domenica 14 aprile 2019

LA PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE PSICHIATRICO: LA REALTA' DELLA LOMBARDIA


Milano - I disturbi mentali sono tra le cinque patologie non trasmissibili più comuni insieme ai tumori, alle malattie cardiocerebrovascolari, al diabete e alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Ma i disturbi mentali costituiscono una costellazione di disturbi e patologie che prima della legge 'Basaglia' venivano 'curati' in maniera univoca presso i manicomi: solo dopo la legge 180 del 1978 le cure sono state demandate ai servizi territoriali, ai reparti psichiatrici ospedalieri e alle famiglie. Se la prima soluzione era una vera e propria barbarie contro l'umanità la seconda soluzione si è dimostrata del tutto incompleta e spesso inadeguata. Sono passati più di quarant'anni dalla legge Basaglia, e per riuscire ad assorbire la cura dei pazienti psichiatrici gli apparati sanitari territoriali hanno dovuto compiere sforzi enormi, riuscendo al contempo ad evolvere i propri livelli di cura alle tecnologie e alle pratiche più moderne ed adeguate. 
Per tirare le somme di questa evoluzione, nello specifico della Regione Lombardia, si è recentemente tenuto il convegno 'La presa in carico integrata del paziente psichiatrico nel dipartimento di salute mentale: la realtà della Lombardia'. L'evento organizzato da Motore Sanità, con il patrocinio della Regione Lombardia e con il contributo incondizionato di Angelini, ha riunito presso Palazzo Pirelli esponenti del mondo sanitario e di quello politico per discutere delle attuali pratiche di cura e per delineare con chiarezza il futuro di questa branca della medicina, prestando una particolare attenzione alla schizofrenia, malattia simbolo sociale della clinica psichiatrica.

A introdurre i lavori Emanuele Monti, presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali Regione Lombardia: “Mettere il paziente al centro e rafforzare tutta intorno a lui una rete di servizi per fornirgli quell’assistenza continua e quella qualità delle cure di cui ha bisogno – dichiara Monti – questo il modus operandi che Regione Lombardia sta portando avanti da tempo, aumentando sempre di più la capacità di intervento delle strutture sanitarie. La III° Commissione Sanità e Politiche Sociali, che ho l’onore di presiedere – conclude il Presidente - è in prima linea nell’opera di ascolto dei territori per fornire tutta l’assistenza possibile e facilitare il lavoro dei professionisti, tenendo come priorità il benessere dei pazienti”.Un tema, quello della salute mentale, che ha sempre avuto una grande rilevanza in Lombardia: infatti è una delle prime regioni d'Italia ad aver stilato leggi regionali in materia e che oggi si trova, rispetto ad altre zone dello stivale, un passo avanti nella cura delle patologie psichiatriche.

“Una giornata importante quella dedicata ai dipartimenti di salute mentale e alle dipendenze e alla loro evoluzione all’interno della Regione Lombardia perché rappresentano il miglior elemento di connessione tra territorio e ospedale e una esperienza pluridecennale ha fatto si che anche l’integrazione del dipartimento delle dipendenze avvenisse nella maniera più funzionale” – ha dichiarato il coordinatore scientifico del Convegno Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale ASST Fatebenefratelli-Sacco, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Past President della Società Italiana di Psichiatria. “Oggi ci ritroviamo anche per esaminare i punti di forza e gli aspetti migliorativi che i DSM dovranno strutturare nei prossimi anni e sono legati alla capacità di fare prevenzione negli stati mentali a rischio, nelle aree della depressione del perinatale, nell’integrazione dei soggetti che hanno una doppia patologia da dipendenza e disturbo psichico ma soprattutto la capacità di costituire una nuova rete, potenziando il territorio e portando quelle risorse indispensabili al suo sviluppo e a dare una risposta adeguata al bisogno crescente di salute mentale della popolazione” – ha concluso il professor Mencacci.

“La ricchezza di strutture e funzioni dei Dipartimenti di Salute Mentale risponde – spiega Carlo Fraticelli, direttore del Distretto Salute Mentale e Dipendenze (Dsmd) ASST Lariana - alla complessità dei bisogni dei pazienti che gli operatori incontrano nei diversi punti di accesso e di erogazione delle cure. Le crescenti necessità di salute mentale della popolazione e il modificarsi della domanda hanno proposto in Lombardia la definizione di modelli di assistenza capaci di integrare le azioni dei servizi di psichiatria con quelli delle dipendenze e della neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza, attraverso la istituzione di Dipartimenti di Salute Mentale e delle Dipendenze (Dsmd) che favoriscano la costruzione di azioni e percorsi di trattamento condivisi – prosegue l'esperto - Con forza si pone oggi il problema della sostenibilità economica, dell'appropriatezza e sicurezza degli interventi all'interno di modelli che valorizzino aspettative e soggettività dell'utenza”. Il sistema lombardo però non si basa unicamente sul finanziamento pubblico, ma conta anche su una costellazioni di associazioni piccole e grandi che collaborano sui territori con le istituzioni, come spiega Gian Marco Giobbio, direttore medico del Sacro Cuore di Gesù-Fatebenefratelli: “Il sistema di salute mentale lombardo si è arricchito a partire dagli anni '90 di una rete di strutture residenziali, pubbliche e private, che ha permesso di completare l'offerta di strutture per la salute mentale, fino ad allora carente in questa area. Oggi complessivamente in Lombardia ci sono circa 5,25 posti letto per 10 mila abitanti – prosegue l'esperto - tuttavia, a oltre dieci anni dal precedente documento di riordino dell'area residenziale (DGR 4221/2007), sono presenti criticità che rendono necessario attualizzare il sistema per andare incontro a bisogni emergenti e a una evoluzione sostenibile dei servizi per la salute mentale”. Una delle problematiche che intende affrontare la Lombardia è riuscire a coordinare in maniera unica i pazienti psichiatrici che non subito riescono ad essere intercettati dal mondo medico ma, sempre a causa delle condizioni cliniche di queste persone, finiscono nelle maglie degli entri preposti al trattamento delle dipendenze, ed un malato psichiatrico che abusa di alcool o droghe non può essere aiutato solo per una o l'altra cosa ma ha bisogno di un percorso di cura coordinato e preciso. “Il carico delle principali problematiche di salute mentale (depressione, alcol, bipolarità, schizofrenia) è molto pesante – spiega Franco Milani, dirigente della Struttura Salute Mentale, Penitenziaria e Interventi Socio Sanitari Regione Lombardia - in Italia i disturbi psichici, ivi comprese le demenze e i disturbi legati all’abuso di sostanze, coinvolgono a vari livelli di gravità - lieve, moderata, grave - pari a circa un terzo della popolazione. E, come definito per legge regionale, l'area della salute mentale è intesa come l'insieme delle attività orientate a promuovere la tutela della salute mentale e del benessere psicologico e a contrastare gli effetti di esclusione sociale che i disturbi psichici e altre patologie o problematiche possono causare. A questa area, organizzativamente rappresentata dal Dipartimento Salute Mentale e delle Dipendenze, afferiscono all'area gli ambiti delle dipendenze, della neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, della psichiatria, della psicologia e della disabilità psichica”.

Dello stesso parere anche Massimo Clerici, direttore Psichiatria ASST Monza, che mette anche in evidenza alcune problematiche: "La rete psichiatrica regionale – racconta Clerici - rappresenta un punto di forza del dibattito attuale sulla salute mentale in Regione Lombardia. Ad alcuni anni dalla Riforma del SSR e nel momento di maggiore discussione tra gli operatori in relazione ai nuovi bisogni e ai nuovi modelli organizzativi per i Dipartimenti di Salute Mentale e delle Dipendenze, si possono evidenziare alcune tematiche per le quali la rete diventa fondamentale. Tea queste, il problema della "doppia diagnosi", quello della prevenzione degli esordi e, in particolare, del disagio psichico nella fascia adolescenziale e quello dei disturbi di personalità che ha indotto una necessaria e crescente attenzione sulle problematiche dell'impulsività, dell'aggressività e della violenza. Su questi temi – conclude il direttore - i DSMD si interrogano e stanno cercando soluzioni organizzative 'trasversali' tra aree disciplinari che concorrono alla gestione di problemi complessi (Salute mentale adulti, Sert e NPI) e che, inevitabilmente, devono uscire dagli schemi terapeutico-assistenziali proposti nel passato".

Il cambiamento necessario al mantenimento di standard elevati di cura però non spetta solo alle istituzioni sanitarie, ma necessita per forza di cose l'intervento della politica, perché come spesso accade nel nostro Paese l'evoluzione delle pratiche mediche e sociali non viene seguita da cambiamenti dal punto di vista legislativo e istituzionali che troppo spesso rimane in dietro. “L’allargamento delle competenze e l’aumento delle richieste a carico dei servizi – afferma Mario Ballantini, Direttore Psichiatria ASST Valtellina e Alto Lario - a fronte di una carenza di specialisti pone a rischio la tenuta del sistema. Occorrono provvedimenti istituzionali mirati e urgenti. Ma questa sfida richiede anche un profondo cambiamento culturale e organizzativo, basato su una maggiore integrazione con la rete sociale, un aumento di responsabilità di figure non mediche e l’individuazione di risposte appropriate”. Però, in un paese come l'Italia bisogna fare sempre i conti con la sostenibilità economica. "Coordinare, in salute mentale, la rete degli interventi diretti a persone che convivono con la schizofrenia può apparire un compito assai arduo – afferma Pierluigi Politi, Direttore Unità Operativa di Psichiatria ASST Pavia - quasi impossibile. A ben riflettere, però, non è così lontano dal quotidiano di tutte le nostre famiglie: assicurare al maggior numero di persone la migliore qualità della cura, mantenendo sotto controllo la spesa".  

Chiara Bini, Ricercatore CEIS Università di Tor Vergata ha presentato un’analisi economica sui costi assistenziali e sociali della schizofrenia che ha fatto emergere quanto siano preponderanti i “costi indiretti” ovvero tutti i costi relativi alla perdita di produttività dei pazienti ed all’impegno dei care giver, nella loro assistenza; rispetto ai “costi diretti” ovvero tutti quei costi strettamente riconducibili all’assistenza sanitaria dei pazienti. A valle dell’intervento della Dr.ssa Bini è stata rimarcata la necessità di aumentare lo stanziamento dei fondi da destinare alla cura delle disabilità mentali, così da poter implementare sia l’offerta sanitaria dei DSM, sia specifiche azioni per il reinserimento dei pazienti nel ciclo produttivo sociale

Per ulteriori informazioni  www.motoresanita.it (Omiapress-12.4.2019)

lunedì 8 aprile 2019

RIORGANIZZAZIONE STRATEGICA DEL GRUPPO ASSIMOCO

Ruggero Frecchiami - Direttore Generale Assimoco

Segrate (Milano) - Il Gruppo Assimoco, Compagnia che da oltre 40 anni è l’Assicurazione di riferimento del Mondo Cooperativo, ha annunciato una riorganizzazione strategica che coinvolge più di 400 persone e che,  oltre a una revisione strategica delle principali funzioni dell’azienda, vede la nascita di una nuova funzione: Cultura e Sostenibilità e della nuova business unit Terzo settore ed Ethical Consumers.
In concreto, il progetto di trasformazione organizzativa, iniziato a ottobre 2018, ha ridisegnato l’organigramma complessivo, le mission e la creazione di 16 aree  di governo, di cui 13 a  diretto riporto del Direttore Generale e 3 a diretto riporto del Consiglio di Amministrazione .
Le 13 strutture a diretto riporto del Dottor Ruggero Frecchiami, Direttore Generale  del Gruppo Assimoco, sono: Sviluppo Offerta Clienti, affidata  a Elisabeth Cellie,  con la missione di disegnare e sviluppare nuovi prodotti e servizi creando valore differenziante su tutte le linee di business e segmenti di clientela; Sviluppo Commerciale Partner, affidata a Guido Gusella, con la finalità di garantire il raggiungimento degli obiettivi di crescita profittevole dei ricavi e una esperienza di valore e differenziante per i Partner; Cultura e Sostenibilità, affidata ad Alessia Borrelli, con l’obiettivo di gestire il cambiamento culturale di Assimoco a supporto dell’attuazione della strategia aziendale e di sviluppare un approccio distintivo alla sostenibilità d’impresa;  Strategia e Controllo di Gestione, affidata a Mirella Maffei; Amministrazione, affidata a Pasquale Cocca; Sviluppo Persone e Organizzazioni, affidata a Tiziano Merlini, Operations, affidata a  Salvatore Graci;  Legale, affidata a Giorgio Colciago; Area Tecnica Protection, affidata a Silvia Camillo, Finanza e Area Tecnica Risparmio e Investimenti, affidata ad Alessandro Masatti; Customer e Partner Service affidata a Davide Dal Mas; Sinistri e Servizi, affidata a Ferdinando Scoa;  Terzo Settore ed Ethical Consumers, affidata a Luca Di Lorenzo.
Completano l’organigramma aziendale le 3 strutture a diretto riporto del Consiglio di Amministrazione: Internal Audit, affidata a Paola Cioni; Compliance e Antiriciclaggio, affidata a  Maria Teresa Nicolini;  Risk Management e Funzione Attuariale, affidata a Daniela Del Vecchio con Antonio Zurlo responsabile per la Funzione Attuariale.
 “Con questa riorganizzazione, che non muta l’organico del Gruppo Assimoco, si intende perseguire ed esprimere, in modo ancora più evidente, l’eccellenza del servizio verso Partner e Clienti.
Viviamo tempi caratterizzati da grandi mutamenti, sia a livello del settore assicurativo, sia economici e sociali e un’organizzazione come la nostra è chiamata ad adeguarsi in tempi rapidi per mantenere e aumentare la sua efficienza strategica e la competitività in termini di business”, ha sottolineato il Direttore Generale del Gruppo Assimoco. “Ci sono poi fattori estremamente interessanti che vanno guardati con attenzione: il 92% dei Millennials è disposto a pagare di più per un servizio da un’azienda sostenibile, mentre il 45% degli italiani è disposto a pagare di più per prodotti e servizi etici. Inoltre, il terzo settore rappresenta un pilastro importante della nostra economia che ha registrato un trend in forte crescita: una ragione in più per sviluppare sensibilmente la nostra offerta su questo fronte, facendo tesoro di un’esperienza di lunga data su questa area e del know how della Business Unit Terzo Settore ed Ethical Consumers che oggi è ufficialmente operativa.  Allo stesso tempo, abbiamo deciso di investire sulla sostenibilità sociale, ambientale ed economica, sia con una funzione dedicata, sia con un percorso culturale e strategico che, quasi un anno fa, ci ha portato a diventare B Corp, certificando anche di fatto gli alti standard sociali e ambientali e l’impegno in materia di neo-welfare, che da oltre quarant’anni caratterizzano l’operato della Compagnia”, ha aggiunto Frecchiami.
Con la trasformazione aziendale, quindi, il Gruppo Assimoco si presenta oggi forte di una cultura e di valori fortemente differenzianti e con un modello organizzativo coerente con le esigenze di un mercato che chiede risposte veloci, etiche e sostenibili. “Abbiamo reinterpretato il nostro ruolo alla luce dei nuovi obiettivi strategici e ci siamo impegnati a sviluppare le nostre capacità organizzative rispondendo al cambiamento di contesto, modificando la linea di azione e la configurazione operativa, in modo efficace, veloce ed economico”, ha aggiunto Frecchiami. “Grazie alla Riorganizzazione strategica siamo in grado di supportare il posizionamento distintivo di Assimoco puntando sulla valorizzazione del capitale umano, da sempre elemento centrale della nostra strategia competitiva”, ha concluso Tiziano Merlini, responsabile della Struttura Sviluppo Persone e Organizzazioni. (Omniapress-8.4.2019)

sabato 6 aprile 2019

MILLE' MILANO: NUOVO BRAND FASHION DI MARIANA MILL



Milano - (a cura di Marisa de Moliner) - A Milano, capitale della moda, approda il "Fashion Communism": quel sogno di offrire alle donne capi dall’aspetto lussuoso a prezzi accessibili che ha portato Mariana Mill a creare Millè Milano, brand che ha presentato la collezione 2019/2020 nello showroom Zepter in via San Pietro all’Orto.


Una collezione pret-à-porter che punta sulla ricerca nel design e sull’alta qualità di materiali, tutti italiani, e sulla pregiata manifattura milanese. “Ebbene sì - spiega Mariana Mill, founder e anima creativa del brand- ogni singolo capo delle mie collezioni è disegnato e realizzato a Milano, in Italia, dai tessuti ai bottoni, dagli accessori alle grucce. Ho dedicato la massima attenzione alla scelta del produttore per essere certa d’avere capi di alta qualità , che rispondessero in tutto e per tutto alla mia idea e alle specifiche del mio marchio. Sono perfezionista per natura e i dettagli per me contano davvero”. Dettagli come le rifiniture e le frange di giacche, abiti e cappotti, realizzate a mano da sarte all’ombra della Madonnina, che danno un’allure preziosa ai capispalla, il punto di forza voluto da Mariana Mill che, dopo aver lavorato per diciotto anni in una multinazionale, due anni fa si è dedicata a questa passione nata improvvisamente. E che non affonda le radici nell’infanzia, in famiglia, com’è capitato a qualche stilista cresciuto tra fili, aghi e stoffe con una mamma sarta. Sorridendo Mariana Mill, questa bella signora nata a Vienna, confessa che non è assolutamente una figlia d’arte: “mia madre-precisa- era una business woman”. Dalla quale ha certo però ereditato i geni da manager che l’hanno portata a mantenere la produzione tutta nel nostro Paese nonostante gli alti costi di produzione, scommettendo sul valore unico del made in Italy riconosciuto come sinonimo di stile e di eleganza. Un’eleganza che si traduce in silhouette moderniste e contemporaneamente senza tempo, vestite con abiti di seta impalpabili e con cappotti avvolgenti di cachemire. Al centro della collezione 2019/2020 prevalgono il bianco e il nero, separatamente e mischiati tra loro, ma non mancano anche colori vitaminici fortemente d’impatto. 
“Desidero- conclude Mariana Mill- che le donne si sentano gratificate e consapevoli mentre indossano il pret-à-porter Millé Milano sul red carpet della loro vita, con capi che, adatti per ogni occasione, possono essere indossati sia di giorno sia di sera”. (Omniapress-5.4.2019)


giovedì 4 aprile 2019

ARITMIE CARDIACHE: PROGETTO DI PREVENZIONE "MO.CA.R." NELLE FARMACIE MILANESI


Milano - E' stato presentato a Milano, presso Palazzo Lombardia, il progetto “Mo.Ca.R. Monitoraggio cardiaco in Farmacia”, iniziativa organizzata da Motore Sanità in collaborazione con la Regione Lombardia e con il contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb e Pfizer.

Dalla collaborazione tra ASST Santi Paolo e Carlo e Federfarma Milano nasce il progetto Mo.Ca.R., una sperimentazione che porta in trenta farmacie milanesi un apparecchio che permette, in maniera semplice e veloce, di misurare il proprio ritmo cardiaco. Questo progetto gratuito ed aperto a tutti è nato per aiutare a prevenire la fibrillazione atriale e le complicanze che può generare, complicanze come ictus e infarto. Un'idea che se dovesse portare ai benefici sperati potrebbe allargarsi a tutta la città e potrebbe essere di ispirazione anche ad altre città e Regioni dello stivale per fornire un nuovo metodo di prevenzione. 
“Questo progetto innovativo, che coinvolge le farmacie milanesi –spiega Stefano Carugo, responsabile scientifico dell'iniziativa e Direttore Cardiologia Unità Coronarica ASST Santi Paolo e Carlo - serve per vedere se questo coinvolgimento è utile al fine di identificare precocemente un'importantissima aritmia che può avere effetti devastanti sul nostro organismo. Mo.Ca.R. ha questo scopo. Un servizio nuovo con il paziente al centro”. 
Durante la presentazione di questa nuova sperimentazione è intervenuto Giulio Gallera, Assessore al Welfare Regione Lombardia“Il progetto Mo.Ca.R. rappresenta uno strumento interessante e innovativo di prevenzione oltre ad essere una efficace testimonianza di come i protagonisti del Welfare lombardo, in questo caso l’ospedale e le farmacie, possano unire le forze – spiega l'Assessore - e fare squadra a beneficio del cittadino e della sua salute. L’evoluzione demografica, sociale ed epidemiologica in atto richiede che il sistema sociosanitario si indirizzi verso processi di integrazione organizzativa, funzionale e professionale con la visione di rafforzare l’ambito di assistenza territoriale ed i processi di presa in carico. Processi, questi – conclude Gallera - che devono avvalersi sia degli strumenti che l’innovazione tecnologica rende disponibili, sia dei sistemi digitali e di networking che rendono possibile la condivisione di informazioni e dati tra il paziente ed i diversi professionisti che intervengono nel processo di cura”. Il progetto non si basa solo sull'idea di prevenzione ma anche sul principio di sostenibilità del sistema e del concreto sviluppo della medicina sul territorio. “La farmacia è, da sempre, il primo presidio sanitario sul territorio per le sue caratteristiche peculiari di capillarità e di ampia disponibilità di orari - afferma Annarosa Racca Presidente di Federfarma Lombardia -e oggi, nello spirito della farmacia dei servizi, fa prevenzione sul territorio a favore di un cittadino che ha sempre più problemi di cronicità e contribuendo alla sostenibilità del Sistema Sanitario”. Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Matteo Stocco, Direttore Generale ASST Santi Paolo e Carlo “Un progetto innovativo che vede l'ASST Santi Paolo e Carlo in prima fila nella promozione della fase sperimentale presso l'Ospedale San Paolo. Una nuova modalità di prevenzione, la prima in Italia – spiega il direttore - per l'identificazione precoce dei casi di fibrillazione e di prevenzione dell'ictus eseguita direttamente nelle farmacie o dal proprio medico di medicina generale, un alert prezioso per la rete di assistenza ospedaliera”.

Che cosa è la fibrillazione atriale?
L’aritmia è un disturbo della frequenza o del ritmo cardiaco: durante gli episodi di aritmia il cuore può battere: troppo velocemente, troppo lentamente oppure con un ritmo irregolare. Si diagnostica fibrillazione atriale quando le due cavità superiori del cuore (gli atri) fibrillano a causa di segnali elettrici disorganizzati: “fibrillare” significa “contrarsi molto velocemente e con un ritmo irregolare”. Durante la fibrillazione atriale il sangue si accumula negli atri e non viene pompato completamente nelle due cavità inferiori del cuore (i ventricoli). Gli atri e i ventricoli, quindi, non riescono a lavorare con la giusta sincronia. Chi soffre di fibrillazione atriale può non avvertire alcun sintomo ma, anche se asintomatica, la condizione può far aumentare il rischio di infarto; alcuni pazienti avvertono invece: dolore al torace o l’insufficienza cardiaca,soprattutto se il ritmo del battito è molto rapido.
La fibrillazione atriale può dare origine a due complicazioni principali: ictus e arresto cardiaco.  Questo tipo di aritmia è diffusa nella popolazione generale ma purtroppo spesso non viene diagnosticata in tempi rapidi, determinando complicanze a volte molto importanti. Quando invece viene scoperta, si possono fare degli accertamenti per capirne l’origine al fine di trattarla al meglio.

Come funziona l'apparecchio Mo.Ca.R.?
Per far funzionare l'apparecchio basta poggiarci sopra il dito indice ed il pollice ed in 30 secondi determinerà la traccia elettrocardiografica in monocanale. A quel punto sullo schermo del dispositivo possono apparire due segnali, uno rosso ed uno verde. Se il segnale è verde vuol dire che il battito del paziente è nei parametri della normalità. In caso di segnale rosso invece è stata riscontrata un'irregolarità ed è quindi necessario effettuare altri controlli, si può quindi o contattare il proprio medico o cardiologo di fiducia o chiamare il numero 392 1756161 (attivo dal lunedì al sabato dalle 9 alle 11 e dalle 14 alle 16) per fissare un appuntamento presso il reparto di Cardiologia dell'Ospedale San Paolo di Milano per eseguire un ECG completo. (Omniapress-4.4.2019)

venerdì 22 marzo 2019

MIELOMA: IN AUMENTO LA SOPRAVVIVENZA. INCONTRO SU: ONCOEMATOLOGIA TRA SOSTENIBILITA' E ADERENZA


Padova - Si è tenuto a Padova l'incontro su “Oncoematologia tra sostenibilità e aderenza, il caso del Triveneto”, evento organizzato da Motore Sanità, con il patrocinio dell'AOU di Padova e della Rete Ematologica Veneta, con il contributo incondizionato tra gli altri di Takeda. 

Gianpietro Semenzato, direttore Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, Coordinatore tecnico-scientifico della Rete Ematologica Veneta, ha detto che "Il mieloma multiplo rappresenta l’1 % dei tumori ed il 25 % delle morti per cancro, siamo intorno al 6/7 per cento dei casi per ogni 100mila abitanti; nel Veneto in un anno si possono avere circa 250-300 casi. La maggior incidenza si ha intorno ai 60 anni (età in aumento), mentre la sopravvivenza media del malato si è assestata sui 7/8 anni, ovviamente ci sono casi più gravi, ma si può arrivare anche a 10 anni di sopravvivenza”. Anche questo dato è per fortuna in aumento, perché si tratta di un tumore maligno inguaribile. 
“Di positivo - ha continuato Semenzato nella sua relazione - ci sono “le attuali maggiori conoscenze sui meccanismi biologici e, a partire dall’ultimo decennio, nuovi farmaci che permettono il miglioramento della qualità della vita del paziente, oltre ad un aumento della sopravvivenza. Le sfide del futuro sono importanti, perchè la malattia resta inguaribile e stanno aumentando le patologie croniche. Semenzato ha anche precisato gli ambiti della Rete Ematologica Veneta, che coordina: “ci stiamo occupando con successo della revisione dei farmaci ad alto costo, secondo criteri di efficacia basati sulle evidenze, della selezione di centri autorizzati alla prescrizione, dell’allestimento e manutenzione dei centri di patologia, della definizione dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e del loro aggiornamento periodico, nonchè delle proposte per l’accessibilità a laboratori certificati e accreditati per le procedure diagnostiche ad alta complessità. Anche in questo settore il nordest, il Veneto e Padova in particolare sono punti di riferimento importanti, perchè si tratta di un polo di riferimento anche per una serie di pazienti che migrano da altre regioni d’Italia”.  

L’ematologia è una disciplina in cui alla pratica clinica si è sempre affiancata, con pari dignità, quella di laboratorio. Non è un caso, infatti, che nel campo medico sofisticate tecniche di biologia molecolare siano state spesso usate per la prima volta proprio per la ricerca e la diagnostica in campo ematologico. Per l’oncoematologia in particolare, la possibilità di arrivare al tessuto neoplastico in maniera relativamente semplice e di ottenerne quantità rilevanti ha portato medici e biologi che si occupano di questa disciplina a ‘guardare’ personalmente la cellula tumorale; ieri col microscopio, oggi anche con tecniche molecolari. “Gli scenari terapeutici stanno di conseguenza velocemente cambiando con l'adozione, con sempre maggiore frequenza, di regimi chemo-free e con minori effetti collaterali - ha spiegato ancora Semenzato - il mieloma multiplo è in prima linea in questo scenario: la sopravvivenza di questi pazienti è in continuo aumento anche perché, al di là del nuovo armamentario terapeutico, la ricerca ha permesso di identificare sottogruppi ben definiti di questa malattia che portano all’applicazione di terapie personalizzate. Abbiamo oggi a disposizione nuovi farmaci (immunomodulanti, inibitori del proteasoma e anticorpi monoclonali) che, in combinazioni diverse, prolungano la sopravvivenza. Vanno anche ricordate le nuove formulazioni terapeutiche che incidono sensibilmente sul miglioramento della qualità di vita del paziente. Pur parlando oggi - ha concluso Semenzato - purtroppo ancora di una patologia incurabile, si sta andando in molti casi, verso una cronicizzazione del paziente con mieloma”. 
Grazie al progressivo miglioramento delle conoscenze dei meccanismi patogenetici che sono alla base dell’insorgenza dei tumori in generale, e di quelli ematologici in particolare, è stata aperta la strada allo sviluppo di terapie “intelligenti” capaci di colpire con precisione specifici bersagli molecolari che connotano la diversità biologica della malattia e che rendono di fatto unico, ai fini dell’approccio terapeutico, ogni singolo paziente.
“La gestione della problematica oncologica coinvolge diverse figure professionali – ha raccontato Lucia Zanatta, biologa UO Anatomia e Istologia Patologica, ULSS 2 Treviso - che devono lavorare in sinergia per il raggiungimento di un obiettivo comune: il benessere e la salute del paziente. Il corretto inquadramento diagnostico rappresenta uno dei punti cardine di tale gestione”. L'importanza di queste nuove cure risiede nelle molecole in grado di aggredire la malattia attraverso specifici meccanismi, spesso diversi ma sempre molto selettivi, avendo come bersaglio specifiche strutture espresse dalla cellula neoplastica, vuoi sulla superficie della cellula che al suo interno.
“Il mieloma multiplo è una malattia con un decorso estremamente variabile, indolente o aggressivo, caratterizzato da fasi di risposta alla terapia e successiva ripresa di malattia - dichiara Vittorio Meneghini, Dirigente Medico UOC Ematologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona - la disponibilità di nuovi farmaci utilizzabili in ricaduta, permette di ottenere un controllo prolungato della malattia nella maggior parte dei pazienti. Una minoranza di pazienti tuttavia acquisisce precocemente delle caratteristiche genetiche a prognosi sfavorevole che identificano il mieloma ad alto rischio, la cui cura rappresenta una delle sfide più difficili da superare. Il continuo sviluppo di nuove molecole e la combinazione di farmaci con differenti meccanismi d’azione, consente di attenuare e superare la prognosi sfavorevole anche in questi pazienti – conclude il medico - di ottenere il controllo della malattia per lungo tempo in tutte le categorie di pazienti e di puntare al traguardo di una guarigione definitiva”. Il mieloma multiplo rappresenta una sfida storica nel campo ematologico, poiché seppur con prognosi in costante miglioramento con sostanziale aumento della sopravvivenza, l’eradicazione totale della malattia rappresenta una sfida non ancora vinta.
“Alla diagnosi possiamo identificare una frazione di pazienti con MM – afferma Francesca Patriarca, Dirigente Medico Clinica Ematologica, Azienda Ospedaliera Universitaria Udine - ad alto rischio in base a caratteristiche cliniche e al cariotipo FISH (20%). Un ulteriore criterio dinamico di rischio è la risposta subottimale al trattamento iniziale basato sulla malattia minima residua (MRD). Malgrado la terapia del MM non sia stratificata sul rischio, le linee guida cominciano a suggerire trattamenti differenziati tra pazienti a rischio standard e pazienti ad alto rischio. Qualche esempio: il doppio autotrapianto – prosegue il dirigente - e il mantenimento con inibitori del proteosoma nei pazienti giovani ad alto rischio, il trapianto allogenico in pazienti selezionati, una terapia di induzione con inibitori del proteosoma nei pazienti anziani ad alto rischio”. Nonostante i limiti che la scienza attuale pone nei confronti della cura del mieloma multiplo, non si possono non considerare importanti i traguardi conseguiti come l'essere riusciti a triplicare la sopravvivenza media dei pazienti. Traguardi importanti perché ci stanno portando sulla giusta strada per la cura di questa malattia.
“Sebbene il mieloma a tutt’oggi debba essere considerato una malattia inguaribile – ha spiegato Renato Zambello, Dirigente Medico UO Ematologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Padova - il formidabile sviluppo delle terapie a disposizione in questi ultimi 20 anni ha proiettato la sopravvivenza mediana dei pazienti da poco più 3 anni a più di 10 anni. La moderna sfida della cura del mieloma passa attraverso la precisa definizione delle caratteristiche biologiche dei pazienti, in particolare tra queste le alterazioni genetiche coinvolte nello sviluppo della malattia”.
“Le alterazioni cromosomiche identificate mediante l’analisi FISH - ha dichiarato Laura Bonaldi, Dirigente Medico UOC Immunologia e Diagnostica Molecolare Oncologica, Istituto Oncologico Veneto IRCCS, Padova - contribuiscono a classificare il mieloma multiplo in gruppi a differente prognosi. Inoltre, l’individuazione di alterazioni considerate ad alto rischio citogenetico ha ricadute importanti sulla strategia terapeutica nel paziente con mieloma”.
“Lo sviluppo della Ricerca clinica e di laboratorio negli ultimi 20 anni – secondo Filippo Gherlinzoni, Direttore UOC Ematologia, Azienda ULSS 2 Treviso - ha consentito di mettere a disposizione dell'ematologo una molteplicità di farmaci a diverso meccanismo d'azione che devono essere utilizzati nella maniera quanto più appropriata lungo il percorso terapeutico di ciascun paziente. Diventa quindi indispensabile conoscere in modo approfondito il profilo di sicurezza e di tossicità di tali farmaci, in modo da cercare di personalizzare il trattamento per ogni singolo paziente”.

Per ulteriori informazioni  www.motoresanita.it  (Omniapress-22.03.2019)

martedì 12 marzo 2019

AIDS: IL "NUOVO" SIEROPOSITIVO. UPDATE HIV IN VENETO


Vicenza - Classe sociale medio alta, buona cultura, in prevalenza maschio e quasi sempre ignaro di aver mantenuto un comportamento a rischio. È questo l’identikit del nuovo sieropositivo. “Oggi l’HIV rappresenta nelle nostre zone una percentuale di 5.8 casi ogni 100 000 abitanti, con punte di 15.6 per 100 000 abitanti di età di 20-28 anni. Si tratta 3443 casi di cui 43% è rappresentato da soggetti che hanno contratto l’infezione per via eterosessuale e il 38 % da chi avuto comportamenti omosessuali”, ha sottolineato la dottoressa Anna Maria Cattelan, Direttore UOC Malattie Infettive, AOU Padova, nel corso dell’evento "UPDATE HIV NELLA REGIONE DEL VENETO" organizzato da Motore Sanità, con il patrocinio dell'ULSS 8 Berica della Regione del Veneto e della Fondazione The Bridge e con il supporto non condizionato di ViiV Healthcare.  

Solo il 3% ha contratto l’infezione tramite siringa, quindi è tossicodipendente. È questo un dato che mostra una completa inversione di tendenza rispetto a quella riscontrata all’inizio dell’epidemia nelle nostre aree geografiche. “Più del 50% delle infezioni da HIV aveva già al momento della diagnosi un livello compromesso di immunità, questo significa che è arrivato tardivamente dallo specialista, significa che i pazienti si sentono poco coinvolti e non pensano di essere a rischio – ha sottolineato la dottoressa Cattelan – Il test viene richiesto solo in occasione di patologie che possono far pensare ad una infezione da HIV. È qui che bisogna agire, attraverso campagne mirate di informazione e di educazione. Soprattutto bisogna lavorare sui giovani. I nuovi farmaci consentono comunque una qualità di vita molto buona, tanto che un giovane che contrae l’infezione ha le stesse aspettative di un coetano sano, a patto che segua correttamente una terapia retrovirale, che oggi è comunque meno tossica di quanto non lo fosse anni fa”.
“Più dell’90% delle persone con HIV/AIDS seguite presso le Unità di Malattie Infettive del Veneto – ha affermato Cattelan   sono in soppressione virologica, vale a dire hanno ottenuto la negativizzazione della replicazione del virus HIV nel plasma. E questo grazie alla terapia antiretrovirale che prevede classicamente l’associazione di 3 farmaci. Per tutte queste persone l’obiettivo principale – ha proseguito l'esperto - è quello di mantenere questo risultato nel lungo termine, con il minor numero di effetti collaterali, il minor numero di tossicità e la migliore qualità di vita.

In Italia le nuove infezioni da HIV sono circa 3500 ogni anno, quasi 6 ogni 100mila abitanti. Numeri, se comparati con il passato, che mostrano una parabola discendente. Se le nuove cure compiono passi da gigante sia in termini di sopravvivenza sia in termini di qualità della vita del paziente, la prevenzione resta ancora l'arma più efficace contro questa malattia.
“L’obiettivo dell’evento è creare un agreement su nuove strategie di test, terapia e presa in carico del paziente – ha dichiarato Rosaria Iardino, Presidente Fondazione The Bridge – come i dati dimostrano, Regione Veneto ha tutti gli indicatori per diventare la prima Regione free HIV, andando a raggiungere l’obiettivo 90-90-90 (diagnosticare il 90% delle infezioni da HIV; far entrare in terapia il 90% delle persone con diagnosi di HIV; ottenere l’abbattimento della carica virale nel 90% delle persone in terapia) lanciato nel 2014 da UNAIDS grazie alle sue capacità organizzative, di programmazione e di ascolto”. L’assistenza ai pazienti con infezione da HIV in Veneto è affidata ai Centri di malattie infettive, dislocati nei capoluoghi di provincia e in due altri centri locali. In questi centri è possibile fare il test per HIV in modo anonimo e gratuito e senza impegnativa del MMG; inoltre vengono presi in carico i pazienti con infezione documentata.
La privacy dei pazienti è assicurata secondo quanto previsto dalla normativa nazionale (legge 135/90) e regionale e una volta documentata l’infezione, è prevista una esenzione della quota di partecipazione (ticket) che rende le procedure diagnostiche e terapeutiche esenti da pagamento. Le terapie messe a disposizione non sono in grado di eliminare l’infezione e portare a guarigione ma possono sopprimere completamente la replicazione del virus, assicurando la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità di vita comparabile ai pari età non infetti da HIV.
“Le persone sieropositive, se diagnosticate in tempo – ha dichiarato Marina Malena, Responsabile UOSD Centro Malattie Diffusive ULSS 9 Scaligera - grazie alle terapie antivirali disponibili, invecchiano come le persone di pari sesso ed età senza infezione. In questi ultimi tempi ha perso significato il monitoraggio frequente strettamente infettivologico viroimmulogico, come ad esempio la conta dei linfociti CD4 +, a favore del monitoraggio e della stima dei rischi per le comorbidità, le quali hanno sostituito il virus nell’impatto sulla salute e qualità di vita dei pazienti. I numerosi studi prodotti in questi ultimi anni hanno ampiamente dimostrato che le persone – ha proseguito il medico - in cura non sono più contagiose per i loro partner. Se si considera inoltre la recente possibilità, che si è concretizzata anche nel nostro Paese, e dimostrata anch’essa in numerosi studi, di poter effettuare una profilassi antivirale nei soggetti sieronegativi a rischio di acquisizione dell’infezione (PrEP: profilassi pre esposizione), sulla base dei loro comportamenti, disponiamo di un ulteriore strategia a favore della interruzione della catena epidemica, come peraltro dimostrato nei paesi dove sono già state attuate delle campagne a tal proposito. L’offerta della PrEP – ha proseguito l'esperta - è infatti un obiettivo cruciale nelle strategie di prevenzione del “Piano Nazionale di interventi contro l’HIV e AIDS (PNAIDS) 2017-2019” del 07.12.2016, per attuare la cosiddetta prevention cascade, e va implementata, assieme alla diffusione del testing per HIV. In sintesi è necessario uno sforzo comune dei vari stake holders coinvolti con l’obiettivo di promuovere – ha concluso Malena - una gestione multidisciplinare specialistica del paziente, l’implementazione della PrEP e del testing HIV e la riduzione dello stigma”. 

L’obiettivo fondamentale di questa giornata è stato quello di riportare l'HIV, inteso come prevenzione, cura e aspetti sociali del problema, nuovamente al centro del dibattito nonché porre la questione del benessere del paziente come stella polare dell’agire della politica sanitaria studiando in particolare nel caso della Regione del Veneto. Non si può però escludere dal paradigma il ruolo centrale che i farmaci, soprattutto quelli di ultima generazione, hanno sia per il trattamento della cura sia per garantire una qualità di vita dignitosa ai pazienti. “Il rapporto Osmed di AIFA mostra una spesa in Italia, per farmaci antivirali HIV nel 2017 di circa 68 milioni di euro in flessione dello 0.7% rispetto il 2016 – ha dichiarato Giovanna Scroccaro, Direzione Farmaci, Dispositivi e Protesica, Regione del Veneto - la spesa rappresenta il 3% della spesa complessiva farmaceutica. Il consumo si mantiene costante nel triennio 2015- 2017 – ha proseguito Scroccaro - la riduzione della spesa è dovuta infatti alla scadenza brevettuale dei farmaci, alla commercializzazione di farmaci generici e agli sconti consistenti applicati nelle gare regionali. Alcune delle sfide in campo farmaceutico dei prossimi anni sono rappresentate dalla urgenza di individuare e trattare precocemente i pazienti, dalla necessità – ha concluso l'esperta - di disporre di regimi terapeutici più tollerati soprattutto in caso di politerapia, pazienti anziani e più fragili, dalla necessità di individuare terapie efficaci nei pazienti che presentano infezioni multi-resistenti”.
“Il paziente affetto da HIV, tramite la terapia antiretrovirale – ha affermato Enzo Raise, Già Professore Malattie Infettive e Tropicali presso Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, Padova e Udine  ha usualmente un ripristino delle difese immunitarie anche se parte da valori di T helper/inducer inferiori a 100-200 mm3 in presenza di viremia non “detectable”. Tale normalizzazione può associarsi all’ IRIS (Sindrome infiammatoria da immunoricostituzione), patologie infettive, autoimmunià, tumori. Nelle forme autoimmuni l’utilizzo di cortisonici – ha proseguito l'esperto - farmaci biologici (esempio anti TNF) è causa di patologia infettive dovute alla paralisi di alcuni processi immunologici”. 
Infine sull’argomento è intervenuto Maurizio Amato, Amministratore Delegato ViiV Healthcare Italia, dichiarando: “Un convegno molto interessante per parlare di una malattia che viene definita cronica e purtroppo ogni anno prevede l’infezione di 250 persone qui nella Regione del Veneto e che quindi non va trascurata. Se è vero che abbiamo a disposizione nuovi farmaci e che questi farmaci sono in grado di accompagnare il paziente a lungo termine e molto importante, allo stesso tempo, non abbassare la guardia dal punto di vista della prevenzione per cercare di fare uno sforzo e ridurre il numero delle persone che si ammalano – ha affermato Maurizio Amato – purtroppo ci sono fasce di popolazioni che non hanno opzioni terapeutiche. Circa 3/5% della popolazione oggi non ha adeguate alternative terapeutiche e quindi un altro punto importante è che c’è ancora bisogna di ricerca, che offra soluzioni innovative e deve essere messa a disposizione dei pazienti il prima possibile”. 
Per info: www.motoresanita.it (Omniapress-12.03.2019)

giovedì 7 marzo 2019

PREMIO AIFIn (FINANCIAL INNOVATION ITALIAN AWARD) PER ASSIMOCO




Segrate (Milano) - Il Gruppo Assimoco annuncia di aver vinto due prestigiosi riconoscimenti nell’ambito degli AIFIn - “Financial Innovation Italian Award” per l’innovazione. Le due soluzioni premiate sono MammaMia, che ha ottenuto il primo posto nella categoria Nuovi servizi retail, e SogniSicuri che si è aggiudicato il secondo posto nella categoria Prodotti assicurativi vita. La premiazione è avvenuta recentemente, durante il Convegno Financial Innovation Day di AIFIn, Associazione Italiana Financial Innovation, che si è svolto a Milano.

Il Premio AIFIn, che quest’anno è giunto alla quindicesima edizione, si propone di promuovere il ruolo dell’innovazione nel settore bancario, assicurativo e finanziario. Si tratta di un riconoscimento, suddiviso in 14 categorie, all’innovatività degli intermediari bancari, assicurativi e finanziari e alle loro capacità di anticipare e guidare i cambiamenti di mercato, ai manager che hanno attivato e gestito le iniziative innovative e al loro staff. Quest’anno, quindi, sono ben due i premi aggiudicati dal Gruppo Assimoco, da oltre quarant’anni, Compagnia di riferimento del Movimento Cooperativo.

Entrambe le soluzioni premiate state lanciate sul mercato lo scorso luglio: nel dettaglio, MammaMia favorisce la conciliazione della vita lavorativa e privata mentre,SogniSicuri è una soluzione finalizzata alla protezione degli obiettivi di vita delle famiglie con figli.

MammaMia, che ha ottenuto il primo posto nella categoria Nuovi servizi retail del Premio AIFIn, fornisce una serie di soluzioni immediate alle esigenze quotidiane dei genitori. Per esempio, nel caso un genitore si infortuni o si ammali, trovandosi nell’impossibilità di occuparsi dei propri figli minori, attraverso MammaMia potrà rintracciare una baby sitter qualificata nella zona in cui si trova e il costo di quest’ultima sarà a carico della Compagnia. Questo prodotto fornisce una risposta concreta alle preoccupazioni principali dei nuclei familiari, a volte monogenitoriali, relative alla conciliazione fra vita e lavoro. MammaMia è stato messo a punto grazie al lavoro di un Laboratorio di Innovazione che ha coinvolto alcuni partner intermediari del Gruppo Assimoco e che si è proposto di individuare una soluzione capace di integrare l’offerta di prodotti assicurativi con prestazioni e servizi accessori in grado di rispondere alle esigenze delle famiglie, in particolare quelle con figli, in modo differenziante.

SogniSicuri risponde alle esigenze della famiglia e del suo ciclo di vita. E’ un piano di accumulo del capitale dedicato ai genitori che vogliono accantonare risparmio per sostenere i figli in qualsiasi fase della loro vita e sino alla loro indipendenza economica. Il prodotto, messo a punto con un team di lavoro formato da esperti della Compagnia e da insigni giuristi, tra i quali avvocati esperti di diritto di famiglia e notai, risponde alle esigenze della famiglia e del suo ciclo di vita. Gli obiettivi prioritari per le famiglie con figli riguardano il mantenimento della prole e la necessità di garantire loro gli studi. SogniSicuri parte dal presupposto che la riforma della filiazione ha introdotto il concetto di responsabilità genitoriale, innalzando gli obblighi di mantenimento verso i figli ben oltre i diciotto anni sino alla autonomia patrimoniale.

Le soluzioni, inoltre, sono state pensate dal Gruppo Assimoco dopo aver analizzato e studiato le esigenze di neo-welfare della popolazione italiana. I risultati dell’indagine sono contenuti in un Rapporto sul Neo-Welfare, la cui pubblicazione ha cadenza annuale e che, a maggio 2019, vedrà concretizzarsi la sesta edizione.

Per info: www.assimoco.it (Omniapress-07.03.2019)

mercoledì 6 marzo 2019

SETTIMANA MONDIALE DEL CERVELLO (11-17 MARZO 2019): LE INIZIATIVE DELLA SOCIETA' ITALIANA DI NEUROLOGIA


Milano - “Proteggi il tuo cervello” è il claim che la Società Italiana di Neurologia (SIN) lancia in occasione della Settimana Mondiale del Cervello che dall’11 al 17 marzo si celebra in oltre 80 Paesi. Obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e sottolineare l’importanza della prevenzione nella lotta alle malattie neurologiche, che solo in Italia colpiscono circa 5 milioni di persone. Pensare, ricordare, parlare, ma anche camminare, correre, ridere: una sinfonia, quella rappresentata dai più comuni e frequenti gesti quotidiani, diretta da un maestro d’orchestra d’eccezione: il cervello. Affascinante e misterioso, l’organo più prezioso del corpo umano coordina, infatti, in modo armonico le funzioni di tutto l’organismo. Per questo, proteggerlo risulta di fondamentale importanza. 

Dalla Malattia di Alzheimer a quella di Parkinson, dall’Ictus cerebrale alla Sclerosi Multipla, dall’epilessia fino all’emicrania e ai disturbi del sonno. Sono questi alcuni dei disturbi neurologici che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpiscono ben 1 miliardo di persone nel mondo. Oltre 47 milioni i casi di demenza e una stima di circa 7.7 milioni di nuovi malati ogni anno. Tra le demenze, la forma più comune è l’Alzheimer con cui sono chiamati a convivere 40 milioni di persone nel mondo. Sono circa 6 milioni, invece, le persone che ogni anno muoiono a causa di un Ictus cerebrale e 33 milioni i sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti. Quanto alla Sclerosi Multipla (SM), circa 2.5 milioni le persone che convivono con le sue manifestazioni, mentre sono 6 milioni quelle affette dalla Malattia di Parkinson. Infine l’emicrania cronica colpisce nel mondo 1 persona su 10 ed è ritenuta seconda causa di disabilità per il forte impatto che ha su chi ne è affetto.

Adottare uno stile di vita sano è il primo passo per prendersi cura del proprio cervello, ma la prevenzione passa anche e soprattutto dal consulto dello specialista di riferimento. Il neurologo, l’unico in grado di comprendere lo straordinario ingranaggio del sistema nervoso, è protagonista indiscusso dello spot Conosci il Neurologo, Proteggi il Tuo Cervello” che la SIN ha voluto realizzare e diffondere in occasione del lancio della Settimana Mondiale del Cervello. Lo spot verrà trasmesso sulle principali reti nazionali dalla RAI a LA7, da Sky a Mediaset.

“La SIN ha fortemente voluto realizzare e diffondere questo spot per promuovere la figura dell’unico specialista che conosce a fondo il cervello e il suo funzionamento – ha commentato il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN – Spesso, infatti, il paziente ha una paura ingiustificata di rivolgersi al neurologo, rinviando il consulto medico anche laddove necessario. Iniziative come la Settimana Mondiale del Cervello sono importanti occasioni per ricordare, in Italia e nel mondo, l’importanza della prevenzione nel contrastare l’insorgenza di patologie neurologiche. Proteggere il nostro cervello significa sia modificare errate abitudini che spesso ci vedono protagonisti, sia non sottovalutare sintomi e manifestazione che possono far sospettare un disturbo neurologico e che richiedono il parere del neurologo. Disturbi della memoria, del linguaggio, ma anche del sonno, possono infatti essere la spia di importanti disordini neurologici. La diagnosi precoce rappresenta una potente arma a nostra disposizione: solo riconoscendo tempestivamente un disturbo, infatti, è possibile mettere in atto quell’intervento terapeutico volto a limitare quanto più possibile importanti conseguenze”.
Di seguito gli spunti emersi in occasione della presentazione della Settimana Mondiale del Cervello, tenutasi a Milano:

L’alimentazione e la prevenzione delle malattie neurologiche
Prof. Mario Zappia, Segretario SIN, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università di Catania e Direttore della Clinica Neurologica dell’A.O.U "Policlinico Vittorio Emanuele" di Catania

Il funzionamento ottimale del Sistema Nervoso richiede una dieta sana ed equilibrata in grado di fornire un costante apporto di macronutrienti e micronutrienti, per cui la possibile prevenzione di molte malattie neurologiche si basa innanzitutto su una corretta alimentazione.
Le strategie di prevenzione su base alimentare sono molteplici. La prevenzione di malattie carenziali basata su un equilibrato apporto vitaminico, soprattutto del complesso B, è quanto mai attuale, considerando che tali malattie, una volta presenti solo in Paesi poveri e a basso sviluppo, sono oggi in crescita anche nella nostra parte di mondo sviluppato e ricco, basti solo pensare alle neuropatie e alle mielopatie secondarie a deficit di vitamina B12 procurato da diete molto in voga e strettamente prive di alimenti di derivazione animale.
Per altre malattie neurologiche ci sono evidenze oramai consolidate, derivanti soprattutto da studi neuroepidemiologici, che riportano il ruolo protettivo svolto da micronutrienti (folati, vitamine del complesso B, vitamina D, vitamina E), macronutrienti (acidi grassi poliinsaturi) e antiossidanti (polifenoli) nello sviluppo di patologie di tipo neurodegenerativo, cerebrovascolare e infiammatorio.
La dieta mediterranea riassume tali proprietà, essendo composta da alimenti ricchi di acidi grassi poliinsaturi (omega 3 e omega 6, presenti nel pesce azzurro, nell’olio d’oliva e nei legumi) e di antiossidanti (polifenoli come il resveratrolo, presente nel vino rosso, o le antocianine, presenti in frutta e verdura). Grazie alla sua composizione è indubbio il ruolo della dieta mediterranea, a basso contenuto di sodio e di grassi saturi di derivazione animale, nella prevenzione dell’ictus. È stato recentemente riportato che, su oltre 100.000 donne americane, chi aveva un’alta aderenza alla dieta mediterranea riduceva del 18% il rischio di ictus ischemico.
Uno studio americano ha evidenziato una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer pari al 40% in chi seguiva strettamente un’alimentazione di tipo mediterraneo e un altro studio ha riportato simili risultati anche per il Parkinson.
  
L’igiene del sonno: come evitare la comparsa di disturbi del sonno e prevenire, quindi, alcune malattie neurologiche
Prof. Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell'Università di Bologna

La mancanza di sonno ha un significativo impatto sulla salute dell’individuo, sia a breve sia a lungo termine. Scarsa attenzione, disturbi della memoria e dell’apprendimento sono le conseguenze a breve termine di una non corretta qualità del sonno. Quanto a quelle a lungo termine, uno studio sperimentale del 2019, pubblicato su Nature, evidenzia come la frammentazione del sonno, provocata da risvegli notturni, faciliti la formazione di placche arteriosclerotiche. Inoltre, tra i disturbi del sonno, le apnee ostruttive tendono ad associarsi ad un elevato rischio cardio-cerebrovascolare con possibilità di Ictus ischemico. Importante evidenziare come il trattamento delle apnee notturne riporti il rischio di stroke ai livelli della popolazione generale. Alla Malattia di Parkinson sono invece legati alcuni disturbi motori notturni: oggi il disturbo di comportamento della fase REM (Rapid Eye Movement – la fase in cui si sogna) è riconosciuto non solo come una comorbilità del Parkinson, ma anche il più sensibile e affidabile marcatore precoce di tutte le malattie da accumulo di alfa-sinucleina. Riconoscere precocemente questo disturbo consente di identificare i pazienti prima della manifestazione diurna della malattia, permettendo quindi di somministrare tempestivamente efficaci terapie neuroprotettive e limitarne la progressione.

La riserva cognitiva e l’attività fisica possono proteggere il cervello dal decadimento mentale?
Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l’Ospedale San Gerardo di Monza

1 anziano su 4 di età superiore agli 80 anni è affetto dalla Malattia di Alzheimer.  Alla base di questa forma di demenza vi è l’accumulo progressivo nel cervello di beta-amiloide. Studi scientifici hanno dimostrato come il deposito anomalo di questa proteina possa essere causato dal danno vascolare. Correggere i fattori di rischio di patologie vascolari come ipertensione, diabete, obesità, fumo e scarsa attività fisica consente di limitare notevolmente il rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer e, più in generale, le demenze che solo in Italia colpiscono 1 milione di persone. Una recente revisione di circa 100 studi effettuati su oltre 100.000 anziani ha inoltre confermato che l’attività fisica aerobica moderata (almeno 3 ore alla settimana per almeno 25 settimane consecutive) è in grado di migliorare le prestazioni cognitive, sia nei soggetti in salute sia in quelli con deficit cognitivi. Sempre con riferimento allo sport, recenti esperimenti su modelli animali hanno evidenziato come il fattore neurotrofico BDNF, prodotto dai muscoli durante l’attività fisica, sia in grado di ridurre la produzione nel cervello della proteina beta amiloide. Non solo training fisico: l’allenamento mentale attraverso attività quali la lettura, lo studio di una nuova lingua o di uno strumento musicale, o semplicemente con un passatempo stimolante, contribuisce a proteggere il nostro cervello e a ritardare la comparsa di demenza in soggetti con iniziale declino cognitivo. Questo perché le attività cognitive implicano la continua creazione di nuove connessioni cerebrali che determinano una cosiddetta “riserva cognitiva” in grado di contrastare il danno di alcuni circuiti cerebrali.

Come proteggere il cervello dai disturbi cerebrovascolari?
Prof. Danilo Toni, Associato in Neurologia, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza Policlinico Umberto I di Roma

La correzione dei cosiddetti fattori di rischio modificabili quali fumo, ipertensione, ipercolesterolemia, fibrillazione atriale, obesità e diabete consente una significativa riduzione del rischio di Ictus cerebrale. A ridurre del 50% il rischio di Ictus è l’eliminazione dell’ipertensione, del 19% la perdita di peso se obesi e del 12% lo stop al fumo. Ogni anno in Italia si registrano 150.000 nuovi casi di Ictus cerebrale, mentre sono 800.000 le persone sopravvissute allo Stroke che portano i segni di invalidità; Queste misure di protezione del cervello dai disturbi cerebrovascolari possono essere messe in atto prima che questi si verifichino (prevenzione primaria). Ma è possibile proteggere il nostro cervello se un ictus ischemico si è già verificato? Il danno dovuto all’ictus può essere limitato attraverso terapie di riperfusione farmacologiche e/o meccaniche. La trombolisi intravenosa e la trombectomia meccanica, in combinazione o separatamente fra loro a seconda dei casi clinici, consentono oggi di ottenere un recupero delle funzioni neurologiche allo stato precedente l’ictus fino al 50-60% dei casi trattati.
Va però ricordato che, al momento, solo il 10%-15% di tutti i pazienti con ictus è candidabile alla trombolisi intravenosa e circa il 5% alla trombectomia meccanica. Ma il cervello colpito da ictus si protegge anche sottoponendo il paziente alle terapie farmacologiche atte a stabilizzarlo dal punto di vista pressorio e del ritmo cardiaco, evitando la malnutrizione e la conseguente depressione immunitaria e, infine, trattando eventuali complicanze infettive.

Possiamo prevenire le malattie neuromuscolari?
Prof. Antonio Toscano, Professore Ordinario di Neurologia, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Messina

Si stima che, in Italia almeno 80.000-100.000 pazienti siano affetti da Malattie Neuromuscolari (MNM) che nel 90% rientrano tra le malattie rare. Verosimilmente, ad oggi, almeno 200-300 diverse forme di MNM sono state riconosciute nel territorio Nazionale.
La prevenzione di tali malattie è, spesso, un percorso articolato e complesso. La loro prevenzione, in maniera sistematica, è possibile soprattutto per le patologie acquisite (non ereditarie) ma adesso, sempre più frequentemente, anche per quelle genetiche. Per tali motivi, si ricorre spesso ad un consulto specialistico presso i Centri in grado di offrire percorsi di diagnosi e cura completi e multidisciplinari. 
Nell'ambito delle malattie neuromuscolari infatti il termine prevenzione acquista un significato più ampio. Se da un lato, una volta identificato il difetto genetico primario o la forma acquisita, vi è la possibilità di offrire al paziente e alla famiglia l’opportunità di ricorrere ad una consulenza clinica e/o genetica o eseguire test prenatali, dall'altro, l'identificazione precoce della malattia permette l’attuazione di un piano assistenziale-terapeutico mirato alle esigenze del paziente con l’obiettivo di prevenire la progressione della patologia stessa.
La prevenzione e la ricerca della diagnosi nelle MNM costituiscono passaggi fondamentali e necessari per poter seguire e consigliare al meglio i pazienti ed i loro familiari.
Il 9 marzo si celebra la Giornata delle Malattie Neuromuscolari (GMN), che coinvolge specialisti esperti di MNM di tutto il territorio nazionale, i quali incontreranno cittadini, pazienti e familiari, ma anche medici e operatori sanitari in 17 città italiane contemporaneamente con l’obiettivo non solo di informare ma anche di fornire un supporto educativo per la prevenzione, la diagnosi e la presa in carico di pazienti con sospetta o già diagnosticata malattia neuromuscolare.
  
Prevenzione e malattie extrapiramidali – Parkinson, distonie, corea di Huntington, disturbi del movimento
Prof. Roberto Eleopra, Vicepresidente SIN e UOC Neurologia 1 – Parkinson e Disordini del Movimento, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta Milano

Il ruolo della prevenzione è rilevante nel caso delle malattie neurologiche del sistema extrapiramidale, quali Parkinson, Distonie, Corea, ecc. Si tratta di patologie che possono manifestarsi con rallentamento nei movimenti (forme ipocinetiche, quali il Parkinson) o movimenti del corpo eccessivi (forme ipercinetiche, quali distonie o tremori).
La prevenzione è soprattutto basata su una diagnosi precoce della malattia, che talora compare lentamente in età infantile o giovanile, per evitare le disabilità successive, ma poi si attua anche attraverso una accorta e sana alimentazione ed esercizio fisico e allenamento costanti.
Al riguardo, gli esperti identificano quegli alimenti che possono avere un ruolo nella genesi dei disturbi neurologici o che possono incidere negativamente su condizioni preesistenti. Nella Malattia di Parkinson, ad esempio, i pasti, specie se ricchi di proteine, possono interferire sia con l’assorbimento dei farmaci (es.: Levodopa), sia con il loro ingresso nel cervello contribuendo alla diminuita efficacia della terapia, vi sono numerose evidenze per ritenere importante l’uso di una dieta prevalentemente vegetariana a basso contenuto proteico.  Un’alimentazione povera di colesterolo e ricca di fibre, vitamine ed antiossidanti presenti in frutta e verdura e di grassi insaturi contenuti nell’olio di oliva (la cosiddetta dieta mediterranea) riducono l’incidenza anche dei disturbi cognitivi nelle malattie extrapiramidali
In caso di malattia, la protezione del cervello può venire dall’intervento terapeutico tempestivo?
Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN, Clinica Neurologica Università di Genova

Per essere efficace, una cura deve essere somministrata precocemente: solo in questo modo, infatti, è possibile limitare devastanti conseguenze. Sclerosi Multipla, Ictus, Alzheimer e Cefalee croniche sono il bersaglio delle più innovative terapie, messe a punto recentemente dalla ricerca scientifica.
A disposizione della Sclerosi Multipla, che solo in Italia colpisce 120.000 perone, 15 differenti terapie con possibilità di personalizzazione in base al tipo e alla gravità dell’esordio clinico. Gli avanzamenti più recenti riguardano le terapie con anticorpi monoclonali anti-linfociti B e il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, una procedura efficace nei casi particolarmente aggressivi che non rispondono alle terapie approvate.  Nelle malattie cerebrovascolari, studi recenti hanno confermato l’utilità della terapia endovascolare anche dopo 16 e persino 24 ore dall’Ictus in quei pazienti che abbiano buoni circoli collaterali e tessuto nervoso in sofferenza, ma non ancora irrimediabilmente perso. Nella Malattia di Alzheimer, alcuni studi che utilizzano anticorpi monoclonali in grado di ridurre l’anomalo deposito di amiloide sembrano indicare che una terapia eziologica sia possibile e oramai vicina, anche se efficace solo nelle fasi molto iniziali di malattia. Risulta quindi fondamentale una diagnosi precoce. Enormi sono stati anche i passi compiuti dalla ricerca nel trattamento delle cefalee, con particolare riguardo all’emicrania cronica: per gli 800.000 italiani che ne soffrono sono stati sviluppati anticorpi monoclonali selettivi in grado di migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti.

Incontri divulgativi e convegni scientifici, attività per gli studenti delle scuole secondarie e open day presso le cliniche neurologiche: numerose le iniziative gratuite che si svolgeranno in tutto il territorio nazionale e avranno come protagonista illl nostro organo più complesso, il cervello, che ci permette di pensare, ricordare, muovere, sentire, parlare, vedere, dormire e organizzare tutte le nostre numerose attività. 

Per maggiori informazioni www.neuro.it (Omniapress-6.3.2019)