martedì 27 novembre 2012

DEGENERAZIONE MACULARE: CURA DIFFICILE IN ITALIA. LE PROPOSTE DEGLI OFTALMOLOGI AL 92mo CONGRESSO SOI


Milano - Dal 28 novembre all'1 dicembre 2012 si svolge a Roma, (Hotel Congressi Rome Cavalieri) il 92mo Congresso Nazionale SOI - Società Oftalmologica Italiana. 
Presentando il Congresso, il Presidente SOI Matteo Piovella ha affermato che l'Italia è l’unico Paese nel mondo occidentale dove non vengono rimborsati i trattamenti con le iniezioni intravitreali, se il paziente si ammala anche al secondo occhio. Una norma spietata, se si considera che oltre quattro pazienti su dieci a distanza di pochi anni dalla prima diagnosi, si ritrova a dover fronteggiare lo stesso problema per l’occhio fino a quel momento sano. 
“Tutti gli studi clinici dimostrano che le cure sono più efficaci se vengono iniziate tempestivamente,” spiega il dottor Piovella. “Pertanto è fondamentale una diagnosi corretta. Gli handicap ce li impone lo Stato, quando è necessario prescrivere la cura e dover spiegare al paziente che potrebbe non vederci più perché il Servizio Sanitario Nazionale non “passa” il farmaco necessario.” . Si ritrova nella stessa situazione di handicap chi ha la malattia solo a un occhio, ma ha un residuo di vista pari a due decimi. Pochi, ma più che sufficienti per riuscire a mantenere una vita autonoma, sempre che si arresti la progressione della malattia con il ciclo di iniezioni intravitreali. Ma pure in questo caso, il Servizio Sanitario nazionale non interviene.

“E’ una situazione inaccettabile,” continua il Presidente SOI. “Anche perché, a voler fare un discorso economico, messi sul piatto della bilancia è meno costoso il trattamento che blocca la perdita progressiva della vista rispetto a quanto ammontano i costi relativi all’assistenza di un paziente che non ci vede più”. E dire che il farmaco ad hoc per questo momento di crisi ci sarebbe. Si chiama Bevacizumab e ha un costo pari a 20 euro a fiala. Si tratta di un principio attivo ben noto in oncologia perché grazie alla sua azione, è in grado di bloccare la proliferazione di nuovi vasi sanguigni e, di conseguenza, di far regredire la massa tumorale in caso di cancro al colon, alla mammella e al polmone. Nel corso degli studi clinici, i ricercatori si sono accorti che lo stesso principio attivo ha un effetto positivo sulla degenerazione maculare. Da qui, l’uso off label in oftalmologia, una modalità che permette di utilizzare un farmaco anche senza un’indicazione specifica registrata, quando non esistono altri principi attivi registrati per quella specifica malattia. Da cinque anni a questa parte però la situazione è cambiata. Nel frattempo infatti la stessa casa farmaceutica ha sviluppato ranibizumab, un nuovo principio attivo “gemello” di bevacizumab, ma registrato in specifico per la degenerazione maculare. L’obbligo dunque è di prescrivere solo questo, ma a costi esorbitanti. Numeri alla mano, quest’ultimo ha un costo di 1200 euro per fiala, cioè 60 volte superiore all’altro, con conti presto fatti se si considera che un trattamento necessita mediamente di 10-12 iniezioni a paziente. Non costano meno neppure le altre molecole on label per la terapia intravitreale: pegaptanib costa 600 euro a fiala e desametasone 1.100.
“Ci siamo attivati come SOI perché questa situazione si può modificare cancellando la legge 648/1996, più conosciuta come legge Di Bella, “afferma Piovella. “Nessuno mette in discussione la validità di questa normativa, ma aveva un suo senso quando è stata varata. Oggi non più. Pertanto, abbiamo richiesto all’AIFA di inserire nuovamente Bevacizumab nella lista dei farmaci off label di uso consolidato e di documentata efficacia, anche in considerazione delle notevoli differenze di costo rispetto alle altre molecole.” In questo modo si tutelerebbe il medico che prescrive il farmaco off label e che oggi viene ritenuto personalmente responsabile di eventuali effetti collaterali che dovessero insorgere nel paziente. Questo, al momento con la legge di Bella ancora in vigore, vale persino in quelle Regioni come Toscana ed Emilia Romagna, che hanno da tempo raccomandato l’utilizzo di Ranibizumab per l’ottimo rapporto costo-beneficio. (Omniapress-27.11.2012)