mercoledì 18 settembre 2019

TASSE: OSSERVATORIO SU SPESA PUBBLICA E ENTRATE. IL 57% DELL' IRPEF VERSATA DAL 12% DEI CONTRIBUENTI


Roma - Il gettito fiscale complessivo diminuisce, ma aumenta quello dell’IRPEF, che grava sempre di più su ben determinate categorie di contribuenti, minando in prospettiva anche la capacità di finanziamento del nostro sistema di welfare. Questo quanto emerso dall’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate  presentato questo pomeriggio a Roma nel corso di un convegno promosso in collaborazione da Itinerari Previdenziali e CIDA - Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità. Giunta alla sua sesta edizione, l’indagine realizza su base annuale un'analisi delle dichiarazioni individuali dei redditi IRPEF, di quelle aziendali relative all’IRAP e delle imposte dirette: l’obiettivo, oltre a fotografare lo stato della macchina fiscale, è quello di verificare la sostenibilità di medio-lungo periodo del sistema di protezione sociale italiano che, per pensioni, sanità e assistenza, è “costato” nel 2017 453.487 miliardi complessivi  assorbendo, oltre ai contributi sociali quando previsti, anche tutte le imposte dirette – prioritariamente IRPEF e IRAP - nonché un’ulteriore quota di imposte indirette.


Le cifre - Mentre il totale dei redditi 2017 dichiarati tramite i modelli 770, Unico e 730 è ammontato a 838,226 miliardi di euro, quasi 5 in meno rispetto agli 842,977 miliardi del 2016, con una riduzione dello 0,56%, il gettito IRPEF generato - al netto del bonus da 80 euro - è stato pari a 164,701 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 163,378 del 2016. Su 60,48 milioni di cittadini residenti in Italia a fine 2017 sono solo poco più di 30,67 milioni quelli hanno versato almeno un euro di IRPEF. Non solo, sempre con riferimento al 2017, è Il 12,28% a corrispondere il 57,88% di tutta l’IRPEF, con poco più di 5 milioni di soggetti che dichiarano redditi superiori ai 35.000 euro, contro il 2,62% versato dal 45,19%. In dettaglio, i contribuenti con redditi lordi sopra i 100mila euro (circa 52mila euro netti) sono l’1,13%, pari a 467.442 soggetti versanti, che tuttavia pagano il 19,35% di tutta l’IRPEF; tra 200mila e 300mila euro si trova lo 0,13% dei contribuenti, che versano il 2,99% di IRPEF e, infine, sopra i 300mila euro lo studio individua, sulla base dei dati MEF e Agenzia delle Entrate, lo 0,093% dei contribuenti versanti che pagano però il 5,93% dell’IRPEF. Sommando a anche i titolari di redditi lordi superiori a 55.000 euro, si ottiene dunque che il 4,39% paga il 37,02%. 

«La prima osservazione da fare – ha commentato nel corso dell’incontro Alberto Brambilla, curatore dalla ricerca insieme a Paolo Novati - riguarda proprio il rapporto dichiaranti/abitanti (pari 1,468) che, in buona sostanza, dice che il 49,29% degli italiani non ha reddito e risulta quindi a carico nella media nazionale. La seconda sta invece nella constatazione che, mentre aumentano i contribuenti che presentano la dichiarazione, diminuiscono sia i versanti sia i redditi dichiarati; se si considera però che, nel frattempo, PIL e occupazione sono cresciuti, così come l’ammontare totale dell’IRPEF versata a quasi sostanziale parità di addizionali regionali e comunali, se ne può dedurre che quelli pagano sono sempre meno, ma di fatto pagano sempre di più, l’esatto contrario del (legittimamente) decantato principio “pagare tutti per pagare meno”. Ora, è indubbio che, tenuto conto del combinato di imposte dirette e indirette, l’imposizione fiscale in Italia possa ritenersi eccessiva, ma lo è altrettanto che prima di formulare ipotesi e contromisure sarebbe particolarmente importante per politica e parti sociali guardare ai dati per una fotografia puntuale e proporre così soluzioni effettivamente calate sulla realtà del Paese, superando la fin troppo semplicistica dicotomia “ricchi” e “poveri” ancora cara a un certo tipo di narrazione».                                   

Le diverse tipologie di contribuenti – Nel dettaglio, dalla pubblicazione emerge che l’imposta media pagata da ciascuna categoria è pari a 3.686,52 euro annui per i lavoratori dipendenti, 3.230,90 per i pensionati e 6.789,51 euro per autonomi, imprenditori e liberi professionisti. Scendendo più in profondità, esemplificativo il caso dei dipendenti: sul totale dei dichiaranti, sono in totale 20,93 milioni (il 50,8%) che versano 77,156 su 155,15 miliardi totali (pari al 49,7%).  Con redditi da zero fino a 7.500 euro, la pubblicazione individua 4,12 milioni di dipendenti che, di fatto, hanno un’IRPEF negativa; seguono 4,15 milioni di lavoratori con redditi dichiarati tra i 7.500 e 15.000 euro e che, per via di deduzioni, detrazioni e del cosiddetto “bonus Renzi” hanno comunque un’imposta negativa e sono dunque a carico degli altri contribuenti. I dichiaranti tra 15mila e 20mila euro sono quasi 3 milioni e pagano un’IRPEF media di 1.237 euro.

Per dare un ordine di grandezza, questo significa che se il lavoratore avesse due persone a carico, per la sola sanità questa famiglia costerebbe allo Stato 5.634,48 euro (la media pro-capite è di 1.878,16 euro), non riuscendo di fatto a coprire da sola neppure i costi della sanità. Più numeroso il successivo scaglione di redditi (tra 20 e 35mila euro), con oltre 7,26 milioni che pagano un’IRPEF media di circa 4.000 euro, mentre quello da 35 a 55mila supera i 10.700 euro. Infine, i 770mila (il 3,73%), che dichiarano più di 55mila euro versano il 34,67% di tutta l’IRPEF. «Il discorso è ampio e complesso. Sicuramente in un quadro ancora più esaustivo andrebbero considerate imposte indirette, IVA e accise, ma il vero punto è: sarebbe ad esempio giusto ridurre allo stesso modo e a tutti questi lavoratori l’IRPEF? Sarebbe davvero una scelta equa e sostenibile? I numeri suggerirebbero di no – osserva Brambilla – visto che, dati alla mano, i veri “tartassati" dal fisco sembrano essere innanzitutto i dichiaranti dai 35mila euro dichiarati in su, che pagano I'IRPEF per un valore che va da 10mila a oltre 28mila euro. Al di sotto, c’è invece chi già beneficia della “solidarietà” delle altre fasce di contribuenti, che di fatto ne sostengono la spesa per protezione sociale».

Il commento di CIDA - «I dati fornitici dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali dimostrano che il 12% dei contribuenti italiani versa quasi il 58% dell’IRPEF nazionale: in quella percentuale vi sono dirigenti, professionisti, manager privati e pubblici, in servizio e in pensione, circa 2 milioni di lavoratori preparati e qualificati che hanno sempre fatto il loro dovere di contribuenti, ma sui quali si accanisce una campagna mediatica che li dipinge come dei privilegiati e sui quali si concentrano sempre nuovi interventi legislativi di riduzione del reddito. È il caso delle pensioni di importo medio-alto, con il mancato adeguamento all’inflazione e il cosiddetto contributo di solidarietà, ma anche di proposte che puntano a ridurre deduzioni e detrazioni fiscali per i percettori di redditi medi»,  ha detto Mario Mantovani, Presidente CIDA, commentando i dati sulle entrate fiscali 2017. «Le cifre contenute nell’Osservatorio –  ha precisato Mantovani – devono far riflettere: la progressività del nostro sistema fiscale è molto accentuata e crea un’evidente sperequazione fra i troppo pochi che versano al fisco e i tanti che non lo fanno affatto o solo per cifre irrisorie. Su queste basi il nostro sistema di welfare rischia di diventare insostenibile. Alimentare l’idea che possa esistere una “riserva” di redditi poco tassati, in capo a ricchi privilegiati è una grave distorsione dei fatti, genera invidia sociale e non contribuisce a trovare soluzioni. Le spese sociali, in particolare quella sanitaria, vanno a finire solo sulle spalle di chi le tasse le ha sempre pagate, con un aggravio crescente in termini di riduzione del reddito disponibile, di potere d’acquisto, di depressione dei consumi e di dinamismo imprenditoriale. Stiamo assistendo a un graduale ma costante rallentamento nella crescita dei redditi appena superiori alla fascia bassa.  Gli scarsi investimenti in tecnologie, organizzazione e competenze, oltre a una generalizzata avversione verso chi per merito e competenze guadagna più della media, hanno portato a valori medi dei redditi di lavoro indegni di un paese sviluppato, che esprime leadership in molti settori».

Le proposte - Secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, è dunque tempo di trovare soluzioni pratiche, che sappiano migliorare il reddito netto dei lavoratori e delle famiglie senza penalizzare il welfarecome il “contrasto di interessi” tra chi compra la prestazione e chi la fornisce. «Una delle principali criticità italiane è forse un sistema che, lungi dal far emergere i redditi, sembra piuttosto incentivare a dichiarare il meno possibile, così da poter  usufruire delle agevolazioni fiscali e dei benefici collegati al reddito, che Stato, Regioni ed Enti locali erogano sulla base di quanto si dichiara, spesso tramite un ISEE facilmente aggirabile, e oltretutto in assenza di una banca dati nazionale dell’assistenza; una seconda nota dolente sta invece nella somma di alte aliquote fiscali sui redditi con doppia progressività che, abbinate ad alte imposte indirette, in primis l’IVA, incentivano a pagare in modo irregolare». Ecco perché una buona contromisura potrebbe essere un periodo di sperimentazione triennale nel corso del quale le famiglie possano portare in detrazione, entro un dato limite, il 50% delle piccole spese effettuate per la casa, per i figli o per la manutenzione di auto o moto, purché supportate da regolare fattura elettronica (incrocio codici fiscali prestatore-fruitore): con vantaggi ovvi per la famiglia stessa che, grazie alla detraibilità, ne trarrebbe un beneficio in termini di potere d’acquisto a prescindere dal proprio reddito di partenza, ma anche e soprattutto per lo Stato, che potrebbe rientrare, almeno in parte, di IVA e contributi sociali evasi, segnando un punto importante nel contrasto al lavoro nero e al sommerso. «Occorre anche – conclude infine Mario Mantovani – favorire la crescita dimensionale e organizzativa delle imprese di servizi alla persona, con azioni efficaci di contrasto dell’opacità e irregolarità, limitando la presenza sul mercato di operatori marginali, il cui mancato equilibrio economico genera comportamenti evasivi ed elusivi delle norme fiscali”.

Realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali con il sostegno di CIDA, l’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate “Dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF 2017 per importi, tipologie di contribuenti e territori e analisi delle imposte dirette” è disponibile per la consultazione al seguente link: 

CIDA è la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato. Le Federazioni aderenti a CIDA sono: Federmanager (industria), Manageritalia (commercio e terziario), FP-CIDA (funzione pubblica), CIMO (sindacato dei medici), Sindirettivo (dirigenza Banca d’Italia), FENDA (agricoltura e ambiente), FNSA (sceneggiatori e autori), Federazione 3° Settore CIDA, FIDIA (assicurazioni), SAUR (Università e ricerca), Sindirettivo Consob (dirigenza Consob), Sumai-Assoprof (Sindacato Medici ambulatoriali). Per info: www.cida.it

Itinerari Previdenziali è una realtà indipendente che opera da oltre 10 anni in attività di ricerca, formazione e informazione nell’ambito del welfare e dei sistemi di protezione sociale, sia pubblici che privati, con l’obiettivo di sviluppare la cultura della previdenza, dell’assistenza e della sanità integrativa. L'analisi si estende inoltre ai settori dell'economia, della fiscalità e della finanza gestionale. A tale scopo, si rivolge dunque sia al grande pubblico, con iniziative di sensibilizzazione e alfabetizzazione, sia a policy makers e operatori di settore, presso i quali alimenta il dibattito e sviluppa l’approfondimento dei vari ambiti del welfare. Per info: www.itinerariprevidenziali.it
(Omniaress-18.9.2019)


MALATTIE CARDIACHE STRUTTURALI: 20 MILIONI DI PERSONE COLPITE NELLA UE FINO AL 2040. 2,5 MILIONI IN ITALIA


Milano - In occasione della Settimana europea sulle malattie delle valvole cardiache, è stato ricordato che, secondo le proiezioni Istat, le persone con un’età superiore ai 65 anni, che rappresentano già oltre il 22% degli italiani, supereranno nel 2030 la soglia del 25%, 1 persona su 4, e raggiungeranno nel 2040 il 32% della popolazione. Questo fenomeno non riguarda solo il nostro Paese, ma l’intera Europa, dove si stima che gli over 65 rappresenteranno il 29% della popolazione totale, ossia 155 milioni di persone, nel 2040. L’invecchiamento della popolazione ha importanti ricadute sulla società e sul sistema sanitario, legate alla conseguente diffusione di malattie correlate all’età. Per rispondere a quella che potrà essere la futura emergenza sociale e sanitaria dovuta all’aumento esponenziale delle malattie cardiache strutturali, cioè le malattie delle valvole cardiache, viene presentato per la prima volta in Italia il Manifesto europeo per un’Europa più sana “Vivere più lungo, vivere meglio”, promosso da fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. «Onda è impegnata da tempo nel diffondere la cultura di un invecchiamento positivo e attivo. Le donne, protagoniste assolute del processo di invecchiamento, vivono più a lungo, ma in condizioni di maggior fragilità biologica e vulnerabilità socioeconomica, per questo è importante preservare la salute delle persone più anziane, con un’attenzione specifica al genere. Secondo una nostra indagine, invecchiare fa paura (il 41% afferma di temerlo molto o moltissimo), non tanto per la fine della vita - a cui non si pensa così frequentemente - quanto più per gli ostacoli che l’invecchiamento comporta come perdita dell’autosufficienza (il 72% la teme molto), sviluppo di malattie (51%) e limitazioni nel movimento (50%)» spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda.
Tra le malattie correlate all’età, ci sono quelle cardiache strutturali - quali la stenosi aortica, il rigurgito mitralico e tricuspidale - che riguardano un declino funzionale delle valvole cardiache. La loro prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età e riguarda oggi il 12,5% degli italiani con più di 65 anni, stimando che nel 2040 colpiranno 2,5 milioni di persone. Se si guarda alla situazione europea, secondo le proiezioni Eurostat, nel 2040 le persone over 65 con malattie delle valvole cardiache saranno 20 milioni. Per questo, il Manifesto europeo per un’Europa più sana vuole essere un appello all’Unione europea e agli Stati membri per far adottare un’azione congiunta sulle malattie delle valvole cardiache in modo da attuare piani di intervento per garantirne la diagnosi tempestiva all’interno di programmi di screening per le persone over 65 e assicurare loro un trattamento adeguato e tempestivo.
«Qualche mese fa abbiamo presentato al Parlamento europeo questo Manifesto lanciando un appello all’Unione e agli Stati membri per l’adozione di misure volte a fronteggiare attivamente i problemi legati all’invecchiamento della popolazione - dichiara Brando Benifei, Parlamento Europeo. Curare e occuparsi delle persone affette da malattie legate all’invecchiamento, come le malattie delle valvole cardiache, significa tutelare la sostenibilità dei sistemi sanitari e socio-assistenziali, preservare l’autonomia dei cittadini più anziani e permettere loro di mantenersi attivi all’interno della propria comunità. È necessario pertanto che Commissione e Stati membri adottino un’azione congiunta affinché si dia priorità all’armonizzazione dei piani d’intervento in modo da garantire a tutti i cittadini dell’Unione europea di avere accesso ai piani di prevenzione. Chiediamo che in tutta Europa gli accertamenti diagnostici per individuare queste malattie siano inclusi tra i controlli sanitari per le persone con più di 65 anni di età. Proponiamo infine di assicurare finanziamenti adeguati per il trattamento tempestivo e la cura di queste malattie così che i pazienti possano tornare rapidamente a condurre una vita normale assicurando il proprio contributo alla società».
«Considerando l’impatto che l’invecchiamento ha sulla società e sui sistemi sanitari, è importante adottare politiche che possano garantire alle persone anziane di rimanere attive e indipendenti, continuando a contribuire alla società - dice Matteo Cesari, Direttore UOSD Geriatria, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Membro Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG). Per fare questo è necessario prestare particolare attenzione al ruolo che il fenomeno dell'invecchiamento gioca nella definizione e cura delle patologie caratteristiche dell’età avanzata (incluse quelle alle valvole cardiache). L'eterogeneità clinica e la complessità biologica tipiche della popolazione anziana impongono scelte diagnostiche-terapeutiche che sfuggono ai tradizionali paradigmi medici, ma vedono nell'aspetto funzionale del paziente l'obiettivo primario degli interventi».
Le malattie delle valvole cardiache possono infatti essere curate. «Il loro trattamento passa, in genere, per la riparazione o la sostituzione delle valvole danneggiate attraverso procedure di tipo chirurgico o percutaneo, a seconda di specifiche valutazioni cliniche, tra cui la gravità della malattia e lo stato di salute generale del paziente. In entrambi i casi, il trattamento ha un ruolo fondamentale nel prevenire non solo la mortalità - il 50% delle persone con stenosi aortica sintomatica grave muore entro i 2 anni - ma anche il declino funzionale che può innescare un effetto domino con l’insorgenza di altre malattie. Oggi molte alterazioni strutturali cardiache possono essere curate grazie alla cardiochirurgia microinvasiva senza la necessità di aprire il torace, di utilizzare la circolazione extracorporea e fermare il cuore utilizzando le tecnologie transcatetere. Importante però è il controllo degli esiti nell' uso dei nuovi device non solo a breve termine ma anche a medio e lungo termine. Questo perché è importante per un sistema sanitario universalistico quale è il nostro che si passi dal concetto di acquisto di un dispositivo al concetto di acquisto di salute che vuol dire valutare ogni device per la capacità che garantisce, nel tempo, di ridurre mortalità ed ospedalizzazioni» spiega Gino Gerosa, Presidente Società Italiana di Chirurgia Cardiaca (SICCH).
«Le tecniche a disposizione oggi, grazie alla ricerca scientifica, sono sempre più avanzate e consentono di curare non solo un maggior numero di pazienti, come ad esempio quelli un tempo ritenuti “non idonei” all’intervento cardiochirurgico, ma anche di tutelare la sostenibilità sociale» afferma Giuseppe Tarantini, Presidente Società Cardiologia Interventistica (GISE). Nel 2040, si stima che un quarto delle prestazioni sanitarie sarà di persone con più di 65 anni e già entro il 2020 l’Italia spenderà 18,2 miliardi di euro per le malattie cardiovascolari. «Anche per questo, trattare le malattie delle valvole cardiache, contrastando la comparsa di multi-morbidità, può ridurre le ospedalizzazioni fino al 50% contribuendo a una riduzione dei costi del sistema sanitario nazionale» continua Tarantini.
È quindi importante che il sistema di governance per le politiche di accesso alle terapie innovative trovi una sua armonizzazione, tale dal colmare le disparità regionali ed essere in grado di gestire adeguatamente l’invecchiamento della popolazione italiana. In Lombardia, ad esempio, ogni anno si stimano 10 mila nuovi casi di stenosi aortica severa. Di questi, il 30% non manifesta sintomi e rischia quindi di non ricevere una diagnosi adeguata. Da qui l’importanza di promuovere iniziative di sensibilizzazione e screening, soprattutto nelle fasce di età più colpite.
«L’attenzione che Regione Lombardia porta avanti sulla salute di cittadine e cittadini - commenta Emanuele Monti, Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia - si traduce in azioni concrete e politiche attive che mirano a tutelare le persone sia sul posto di lavoro sia nello svolgimento della vita quotidiana. Un aspetto fondamentale è quello della prevenzione, sul quale come istituzione stiamo investendo molto, con un’opera di sensibilizzazione e di stretta collaborazione con le strutture sanitarie di tutte le nostre Province. L’attenzione verso le malattie cardiovascolari deve sempre essere altissima, per cui ringraziamo Fondazione Onda per l’occasione di confronto. Come Regione Lombardia intendiamo affrontare la tutela della salute e la prevenzione senza mai abbassare la guardia, con un impegno sempre maggiore e mettendo in campo tutti gli strumenti a disposizione della nostra istituzione. La Sanità lombarda rappresenta un’eccellenza riconosciuta anche a livello internazionale. Questo non deve farci credere che possiamo vivere di rendita, ma deve essere di stimolo per farci migliorare sempre di più». (Omniapress-18.9.2019)


giovedì 12 settembre 2019

COLESTEROLO: ITALIANI NON CONOSCONO I PROPRI VALORI. LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE


Milano - Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, cui viene correlato il 31% dei decessi. Anche in Europa le principali cause di morte sono aterosclerosi e attacco ischemico, pari negli over 75 al 42% delle donne e al 38% degli uomini.
L’ipercolesterolemia si colloca tra i principali fattori di rischio cardiovascolare, e la prevenzione primaria – come recentemente ribadito dalle nuove linee guida ESC/EAS - rappresenta il primo passo per la gestione delle dislipidemie, andando ad agire sui fattori modificabili quali stile di vita e alimentazione.

Ma quanto sono informati gli italiani in tema di rischio cardiovascolare, ipercolesterolemia e prevenzione primaria? E quanto sono consapevoli dei propri livelli di colesterolo rispetto ai valori soglia riportati dalle linee guida? Lo svela un’indagine di IQVIA condotta su un campione di 1000 italiani, dalla quale è emerso che gli italiani identificano i livelli di colesterolo alto tra i primi 3 fattori di rischio cardiovascolare, dopo ipertensione e al pari di iperglicemia. Oltre il 90% degli intervistati ritiene infatti il colesterolo alto rischioso o molto rischioso. Nonostante vi sia una diffusa conoscenza sul tema, solo 6 intervistati su 10 hanno fatto un controllo nell’ultimo anno: di questi, il 61% non ricorda i propri valori e oltre 1/3 di chi li ricorda ha un’errata percezione del proprio rischio (dichiara di avere il colesterolo nella norma ma cita valori sopra soglia).

“La consapevolezza degli italiani sulle tematiche cardiovascolari sta aumentando negli ultimi anni. Tra gli intervistati emerge una diffusa conoscenza sui rischi dell’ipercolesterolemia e sulle principali cause, identificate negli stili di vita in primis (alimentazione e sedentarietà) e nella familiarità. Tuttavia, la conoscenza è generica e la percezione del proprio rischio di ipercolesterolemia è molto bassa spiega Isabella Cecchini, Head of Primary Market Research IQVIA Abbiamo infatti rilevato una bassa conoscenza dei valori soglia e dei propri valori e una diffusa sottovalutazione del rischio personale. Si conferma la necessità di rafforzare la percezione del rischio personale legato al colesterolo alto, in particolare del ruolo del colesterolo HDL e LDL e delle possibilità di prevenzione, così da favorire stili di vita salutari”.

Dalla ricerca IQVIA emerge inoltre che il 73% degli intervistati conosce gli integratori alimentari per il controllo e la riduzione del colesterolo. Il 52% di chi ha il colesterolo alto, infatti, li usa per controllarlo/ridurlo, mentre il 16% di chi ha valori nella norma, li usa per prevenirlo.

Le nuove linee guida ESC/EAS 2019: prevenzione primaria e integrazione nutrizionale
“Un corretto stile di vita, è il primo, fondamentale passo nella gestione delle dislipidemie – spiega il Prof. Alberico Catapano, Professore ordinario di farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano. Questo include – come ribadito nelle nuove linee guida ESC/EAS per la gestione del rischio cardiovascolare, presentate nei giorni scorsi a Parigi – l’utilizzo di integratori contenenti riso rosso fermentato che può essere preso in considerazione in soggetti a basso rischio cardiovascolare. Una recente review attesta che l’assunzione di 3mg/die di monacolina K, presente nel riso rosso fermentato, porta a una chiara e significativa riduzione del rischio CV”.

“La possibilità di assumere un integratore specifico che combini diverse sostanze con azione sul colesterolo, come riso rosso fermentato, berberina, policosanoli, con ingredienti quali astaxantina, coenzima Q10 e acido folico, permette di sfruttare l’azione complementare dei singoli componenti e ottenere una riduzione significativa dei livelli di colesterolo LDLspiega il Prof. Matteo Pirro, Direttore S.C. Medicina Interna dell’Università degli Studi di Perugia, che sottolinea l’importanza del consiglio e del controllo medico. È importante sottolineare come sia chiara la necessità di orientare correttamente il consumatore non solo verso prodotti con una precisa composizione quali-quantitativa supportati da studi clinici, ma anche che rispettino elevati standard di qualità”.
Il ruolo del farmacista
Il 60% degli intervistati identifica nel medico di medicina generale e nello specialista, seguiti dal farmacista (55%), le figure chiave in grado di fornire le corrette informazioni riguardo l’assunzione di integratori per il colesterolo, in un quadro di prevenzione del rischio cardiovascolare. Molto elevate le attese di informazione: 3 italiani su 4 sono interessati ad avere informazioni sui rischi, le cause e le strategie di prevenzione dell’ipercolesterolemia. “Siamo in prima fila nel sostenere e migliorare le conoscenze dei cittadini in fatto di salute – spiega la Dott.ssa Micaela Clemente, farmacista - Il farmacista è un attore privilegiato nei rapporti con il cittadino e nella promozione e aderenza ai comportamenti e stili di vita corretti e salutari, anche per il controllo del colesterolo”.

15 anni di ricerca per i corretti stili di vita in ambito cardiovascolare
L’azienda è impegnata a promuovere attivamente l’importanza di intervenire precocemente sull’ipercolesterolemia e sensibilizzare i cittadini sui principali fattori di rischio cardiovascolare.
Da sempre Mylan è attenta ai bisogni e alle necessità di pazienti e consumatori, anche portando in evidenza le cattive abitudini in fatto di salute come emerso dalla ricerca presentata oggi – spiega Fabio Torriglia, Amministratore Delegato di Mylan Italia. Quest‘anno supportiamo diverse attività di sensibilizzazione, così da coinvolgere in maniera virtuosa gli specialisti del settore, medici e farmacisti, e i consumatori. Promuoviamo così un dialogo diretto fra tutti gli attori del sistema per accrescere la conoscenza e la consapevolezza sui corretti stili di vita da adottare per il proprio benessere da cui può conseguire una reale trasformazione culturale”.
In occasione del lancio del nuovo sito armolipid.it, Mylan ha avviato un progetto con l’obiettivo di promuovere un corretto stile di vita, a partire dall’alimentazione. In collaborazione con la food blogger Sonia Peronaci, è stato realizzato un booklet di ricette per un sano stile di vita. Il booklet sarà distribuito a livello nazionale nelle farmacie aderenti all’iniziativa e scaricabile dal sito armolipid.it, insieme alle video-ricette realizzate da Sonia Peronaci.

ArmoLIPID PLUS è un integratore alimentare che contiene Berberis aristata e.s 588mg (pari a 500mg di Berberina cloruro), Riso rosso fermentato (Monascus purpureus) 200mg (pari a 3 mg di monacolina K), Policosanolo 10 mg, Acido folico 0.2mg, Coenzima Q10 2.0mg e Astaxantina 0.5 mg. Questa combinazione è supportata da numerose pubblicazioni scientifiche e con alto profilo di sicurezza. La Berberis aristata e.s., contenuta in ArmoLIPID PLUS, favorisce il controllo del colesterolo e dei trigliceridi plasmatici ad integrazione di una dieta globalmente adeguata a tal fine.  
Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Leggere attentamente il foglietto illustrativo.

Mylan è una società farmaceutica globale impegnata a definire nuovi standard nel settore sanitario. Lavoriamo insieme in tutto il mondo per offrire a 7 miliardi di persone l'accesso a medicinali di alta qualità; innoviamo per rispondere a esigenze insoddisfatte; facciamo di affidabilità ed eccellenza del servizio una consuetudine; facciamo ciò che è giusto, non ciò che è facile; agiamo per lasciare un segno nel futuro grazie a una leadership appassionata. Offriamo un crescente portfolio di circa 7.500 prodotti commercializzati in tutto il mondo, comprese le terapie antiretrovirali dalle quali dipende circa il 50% delle persone in trattamento per HIV/AIDS nei Paesi in via di sviluppo. Commercializziamo i nostri prodotti in più di 165 Paesi e territori. Siamo uno dei maggiori produttori di principi attivi nel mondo. Ogni singolo individuo tra gli oltre 35.000 dipendenti è dedicato al raggiungimento di una salute migliore per un mondo migliore, una persona alla volta. 

Per ulteriori informazioni, www.mylan.it (Omniapress-12.9.2019)

FIMMG (MEDICI DI FAMIGLIA): SERVONO PIU' INVESTIMENTI PUBBLICI. IL TOUR NAZIONALE #ADESSOBASTA


Milano - Il tour nazionale #AdessoBasta, arrivato il 12 settembre in Lombardia, ha l’obiettivo di ascoltare le esigenze dei cittadini per poter avanzare al Governo richieste che tengano in considerazione i reali bisogni sanitari e socio-sanitari della popolazione. A bordo di un camper, con la costante presenza del Segretario nazionale FIMMG Silvestro Scotti, come prima parte, saranno toccate 15 città in 30 giorni di viaggio percorrendo ben 1.800 chilometri.

“Questo tour, fortemente voluto da noi medici di medicina generale, è l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse stato il bisogno, di quanto i pazienti siano il nostro ‘motore’ e quanto le loro esigenze siano le nostre”. Queste le parole del Segretario nazionale FIMMG, Silvestro Scotti. “La figura del medico di famiglia, è troppo importante, con il tempo si crea un rapporto di fiducia oserei dire indissolubile con l’assistito, garantendo così una continuità di cura. Le proposte portate avanti dalla nostra Federazione sono volte a sviluppare e migliorare l’organizzazione dell’assistenza sul territorio. Abbiamo un contratto di lavoro i cui contenuti devono essere cambiati per poter soddisfare meglio i bisogni di salute dei nostri assistiti. Abbiamo bisogno di una politica che investa nella medicina di famiglia con provvedimenti specifici”, ha concluso Scotti.
«Il tour toccherà i Comuni più piccoli perché è in questi territori che occorre portare nei nostri studi le nuove tecnologie che permettano al medico di medicina generale di rispondere meglio alle necessità dei propri assistiti”, dichiara Gabriella Levato, Segretario generale regionale FIMMG Lombardia. “Ma è giusto dire che a tantissimi medici manca il supporto dell’infermiere di studio, del personale amministrativo o dell’assistente sociale o del terapista della riabilitazione. Gli esami di diagnostica di I livello come l’elettrocardiogramma o la spirometria o un holter cardiaco o pressorio possono essere eseguiti, anche in telemedicina, nei nostri studi. Dobbiamo far sì che il medico di medicina generale abbia la possibilità di prescrivere anche i farmaci con piano terapeutico anche per non costringere i pazienti a rivolgersi ogni volta allo specialista, aumentando liste d’attesa e ineguaglianza nell’accesso alle cure”. 

Alla presentazione stampa, che si è tenuta a Palazzo Lombardia, hanno partecipato anche Giulio Gallera, Assessore al Welfare della Regione Lombardia; Massimo Magi, Presidente NUSA Servizi; Tommasina Maio, Segretario Nazionale Continuità Assistenziale FIMMG. 

Per info: www.fimmg.org (Omniapress-12.9.2019)

martedì 10 settembre 2019

CHERATOCONO (MALATTIA PROGRESSIVA DELLA CORNEA): CAMPAGNA NAZIONALE DI PREVENZIONE E DIAGNOSI

      
Milano - Si tiene dal 10 settembre all'11 ottobre 2019 la campagna di prevenzione e diagnosi del cheratocono, promossa dall’Università degli Studi di Verona, dal Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia (CNAT) dell’Università di Chieti – Pescara e dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), in collaborazione con Neovision e con il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, della Società Italiana Trapianto di Cornea e Superficie Oculare (S.I.TRA.C.), della Società Oftalmologica Italiana (SOI) e dell’Associazione Italiana CHEratoconici (A.I.CHE.). È stato inoltre richiesto il patrocinio della Regione Veneto.

Il cheratocono, una patologia di cui poco si parla, è una malattia progressiva della cornea che causa l’assottigliamento e la deformazione della stessa, provocando una riduzione anche molto grave della capacità visiva, fino a portare alla cecità. Può esordire fin dalla giovane età e se non immediatamente diagnosticato, è un disturbo difficilmente curabile se non con un trapianto di cornea.
Fino all’11 ottobre la campagna di informazione e prevenzione vedrà coinvolti diversi centri su tutto il territorio nazionale. Per un mese, equipe di medici oculisti, ortottisti e assistenti in oftalmologia effettueranno screening oculistici gratuiti, dedicati a giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni e che non abbiano mai avuto una diagnosi di cheratocono, per individuare la malattia e suggerire eventuali visite o esami di approfondimento, oltre a informare la cittadinanza su una patologia oculare che può arrecare gravi danni alla vista. Lo screening sarà eseguito solo nei centri aderenti alla campagna, prenotando la visita sul sito www.curagliocchi.it a partire da oggi. (Omniapress-10.9.2018)



lunedì 9 settembre 2019

#ADESSOBASTA I MEDICI DI FAMIGLIA IN PIAZZA

 
Milano - Il 12 settembre 2019 arriva in Lombardia il tour nazionale #AdessoBasta, evento itinerante con il quale la Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG) intende ascoltare le esigenze dei cittadini italiani che sono anche, tutti, assistiti e pazienti dei medici di medicina generale; questo per poter avanzare al Governo richieste che tengano in considerazione i reali bisogni sanitari e socio-sanitari della popolazione. A bordo di un camper, la FIMMG, capitanata dal segretario generale nazionale Silvestro Scotti, toccherà, in questa prima fase, 15 città in 30 giorni di viaggio percorrendo 1.800 chilometri.

Il Camper, Giovedì 12 settembre dalle 9 alle 13, sarà ad Olgiate Molgora (Lecco) in Via Aldo Moro/Piazza Paolo VI, per poi spostarsi mentre nel pomeriggio dalle 15 alle 18 sarà a Legnano in Via Luini (Piazza San Magno). Nella mattinata di venerdì 13 dalle 9 alle 13 sarà ad Olda frazione di Taleggio nelle valli bergamasche, in Piazza Amilcare Arrigoni.

Per info: www.fimmg.org (Omniapress - 9.9.2019)

martedì 3 settembre 2019

PATRIMONIO INVESTITORI ISTITUZIONALI ITALIANI A 860 MILIARDI. SESTO REPORT ITINERARI PREVIDENZIALI. BRAMBILLA: "CRESCE IL CAPITALISMO SOCIALE"


Milano - Secondo gli ultimi dati OCSE elaborati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, l’Italia si classifica al 15° posto per dimensioni di mercato della previdenza complementare (rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il PIL), a pari livello con Finlandia e Cile, dopo gli inarrivabili USA (25.036 miliardi di euro), UK (2.474), Canada (2.280), Australia, Olanda (1.361), Giappone, Svizzera (901), Danimarca; allargando lo sguardo anche ai Paesi non OCSE, si “scende” al 18° posto dopo Sudafrica (296), Singapore (231) e Brasile (458). Con oltre 167 miliardi di patrimonio i fondi pensione italiani iniziano quindi ad avere una buona capitalizzazione e a essere un mercato interessante, tanto più che se si considerano anche gli altri investitori istituzionali, ci manteniamo attorno al 15° - 16° posto dell’area OCSE, compresi i Paese non OCSE, per patrimonializzazione.

Quello che emerge dal Sesto Report annuale Itinerari Previdenziali “Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2018”, presentato a Milano, è quindi il ritratto di un Paese che inizia a vantare un mercato istituzionale di spessore, nonostante sia opinione ancora comune e diffusa quella secondo cui la previdenza complementare non sia mai decollata o, nel confronto internazionale, non raggiunga cifre paragonabili ai competitors. Benché sia intervenuta la peggiore crisi finanziaria degli ultimi 60 anni, il patrimonio dei fondi pensioneè risultato in costante crescita negli ultimi 12 anni, passando da 57,78 miliardi del 2007 a 167,06 miliardidieuro. Sommando anche le risorse gestite da Casse professionali, Fondazioni di origine Bancaria e le riserve delle Compagnie di Assicurazione, il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali italiani raggiunge quota 860 miliardi di euro. 

Dal punto di vista dei rendimenti, il 2018 è stato un anno particolarmente difficile a causa del generalizzato ribasso dei mercati finanziari:a eccezione delle Fondazioni di origine Bancaria e delle gestioni separate, tutti gli investitori hanno subìto una rilevante contrazione rispetto agli anni precedenti. In particolare, i fondi pensione hanno registrato performance negative inferiori anche ai cosiddetti “rendimenti obiettivo” (media quinquennale del PIL, inflazione e rivalutazione del TFR). Se però si amplia il periodo di osservazione, come è d’obbligo fare con investitori di lungo termine quali i fondi pensione, i rendimenti medi tornano a battere quelli obiettivo già a 5 e 10 anni.

Se buone performancegarantiscono indubbiamente l’erogazione di prestazioni previdenziali adeguate e la realizzazione degli obiettivi primari degli investitori istituzionali italiani, va poi comunque rilevato che la massimizzazione del rendimento non è più l’unica leva su cui basare le proprie scelte d’investimento. Emerge anzi una particolare sensibilità verso le tematiche ambientali, sociali e di governo, tesi confermata anche dall’indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali per la sesta edizione del Report: oltre la metà degli investitori che hanno partecipato alla ricerca (55 tra Fondi Pensione Negoziali e Preesistenti, Fondazioni di origine Bancaria e Casse Professionali) adotta già oggi una politica di investimento sostenibile e quasi l’80% di tutti i rispondenti  intende includere o incrementare in futuro una strategia che tenga conto dei cosiddetti fattori ESG (Environmental, Social and Governance). 

«L’interesse verso queste tematiche o, più in generale, per quello che potremmo definire un nuovo “capitalismo sociale” – commenta Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali- è cresciuto e si sta mantenendo alto ormai da diverso tempo a livello internazionale. È ad esempio di pochi giorni fa la notizia della diffusione della Business Roundtable, documento sottoscritto da quasi 200 grandi managere imprenditori della Corporate Americache, capovolgendo il concetto di capitalismo che punta solo a massimizzare il profitto degli azionisti, si impegnano a guidare le proprie aziende nell’interesse di tutti gli stakeholderscoinvolti (lavoratori, fornitori, clienti e più in generale tutta la comunità in cui operano)». Un nuovo modello di fare impresa e finanza che, secondo Brambilla, «è il modello ideale cui tendere, soprattutto alla luce della triplice sfida che ci attende nei prossimi anni: conservazione dell’ambiente, gestione dell’invecchiamento della popolazione e ricerca di una migliore convivenza sociale. Una terza via che, abbandonando alcuni estremi che hanno caratterizzato la storia più o meno recente, sappia lasciare il posto a un’economia sì basata sulla ricerca del profitto (la molla e lo strumento per qualsiasi forma di redistribuzione sociale),ma anche sulla responsabilità sociale, e che sarà tanto più praticata quanto più la finanza e i suoi interlocutori saranno attenti ai problemi di sostenibilità ambientale e sociale delle proprie attività e delle politiche di welfare».  

Un’attenzione nei confronti della possibilità di generare ricadute positive per il territorio che il Sesto Report Itinerari Previdenziali indaga anche attraverso numerosità e tipologia dei cosiddetti investimenti in economia reale, «investimenti dei quali – ha precisato il Prof. Brambilla nel corso del convegno di presentazione – il Paese ha grande necessità, se si pensa che quelli pubblici in conto capitale sono addirittura inferiori agli interessi che l’Italia paga sul proprio debito pubblico (meno di 50 miliardi)». Considerando la quota nella banca conferitaria, in Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione Con il Sud, le Fondazioni di origine Bancaria si confermano per il 2018 i maggiori investitori in economia reale domestica, con il 48,60% del patrimonio investito; seguono le Casse privatizzate dei Liberi Professionisti, con il 16,31% in aumento rispetto al 14,6% dell’anno precedente. Ancora modesto invece l’apporto dei Fondi Pensione Negoziali e Preesistenti,che si fermano rispettivamente a 3,00% e al 3,20% del patrimonio destinato alle prestazioni (vale a dire 50,41 e 58,30 miliardi). «A impressionare non positivamente – commenta Brambilla - è sicuramente l’esiguità degli investimenti dei fondi di natura contrattuale, in gran parte alimentati dal TFR “circolante interno” alle aziende e che quindi è e dovrebbe essere la prima e principale forma di sostegno all’economia reale. Si potrebbe sicuramente fare di più tenendo però bene a mente che, se anche il nostro Paese avesse un minimo di politica industriale, con l’apporto di questi investitori, si potrebbero favorire le realtà produttive del Paese, migliorando occupazione e sviluppo, e soprattutto evitando che alcuni nostri gioielli possano finire in mano a capitale esteri, come oggi spesso accade per somme risibili. Certo, si dovrebbero eliminare le pesanti tassazioni che gravano su questi investitori, trattati alla stregua di investitori speculativi, ma se manca una visione strategica del futuro del Pese tutto diventa più difficile».


Fig. 1 - Come investono Fondi pensione, Casse di Previdenza e Fondazioni di origine Bancaria

Investitori istituzionali
Patrimonio  (1)
Investim Istituzion
altre poste e riserve (2)
Immobiliare diretti
Monetari e obblig.
Polizze
Azioni
OICR + ETF
di cui FIA
DI CUI Investimenti in Economia reale (*) in %
Casse Privatizzate
82,92
1,92%
13,15%
5,37%
22,11%
0,75%
2,98%
53,72%
23,47%
16,31%
Fondazioni di Origine Bancaria
45,70
31,64%
1,87%
3,48%
6,40%
1,09%
11,64%
41,64%
33,63%
48,60%
Fondi Pensione Preesistenti autonomi 
58,30

3,25%
2,87%
26,53%
44,97%
8,69%
13,71%
3,06%
3,20%
Fondi Pensione Negoziali
50,41

5,46%

67,96%

18,83%
7,73%
0,24%
3,00%
(1) dati in miliardi di €.  (2) le altre poste di bilancio comprendono ratei, risconti, crediti e altre tipologie di attivo;
Per le Casse Privatizzate le percentuali riportate in tabella riguardano solo gli investimenti diretti che rappresentano l'80,5% circa del totale, relativo a tutte le Casse con esclusione di ONAOSI; gli investimenti indiretti che sono rappresentati dai mandati di gestione non consentono una classificazione delle asset classa) Gli Investimenti istituzionali comprendono le quote in Banca d'Italia e CdP;
Per le Fondazioni di Origine Bancaria le percentuali riportate in tabella riguardano solo gli investimenti diretti (che rappresentano il 97,73% circa del totale dell'attivo) relativi alle 27 Fondazioni esaminate, che rappresentano l'85% circa del patrimonio totale delle Fondazionia) Gli Investimenti istituzionali comprendono le quote nella banca conferitaria, della CdP e della Fondazione con il Sud; il restante 2,3% è costituito da investimenti indiretti in mandati, per cui la somma delle percentuali non corrisponde al 100% per via della quota (pari a circa il 2,3% del patrimonio) affidata in gestione patrimoniale.
Per i Fondi Preesistenti le percentuali riportate riguardano i 49 Fondi Autonomi analizzati nel presente Report, che rappresentano l'89% del totale dei Fondi Autonomi che valgono il 97,7% del totale Fondi Preesistenti (infatti il patrimonio totale tra autonomi e interni è pari a 58,996 miliardi di euro).
Per i Fondi Negoziali le percentuali si riferiscono al totale dell'ANDP composto dagli investimenti in gestione (mandati) e dai 117 milioni di investimenti diretti in FIA.
(*) Per investimenti in economia reale nazionale si intendono: le azioni italiane, le obbligazioni corporate, la stima dei titoli italiani negli OICR, i FIA per la componente investita in Italia. Sono esclusi i titoli di Stato, gli immobili a reddito e quelli strumentali.

Fonte: Sesto Report “Investitori istituzionali italiani”: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2018”

Le Compagnie di Assicurazione – Alla fine del 2018 gli attivi gestiti dalle Compagnie di Assicurazione italiane del comparto Vita, che comprende sia la classe C (polizze tradizionali) sia la classe D (polizze unit e index linked e fondi pensione), ammontavano a circa 754 miliardi di euro (in crescita del 2,8% rispetto all’anno precedente). Di questi, la quasi totalità è rappresentata da investimenti (714 miliardi), così ripartiti: circa 560 miliardi ascrivibili alla classe C e oltre 150 miliardi ascrivibili alla classe D. L’investimento prevalente del settore assicurativo è quello obbligazionario e dei titoli a reddito fisso: oltre 446 miliardi risultano investiti principalmente (al 70%) in titoli di Stato (+2,9% sul 2017). La seconda categoria prevalente è quella dei fondi comuni (pari a 75 miliardi), con il maggior tasso di crescita (+13%).

Le prime 20 compagnie vita italiane di classe C per totale degli attivi rappresentano l’87,6% dell’intero comparto, che complessivamente vale 527 miliardi. Poste Vita, Intesa Sanpaolo Vita e Generali Italia si mantengono anche per quest’anno le imprese con una quota sul totale di attivi gestiti superiore al 10% e rappresentano, insieme, oltre il 43% dell’intero settore.

I Fondi Pensione Negoziali – A fine 2018 i 33 fondi pensione negoziali contavano 3.001.203 iscritti (+7% rispetto allo scorso anno, incremento in buona parte dovuto all’estendersi a nuovi settori professionali della cosiddetta adesione contrattuale prevista dai CCNL già introdotti in precedenza) e un attivo netto destinato alle prestazioni di circa 50,410 miliardi di euro (+1,9% rispetto al 2017). Ai primi posti della classifica per numero di iscritti si confermano Prevedi (anche per effetto della citata adesione contrattuale), Cometa, Fonte, Fonchim, Laborfonds; guidano invece la classifica dei fondi per patrimonio Cometa (10,96 mld), Fonchim (6,23 mld), Fonte (3,19 mld), Laborfonds (2,65 mld) e Fondoposte (2,2). 

In merito alla composizione del patrimonio dei fondi negoziali, la quota più rilevante continua a essere costituita dai titoli di debito, pari circa al 62%, in aumento rispetto al 2017 e in controtendenza rispetto al periodo precedente; di questi, i titoli di Stato rappresentano circa il 44,5% delle risorse gestite (il 17,6% sono italiani) e le obbligazioni corporate il 17,02% (di cui il 15,86% emesse da aziende estere). In calo rispetto al 2017 sia la quota investita in azioni sia la quota di OICR, rispettivamente pari a 18,83% e a 7,73%, mentre i depositi si attestano al 6,42% del patrimonio, anch’essi in leggera riduzione al confronto con lo scorso anno. La gestione dei fondi pensione negoziali è quasi totalmente esternalizzata a gestori patrimoniali professionali; nel 2018 i sei fondi che hanno acquistato direttamente quote di fondi immobiliari o mobiliari chiusi (Eurofer, Solidarietà Veneto, Laborfonds, Priamo, Prevaer e Byblos) hanno incrementato la loro esposizione per un ammontare complessivo ancora modesto, pari a circa 170 milioni di euro.

Interessante segnalare che nel corso dell’anno sono state intraprese due importanti iniziative in tema di economia reale: il Progetto Iride, promosso dai Fondi Pensione Foncer, Fondenergia, Fondo Gomma Plastica, Pegaso e Previmoda al fine di investire in particolare nel settore del private equity tramite l’affidamento di mandati a un gestore di FIA; un progetto di Assofondipensione condiviso tra Arco, Prevedi, Previambiente e Concreto per l'implementazione di investimenti alternativi tramite l'attribuzione di mandati di gestione.

I Fondi Pensione Preesistenti - Sono 251 fondi (8 in meno rispetto allo scorso anno) con 650.309 iscritti (in aumento di circa 7.000 unità rispetto al 2017) e un patrimonio di 59,699 miliardi (+1,19% rispetto all’anno precedente). Si mantengono ai vertici delle classifiche Previndai (80.272 iscritti e 11,6 miliardi di patrimonio), Gruppo Intesa Sanpaolo (74.429 iscritti e 6,35 miliardi di patrimonio), Gruppo Unicredit (51.001 iscritti e 3,81 miliardi di patrimonio) e Mario Negri (41.059 iscritti e 2,95 miliardi di patrimonio). 

Il patrimonio dei fondi preesistenti autonomi per il 46,14% è costituito da riserve matematiche presso assicurazioni, il 36,2% è affidato a gestori professionali, mentre il rimanente 17,7% è gestito direttamente. Rispetto al 2017 si nota un lieve incremento delle riserve presso le compagnie assicuratrici mentre prosegue il calo della parte in gestione diretta con conseguente aumento di quella affidata in gestione finanziaria. La composizione degli investimenti, escluse le riserve matematiche presso le Compagnie di Assicurazione, è per il 42,8% in titoli di debito, il 15,2% in titoli di capitale, il 19,8% in OICR, il 6% in immobili e partecipazioni in società immobiliari, il 4,5% in polizze assicurative di tipo finanziario e il 7,1% in liquidità. Rispetto allo scorso anno si rileva una discreta diminuzione dei titoli di capitale (-1,5%) mentre aumentano lievemente i titoli di debito (in particolare i corporate con quasi l’1% in più). Stabili gli investimenti immobiliari con lieve crescita per liquidità, polizze assicurative e OICR. Il tutto quale conseguenza del negativo andamento dei mercati finanziari. 

Le Fondazioni di origine Bancaria – Sono 88 e registrano un patrimonio netto contabile di 39,7 miliardi di euro (invariato rispetto al 2017) a fronte di un totale degli attivi di bilancio pari a 45,7 miliardi (in costante riduzione negli ultimi anni). Occorre tuttavia considerare il rilevante importo delle erogazioni (oltre 24,1 miliardi tra il 2000 e il 2018) che, sommate al patrimonio, farebbero superare i 70 miliardi, effettuate tra l’altro, in un periodo in cui le banche conferitarie hanno drasticamente ridotto le quotazioni, quando non azzerato anche i dividendi, imponendo alle Fondazioni stesse uno sforzo di sostegno al sistema. Nel 2018, a differenza dell’anno precedente, lo sfavorevole andamento di Borsa e dei tassi d’interesse ha influito notevolmente sulle performance finanziarie delle Fondazioni: il rendimento medio del patrimonio è stato del 2,7% (5,3% nel 2017, 3,4% nel 2016 come nel 2015 e 5,5% nel 2014).

Nel campione di 27 Fondazioni analizzate, che rappresentano l’85,2% dell’attivo totale, la modalità di gestione è ripartita come segue: 31,6% impieghi istituzionali (conferitaria, CDP e Fondazione con il Sud), 66,2% investimenti diretti e 2,2% investimenti in gestione. Da sottolineare che il peso della conferitaria sul totale attivo si è ridotto passando dal 36% del 2014 al 27,7% del 2018, in linea con il protocollo sottoscritto con il MEF. Negli ultimi anni si è assistito anche a un progressivo calo anche delle gestioni professionali e a un mutamento profondo della gestione degli investimenti diretti con il ricorso sempre più accentuato a “piattaforme” che consentono di gestirne in modo aggregato il patrimonio.

Per quanto riguarda invece gli investimenti diretti delle Fondazioni in prodotti e servizi gestiti, si rileva un elevato grado di diversificazione con particolare riguardo agli investimenti in economia reale, che rappresentano ben il 48,6% del totale attivo. I FIA (Fondi d’Investimento Alternativo) rappresentano l’asset class con il più importante incremento negli ultimi 4 anni e hanno raggiunto il 33,6% dell’attivo e il 53% del totale investimenti diretti. In particolare, la notevole crescita degli alternativi è dovuta all’incremento in portafoglio di fondi, ad esempio, multiasset, multistrategy o absolut return.

Le Casse dei Liberi Professionisti – Sono 20 (escludendo Onaosi) e contano 1.659.832 iscritti per un patrimonio di 82,9 miliardi di euro, di cui 66,8 investiti direttamente e 16,1 affidati in gestione tramite mandato. Le Casse con il maggior numero di iscritti sono Enpam (363.670), Cassa Forense (243.233), Enasarco (228.100) e Inarcassa (168.851), mentre dal punto di vista patrimoniale guidano la classifica per totale attivo Enpam (21,3 miliardi), Cassa Forense (12,63 miliardi), Inarcassa (10,75 mld) e la Cassa dei Dottori Commercialisti (8,7 miliardi).

Gli investimenti diretti (che rappresentano ben l’80% del totale) riguardano in particolare quote di OICR tradizionali per il 27,86%, che insieme ai FIA (23,47%) restano lo strumento privilegiato. L’investimento in FIA è prevalentemente rivolto al settore immobiliare (81,48%), seguono con il 7,39% i fondi di private equity (in aumento rispetto al 2017 dove il dato superava il 6%), investiti prevalentemente in aziende PMI e grandi (private equity classico), infrastrutture (3,13%), private debt (1,81%), energia (0,69%).

Per info: www.itinerariprevidenziali.it (Omniapress-3.9.2019)