giovedì 12 marzo 2026

Rothko Torna alle Origini della sua Ispirazione: il Rinascimento Fiorentino. Mostra a Palazzo Strozzi Celebra il Maestro dell'Arte Moderna


York/Scala, Firenze 5. Mark Rothko Untitled 1952-1953 olio su tela cm 299,5 x 442,5 Bilbao, Guggenheim Museum Bilbao, Cat. Rais. n. 483 Image © FMGB Guggenheim Bilbao Museoa, photo Erika Barahona
 

Firenze (Linda Bajàre*) - Rothko torna idealmente nella Firenze che più lo colpì, questa volta in dialogo con i luoghi e i maestri rinascimentali che lasciarono un segno profondo nella sua immaginazione: Beato Angelico e Michelangelo, il silenzio di San Marco e la tensione spaziale della Laurenziana. Palazzo Strozzi non porta semplicemente Rothko a Firenze: lo riporta dentro una città che, per intensità spirituale e coscienza dello spazio, sembra parlare la sua stessa lingua.  

Dopo la grande retrospettiva della Fondation Louis Vuitton di Parigi — (aperta dal 18 ottobre 2023 al 2 aprile 2024) e costruita attorno a circa 115 opere — affrontare oggi una nuova mostra su Mark Rothko richiede una qualità rara: non soltanto mezzi, ma visione. Ed è proprio qui che Palazzo Strozzi riesce a sorprendere: invece di inseguire la monumentalità, sceglie una strada più sottile, più colta, e proprio per questo più incisiva. Dopo Parigi, serviva coraggio; Firenze ha trovato un accento nuovo.  


"Rothko a Firenze", in programma dal 14 marzo al 23 agosto 2026, a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, nasce come un progetto pensato specificamente per Palazzo Strozzi. La mostra riunisce oltre 70 opere e permette di ripercorrere l’evoluzione dell’artista: dalle prime esplorazioni figurative, ancora in dialogo con Espressionismo e Surrealismo, alla dissoluzione della forma nei Multiforms, fino alle grandi tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, in cui colore, luce e spazio diventano esperienza, soglia, meditazione. I prestiti arrivano da istituzioni come MoMA, Metropolitan Museum of Art, Tate, Centre Pompidou, National Gallery of Art e altre.  

Mark Rothko Self-portrait (Autoritratto) 1936 olio su tela cm 81,9 × 65,4 Collezione Christopher Rothko, Cat. Rais. n. 82 - Estate inv. 3266.36 
 ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma 

Ma il vero colpo di intelligenza è che la mostra si espande in città, nei luoghi che furono particolarmente significativi per Rothko durante i suoi viaggi italiani. Al Museo di San Marco sono presentate cinque opere, collocate in dialogo diretto con cinque celle affrescate da Beato Angelico; nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana compaiono due opere in relazione con lo spazio progettato da Michelangelo. Il primo incontro di Rothko con Firenze risale al 1950, durante un viaggio con la moglie Mell; tornò poi a San Marco nei suoi viaggi europei del 1959 e del 1966.  

La forza di questa mostra sta nella sua intelligenza curatoriale. Firenze qui non è uno sfondo prestigioso: diventa una chiave di lettura. Palazzo Strozzi mette in primo piano il rapporto tra pittura e architettura, tra contemplazione e spazio, tra intensità emotiva e misura. Rothko, in questo contesto, riemerge come pittore della soglia, della luce trattenuta, dell’esperienza interiore. È una lettura che riesce a essere colta senza diventare didascalica, e questa è forse la sua qualità più rara.  

Anche il taglio suggerito dal Sole 24 Ore“Mark Rothko, ovvero il misticismo alla ricerca della luce perfetta” — sembra cogliere il centro del progetto. È una formula felice, perché sposta subito l’attenzione da Rothko come semplice maestro dell’astrazione a Rothko come autore di una pittura che cerca concentrazione, silenzio, trascendenza. A Firenze, questa chiave di lettura acquista una risonanza speciale.  

A rendere tutto ancora più convincente sono anche le voci che accompagnano il progetto. Christopher Rothko ha detto che suo padre desiderava che chi osservava i dipinti provasse la stessa esperienza religiosa vissuta da lui mentre li realizzava. Arturo Galansino ha definito Rothko l’artista che “ha ridefinito il linguaggio della pittura del Novecento, trasformando il colore in esperienza, spazio e meditazione”. Sono parole che spiegano bene perché questa mostra non punti solo a esporre opere straordinarie, ma a costruire un’esperienza di visione intensa e raccolta.  

Mark Rothko No. 21 [Untitled] 1947 olio su tela di cotone cm 99,7 x 97,8 Collezione Christopher Rothko, Estate inv. 3242.47 - Cat Rais n. 355 *opera esposta al Museo di San Marco

C’è poi una curiosità biografica che rende tutto ancora più affascinante. Rothko viene spesso percepito come l’artista americano per eccellenza, non che uno dei ‘padri’ di L’Espressionismo Astratto, ma la sua origine è molto più stratificata. Nacque il 25 settembre 1903 a Dvinsk, nell’allora Impero russo, città che oggi è Daugavpils, in Lettonia, con il nome di Markus Yakovlevich Rothkowitz. In famiglia si respirava un clima colto e in gran parte laico, ma il padre volle che il più giovane dei figli frequentasse il heder e studiasse il Talmud. Questa doppia radice — intellettuale e spirituale, est-europea e poi americana — rende ancora più interessante il suo ritorno ideale in Europa attraverso Firenze.  

E proprio a Daugavpils oggi esiste il Rothko Museum, ospitato nella fortezza della città natale dell’artista. È importante dirlo bene: non è un museo “gestito dalla figlia”, ma una istituzione pubblica della città, nata però con il coinvolgimento diretto dei figli Kate Rothko Prizel e Christopher Rothko, che hanno collaborato alla creazione del centro e continuano a sostenerne la missione con prestiti e donazioni. Per questo il museo ha un valore speciale: custodisce insieme la dimensione istituzionale e quella familiare della memoria di Rothko.  

Negli ultimi anni della sua vita, segnati da problemi di salute, da una crescente sofferenza depressiva e da una fase personale molto difficile, Rothko si spense tragicamente a New York il 25 febbraio 1970, togliendosi la vita. Questa ombra finale, però, non chiude la sua opera in una lettura soltanto biografica: al contrario, rende ancora più toccante il modo in cui la sua pittura ha saputo trasformare il dolore, il silenzio e la vulnerabilità in una forma altissima di presenza.  




Mark Rothko No.3 / No. 13 1949 olio su tela cm 261,5 x 164,8 New York, The Museum of Modern Art, Lascito di Mrs. Mark Rothko tramite The Mark Rothko Foundation, Inc. 428.1981, Cat. Rais. n. 410 Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze 

Forse è proprio qui che sta l’aspetto più riuscito della mostra fiorentina: dopo Parigi, Palazzo Strozzi non ha ripetuto Rothko, lo ha riaperto. Ha scelto di leggerlo attraverso Firenze, attraverso la sua architettura, la sua luce, la sua memoria spirituale. E in questo gesto c’è qualcosa di molto raro: la fiducia che un grande artista possa ancora sorprenderci, purché gli si offra il contesto giusto. A Firenze, Rothko continua a espandersi. (www.agenziaomniapress.com - 12.3.2026)

* "Forse è questo il privilegio delle grandi mostre: non spiegare un artista, ma restituirgli il contesto giusto per parlarci ancora in modo nuovo." Linda Bajàre Melchioni Per info: Linda Bajàre - Art Advisory Service