mercoledì 25 febbraio 2026

61. Esposizione Internazionale d'Arte 2026: il Testamento di Koyo Kouoh. La Biennale di Venezia Sussurra al Mondo "In Minor Keys". Da Vetrina del Mercato a Oasi della cura e del Silenzio: la Rivoluzione della Gentilezza

Koyo Kouoh

Venezia (Linda Bajàre) - E' stata presentata a Ca’ Giustinian la 61. Esposizione Internazionale d'Arte, un’edizione che si preannuncia come una delle più toccanti e spirituali nella storia della kermesse lagunare.
Intitolata “In Minor Keys” (In tonalità minori), la Biennale di Venezia che si terrà dal 9 maggio fino al 22 novembre 2026 (pre-apertura dal 6 all'8 maggio), sarà il testamento vivente di Koyo Kouoh, la curatrice africana, di origine camerunense che ha vissuto anche a Zurigo in Svizzera e scomparsa prematuramente il 10 maggio 2025. La mostra si svolgerà nelle sedi istituzionali dei Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia.
 
Il Presidente Pietrangelo Buttafuoco ha confermato che la mostra seguirà fedelmente il progetto integrale lasciato dalla curatrice, che aveva già definito testi teorici, architettura degli spazi e selezione degli artisti prima del decesso.

Un'ode alla fragilità e all'ascolto

Il titolo, mutuato dal linguaggio musicale, suggerisce un cambio di frequenza rispetto alle edizioni precedenti. Le "tonalità minori" — spesso associate alla malinconia o alla vulnerabilità — diventano qui una lente per osservare il mondo lontano dal fragore della cronaca e dallo "spettacolo dell'orrore".

La filosofia: Kouoh ha immaginato una mostra che privilegia l'intimità, il mormorio e la "riparazione". Non una fuga dalla realtà, ma una resistenza poetica.
I temi: Al centro dell'indagine troviamo i saperi indigeni, le relazioni affettive con la terra, il blues come forma di resistenza e il concetto di "oasi" in un tempo di crisi climatica e sociale.
Il Team: A portare avanti la visione della curatrice è il gruppo di lavoro da lei stessa nominato, che comprende le advisor Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Helene Pereira, Rasha Salti, l'editor-in-chief Siddhartha Mitter e l'assistente Rory Tsapayi.

L’eredità di Kouoh trasforma la Biennale 2026 in un atto di fede nel potere dell'arte di generare speranza attraverso la cura e il silenzio, rifiutando la retorica dell'efficienza per riscoprire il valore di ciò che il mondo considera "minore".

"È giunto il momento di ascoltare le tonalità minori. Abbiamo bisogno di radicalità, abbiamo bisogno di gioia.” diceva Koyo Kouoh (aprile 2025)

Una Struttura "Oasica" tra Giardini e Arsenale

La mostra si snoderà tra i Padiglioni dei Giardini e gli spazi dell’Arsenale, configurandosi come una “partitura collettiva”. La presentazione odierna ha sollevato il velo sulla struttura definitiva di “In Minor Keys”, confermando che l'intero percorso espositivo rifletterà il concetto di “poliritmo” e “improvvisazione” caro a Koyo Kouoh. Ecco i dettagli emersi sulla struttura e i primi nomi che comporranno la costellazione di artisti di questa 61. edizione.

L'architettura della mostra, curata seguendo le disposizioni lasciate da Kouoh, rompe con la linearità monumentale per creare spazi di sosta e ascolto.

L'Arsenale come "Oasi": Le Corderie non saranno un corridoio infinito, ma una successione di "ecosistemi" o oasi, dove il suono e il silenzio giocano un ruolo strutturale tanto quanto le opere visive.

I Giardini e il Padiglione Centrale: Qui il focus sarà sulla “riparazione”. Molte sale ospiteranno installazioni site-specific che integrano materiali organici (terra, piante, pigmenti naturali) per stimolare una riconnessione sensoriale con l'habitat.

L’identità grafica: Presentata oggi, utilizza una palette di colori terrosi e linee ellittiche, richiamando l'idea del "sussurro" e del non-finito.

Altari (“Shrines”). La Sala Chini introduce al cuore del Padiglione Centrale e al vocabolario di quella dimensione della mostra che prende il nome di “Altari” (“Shrines”), immaginata da Koyo come omaggio a due creatori di mondi: Issa Samb (1945–2017) e Beverly Buchanan (1940–2015). Artista, poeta, drammaturgo e cofondatore del collettivo rivoluzionario Laboratoire Agit’Art a Dakar, Samb è stato una presenza costante, un mentore e una fonte d’ispirazione per Koyo, che ha onorato la sua pratica artistica e la sua filosofia di vita in diversi progetti internazionali. L’opera di Buchanan, che Koyo aveva incontrato più di recente, consiste in letture sofisticate e provocatorie di luoghi e comunità condotte attraverso un approccio anti-monumentale alla Land Art e all’arte pubblica, in particolare alla scultura, e collocate in luoghi segnati da memorie storiche irrisolte. Tanto Samb quanto Buchanan privilegiavano la forza generativa dell’arte anziché la sua mera oggettualità e le pratiche convenzionali di conservazione dell’oggetto artistico.
Il motivo della processione, ispirato alle coreografie carnevalesche e ai raduni del mondo afroatlantico, testimonia un linguaggio spaziale dinamico che invita il pubblico a unirsi al movimento, più che a osservarlo. In questa dimensione carnevalesca, capace di sospendere e sovvertire le gerarchie, molte pratiche artistiche disturbano archivi e canoni, rielaborano simboli consolidati e demistificano narrazioni dominanti con approcci transtorici, speculativi o rigorosi.
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Gli Artisti: tra Grandi Ritorni e Voci Radicali

Sono 111 i partecipanti – tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni – provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. Osservando realtà attive a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville, la Curatrice ha immaginato come l’ingegnosità e la tensione sperimentale di ciascuno possa incontrarsi con quelle di altri artisti e movimenti, anche senza relazioni dirette. In Minor Keys si propone così di restituire e ampliare questa geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull’incontro.

Sebbene la lista completa sia vasta, le passate collaborazioni della curatrice evidenziano alcuni protagonisti chiave che incarnano - fra gli altri - lo spirito delle "tonalità minori":
  • Otobong Nkanga: Già collaboratrice storica di Kouoh, la sua partecipazione è centrale. Le sue opere esplorano il legame tra corpo, terra e sfruttamento delle risorse, perfettamente in linea con il tema della cura.
     
  • Abdoulaye Konaté: Conosciuto per le sue monumentali composizioni tessili, porterà opere che riflettono sulla spiritualità e sulle tradizioni dell'Africa occidentale.
     
  • Nnena Kalu: Recente vincitrice del Turner Prize (2025), le sue sculture fatte di stratificazioni di materiali poveri e ripetizione ossessiva del gesto rappresentano fisicamente quel "ritmo minore" che la Biennale vuole celebrare.
Partner esclusivo della Biennale 2026 è la Maison di Gioielli Bvlgari

Per info:
www.labiennale.org  (www.agenziaomniapress.com - 25.2.2026)