Venezia – Il ponte che l'arte dovrebbe gettare tra i popoli rischia di trasformarsi in un baratro per la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte. La decisione della Fondazione Biennale di riaprire le porte al Padiglione della Federazione Russa ha innescato una reazione a catena che minaccia di svuotare le casse dell'istituzione culturale più prestigiosa al mondo.
L’ultimatum di Bruxelles
La Commissione Europea è passata dalle parole ai fatti. Con una comunicazione ufficiale, i commissari Henna Virkkunen e Glenn Micallef hanno definito la presenza di Mosca "incompatibile con la risposta collettiva dell'UE alla brutale aggressione russa". Sul tavolo c'è una minaccia concreta: la revoca di 2 milioni di euro legati al programma Creative Europe. Sebbene rappresentino una frazione del budget totale, il valore simbolico e operativo (specialmente per i settori Cinema e Media) è incalcolabile.
Il fronte interno e gli sponsor
Mentre il Ministero della Cultura italiano, guidato da Alessandro Giuli, tenta un difficile equilibrismo — confermando i 16 milioni di euro di finanziamento ordinario ma ribadendo il proprio "orientamento contrario" alla scelta — il vero pericolo arriva dai privati. Secondo indiscrezioni raccolte tra i padiglioni in allestimento, diversi top sponsor internazionali (nel settore della moda e del tech) avrebbero già inviato lettere di "profonda preoccupazione". Il timore dei brand è il danno d'immagine: essere associati a una kermesse che, secondo i 22 ministri europei firmatari di una lettera di protesta, rischia di diventare "una piattaforma per la propaganda del Cremlino".
