Roma (Marisa de Moliner) – Una particolare miopia sta
impegnando la Società Oftalmologica Italiana (SOI): quella degli enti
governativi che sottovalutano l’importanza delle cure oculistiche, non
considerandole salvavita e rilegandole in fondo alla lista. Conseguenza
di questo erroneo atteggiamento è il previsto raddoppio delle persone
cieche nel 2030.
Un allarme lanciato a Roma in occasione della
conferenza stampa di presentazione del 101° Congresso della SOI (Società
Oftalmologica Italiana) dal presidente Matteo Piovella che invita il
Nuovo Governo a intervenire per contrastare questo fenomeno, nonostante la crisi delle risorse, con un intervento morale rendendo libero l’accesso alle cure e
abbattendo le drammatiche e inaccettabili liste d’attesa. Basti pensare
che per sottoporsi a un intervento di cataratta si devono aspettare 2
anni al nord e addirittura 3 al sud. Un quadro attuale desolante per non
parlare di quello terribile che ci prospetta il futuro.
“Abbiamo
carenze di cura per i pazienti affetti da maculopatie- denuncia
Piovella – ben il 70% di loro non accede a terapie adeguate solo per
inadempimenti burocratici mai così penalizzanti. Così come per la
chirurgia della cataratta capace di rendere reale il sogno di ogni
paziente o medico oculista. Con i miglioramenti tecnologici disponibili
l’intervento di cataratta – che ricordo aver raggiunto nel 2019 quota
650.000 operazioni e che corrisponde a ben l’83% dell’attività di una
divisione di Oculistica, corregge tutti i difetti di vista sia quelli da
lontano sia quelli da vicino: si guida la macchina, si vede la
televisione, si legge un libro o il giornale liberamente senza dipendere
da nessuna correzione e dai limiti conseguenti”. “Ma aspettare due o
tre anni un intervento di cataratta che cosa comporta esattamente?” ha
chiesto al presidente della SOI la moderatrice della conferenza stampa,
la giornalista Bianca Berlinguer, tra l’altro particolarmente sensibile,
per sua stessa ammissione a causa di esperienze famigliari, ai problemi
della vista. “La differenza tra un’asportazione precoce e una
procrastinata non è di poco conto- risponde Piovella- nel primo caso
viene rimossa una cataratta mobile come una gelatina mentre
nell’intervento ritardato l’oculista deve intervenire su una cataratta
dura come una piccola roccia, un sassolino.”.
Ma dal presidente della SOI arriva una buona notizia: “E’ possibile un’inversione di tendenza. Tutto
questo può essere contenuto e forse evitato se verrà prestata
attenzione a quanto è stato sottoposto alla politica da molti anni senza
ascolto né ovviamente successo. Servono risposte: sono necessarie
risorse economiche adeguate per garantire ai pazienti le nuove
tecnologie e le terapie d’avanguardia. Servono 600 milioni per
ammodernare attrezzature e tecnologie per una precisione diagnostica che
solo qualche anno fa non si poteva ottenere e renderla accessibile a
tutti”. Il guaio a quanto pare è che sinora l’oculistica è stata
considerata non salvavita.
“L’Oftalmologia è l’ultima della fila-
sottolinea Matteo Piovella- ghettizzata quale cura “elettiva” quindi non
prioritaria né indispensabile. Quando arriviamo a chiedere il
necessario da 25 anni non rimane un solo euro per i pazienti a rischio
perdita della vista. Nonostante gli occhi siano gli organi più
sofisticati dopo il cervello e ben 100 volte maggiormente complessi del
cuore che ha solo funzione di pompa. Se volessimo parafrasare la Storia
della Medicina oggi rappresentiamo la Cenerentola del Servizio Sanitario
Nazionale ogni decisione, ogni azione dal 2000, è stata finalizzata al
contenimento della spesa, introducendo il concetto di costo beneficio
regola incompatibile con la Medicina introdotta ai tempi della
rivoluzione industriale oltre 100 anni fa. Col risultato che i cittadini
sono costretti a pagare di tasca propria nel sistema maggiormente
penalizzato al Mondo dato che in Italia la politica ha deciso di non
adottare la compartecipazione alla spesa. Risultato: un SSN allo sbando
incapace di far fronte alle richieste e alle aspettative dei pazienti a
rischio perdita della vista, attese per l’intervento di cataratta che
raggiungono i tre anni, visite oculistiche non più effettuate negli
ospedali, presenza di solo l’1% delle nuove tecnologie in ambito
Sanitario Nazionale, necessità di superare un modello inefficace che
spacchetta la visita oculistica in oltre tre accessi alla struttura
pubblica prima di venire in possesso di una diagnosi con attese che
superano molti mesi. Nonostante tutto questo i 7000 Medici Oculisti,
dei quali solo 1500 impegnati nel pubblico, salvano la vista a un
milione e mezzo di Persone ogni anno effettuando 20 milioni di visite
oculistiche con capacità e competenza”.
Il Presidente della SOI mentre illustra l’impegno profuso dagli
oftalmologi italiani chiede al governo che si sta formando attenzione e
capacità per migliorare le criticità irrisolte dell’oculistica italiana
all’indomani delle elezioni politiche e di una campagna elettorale che
ha manifestato l’intenzione di cambiare per migliorare la
Sanità. “L’Oculistica- puntualizza il dottor Piovella- non è considerata
per mancanza di conoscenza dei risultati migliorativi che è capace di
mettere in campo se adeguatamente sostenuta e questo non dipende da
un’inadeguatezza di tipo medico. Burocraticamente l’Oculistica non può
accedere al PNRR perché attività di tipo elettivo, quindi non salvavita e
non si può avvantaggiare di nessuna priorità. E sempre più persone si
trovano a dover mettere mano al portafoglio per salvaguardare la salute
dei propri occhi con l’aggravante di essere esclusi da ogni forma di
compartecipazione alla spesa e di ogni possibile ristoro. Una
difficoltà già presente da anni e che la pandemia ha penalizzato come
mai sperimentato prima. È impressionante, ma ancor più incomprensibile,
che nessuno sia in grado di comprendere la portata del problema. Oggi in
Italia colpevolmente si continua a considerare l’eliminazione dei
difetti di vista con l’impianto di cristallini artificiali a tecnologia
avanzata come una chirurgia a scopo estetico, non previsto, anzi
combattuto dal Sistema Sanitario Nazionale. La chirurgia della
cataratta è, e resta, un intervento di chirurgia oculare maggiore ad
alta complessità. Per questo deve ottenere una adeguata attenzione
perché i vantaggi conseguenti hanno un valore anche economico
inestimabile. Solo la burocrazia ministeriale si annoda su principi
obsoleti e non rispettosi dei diritti dei Pazienti Cittadini”. Una
cecità burocratica che finora è sempre sembrata insanabile.
Per Info: https://www.sedesoi.com/
(www.AgenziaOmniapress.com - 24.10.2022)
