Milano - Il 7 Febbraio 2022 si celebra la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, iniziativa nata in Italia nel 2017 per sensibilizzare la popolazione su un fenomeno che ogni anno coinvolge migliaia di giovani, soprattutto, nelle scuole e sul web.
Ma se negli ultimi anni sono state numerose le attività organizzate con lo scopo di combattere il bullismo, ancora poco o nulla è stato fatto nel mondo del lavoro in merito a una nuova problematica di cui si parla troppo poco. Infatti, all’interno degli ambienti lavorativi si sta sempre più diffondendo una nuova forma di vessazione che colpisce professionisti e dipendenti: si tratta del “workplace bullying”, una forma di comportamento sociale di tipo violento e ripetuto nel tempo attuato nei confronti di colleghi e collaboratori. Le prime conferme giungono dall’approfondimento condotto sulle principali testate del settore da Espresso Communication per Great Place to Work Italia: il bullismo infatti trova linfa all’interno degli ambienti lavorativi a tal punto da essere definito da HR Executive come fonte di una “epidemia fuori controllo”. Secondo il portale d’informazione americano, che riprende i dati del Workplace Bullying Institute, addirittura oltre 7 dipendenti su 10 (75%) dichiarano di essere stati bersagli o di aver assistito ad atti di bullismo sul posto di lavoro per un totale che va oltre i 79 milioni di collaboratori coinvolti solo negli Stati Uniti. Questo fenomeno, che può includere abusi verbali, condotte offensive, intimidazioni o aggressioni, può causare sia danni fisici sia un crescente stato di angoscia mentale, nonché alto assenteismo e rotazione dei dipendenti, bassa produttività e, di conseguenza, danni alla reputazione di un’azienda.
All’interno di questo
scenario, altamente delicato, emerge la
figura del responsabile d’azienda, chiamato ad ascoltare il proprio team operativo per trovare soluzioni mirate a
mantenere ottimale il benessere
organizzativo dell’ambiente di lavoro.
A tal proposito, risulta importante l’opinione di Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to
Work Italia,
azienda di consulenza leader
nell’analisi del clima aziendale, nell’employer
branding e nel change management,
che dice la sua in merito all’esplosione
del fenomeno: “La pandemia ha
ulteriormente rafforzato una problematica già esistente – afferma Bedusa – All’interno di ogni workplace
è fondamentale avere, anzi percepire un
clima aziendale ed organizzativo produttivo e stimolante. Per questo
motivo, i capi d’azienda sono e saranno sempre più importanti. I
collaboratori necessitano di essere
ascoltati: solo così è possibile trovare soluzioni mirate, tempestive
ed efficaci per contrastare un fenomeno
che si sta diffondendo a macchia d’olio in buona parte dell’universo
professionale e lavorativo. A tal proposito sono numerosi gli esempi di aziende virtuose che si impegnano
quotidianamente per contrastare la problematica: queste imprese, oltre ad ascoltare le singole persone, le supportano all’interno degli ambienti di
lavoro e creano iniziative, policy e benefit per occuparsi del loro benessere
psicofisico. E noi, come Great Place
to Work, ne abbiamo la prova grazie alle nostre survey e, allo stesso tempo, alle testimonianze delle Certified Companies e dei Best Workplaces”.
Oltre a tutto ciò, è
importante dare risalto al fatto che il workplace
bullying non è un fenomeno che riguarda solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa Entrando più nello specifico,
ecco le indicazioni del portale britannico People Management: più di un quarto dei collaboratori
coinvolti in un recente sondaggio afferma di essere stato vittima di vessazioni all’interno del
proprio workplace. E ancora, secondo l’Irish Times il 9% dei lavoratori irlandesi ha subito atti
di bullismo. Gli effetti psicologici
correlati a queste esperienze
negative risultano devastanti: i
professionisti coinvolti, infatti, hanno
maggiori probabilità di avvertire problemi di salute mentale come ansia e
depressione. Ma non è tutto, il bullismo sul lavoro risulta un topic d’interesse anche sui social:
l’hashtag #workplacebullying,
infatti, conta oltre 19mila contenuti
pubblicati su Instagram per
raccontare la problematica attraverso il web. (www.AgenziaOmniapress.com - 7.2.2022)