Milano - In una nota di In Scientia Fides si afferma che nel corso della vita gli agenti esterni come stress, inquinamento, alimentazione sbagliata hanno un impatto sul nostro organismo andando addirittura a modificare il nostro DNA.Queste modifiche al DNA dovute dalle sostanze inquinanti influenzano l’accensione o lo spegnimento di alcuni geni piuttosto che altri, spianando la strada a malattie cardiache e respiratorie.
Un modo per tutelarci da questi cambiamenti con importanti conseguenze sulla nostra salute è rappresentato dalla conservazione del DNA alla nascita
che permette di tutelare questo enorme patrimonio biologico. Il DNA
fetale si presenta puro nella sua struttura originaria e senza tutte le
modifiche che nel tempo si accumuleranno su di esso. Il DNA puro
rappresenta un punto di partenza importante per analisi genetiche comparative utili a comprendere i cambiamenti che ha subito il nostro DNA durante la vita. Avere un campione di DNA prelevato alla nascita o entro i primi sei mesi, attraverso un campione salivare, permette di analizzare i mutamenti, scoprire la storia genetica e poter dunque agire in modo mirato in caso di necessità.
Ma
cosa è l’analisi comparativa del DNA? In caso di malattie, avere a
disposizione il DNA puro permette un’analisi e una comparazione con lo
stato attuale del DNA indentificando nel dettaglio dove ci sono stati
dei mutamenti per poter agire di conseguenza in modo mirato con un piano terapeutico adatto.
Il
DNA trova inoltre impiego anche in quella che viene definita “medicina
di precisione” utilizzando le informazioni sul corredo genetico di una
persona per formulare terapie paziente-dipendenti. In un prossimo
futuro, i medici saranno in grado di utilizzare regolarmente le
informazioni sulla composizione genetica per scegliere i farmaci e le
relative dosi personalizzate a seconda del paziente ottenendo dunque
maggiori risultati terapeutici.
Uno dei casi più comuni riguarda la resistenza agli antibiotici che secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, potrebbe causare la morte di 10 milioni di persone all’anno entro il 2050 rendendolo così un vero problema urgente che richiede un intervento globale.
“Le
indagini per l’individuazione del farmaco adatto vengono effettuate ad
esempio su persone infette dal virus dell'immunodeficienza umana (HIV). - spiega la Dott.ssa Stefania Fumarola, biologa e responsabile scientifica di In Scientia Fides-
Prima di prescrivere il farmaco antivirale abacavir (Ziagen), i medici
testano regolarmente i pazienti con infezione da HIV per una variante
genetica che li rende più propensi ad avere una reazione negativa al
farmaco. Un altro esempio è il farmaco per il cancro al seno trastuzumab
(Herceptin) o anche per la leucemia linfoblastica acuta, in questi casi
la Food and Drug Administration (FDA) statunitense raccomanda test
genetici prima di somministrare il farmaco chemioterapico mercaptopurina
(Purinethol)”.
La
FDA consiglia inoltre ai medici di testare i pazienti affetti da cancro
del colon per alcune varianti genetiche prima di somministrare
irinotecan (Camptosar), che fa parte di un regime chemioterapico
combinato.
“Gli studi hanno scoperto che i farmaci chemioterapici, gefitinib (Iressa) ed erlotinib (Tarceva), - conclude la Dott.ssa Fumarola
- funzionano molto meglio nei pazienti con cancro ai polmoni i cui
tumori hanno un certo cambiamento genetico. Recentemente inoltre, i
ricercatori hanno identificato variazioni genetiche che influenzano la
risposta delle persone depresse al citalopram (Celexa), una classe
ampiamente utilizzata di farmaci antidepressivi chiamati inibitori
selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Poter analizzare
il DNA e identificare la mutazione permette notevoli sviluppi nella
medicina di precisione e enormi miglioramenti nella cura dei pazienti
attraverso piani terapeutici adatti ad ogni individuo”.
Fino a poco tempo fa, gli sviluppatori di farmaci utilizzavano un approccio che prevedeva lo screening di sostanze chimiche con un'ampia azione contro una malattia. I ricercatori stanno ora utilizzando le informazioni genomiche per trovare o progettare farmaci mirati a sottogruppi di pazienti con profili genetici specifici. L'obiettivo è quello di produrre nuovi farmaci che siano altamente efficaci e non causino gravi effetti collaterali.
In Scientia Fides è una struttura sanitaria (Biobanca) che ha lo scopo di garantire un’assicurazione biologica a chiunque voglia avere nel tempo, per sé e per i propri figli, un’opportunità terapeutica e diagnostica, immediatamente disponibile attraverso la conservazione autologo-dedicata di cellule staminali adulte con particolare riferimento a quelle contenute nel sangue cordonale. Attualmente consente a oltre 15 mila genitori di garantire per sé e per i propri figli un’opportunità terapeutica e diagnostica, immediatamente disponibile in ambito oncologico, immunologico e rigenerativo, attraverso la valorizzazione e l’impiego del potenziale biologico di cellule staminali, tessuti e principi derivati. Un impegno che ha portato a 2 brevetti depositati, numerose pubblicazioni scientifiche e una costante collaborazione con la Banca dei tessuti di San Camillo Forlanini di Roma, Ospedale Galeazzi di Milano, Fondazione San Raffaele, Ospedale Galliera di Genova, Coord Blood Bank di New York, Mayo clinic di Phoenix, IRIS di Londra e Università di Padova. Grazie all’accreditamento FACTNetCord In Scientia Fides può rilasciare i campioni in tutto il mondo poiché collegati con tutti i centri di trapianto e diagnostici sia in Italia che all’estero.L’accreditamento FACTNetcord verifica e convalida l’eccellenza operativa della biobanca confermandone la sicurezza del prodotto lavorato e quindi disponibile per una infusione in caso di bisogno. (www.AgenziaOmniapress.com - 5.5.2023)
