - bisogna fare un patto sociale con i cittadini nel quale si concentra la casistica con la clinica: in un percorso di presa in carico di un paziente oncologico si chiede al cittadino una maggiore mobilità, in cambio del tentativo da parte degli enti di portare più vicino i servizi. Tutto ciò può incrementare l’efficacia e l’aderenza terapeutica.”
Ha terminato i lavori Paola Boldrini, Senato della Repubblica, Membro della XII Commissione Permanente Igiene e Sanità. A suo parere essere curati a domicilio, in un contesto più familiare e confortevole, ma al contempo sapere di avere a disposizione le migliori tecnologie in un ambiente ospedaliero di prossimità è sicuramente la nuova sfida che abbiamo davanti per riuscire a tracciare percorsi di salute ottimali per tutti i cittadini in un’ottica di sviluppo sempre più importante della medicina territoriale. “La cronicizzazione delle patologie oncologiche ci impone una riflessione ancor più risolutiva ed immediata ma - dichiara la senatrice Boldrini - sono certa che tutti gli addetti ai lavori, dalla classe medica al mondo dell’associazionismo sapranno rispondere al meglio per riuscire a dare il giusto sostegno già dal momento di presa in carico del paziente.”

Per ulteriori informazioni: www.motoresanita.it (Omniapress-26.10.2018)