Milano (Marisa de Moliner) - Alla ricerca del prodotto perduto. Può
essere riassunta così la tendenza a mettere
sempre più spesso nel carrello della spesa gli alimenti cosiddetti “free from”. Ovvero quei
prodotti ai quali prestiamo attenzione non a ciò che contengono ma a ciò di cui
sono privi. Un nuovo modo di fare acquisti svelato dall’Osservatorio Immagino
di GS1 Italy, l'organizzazione non profit
che, a partire dall'introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973,
sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese.
Il successo del “free from” si conferma una delle tendenze più importanti nel mondo alimentare
italiano. L’aumento delle vendite non si ferma neppure al tempo della pandemia:
in 12 mesi è cresciuto di +2,2% il giro d’affari dei prodotti food sulle cui
etichette è specificata l’assenza di un ingrediente, di un additivo o di un
nutriente. A rivelarlo è l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1
Italy, realizzato in collaborazione con Nielsen.
Incrociando le informazioni presenti sui pack digitalizzate dal servizio
Immagino di GS1 Italy con i dati di vendita rilevati da Nielsen, l’Osservatorio
Immagino identifica, circoscrive, misura e rileva l’evoluzione del carrello
della spesa degli italiani, seguendo il trend di alcuni fenomeni di consumo,
tra cui il free from. A questo mondo
appartengono oltre 13 mila prodotti alimentari confezionati, venduti in
supermercati e ipermercati italiani, che complessivamente muovono un giro
d’affari annuo di 6,9
miliardi di euro. Grazie a una crescita incessante, anno su anno, l’universo
dei prodotti alimentari “free from” è ormai arrivato a generare il 25,4% del
giro d’affari complessivo dei 73.590 prodotti alimentari che vengono monitorati
dall’Osservatorio Immagino .
L’offerta di prodotti alimentari privi di almeno un nutriente,
ingrediente o additivo non cresce solo come numero di prodotti ma anche come
varietà dei claim utilizzati. L’Osservatorio Immagino è arrivato a rilevare 17
indicazioni differenti(come “senza olio di palma”, “senza zuccheri aggiunti” e
“senza OGM”) ed è la dinamica tra di essi a testimoniare la vivacità di questo
fenomeno e la sua capacità di evolversi in linea con le nuove richieste e
preferenze dei consumatori. Se la più diffusa delle indicazioni del free from
resta il “senza conservanti” (presente sul 6,0% dei prodotti), quella che è
maggiormente cresciuta nell’arco degli ultimi 12 mesi è stata “senza
antibiotici” , che ha aumentato le vendite di +51,7%, anche se resta su valori
assoluti ancora bassi (0,2% dei prodotti). Tra i claim emergenti l’Osservatorio Immagino ha evidenziato
anche l’escalation dei prodotti “non
fritti” (+8,7%), di quelli
“senza aspartame” (+7,0%) e di quelli “senza lievito” (+2,0%). Mentre fanno
capolino anche nuovi claim, come quelli relativi all’assenza di polifosfati,
uova o latte .
L’attenzione crescente verso la presenza nei prodotti alimentare
dell’ingrediente latte è l’ultima evoluzione del fenomeno del “lactose free”,
che continua ad andare a gonfie vele. In 12 mesi i prodotti presentati sulle
etichette come “senza lattosio” hanno aumentato di +7,8% le vendite, arrivando
superare le 2 mila referenze per oltre
1,2 miliardi di euro di sell-out tra supermercati e ipermercati. Anche il
grande segmento del “gluten free” continua a crescere, come conferma
l’Osservatorio Immagino che misura sia il claim “senza glutine” sia il marchio Spiga Barrata rilasciato
dall’Associazione italiana celiachia (Aic). Nell’anno finito a giugno 2020 le
vendite dei prodotti accompagnati dal claim “senza glutine” sono cresciute di
+4,1% e quelle dei prodotti con il marchio dell’Aic di +2,7% su base annua.
Complessivamente il mondo dei prodotti alimentari rivolti a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari al glutine o al lattosio genera oltre 3,9 miliardi di euro di vendite nei supermercati e ipermercati, coinvolge oltre 9.600 prodotti e cresce di +14,4% a valore nell’arco dei 12 mesi rilevati dall’Osservatorio Immagino.
Per info: www.osservatorioimmagino.it (Omniapress-8.4.2021)
