lunedì 24 ottobre 2022

Allarme Cecità. Obiettivo del 101° Congresso SOI (Oftalmologi) Impedirne il Raddoppio dei Casi Previsto nel 2030. La Ricetta: Rendere Libero l’Accesso alle Cure e Abbattere le Liste d’Attesa

 

Roma (Marisa de Moliner) – Una particolare miopia sta impegnando la Società Oftalmologica Italiana (SOI): quella degli enti governativi che sottovalutano l’importanza delle cure oculistiche, non considerandole salvavita e rilegandole in fondo alla lista. Conseguenza di questo erroneo atteggiamento è il previsto raddoppio delle persone cieche nel 2030
Un allarme lanciato a Roma in occasione della conferenza stampa di presentazione del 101° Congresso della SOI (Società Oftalmologica Italiana) dal presidente Matteo Piovella che invita il Nuovo Governo a intervenire per contrastare questo fenomeno, nonostante la crisi delle risorse, con un intervento morale rendendo libero l’accesso alle cure e abbattendo le drammatiche e inaccettabili liste d’attesa. Basti pensare che per sottoporsi a un intervento di cataratta si devono aspettare 2 anni al nord e addirittura 3 al sud. Un quadro attuale desolante per non parlare di quello terribile che ci prospetta il futuro. 
 
“Abbiamo carenze di cura per i pazienti affetti da maculopatie- denuncia Piovella – ben il 70% di loro non accede a terapie adeguate solo per inadempimenti burocratici mai così penalizzanti.  Così come per la chirurgia della cataratta capace di rendere reale il sogno di ogni paziente o medico oculista. Con i miglioramenti tecnologici disponibili l’intervento di cataratta – che ricordo aver raggiunto nel 2019 quota 650.000 operazioni e che corrisponde a ben l’83% dell’attività di una divisione di Oculistica, corregge tutti i difetti di vista sia quelli da lontano sia quelli da vicino: si guida la macchina, si vede la televisione, si legge un libro o il giornale liberamente senza dipendere da nessuna correzione e dai limiti conseguenti”. “Ma aspettare due o tre anni un intervento di cataratta che cosa comporta esattamente?” ha chiesto al presidente della SOI la moderatrice della conferenza stampa, la giornalista Bianca Berlinguer, tra l’altro particolarmente sensibile, per sua stessa ammissione a causa di esperienze famigliari, ai problemi della vista. “La differenza tra un’asportazione precoce e una procrastinata non è di poco conto- risponde Piovella- nel primo caso viene rimossa una cataratta mobile come una gelatina mentre nell’intervento ritardato l’oculista deve intervenire su una cataratta dura come una piccola roccia, un sassolino.”.

Ma dal presidente della SOI arriva una buona notizia: “E’ possibile un’inversione di tendenza. Tutto questo può essere contenuto e forse evitato se verrà prestata attenzione a quanto è stato sottoposto alla politica da molti anni senza ascolto né ovviamente successo. Servono risposte: sono necessarie risorse economiche adeguate per garantire ai pazienti le nuove tecnologie e le terapie d’avanguardia. Servono 600 milioni per ammodernare attrezzature e tecnologie per una precisione diagnostica che solo qualche anno fa non si poteva ottenere e renderla accessibile a tutti”.   Il guaio a quanto pare è che sinora l’oculistica è stata considerata non salvavita. 
 
“L’Oftalmologia è l’ultima della fila- sottolinea Matteo Piovella- ghettizzata quale cura “elettiva” quindi non prioritaria né indispensabile. Quando arriviamo a chiedere il necessario da 25 anni non rimane un solo euro per i pazienti a rischio perdita della vista. Nonostante gli occhi siano gli organi più sofisticati dopo il cervello e ben 100 volte maggiormente complessi del cuore che ha solo funzione di pompa. Se volessimo parafrasare la Storia della Medicina oggi rappresentiamo la Cenerentola del Servizio Sanitario Nazionale ogni decisione, ogni azione dal 2000, è stata finalizzata al contenimento della spesa, introducendo il concetto di costo beneficio regola incompatibile con la Medicina introdotta ai tempi della rivoluzione industriale oltre 100 anni fa. Col risultato che i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria nel sistema maggiormente penalizzato al Mondo dato che in Italia la politica ha deciso di non adottare la compartecipazione alla spesa. Risultato: un SSN allo sbando incapace di far fronte alle richieste e alle aspettative dei pazienti a rischio perdita della vista, attese per l’intervento di cataratta che raggiungono i tre anni, visite oculistiche non più effettuate negli ospedali, presenza di solo l’1% delle nuove tecnologie in ambito Sanitario Nazionale, necessità di superare un modello inefficace che spacchetta la visita oculistica in oltre tre accessi alla struttura pubblica prima di venire in possesso di una diagnosi con attese che superano molti mesi.  Nonostante tutto questo i 7000 Medici Oculisti, dei quali solo 1500 impegnati nel pubblico, salvano la vista a un milione e mezzo di Persone ogni anno effettuando 20 milioni di visite oculistiche con capacità e competenza”.  

Il Presidente della SOI mentre illustra l’impegno profuso dagli oftalmologi italiani chiede al governo che si sta formando attenzione e capacità per migliorare le criticità irrisolte dell’oculistica italiana all’indomani delle elezioni politiche e di una campagna elettorale che ha manifestato l’intenzione di cambiare per migliorare la Sanità. “L’Oculistica- puntualizza il dottor Piovella- non è considerata per mancanza di conoscenza dei risultati migliorativi che è capace di mettere in campo se adeguatamente sostenuta e questo non dipende da un’inadeguatezza di tipo medico. Burocraticamente l’Oculistica non può accedere al PNRR perché attività di tipo elettivo, quindi non salvavita e non si può avvantaggiare di nessuna priorità. E sempre più persone si trovano a dover mettere mano al portafoglio per salvaguardare la salute dei propri occhi con l’aggravante di essere esclusi da ogni forma di compartecipazione alla spesa e di ogni possibile ristoro.  Una difficoltà già presente da anni e che la pandemia ha penalizzato come mai sperimentato prima. È impressionante, ma ancor più incomprensibile, che nessuno sia in grado di comprendere la portata del problema. Oggi in Italia colpevolmente si continua a considerare l’eliminazione dei difetti di vista con l’impianto di cristallini artificiali a tecnologia avanzata come una chirurgia a scopo estetico, non previsto, anzi combattuto dal Sistema Sanitario Nazionale.  La chirurgia della cataratta è, e resta, un intervento di chirurgia oculare maggiore ad alta complessità. Per questo deve ottenere una adeguata attenzione perché i vantaggi conseguenti hanno un valore anche economico inestimabile. Solo la burocrazia ministeriale si annoda su principi obsoleti e non rispettosi dei diritti dei Pazienti Cittadini”. Una cecità burocratica che finora è sempre sembrata insanabile.
 

(www.AgenziaOmniapress.com - 24.10.2022)