martedì 10 marzo 2026

Biennale di Venezia: Scontro Istituzionale senza Precedenti. Il Ministro della Cultura Giuli: "No alla Partecipazione della Russia". La Ue: Riconsiderare la Presenza o Taglieremo i Finanziamenti". Il Presidente Buttafuoco Verso le Dimissioni?



Venezia È un terremoto politico e culturale quello che sta scuotendo le fondamenta della Biennale di Venezia: il mondo dell’arte internazionale assiste attonito a quello che appare come un punto di rottura insanabile tra il Governo Meloni e i vertici della Biennale, proprio mentre l'istituzione cerca di onorare il lascito della sua curatrice prematuramente scomparsa.

L’Ultimatum del Ministro: "Russia Fuori". Ue: "Riconsiderare la presenza o toglieremo i finanziamenti"

Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha rotto gli indugi con una nota ufficiale: "Il Ministero segue con estrema attenzione e preoccupazione le scelte della Fondazione. La partecipazione della Federazione Russa è una decisione presa in totale autonomia dalla Biennale, nonostante l'orientamento chiaramente contrario del Governo italiano. L'Italia è impegnata nella tutela del patrimonio ucraino e non può avallare la presenza di chi quel patrimonio lo sta distruggendo."

I Ministri della Cultura e degli Affari Esteri di 22 Paesi Ue e la stessa Ue hanno chiesto di "riconsiderare la presenza della Russia.". La Ue ha minacciato di tagliare i finanziamenti comunitari alla Biennale. 

La Replica del Presidente della Biennale Buttafuoco: "L'Arte è Tregua"

Non si è fatta attendere la risposta del Presidente Pietrangelo Buttafuoco, che rivendica l'indipendenza dell'istituzione e la funzione diplomatica della cultura: "La Biennale è, per sua natura, il luogo della tregua. Nessun artista resterà fuori a causa del suo passaporto. In un mondo in fiamme, Venezia deve restare lo spazio dove i popoli in guerra si incontrano, non dove si alzano nuovi muri. Non permetteremo che l'arte diventi un'appendice della propaganda geopolitica."

Vaghe voci interne descrivono un Buttafuoco "all'angolo", pronto a rassegnare le dimissioni qualora il Ministero dovesse tentare di commissariare le scelte artistiche o tagliare i fondi in segno di ritorsione.

Un'Edizione nel Segno del Lutto: Il Caso Koyo Kouoh

A rendere l'atmosfera ancora più plumbea è la tragica assenza di Koyo Kouoh, la curatrice designata per questa 61ª edizione, scomparsa improvvisamente a metà 2025. Nonostante il vuoto immenso lasciato dalla prima donna africana alla guida della mostra, la Biennale ha deciso di proseguire seguendo fedelmente il suo progetto, intitolato "In Minor Keys".

L'esposizione si svolgerà dunque come un atto di resistenza intellettuale, portando avanti la visione della Kouoh incentrata sulla "radicalità della gioia" e sull'ascolto delle frequenze più sottili dell'esistere, proprio mentre sopra di essa si abbatte il frastuono dello scontro di potere.

L'Anomalia Giuridica: Una Fondazione in Bilico tra Privato e Pubblico

A rendere lo scontro tra Giuli e Buttafuoco un paradosso istituzionale è la natura stessa della Biennale di Venezia. Dal 2004, infatti, l'ente non è più un ente pubblico economico, ma una Fondazione di diritto privato, seppur dotata di una fortissima valenza pubblica. Questa configurazione ibrida è il cuore del conflitto: da un lato, la Biennale gode di un'autonomia gestionale e artistica che dovrebbe metterla al riparo dai cambi di vento governativi; dall'altro, il Ministero della Cultura rimane il principale finanziatore e l'autorità che ne nomina il Presidente. Pietrangelo Buttafuoco è stato nominato dal predecessore di Giuli, il Ministro della Cultura dimissionario Gennaro Sangiuliano.  

Lo statuto della Biennale parla chiaro: la missione è la promozione delle attività artistiche contemporanee in un regime di libertà di espressione. Se il Ministero dovesse forzare la mano sulla presenza russa, non starebbe solo esercitando una pressione politica, ma starebbe minando l'architettura giuridica che garantisce a Venezia di essere la "capitale mondiale dell'arte" e non un ufficio distaccato del governo di turno. In questo delicato equilibrio, le dimissioni di Buttafuoco non sarebbero solo un gesto personale, ma il segnale del crollo di un modello di governance culturale che ha retto per vent'anni. (www.agenziaomniapress.com - 10.3.2026)