mercoledì 22 aprile 2026

Giornata Nazionale della Salute della Donna: la Società Italiana di Reumatologia Invita alla Diagnosi Precoce

Roma (Marisa de Moliner) - Le malattie reumatologiche si tingono di rosa, ma rendono la vita  tutt'altro che rosea. Lo sanno bene i 3,5 milioni di nostre connazionali, che ne soffrono, spesso già in giovane età, e costrette a conviverci in tutti i momenti importanti della loro esistenza. Anche quello che dovrebbe essere un momento di massima gioia: la gravidanza. In molti casi possibile se però viene pianificata e non si interrompe la terapia farmacologica che deve essere riadattata appositamente dallo specialista.
A mettere in guardia le pazienti è la 
SIR (la Società Italiana di Reumatologia in occasione della presentazione della Giornata  nazionale della salute della donna. Un'ottima occasione per accendere i riflettori  sulla necessità di una diagnosi precoce di queste patologie i cui sintomi principali, quali la fatigue cronica, il dolore e la rigidità, possono interferire con il percorso di studi e di lavoro ostacolando non solo il presente ma anche il futuro di queste pazienti che, più  in là  negli anni durante la menopausa, dovranno fare i conti con un maggior rischio di osteoporosi ed eventi cardiovascolari.

E la conferma di quanto le malattie reumatologiche prediligano un sesso piuttosto che l’ altro arriva da Andrea Doria, Presidente SIR e Professore di Reumatologia presso l’Università di Padova: “ La dimensione  di genere  è  molto rilevante. In quelle autoimmuni sistemiche il divario maschi-femmine è particolarmente marcato: il lupus eritematoso sistemico colpisce le donne con un rapporto di circa 9 a 1 rispetto agli uomini, la malattia di Sjögren arriva oltre 10 a 1, mentre nella sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi il rapporto è di circa 5 a 1; anche patologie molto diffuse come l’osteoporosi presentano una netta predominanza femminile. Oggi disponiamo di terapie efficaci che hanno migliorato significativamente la prognosi di queste patologie ma è essenziale riconoscere come incidano in modo specifico sulla salute delle donne, richiedendo percorsi diagnostici e terapeutici sempre più attenti alle differenze di genere”.

Un’attenzione  che dev'essere costante e senza sosta perché “Oltre a essere più frequenti- puntualizza Chiara Tani, coordinatrice del Gruppo di Studio SIR sulla medicina di genere e presso l'Azienda  Ospedaliera Universitaria Pisana - le malattie reumatologiche nelle donne influenzano momenti cruciali del loro ciclo di vita”. Alcune addirittura da molto giovani, come nel caso delle connettiviti che si manifestano nella fascia fertile tra i 20 e i 40 anni. “Oggi, nella maggior parte dei casi, la gravidanza è possibile” spiega la dottoressa Tani. “Tuttavia, richiede una pianificazione attenta e un monitoraggio specialistico, multidisciplinare in centri specializzati”. 

I rischi principali riguardano: la riacutizzazione della malattia, complicanze ostetriche che sono più frequenti rispetto alla popolazione generale quali parto pretermine, basso peso alla nascita e preeclampsia. La gestione delle terapie farmacologiche riadattate non termina alla fine della gravidanza ma prosegue anche durante l’allattamento. “È fondamentale un counseling preconcezionale adeguato- precisa la coordinatrice del Gruppo di Studio SIR - rivolto non solo alla paziente ma anche al suo compagno, e programmare la gravidanza quando la malattia è sotto controllo, in un percorso condiviso tra reumatologo e ginecologo. Un errore purtroppo tuttora frequente tra le donne è sospendere autonomamente i farmaci per paura che possano nuocere al bambino. Oggi abbiamo terapie compatibili con la gestazione, mentre una malattia attiva (dovuta all’interruzione della cura) può essere ben più pericolosa”.

Chiara Tani conosce bene  non solo le complicanze delle malattie reumatologiche in gravidanza ma anche quelle che si presentano in due altre fasi della vita delle pazienti: nel corso della realizzazione  professionale e  durante la menopausa.

 “Abbiamo pazienti- spiega  -che hanno dovuto cambiare percorso di studi o ridurre le proprie ambizioni. La fatigue cronica, il dolore, la rigidità articolare e la necessità di terapie e controlli frequenti impongono ritmi diversi”. Una condizione che, a causa di orari di lavoro ridotti, impossibilità di sostenere carichi elevati, comporta l’abbandono di speranze di carriera e che può sfociare in una percentuale di disabilità lavorativa permanente di circa il 45% a 20 anni dalla diagnosi. Con il passare degli anni queste pazienti devono affrontare una menopausa più critica che per le altre donne perché  può potenziare i sintomi delle malattie reumatologiche e aumentare il rischio di complicanze come osteoporosi ed eventi cardiovascolari. Il cui rischio per le donne che soffrono di malattie reumatiche è  di 1,5 - 2 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Infine come se tutto ciò non bastasse conclude la dottoressa Tani: “I sintomi della menopausa possono sovrapporsi a quelli reumatologici, rendendo più complessa la gestione clinica”. (www.agenziaomniapress.com - 22.4.2026)