venerdì 23 febbraio 2018

GESTIONE INTEGRATA DISABILITA' NEURO-PSICHICA SENILE: CONVEGNO A VENEZIA


Venezia - "La gestione integrata della disabilità neuropsichica presenile:  la nuova sfida della cronicità precoce" è il titolo del convegno svoltosi a Venezia presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista e organizzato da Motore Sanità. 

Nella presentazione dell'iniziativa si dice che esiste una fascia “fragile” di popolazione, che va dai 45 ai 65 anni, che necessita di un’assistenza sanitaria specifica: sono i pazienti psichiatrici affetti da malattia che tende alla cronicizzazione, sono i pazienti neurologici, vascolari e traumatizzati e i pazienti con disabilità legata a ritardi intellettivi di vario genere. Laddove il trattamento farmacologico e la riabilitazione (con il recupero da parte del paziente delle competenze sociali e delle abilità di base perse a causa della malattia) hanno raggiunto i livelli previsti, resta una grande scommessa la parte dedicata all’assistenza erogata dalle strutture sanitarie accreditate per la salute mentale, un aspetto che accomuna queste tre tipologie di pazienti: di quali strumenti assistenziali necessitano? Quali percorsi assistenziali di forma integrata mettere in campo per garantire loro un migliore percorso di assistenza? Le strutture sanitarie di competenza come possono rispondere ai fabbisogno di questi utenti?

Il modello di assistenza fornito dagli Istituti Polesani, che rappresenta un punto di riferimento per l’utenza complessa ed eterogenea della cronicità nella disabilità neuropsichica presenile, sono un esempio virtuoso di assistenza nell’ambito della gestione integrata della disabilità neuropsichica presenile. Gli Istituti Polesani sono una struttura autorizzata e accreditata dalla Regione Veneto, dotata di 295 posti letto e di quattro unità di offerta secondo la programmazione regionale: il Centro di riferimento per la grande disabilità (CRDG), le Comunità residenziali (CR), le Residenze sanitarie assistenziali (RSA) e la Comunità alloggio (CA). 
«Gli ospiti presenti attualmente sono 230 divisi nelle quattro unità di offerta - spiega il professor Iles Braghetto, Presidente degli Istituti Polesani -. L’età media degli ospiti oscilla dai 45 ai 60 anni per l’80% dei casi, e ci sono anche ospiti molto giovani. Il processo di trasformazione iniziato dal 2015 ha voluto superare la logica della grande struttura, personalizzando l’intervento assistenziale e il percorso terapeutico seguendo le esigenze di ogni singolo paziente, e coinvolgendo le massime ed importanti professionalità mediche che ruotano attorno al paziente, dai medici ai riabilitatori ai neurologi. Tutto questo per mettere in campo una organizzazione delle risposte ai pazienti per unità di offerta e per avviare un percorso di assistenza personalizzato». 
Da gennaio 2017 è stata avviata una sperimentazione volta a definire il rapporto tra standard e tariffa rispetto alle quattro unità di offerta. «Tale sperimentazione – prosegue il professor Braghetto - ha l’obiettivo di colmare le disuguaglianze esistenti e assegnare ad ogni unità di offerta lo standard e la tariffa equilibrati. Questo percorso richiede alla struttura di mettersi in rete con i principali attori del sistema, quali Università, aziende sanitarie, il mondo del volontariato e i famigliari dei pazienti. Solo in questo modo si supererà la autoreferenzialità per raggiungere efficienza e qualità». 

«Il convegno – spiega il Professor Tommaso Maniscalco, Direttore UOC Psichiatria Legnago - U.O. Salute mentale e sanità penitenziaria Regione Veneto  è nato dal crescente rilievo che ha assunto nella programmazione socio-sanitaria la presa in carico delle disabilità per
la complessità e l'eterogeneità dei quadri e per la multidisciplinarietà che deve essere prevista per il loro trattamento ed assistenza, per trovare un modello di intervento multidisciplinare socio-sanitario integrato centrato sulla diagnosi funzionale».
Questo approccio si inserisce nell'ottica del Piano Nazionale Cronicità - Accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano del 15 settembre 2016, che pone l'accento sulla unitarietà di approccio, centrato sulla persona ed orientato su una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza (...) con il fine di contribuire al miglioramento della tutela per le persone affette da malattie croniche, riducendone il peso sull’individuo, sulla sua famiglia e sul contesto sociale, migliorando la qualità di vita, rendendo più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza e assicurando maggiore uniformità ed equità di accesso ai cittadini. “Il mondo della cronicità è un’area in progressiva crescita che comporta un notevole impegno di risorse, richiedendo continuità di assistenza per periodi di lunga durata e una forte integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali e necessitando di servizi residenziali e territoriali finora non sufficientemente disegnati e sviluppati nel nostro Paese”. 


Nella seconda ed ultima parte del convegno è stata  fornita da parte di Giovanni Fosti, Professore Università Bocconi Milanouna analisi delle ricadute socio-economiche del fenomeno e discusso un modello di intervento multidisciplinare socio-sanitario integrato centrato sulla diagnosi funzionale che possa ottimizzare tali ricadute.
Per ulteriori info: www.motoresanita.it (Omniapress-23.02.2018)

IMPRESSIONISTI E AVANGUARDIE: A PALAZZO REALE DI MILANO I CAPOLAVORI DEL "PHILADELPHIA MUSEUM OF ART"

  


Milano  – L' 8 marzo 2018  a Palazzo Reale di Milano viene inaugurata la la mostra “Impressionismo e Avanguardie Capolavori dal Philadelphia Museum of Art”, curata da Jennifer Thompson e Matthew Affron, curatori del museo americano con la consulenza scientifica di Stefano Zuffi. 
Quasi fosse l’apertura di un nuovo museo di arte moderna, per l’eccezionale periodo di 180 giorni, il Philadelphia Museum of art si trasferisce a Milano nella magnifica cornice di Palazzo Reale con una selezione di 50 capolavori, un’occasione unica per ammirare opere dei più grandi pittori a cavallo tra Otto e Novecento nel loro periodo di massima espressione artistica in un allestimento studiato per valorizzare ogni singola opera. L’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira.

Opere di artisti celeberrimi come Pierre Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent van Gogh, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir fino alle sperimentazioni di Georges Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Henri Matisse, Marc Chagall, Constantin Brancusi, Pablo Picasso, passando per il surrealismo di Salvador Dalí e Joan Mirò. A questi si aggiungono i lavori di tre grandi artiste: Mary Cassatt, Marie Laurencin, Berthe Morisot.
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La mostra chiuderà il 2 settembre 2018. 


giovedì 22 febbraio 2018

IL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO: "SEPARARE PENSIONI ED ASSISTENZA". 5° RAPPORTO DI ITINERARI PREVIDENZIALI


Roma E' stato presentato alla Camera dei Deputati (Sala Regina) il  Quinto Rapporto “Il Bilancio Previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2016”, a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.
Secondo il documento aumenta il numero degli occupati, mentre decresce rispetto al 2015 il numero di pensionati, che si riduce di quasi 115.000 unità: il rapporto attivi/pensionati tocca quindi nel 2016 quota 1,417, dato migliore dal 1997 (primo anno utile al confronto); il tutto mentre la spesa pensionistica pura è aumentata dal 2015 al 2016 del solo 0,22%, segnando un incremento triennale annuale dello 0,57%, tra i più bassi di sempre. 
Presentato  al Governo e alle Commissioni Parlamentari, il documento, realizzato con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fornisce una visione d’insieme del complesso sistema di welfare italiano, illustrando gli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi nelle differenti gestioni pubbliche e privatizzate che compongono il sistema pensionistico del Paese e opera al contempo un’utile riclassificazione della spesa (con ripartizione tra previdenza e assistenza) all’interno del più ampio bilancio dello Stato.
«Nel pieno di una campagna elettorale nella quale “promesse e proclami” si sono concentrati sul tema delle pensioni e dell’assistenza, argomenti del resto ad ampia sensibilità sociale e che interessano da vicino un’ampia platea di potenziali elettori, come ad esempio i 16,1 milioni di pensionati italiani (più di 8 dei quali totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato) o, ancora, quanti anelano alla giusta quiescenza - ha spiegato Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali - diventa quanto mai indispensabile fare chiarezza grazie ai numeri. Numeri che evidenziano innanzitutto come, al di là dell’opinione comune supportata dai dati Istat, la dinamica della spesa per le pensioni sia assolutamente sotto controllo».
I principali numeri del sistema previdenziale – Nel 2016, la spesa pensionistica italiana relativa a tutte le gestioni ha raggiunto, al netto della quota GIAS (vale a dire la gestione per gli interventi assistenziali), i 218.504 milioni di euro, mentre le entrate contributive sono state pari a 196.522 milioni di euro, per un saldo negativo di 21.981 milioni. A pesare sul disavanzo, in particolare, la gestione dei dipendenti pubblici, che evidenzia un passivo di ben 29,34 miliardi parzialmente compensato dall’attivo di 2,22 miliardi del Fondo pensione lavoratori dipendenti, il maggior fondo italiano, e dai 6,6 della gestione dei parasubordinati. Rispetto al 2015, aumentano invece del 2,71% i contributi versati: si riduce quindi di 4,56 miliardi il saldo negativo di oltre 26 miliardi registrato nel 2015.
Prosegue nel 2016 la riduzione del numero di pensionati, che ammontano a 16.064.508 unità, segnando il punto più basso dopo il picco del 2008. Tocca invece il massimo livello di sempre il rapporto tra occupati e pensionati, dato fondamentale per la tenuta di un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano. Con un numero di prestazioni in pagamento a propria volta in diminuzione, interessante invece notare come il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e numero di pensionati sia pari a 1,43, dato più elevato dal 1997; il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e popolazione tocca invece quota 2,638, di fatto una prestazione per famiglia (spesso di tipo assistenziale).
La separazione tra previdenza e assistenza - Con riferimento al 2016, risultano in pagamento in Italia 4,1 milioni di prestazioni di natura interamente assistenziale (invalidità civile, accompagnamento, di guerra) e ulteriori 5,3 milioni di pensioni che beneficiano, in una o più quote, di parti assistenziali (maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, importi aggiuntivi etc). L’insieme delle prestazioni ha riguardato 4.104.413 soggetti, per un costo totale annuo di oltre 21 miliardi di euro (+502 milioni e +2,41% rispetto al 2015). Prestazioni per le quali, ricorda il Quinto Rapporto, non è però stato di fatto versato alcun contributo (o, al più, sono state versate contribuzioni modeste e per pochi anni).
«In questa prospettiva - commenta Alberto Brambilla - separare la spesa previdenziale da quella assistenziale è un “esercizio” necessario su più fronti. Innanzitutto, si tratta di un’operazione utile a livello contabile, perché consente di fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, ma che troppo spesso sono impropriamente comunicate, come se fossero assimilabili tra loro, anche a organi e istituzioni internazionali, con il risultato di continue richieste di riforme pensionistiche. Si tratta poi evidentemente di un esercizio di equità tra chi ha versato e chi no: non bisogna infatti dimenticare che il nostro modello di welfare prevede per finanziare le pensioni una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale».
Una riflessione che si fa ancora più urgente, secondo il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, tenendo conto dell’autentica gara a introdurre forme di sostegno alle famiglie (Reddito di Inserimento, Reddito di Cittadinanza, Reddito di Dignità) scatenata dalle imminenti elezioni politiche: «I costi di queste proposte vanno dai 7 miliardi al triennio sino ai 20 miliardi strutturali l’anno per le soluzioni più estreme. Ma come garantire le adeguate coperture? Anche perché stiamo parlando di cifre davvero difficilmente comprensibili alla luce di quanto già spendiamo per prestazioni di protezione sociale: per il 2016, su 830 miliardi di spesa pubblica totale, per sanità, pensioni e assistenza abbiamo speso 452 miliardi, pari al 54,4% del totale e di cui circa 40 a debito. Se calcoliamo tale spesa sulle entrate, l’incidenza aumenta al 57,32%, un valore più alto di quello raggiunto dalla Svezia, considerata la patria del welfare».
Il quadro tracciato dal Quinto Rapporto è quindi quello di un Paese con un welfare già molto sviluppato, ma con due cruciali punti di vulnerabilità: l’assoluta necessità di un monitoraggio della spesa assistenziale e un insufficiente livello di finanziamento imputabile all’elevata evasione fiscale e contributiva.
Come si finanzia il welfare italiano: la sostenibilità del sistema - La stima realizzata per il 2016 rileva che occorreranno all’incirca tutte le imposte dirette per finanziare la spesa per il welfare relativa all’anno 2016.  Una situazione poco sostenibile nel medio termine, tanto più se si tiene conto dei dati emersi dall’analisi delle dichiarazioni Irpef degli italiani, «più vicini a quelli di un Paese in via di sviluppo che a quelli di un Paese del G7». I redditi 2015 dichiarati ai fini Irpef tramite i modelli 770, Unico e 730 lo scorso anno ammonta a un totale di 832,970 miliardi di euro (+1,7% rispetto all’anno precedente); su tali redditi, al netto dell’effetto del Bonus da 80 euro di cui hanno beneficiato 11.155.355 contribuenti, per uno sgravio complessivo di 8,964 miliardi di euro, il totale Irpef versato diminuisce però dal nominale di 171,714 miliardi di euro a 162,750 miliardi euro (160,976 nel 2014) che dovranno essere ancora depurati dalle deduzioni.
Il numero dei dichiaranti nel 2015 è stato di 40,77 milioni, ma solo 30,9 milioni di contribuenti hanno presentato una dichiarazione dei redditi positiva: oltre la metà (50,9%) degli italiani risulta dunque senza reddito, tanto che a ogni dichiarante corrispondono 1,488 abitanti che, nella maggior parte dei casi, sono persone a carico.
Prospettive di breve e medio-lungo periodo – Se i numerosi allarmi lanciati anche a livello internazionale sono giustificabili sotto il profilo del debito pubblico, non sembrano invece esserlo stando ai i dati del Quinto Rapporto a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, almeno in materia di previdenza e lavoro, altro ambito dove si assiste a segnali incoraggianti, malgrado una persistente disoccupazione. A fine 2016 il numero degli occupati è aumentato rispetto al 2015 di 294 mila unità passando da 22.464.753 a 22.757.838, dato migliore dal 2009; migliora l’occupazione femminile e prosegue poi l’aumento degli occupati over 50 che passa dal 47% del 2008 al 59,5% nel terzo trimestre 2017. In miglioramento anche il PIL reale.
«Il vero problema è semmai mettere sotto controllo la spesa assistenziale e le entrate fiscali, con una coraggiosa riforma di sistema basata sul monitoraggio della prima con l’anagrafe generale dell’assistenza e introducendo, per arginare i fenomeni di evasione fiscale, il contrasto di “interessi”. Diversamente, si renderà sempre più fragile il sistema di protezione sociale e si continueranno a perdere risorse preziose da investire in sviluppo capace di aumentare produttività e generare PIL», chiosa il Professor Alberto Brambilla.
Quanto, infine, alle prospettive future del sistema previdenziale, per il quale il dibattito elettorale delle ultime settimane si è molto concentrato soprattutto sull’eventuale abolizione della Legge Monti-Fornero, il Rapporto evidenzia l’importanza di politiche che tendano a premiare fedeltà contributiva e lunghe carriere: in questa prospettiva, l’indicizzazione dell’età di pensionamento resta requisito irrinunciabile per l’equilibrio del sistema (si pensi ad esempio al caso delle prestazioni assistenziali o di pensioni di vecchiaia sostenute da carriere brevi), da affiancare tuttavia alla reintroduzione di elementi di flessibilità in uscita. «A tal fine – conclude il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziale – si dovrebbe in prima battuta sganciare l’anzianità contributiva dall’aspettativa di vita, caratteristica tutta italiana introdotta dalla riforma Fornero, prevedendo un massimo di 41 anni e mezzo di contribuzione (di cui non più di 3 di tipo figurativo) e un’età minima pari a 63 anni. Senza dimenticare poi, la necessità di ripensare anche l’intera organizzazione del lavoro, ferma in Italia a oltre vent’anni fa, tenendo anche conto dell’invecchiamento attivo e del contributo che i pensionati stessi possono offrire all’intera comunità mettendo al servizio, soprattutto dei più giovani, le proprie competenze ed esperienze».

Il Quinto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano è disponibile sul sito Itinerari Previdenziali al seguente link: 

sabato 17 febbraio 2018

QUASI 39 MILIONI DI ITALIANI SU INTERNET. 30% SOLO DA DISPOSITIVI MOBILI. WHATSAPP MEGLIO DI FACEBOOK. ANALISI COMSCORE




Milano – A dicembre 2017 sono stati 38,6 milioni gli italiani che hanno effettuato l’accesso a Internet, in crescita del 3% rispetto al mese di dicembre 2016 grazie soprattutto agli accessi da device mobili (31 milioni di visitatori Unici), che superano coloro che accedono tramite desktop (27 milioni).
Il 51% - pari a 19,7 milioni - ha effettuato l’accesso a Internet sia tramite desktop sia tramite mobile, facendo registrare alla componente multi-piattaforma un crescita del 10% rispetto a dicembre 2016.
In forte calo coloro che accedono solamente attraverso il Desktop (-27%), mentre sempre più numerose sono le persone che accedono ad internet esclusivamente attraverso device mobili (11,4 milioni di utenti, con una crescita del 25% rispetto allo scorso anno) che rappresentano il 30% della total digital population (numero che sale al 37% nella fascia d’età 18-24 anni). 
Sono 8 le properties che vantano una reach superiore al 50%; Gruppo Mondadori è il primo gruppo editoriale italiano con 26 milioni di utenti unici mensili (+10%) mentre Mediaset, tra le top 8, fa registrare  la maggiore crescita (+22%) in termini di Total Digital Population rispetto a dicembre 2016 (trainata + 34% dagli accessi mobile).
Il Gruppo Editoriale Espresso e Oath sono tra le top properties quelle con la componente Mobile Only più alta (15,6 milioni di utenti Mobile Only Gruppo Editoriale Espresso e 15,3 milioni di utenti Mobile Only la property Oath).
I segmenti di età più giovani, tendono a ridurre fortemente l’uso del desktop. Infatti per i segmenti di età 18-24 e 25-34 le quote di utenti che accedono solamente da mobile sono rispettivamente 37% e 34%. La quota di utenti mobile only per il segmento 55+ è invece pari al 29%.


Dati di traffico 
Dall’analisi del totale del tempo speso per tipologia di contenuto emerge che le categorie Messaggistica/Servizi (31%), Social Media (27%) ed Entertainment (ovvero servizi di video e musica online, 18%) rappresentano ormai il 76% del totale.
Le categorie Retail, Search/Navigation e Games raggiungono ognuna il 4%, News/Information e Technology ognuna il 2% mentre Business/Finance, Lifestyles e Sports sono sotto tale soglia.
La crescita più significativa +24% anno su anno si è registrata sulla categoria Entertainment che assorbe il 33% del tempo trascorso in rete dalla fascia d’età 18-24. 
In termini di tempo speso, 2 minuti su 3 (il 74% per la fascia d’età 18-24) sono trascorsi da mobile di cui l’88% tramite App.
Le top 5 Mobile App per tempo speso nel mese di dicembre 2017 (WhatsApp, Facebook, YouTube, Google Search e Instagram), rappresentano complessivamente il 68% della quota di tempo speso sul totale delle top 100 App. 
“I dati di fine anno confermano la tendenza ad un utilizzo sempre più maturo ed evoluto della rete  – commenta Fabrizio Angelini CEO di Sensemakers – comScore Italia. La progressiva concentrazione del traffico - soprattutto in app - e la crescita della fruizione di contenuti di intrattenimento – molte forte sulle nuove generazioni e trainata dal consumo di video on-line – sono i fenomeni che meritano particolare attenzione.


Per ulteriori info: https://www.comscore.com/ (Omniapress – 17.02.2018)