martedì 22 ottobre 2019

HITACHI VANTARA: LE ATTIVITA’ E I PROGETTI PER LA DIGITALIZZAZIONE DELLE IMPRESE. INTERVISTA AL COUNTRY MANAGER ITALIA, MARCO TESINI



Marco Tesini - Country Manager Hitachi Vantara Italy


Las Vegas, USA (A cura di V. Coviello) - In occasione di Next 2019, conferenza internazionale di Hitachi svoltasi recentemente a Las Vegas, Agenzia Omniapress ha intervistato Marco Tesini, Vice President Southern Europe e Country Manager di Hitachi Vantara Italy.

Oggi tutti usano la tecnologia intensivamente, quasi senza nemmeno saperlo, come semplici utilizzatori, invece c’è un impatto da valutare. Come si fa a spiegare al pubblico quale conseguenza ha sulle nostre vite tutto questo sterminato insieme di numeri e di dati? Tutto ciò già oggi impatta sulla nostra società: qual è il modo migliore per raccontarlo?

Si può partire da un presupposto: la digitalizzazione è una rivoluzione che sta andando ad una velocità mai registrata nei passaggi precedenti della storia dell’ economia e  della società, ed è un fenomeno che può essere solo cavalcato quindi non può essere rifiutato,  non c’è una scelta alternativa alla digitalizzazione.
Il tema principale, che è un po’ anche il tema su cui Hitachi sta lavorando in maniera molto attenta, è in che modo riuscire a catturare tutto quello che si può realizzare da questo patrimonio (per cui dietro la digitalizzazione ci sono i dati e la comunicazione), mentre dall’altra parte vanno utilizzate le telecomunicazioni che consentono di essere connessi a velocità mai viste prima e soprattutto di connettere cose che prima non ci potevamo permettere. Questi due fenomeni sono il cuore della digitalizzazione.
I dati stanno proliferando in maniera eccezionale, mai vista: il 90% di quelli che oggi risiedono nei sistemi sono stati generati negli ultimi due anni, quindi questa è la crescita formidabile.
Noi ci occupiamo da sempre dei dati e allora il tema è: cosa si può fare per rendere facile a tutte le aziende l’accesso a questi dati e a questa rivoluzione in modo che la possano trasformare in un’opportunità nell’estrarre un valore, che può essere economico e sociale.
Questa è l’unicità di Hitachi.
Come possiamo usare questa rivoluzione perché porti beneficio alle persone, che possono essere dei lavoratori, dei cittadini, dei consumatori e così via? Qual è il rischio della digitalizzazione?
Come verranno utilizzati questi dati?

Dobbiamo avere paura?

Diciamo che la paura è sempre una cosa positiva, perché esprime energia, quando uno ha paura fa qualcosa, senza non si fa nulla e si rischia di farsi male senza accorgersene. E’ chiaro che la tecnologia non può risolvere il problema etico, o il problema dell’utilizzo non corretto di certe informazioni, però può aiutare ad evitare che certe cose accadano. Quindi, quando noi realizziamo delle piattaforme o delle soluzioni che consentono alle aziende di utilizzare bene i dati (ciò significa poterli innanzitutto trovare: pochi sanno che in questo momento l’80% dei dati che le aziende possiedono sono sconosciuti), esse non sanno di averli. Ciò da un lato è una grande opportunità, dall’altro è una cosa pericolosissima perché se pensiamo, ad esempio, alla privacy significa che c’è l’80% di questo lato “oscuro”, non controllato, dei dati sensibili per cui un’azienda può incorrere in sanzioni, oppure si possono verificare degli incidenti abbastanza importanti. Il GDPR cerca di limitare una serie di cose e spingere le aziende a mettere sotto controllo queste informazioni per fare in modo che vengano gestite in maniera appropriata. Per fare questo, aziende come Hitachi possono essere d’aiuto perché devono semplificare delle cose estremamente complesse. E noi questo lo facciamo.
Cosa porterà questo tipo di evoluzione? Tantissimi benefici dal punto di vista della fruizione di ciò che già oggi utilizziamo in modo naturale, ma di cui non abbiamo ancora avuto la possibilità di avere accesso in maniera semplice. Ad esempio, parlando di Mobilità, tutti sanno di poter programmare il proprio spostamento senza dover contattare tipo 64 aziende differenti e calcolare qual è il tragitto più efficiente. A tutti piacerebbe poter accedere ai propri dati, ad esempio quando si parla del pubblico. A tutti piacerebbe non dover produrre continuamente degli attestati, dei certificati che giustificano cose che già sono presenti. Questo dato richiesto ce l’avete già: succede anche a noi da cittadini.
Tutto ciò si può risolvere perché si tratta di dati e si tratta di rompere dei silos, open data, aprire le casseforti di questi dati e metterli a disposizione in modo tale che le varie organizzazioni/aziende possano scambiarseli. Questo introduce un altro concetto importante: quello delle opportunità. Se da un lato questa digitalizzazione creerà problemi, sarà ‘disruptive’, ci saranno aziende che andranno in sofferenza per questa rivoluzione, molte chiuderanno, faranno fatica, si ridurranno come perimetro però, di contro, si apriranno altri scenari come sempre nell’economia: quando si chiude una porta se ne apre un'altra, normalmente più grande.
Adesso si parla anche di decrescita felice, la quale è molto vicina al concetto dell’I.A (intelligenza artificiale). Questa è la porta più grande che si può aprire. Quando tu apri la cassaforte delle informazioni della tua azienda, da un lato stai perdendo una parte dei tuoi asset, perché tutte le informazioni sono tue e se tu le dai a disposizioni degli altri qualcuno può prenderne vantaggio; però, allo stesso momento, altri possono agganciarsi al tuo business e portarti business addizionale. Gli esempi più eclatanti di questo sono ad esempio Air B&B, Uber ecc.
Queste aziende che ho citato, pur non avendo nessun asset, non hanno fatto altro che usare i dati e i servizi degli altri per creare un nuovo servizio, che ha una caratteristica molto democratica (certo, si può discutere sulla quantità della democrazia applicata), ma quantomeno aggiunge valore a tutti quelli che partecipano a questo nuovo gioco. Con Uber guadagna l’utente, l’autista, il passeggero e la qualità, l’esperienza e si crea anche un meccanismo per cui ogni passaggio genera valore.
Per quanto concerne le banche questa cosa adesso dell’avere accesso ai dati genera paura, poiché tutti potrebbero accedervi e ci sarà un futuro in cui Amazon o Facebook inizieranno a vendere queste informazioni. Qual è il valore reale di una banca oggi? Sono sicuramente i dati (informazioni che una persona dà alla banca) e il valore della banca oggi è il trust, la fiducia.
Ci sono tutta una serie di informazioni che rimarranno “nascoste” e che non daremo ad altri poiché ci fidiamo esclusivamente della banca e non di un altro ente, come Facebook a cui non daremmo mai certe informazioni…
L’apertura di questo scrigno però, farà sì che le banche potranno allargare il loro spettro dei servizi a cose che fino a ieri non potevano fare. Nel momento in cui io posso pagare in maniera semplice e facile e accedere a tutta una serie di servizi e questi si possono aggiungere a quelli di pagamento in maniera fruibile anche la banca potrà diventare un veicolo per poter proporre servizi che vanno oltre quelli prettamente finanziari, personalizzandoli e guidano le persone in scelte più intelligenti, non discrezionali.
Stesso discorso anche nel settore dell’automotive. L’automobile è già un dinosauro industriale, tra 20 anni questo settore come lo conosciamo scomparirà. Intervistando l’Innovation manager di qualsiasi casa automobilistica del mondo scoprirete con estremo stupore che non si sta interessando della tecnologia che deve adottare da inserire all’interno delle nuove automobili (nuovo schermo, navigatore ecc.), ma al come rendere l’esperienza del suo utente finale il più interessante possibile, per cui il cliente resterà ad esempio con la Fiat qualunque sia il mezzo di trasporto e il modo con cui lui sceglierà di muoversi. Ci si sta concentrando non a trattenere il cliente in base alle features della macchina, ma in base al servizio di mobilità che sia il più flessibile possibile, il più vicino alle sue esigenze, ecc.
La tecnologia è banale. La macchina elettrica è una macchina banale, non c’è niente di tecnologico.

Tornando a Hitachi. Cosa rappresenta ‘Lumada’? (sappiamo che è un framework all’interno del quale ci sono molteplici soluzioni tecnologiche applicative che servono a supportare i clienti che vogliono fare un percorso di digitalizzazione che viene frequentemente caratterizzato come l’ I.o.T. (Internet of Things, che è un contenitore abbastanza ampio) ma posso chiederle di spiegarlo meglio? E la Politica della Co-creation?

La Digital Evolution passa attraverso un mercato nuovo di competenze, un settore grigio di intersezione tra le conoscenze O.T. (operation technology) e le conoscenze I.T. (information technology). Tipicamente questi due mondi sono sempre stati separati. Ad esempio, I.T. funzionava con i fotoni mentre O.T. con gli elettroni, che sono elementi fisici.
Questi due mondi oggi si uniscono perché possiamo andare a prendere i dati delle informazioni da oggetti che prima non parlavano e oggi parlano, digitali (sensori, social media ecc.) e tutto ciò che oggi è in grado di comunicare informazioni che riusciamo a raccogliere e facciamo due cose.
La prima è replicare in un mondo digitale, la realtà reale e quindi questo ci consente di esercitare un controllo, molto più accurato, di quello che sta succedendo e non riferito alla singola entità. Ad esempio, se so che una saldatrice si rompe ogni 7 giorni, teoricamente mi preparo ad intervenire il 7° giorno, ma in realtà gli aspetti che influiscono sulla rottura di questa dipendono anche da come la uso, quanto la uso e chi la usa, ossia da molti elementi che sono difficili da catturare nel mondo analogico, ma nel mondo digitale si può, poiché sono tutti elementi visibili, come ad esempio i sensori. Vedo dunque le cose come stanno realmente.
Seconda cosa è predire cosa può succedere e così si possono anticipare tante cose. Creo efficienza e risparmio.
La Co-creation è un tema perfetto per parlare di Hitachi.
Il mondo oggi è fatto di industrie e poi c’è il mondo dell’informatica in cui operano tante aziende come Hitachi, che sono grandi esperte di I.T. e che stanno cercando di acculturarsi sul mondo industriale. Per far qualcosa che funziona chiaramente bisogna lavorare e sfruttare al massimo le competenze delle due entità mettendo a fattor comune le cose, perché sicuramente le aziende industriali non sono così acculturate su cosa fa chi gestisce un treno, una macchina, non sa come funzionano i dati ecc. C’è questo mondo di confine in un momento in cui non c’è una competenza effettiva, poiché la velocità di questa evoluzione digitale è talmente rapida che non c’è stato il tempo di formare le persone. Noi stiamo costruendo queste competenze e quando non ci sono si lavora in Co-creation: ognuno mette il suo contributo di competenza sul tavolo e si cerca di costruire insieme qualcosa. Cosa fa Hitachi di differente? La nostra azienda ha un vantaggio: questa competenza ce l’ha già in casa ed è fatta dalle 900 aziende che operano in tutti i settori industriali della finanza che stanno sperimentano queste cose. Quindi noi cosa riceviamo? Riceviamo gli input.
Noi siamo stati definiti dopo il recente annuncio della fusione con Hitachi Consulting, la Digital Power House di Hitachi Ltd.
Su Vantara convergono tutte le competenze di O.T. delle nostre aziende che producono ascensori, componentistica per le macchine ecc. Su queste costruiamo la componente digitale che serve per aiutarli a digitalizzarsi.
Arriviamo con un patrimonio di conoscenze che è superiore a molti altri perché abbiamo realizzato una nuova intellectual property utilizzando le nostre stesse infrastrutture: Hitachi Vantara si occupava dell’I.T. sulle infrastrutture e Hitachi Consulting di consulenza e sviluppi sul mondo I.o.T. Questo merge ci permette di ritrovarci in una posizione privilegiata, unica, abbastanza originale e anche in tempi ragionevoli: la finestra di opportunità che abbiamo è molto interessante.

Rean Cloud e Pentaho?

Si è parlato di Edge Core to Cloud. Dunque, Edge è tutto il mondo che produce dati, ed è un mondo variopinto: prima vi erano solo 4 sistemi, i dati erano strutturati e le applicazioni generavano dei dati ben codificati. Il mondo che stiamo approcciando produce dati che non sono strutturati perché ogni sensore parla la sua lingua, un numero di telefono, ogni cosa ha un suo modo di parlare.
Il primo problema da affrontare è: come facciamo a prendere questi dati? Abbiamo bisogno di motori che siano in grado di ingerire, in inglese si dice ingesting, tutti questi dati così come sono, prenderli come vengono, pulirli; poiché è necessario farlo; e poi riuscire a prendere solo quelli che ci interessano. Vi semplifico, immaginate che io voglia predire quando si romperà una lampadina e questa lampadina mi dice costantemente: “Sono accesa, sono accesa, sono accesa…” e mi dice anche “la mia temperatura è 37 gradi, 37 gradi, 37 gradi…”  ma io non voglio sapere tutto questo. Io voglio sapere solo quando variano queste cose e quando sta accadendo. Io ricevo quindi decine di dati che mi dicono sempre le stesse cose, ma non mi importa, io voglio solo sapere, ad esempio, quando 38 gradi diventa 39 per la mia lampadina. Se consideriamo una macchina e pensiamo a tutti i sensori che ha, a tutti i milioni di dati che emette ogni millisecondo e tu non puoi lavorarci direttamente, ti ci vuole un mainframe dentro una macchina, poiché è necessario prendere solo i dati che ci servono. Pentaho fa questo. Lo fa molto bene, riesce a pulire. Pentaho è dentro Lumada, fa parte di questo Edge to Core e poi con questi dati si comincia a creare il datalake, che sta diventando una cosa molto complicata, perché a primo impatto ci si domanda: “Dove li metto tutti questi dati?” Li metto in un datalake.
Il datalake è un secchio dove si mettono i dati in maniera un po’ più libera. Ce ne sono tanti e bisogna metterli tutti lì, però bisogna anche trovare il modo per andarli a “pescare”. Noi proponiamo un sistema che dice: questi sono i dati che veramente mi interessano, questi altri dati forse mi interessano, ma attenzione qui ci sono dati sensibili che io non voglio vengano mai pubblicati e quindi mai e poi mai devono finire da qualche parte dove possono essere utilizzati da qualcun altro, oppure probabilmente adesso non mi servono, forse mi serviranno in futuro, quindi li archivio da un’altra parte e quando mi serviranno li prenderò. Questo è il datalake.
Poi c’è un terzo passaggio.
Dove li metto questi dati? E qui subentra Rean. Io posso decidere di mettere questi dati in casa (on premise), nel mio sistema, oppure posso metterli su un sistema che è fuori dalla mia azienda, quindi in Cloud, scegliendo uno dei tanti Cloud, oppure scegliendone diversi. Oggi la tendenza è il Multicloud. C’è stata una prima ondata, dove si diceva metto tutto su Google, o su Amazon, adesso si comincia a dire: attenzione, questo tipo di dato lo metto su Amazon perché mi conviene, un domani cambio idea lo riprendo e lo metto da un’altra parte. Questa operazione prima si poteva fare attraverso una scelta abbastanza on/off, bianco/nero. Li metto? Si! Allora metto, prendo, cambio l’applicazione, modifico e metto tutto su Amazon. Adesso si comincia a vedere che per raggiungere maggiore efficienza, agilità, si deve poter spostare i dati e scegliere il Cloud più giusto. Quindi si ha bisogno di avere un sistema che aiuti non solo a trasportare i dati sui Cloud e le varie applicazioni in maniera più efficiente e pratica, ma anche di poter decidere nel tempo dove spostarli, quindi cambiare Cloud o riportarli in casa, per far questo noi ci siamo inventati Rean Cloud.
Fino a ieri, si prendevano un centinaio di persone non so dove, in India, in Italia, e questi cambiavano, scrivevano, poi quando finivano il pacchettino, lo provavano e lo mettevano su Amazon, dopo un po’ di tempo tu utente dicevi di volerli togliere e riportare da un’altra parte, quindi richiamavi altre 100 persone e rifacevi il servizio).
Rean Cloud è un sistema che automatizza questo tipo di attività in gran parte e lo gestisce in maniera dinamica per cui hai uno schermo dove fai drag and drop e dici: adesso questa applicazione la riporto in casa perché è diventata importante, oppure la sposto su Google perché mi ha fatto un prezzo migliore e non devo prendere centinaia di persone per questa operazione, creo quindi un’opportunità per le aziende di essere molto più veloci nel fare questo passaggio e riduco il legacy (che è la paura di tutte le aziende di rimanere bloccati a casa loro) per essere liberi di poter fare quello che desideriamo. Con Rean che chiamiamo Cloud Accelerator e Multicloud orchestrator, ossia un sistema che orchestra i dati e le applicazioni in funzione di dove meglio ti conviene, riuscendo ad ottenere ottimi risultati.

Hitachi Vantara Italia. Cosa fa Hitachi in Italia? Oltre a far parte di questo Gruppo che lavora in tutto il mondo, che interessi specifici ha in Italia?

Tutto quello che ho detto vale anche per l’Italia: noi aiutiamo le aziende in questo percorso di digitalizzazione e lo facciamo attraverso queste soluzioni che proponiamo. Lavoriamo molto con il settore pubblico, dove c’è chiaramente un uso intensivo dei dati. Laddove nel settore pubblico ci sono tanti dati, noi ci siamo. Stiamo crescendo moltissimo nel settore pubblico per questo motivo, ma anche in tutti gli altri settori, come finanza (che vive di dati) e nel mondo della produzione che sia produzione tipica industriale che produzione di energia, anche se per la produzione il tema è diverso. C’è frequentemente il bisogno di ridurre le fail e organizzarle.
L’I.o.T. fa sì che noi possiamo usare tante cose che erano semplici oggetti e che per noi sono diventati dati e stiamo diventando sempre più bravi in quello che si chiama video analytics (soprattutto adesso che c’è stato un passaggio importante: il video è diventato digitale) lo si può trattare come un qualsiasi dato, con tecniche più o meno sofisticate di data analytics e applicandoci machine learning e I.A. si possono fare tantissime cose che prima non si potevano fare.
Ad esempio, per Disney Park cosa facciamo?
Da una parte li aiutiamo a migliorare l’esperienza degli utenti che fanno le code per migliorare questa esperienza, riduciamo i problemi relativi alla sicurezza delle persone o di ordine pubblico e, dall’altra parte, riusciamo a fare una serie di analisi che hanno scopi di marketing o commerciali, ad esempio quando uno deve decidere se un’attrazione non funziona più, si va a vedere non solo quanti ticket sono stati strappati, ma anche cosa accade dopo per poi procedere con delle analisi, in modo da sprecare meno soldi.
Noi cosa facciamo? Questa cosa è applicata ovviamente anche al mondo retail, al fashion, al mondo pubblico, ai comuni, alla gestione dei parcheggi, alla gestione delle stazioni e dei grandi spazi pubblici, ai grandi eventi, dove ci sono sia problemi di ordine pubblico che problemi di fruizione dell’evento, quindi le tecniche che usiamo oggi sono talmente sofisticate che riusciamo a proteggerci dai rischi (cyber-security). Individuiamo una persona all’interno di un aeroporto e possiamo seguirla ovunque. Anni fa questa cosa era impossibile.
Un esempio tipico è il problema delle case popolari occupate abusivamente. Il progetto è in fase di sperimentazione e finanziato a Pisa, in un compound dove gestiamo tutta la parte di gestione energetica, consumi, riscaldamento. Dall’altra parte c’è il problema della sicurezza. Abbiamo creato le liste bianche. Dentro questo compound chiunque se viene riconosciuto può entrare, in caso contrario suona l’allarme che avverte che questo individuo non fa parte del compound e scatta la chiamata diretta: in questo modo preveniamo gli insediamenti abusivi, che è poi il problema principale. (Omniapress-22.10.2019)