Roma - Il 19 gennaio (ore 10) viene presentato in live streaming il Rapporto Sanità, giunto alla sua 17a edizione. L'iniziativa è nata nel 2003 presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, con lo scopo di diffondere attività di ricerca intraprese nel campo dell’economia, politica e management sanitario e, allo stesso tempo, fornire elementi di valutazione sulle performance del sistema sanitario e sulle sue prospettive future, alimentando un dibattito fra gli addetti al settore, ivi compresi cittadini, professionisti e mondo industriale.
La 17 a edizione del Rapporto Sanità è edita dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A Sanità) già consorzio dall’Università di Roma “Tor Vergata” e dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (F.I.M.M.G.), con il supporto di alcune Aziende sensibili all’importanza di sviluppare conoscenze utili al dibattito sulle politiche sanitarie.
Quest’anno la pubblicazione e la diffusione del volume presso operatori ed esperti sanitari, nonché l’accesso alle tavole di supporto statistico, sono resi possibili dal supporto incondizionato di:
Abbvie S.r.L., Amgen S.r.L., Astellas Pharma S.p.A, Boehringer Ingelheim, Italia S.p.A., Eli Lilly Italia S.p.A., Gilead Sciences S.r.L., Janssen-Cilag S.p.A., Lundbeck Italia S.p.A., Nestlé Health Science S.p.A., Novartis Farma S.p.A., Novo Nordisk S.p.A., Sanofi S .p.A., Takeda Italia S .p.A., W .L. G ore eAssociati S.r.l.
Il Rapporto è strutturato in 4 parti: un’analisi economico statistica del contesto in cui muove la Sanità e delle performance (finanziamento, spesa ed equità) del sistema; delle analisi per tipologia di assistenza: prevenzione, ospedaliera, residenziale, specialistica, farmaceutica, ambulatoriale di base, domiciliare, provvidenze economiche in denaro per la non-autosufficienza; segue un focus sulla Sanità quale settore industriale; chiude una raccolta delle analisi effettuate dagli osservatori a cui partecipa C.R.E.A. Sanità. Ciascun capitolo viene affiancato da una sintesi in lingua inglese e da una sezione di key indicators. In appendice al volume è presente un riepilogo per ogni Regione.
Tra i partecipanti all'evento, figurano: Federico Spandonaro, Presidente Comitato Scientifico CREA Sanità, Pierpaolo Sileri, Sottosegretario alla Salute, Andrea Urbani, Direttore Generale Programmazione Sanitaria Ministero e Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore di Sanità. Modera il giornalista Cesare Fassari, Direttore di Quotidiano Sanità.
La riduzione dell’assistenza specialistica è stata significativa in tutte le Regioni, ma senza una corrispondenza tra la sospensione/riduzione dei servizi e delle prestazioni e il reale impatto della pandemia da COVID: la riduzione più forte delle prestazioni si registra, infatti, in Basilicata, a fronte di una diffusione del COVID tra le più basse; in Lombardia, di contro, pur essendo la Regione più colpita dalla pandemia nella prima fase, la riduzione è stata pressoché identica a quella media nazionale.
Anche sul versante della spesa farmaceutica, che nel 2020 sfiora i € 30 mld., rimanendo pressoché stabile rispetto all’anno precedente, si evidenzia una battuta di arresto. Appare “tranquillizzante” che in campi quale quello oncologico, malgrado le difficoltà causate dalla pandemia di COVID, non si rilevano cambiamenti nel consumo tali da indicare una discontinuità dell’assistenza sanitaria per i pazienti: tali farmaci continuano a costituire la prima classe farmaceutica per spesa pubblica nel 2020, assorbendo il 18,9% della spesa totale.
Solo poche Regioni riuscirebbero a rispettare il tetto, e solo ipotizzando una compensazione dello sforamento della spesa diretta con i “risparmi” messi in atto sulla “convenzionata”. Anche qualora tutte le Regioni si allineassero alla media delle 3 a minor spesa diretta, il tetto verrebbe comunque sforato di circa € 700 mln.
La non capienza del tetto è stata finalmente recepita a livello centrale. L’ultima legge finanziaria ha infatti incrementato il tetto della spesa farmaceutica al 15% nel 2022, 15,15% nel 2021 e 15,30% nel 2024 destinando agli acquisti diretti l’8,0% nel 2022, l’8,15% nel 2023 e l’8,30% nel 2024. Il tetto per gli acquisti diretti era già stato incrementato, per il 2021, al 7,65%.
Simulando l’applicazione dei nuovi tetti di spesa ai dati 2020, emergerebbe uno sforamento complessivo a livello nazionale di circa € 838 mln. derivanti comunque da uno sforamento della spesa ospedaliera di € 1,2 mld. e di un avanzo della spesa convenzionata di € 430,4 mln..
Tale stima appare conservativa in quanto è presumibile un incremento della spesa farmaceutica legato al recupero dei consumi post pandemia, oltre che alla reintroduzione dei farmaci innovativi a scadenza nel fondo ordinario, e dall’accesso al mercato di nuove molecole.