Napoli - Si tiene a Napoli dal 15 al 17 marzo 2023 il convegno "The Naples Conference on colorectal cancer" dedicato alle
più recenti innovazioni terapeutiche e sulle speranze per il futuro
‘genetico’ della cura del tumore al colon-retto.
All'incontro sono stati presentati e discussi gli
studi per due anticorpi monoclonali specifici e mirati contro bersagli
importanti per la crescita tumorale che possono ‘dare la spinta’ giusta
alla terapia standard contro il tumore al colon-retto metastatico
refrattario, raddoppiando la sopravvivenza libera da progressione della
malattia: sono il bevacizumab e panitimumab. Entrambi gli anticorpi
monoclonali hanno dimostrato in due diverse sperimentazioni (SUNLIGHT di
fase III e VELO di fase II), di allungare in maniera significativa la
sopravvivenza dei pazienti più complessi, o già curati con più linee di
terapia e/o ‘resistenti’ alla chemioterapia.
Un dato significativo
considerando che solo in Italia i nuovi casi di pazienti con questo
tumore sono stati stimati nel 2022 in oltre 48 mila, in crescita
costante, di cui 18 mila con la forma metastatica. Ancora troppi
considerando che quello del colon retto è un tumore facilmente
prevenibile, grazie allo screening. Effettuato nella popolazione
generale a partire dai 50 anni con la semplice ricerca di tracce di
sangue nelle feci (e se, necessario, con la colonscopia), permette la
guarigione perché individua la malattia in fase iniziale nel
90% dei casi. Ai due lavori ha partecipato l’Università della
Campania Luigi Vanvitelli.
Nello studio multicentrico internazionale SUNLIGHT,
in fase III, i cui risultati preliminari sono stati presentati di
recente anche all’ASCO Gastrointestinal Cancer Symposium di San
Francisco, al trattamento standard con trifluridina/tipiracil del tumore
del colon-retto metastatico refrattario è stato aggiunto bevacizumab,
un anticorpo diretto contro il fattore di crescita vascolare VEGF che è
in grado di bloccare la crescita di nuovi vasi sanguigni. “I pazienti, circa 500, erano casi complessi, già trattati con una o due linee di terapia – spiega Fortunato Ciardiello, professore ordinario del Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, coordinatore scientifico del convegno e coautore dello studio SUNLIGHT –. Con
la terapia combinata la sopravvivenza mediana è salita a 10,8 mesi
rispetto ai 7,5 del trattamento standard. Il beneficio clinico è emerso
in tutti i sottogruppi di pazienti indipendentemente dall’età, il sesso,
la localizzazione del tumore primario, il numero di metastasi o la
presenza o assenza di mutazioni su RAS, che possono influenzare la
terapia; il trattamento combinato inoltre ha raddoppiato la
sopravvivenza libera da progressione di malattia, passata da 2.4 a 5.6
mesi. Il vantaggio clinico è stato registrato anche in pazienti che
erano già stati trattati con bevacizumab, a indicare che continuare a
inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore può
avere un significato clinico di rilievo anche durante la progressione di
malattia. Il tasso di controllo della malattia è aumentato del 30 per
cento, arrivando al 77%: un risultato notevole e in assenza di un
incremento della tossicità. Tutto questo indica nella combinazione di
bevacizumab con trifluridina/tipiracil un possibile nuovo standard di
cura per questi pazienti, per i quali finora avevamo poche opzioni di
cura”.
Anche il secondo studio - VELO -
discusso durante il convegno ha previsto l’aggiunta di un anticorpo
alla terapia standard del tumore del colon-retto metastatico
refrattario. In questo caso il cammino sarà più lungo. Si tratta infatti
della sperimentazione clinica di fase II, che ha coinvolto 62 pazienti
da 6 centri italiani ed è stata coordinata dall’Università della
Campania Luigi Vanvitelli: in questo caso si è utilizzato panitumumab,
un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore per il fattore di
crescita epidermico EGFR, in associazione con trifluridina/tipiracil in
una strategia definita di ‘rechallenge’. “Si tratta
della ripresa del trattamento con farmaci anti-EGFR in terza linea di
terapia, in pazienti che dopo un’iniziale risposta hanno purtroppo avuto
la progressione di malattia e hanno pertanto ricevuto un successivo,
diverso trattamento – spiega Teresa Troiani, del
Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università della Campania
Luigi Vanvitelli, e uno degli autori dello studio VELO con il prof.
Ciardiello –. In questi pazienti la malattia metastatica
riprende e diventa resistente alle terapie: la prognosi è negativa e i
trattamenti di terza linea attuali sono efficaci in una porzione
relativamente piccola di pazienti. L’aggiunta di panitumumab alla
terapia standard ha aumentato da 2.5 a 4 mesi la sopravvivenza libera da
progressione di malattia e portato il controllo di malattia dal 48
all’81% rispetto al solo trattamento standard, Un dato solo
all’apparenza piccolo, ma di grande significato”.
“Nei
pazienti è stata effettuata anche una biopsia liquida, per analizzare
se avessero mutazioni di RAS e BRAF che potrebbero influenzare
l’efficacia del trattamento – continua Erika Martinelli, del Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e uno degli autori dello studio –. Il
test, che consiste nella raccolta del plasma con un semplice prelievo
di sangue per evidenziare la presenza di mutazioni che caratterizzano la
neoplasia nel DNA circolante, derivato dai siti tumorali del singolo
paziente, è stato anche ripetuto alla progressione di malattia per
valutare l’eventuale comparsa delle mutazioni”.
“La biopsia liquida iniziale consente di selezionare i pazienti senza mutazioni, nei quali il beneficio clinico è rilevante – precisa Ciardiello –. Questo
studio è il primo trial prospettico randomizzato ad aver valutato
l’anti-EGFR panitumumab in aggiunta alla terapia standard con
trifluridina/tipiracil come trattamento di rechallenge in terza linea in
pazienti con tumore del colon-retto metastatico refrattario. I
risultati di entrambi gli studi sono rilevanti perché costituiscono due
novità importanti per il trattamento, particolarmente complesso, dei
pazienti con cancro del colon-retto metastatico che hanno già ricevuto
le prime due linee di terapia e che hanno purtroppo a oggi opzioni
limitate per terapie efficaci: in entrambe le sperimentazioni cliniche
si è registrato un significativo incremento dell’attesa di vita e nel
caso di bevacizumab in aggiunta a trifluridina/tipiracil, valutato in
una ricerca già sufficientemente ampia, ci sono le premesse per un
cambio di paradigma nella terapia standard”, conclude Ciardiello. (www.AgenziaOmniapress.com - 15.3.2023)
