lunedì 13 ottobre 2014

I TEMI DEL CONGRESSO SOI (OFTALMOLOGI). NUOVI SVILUPPI DEL CASO "AVASTIN-LUCENTIS"


Milano - SOI, Società Oftalmologica Italiana, associazione Medici Oculistici Italiani, ha presentato temi ed iniziative del prossimo Congresso Nazionale SOI che si terrà a Roma dal 21 al 24 novembre 2014. Verranno presentati agli operatori del mondo della visione le novità nel campo chirurgico, frutto di un costante affinamento tecnologico.

Il presidente SOI, Matteo Piovella, ha anticipato i temi portanti del Congresso: l'accento sarà posto su tutte le novità riguardanti la chirurgia della catarrata che, con circa 550.000 operazioni all'anno in Italia, rappresenta l'intervento più diffuso nel nostro Paese e l'84% del totale delle attività di un centro oculistico, pubblico o privato che sia. Questo intervento ha ormai raggiunto standard elevatissimi in termini di percentuali di riuscita: circa il 97 per cento dei pazienti riesce a migliorare la vista che aveva prima dell'intervento. Si tratta di cifre di assoluta rilevanza nel campo della medicina, ma i progressi tecnologici continuano, garantendo una ripetitività e una sicurezza sempre maggiori in alcuni dei passaggi fondamentali che caratterizzano un intervento complesso che ancora oggi può esitare in complicazioni che penalizzano il risultato visivo . 
Si parlerà poi dei cristallini artificiali di nuova generazione: si tratta di lenti ad alta tecnologia, in grado di correggere tutti i difetti di vista, che vengono applicate sulla base del parametri misurati prima dell'intervento, ciò consente un approccio terapeutico estremamente personalizzato: è un po' come andare dal sarto a farsi un abito su misura. Inoltre verranno distribuite a tutti le Linee Guida per la chirurgia della cataratta,fonte di un lavoro intenso e ben finalizzato che ha impegnato gli esperti per oltre un anno.
Infine per la prima volta la proclamazione dei vincitori del Premio Applico in Oftalmologia, finalizzato a sostenere nuove idee in campo oculistico finalizzate ad applicazioni industriali che si aggiungerà al tradizionale Premio Ricerca Scientifica SOI. 
Piovella ha poi fatto il punto sulla vicenda del caso "Avastin-Lucentis", ricordando che: nel marzo del 2014, l'Antitrust ha sanzionato Roche e Novartis con l'accusa di essersi accordate affinché il farmaco anticancro Avastin (bevacizumab) non avesse l'indicazione al trattamento della degenerazione maculare, su cui è efficace, riservando l'uso oftalmologico alla molecola analoga e ben più cara Lucentis (ranibizumab). D'altra parte, l'equivalenza di Avastin e Lucentis sotto il profilo dell'efficacia e della sicurezza è stato ribadito da numerosi studi. Il Consiglio Superiore di Sanità, non poteva che ratificare questi risultati, chiedendo all'AIFA, nel maggio scorso, di inserire Avastin tra i farmaci a carico del Ssn per l'uso oftalmologico. Il 10 giugno scorso, la commissione Tecnico Scientifica dell'AIFA ha accolto la richiesta del Consiglio superiore di Sanità “per l’utilizzo del farmaco nell’indicazione non registrata”, salvo poi restringere la prescrizione alla sola degenerazione maculare senile... ma le maculopatie sono di tanti tipi diversi! Così un paziente affetto da degenerazione maculare che ha solo 50 anni, e non è un caso così raro, non ha accesso alla cura perché non raggiunge i limiti di età e deve pagare 2000 euro per fare un'iniezione che avrebbe diritto di avere gratuitamente.
Oltre a restringere le indicazioni terapeutiche, l'AIFA individua una serie di “condizioni indispensabili a tutela della salute dei pazienti”. Una di queste è che “la somministrazione di bevacizumab per uso intravitreale dovrà essere riservata a centri oculistici ad alta specializzazione presso ospedali pubblici individuati dalle Regioni”. Non si capisce che necessità ci sia di un centro ad alta specializzazione quando una terapia intravitreale può essere gestita dalla maggior parte degli specialisti, dato che è molto più semplice di un intervento di cataratta. C'è poi un problema più tecnico che riguarda il dosaggio, poiché la confezione di Avastin contiene nello stesso flacone ben 40 dosi, e occorre quindi procedere a un frazionamento. Ma l'AIFA impone che “il confezionamento in monodose del farmaco bevacizumab per l’uso intravitreale dovrà essere effettuato, per garantire non si sa cosa, esclusivamente dalle farmacie ospedaliere in possesso dei requisiti necessari”. Peccato che in Regione Lombardia nessuna Farmacia Ospedaliera è stata disponibile a frazionare Avastin. Anche questa è una norma assurda: l'unico criterio necessario era limitare il frazionamento a chi ha la tecnologia adatta e l'effettuazione delle iniezioni nelle condizioni sterili di una sala operatoria, come noi abbiamo fatto obbligando tutti i medici oculisti italiani ad osservare le linee guida dedicate legandole alla copertura assicurativa.
Proprio in questi giorni - ha concluso Piovella -abbiamo fatto una richiesta al Ministro Lorenzin di poter aprire un tavolo i confronto con il Consiglio superiore di Sanità e con AIFA, perché queste persone devono essere messe di fronte alle loro responsabilità e devono dare delle risposte: sono 100.000, secondo i nostri calcoli, i pazienti che fanno le spese di questa situazione assurda.Giudizialmente abbiamo agito con un ricorso al TAR Lazio e ci siamo costituiti in appello al processo antitrust. Per noi è fondamentale che ci sia una assunzione di responsabilita per individuare chi a fatto cosa e perchè".

Per ulteriori informazioni: www.soiweb.com (Omniapress-13.10.2014)