giovedì 29 novembre 2012

NOVITA' PER LA CHIRURGIA ESTETICA DEL SENO: 300 ESPERTI AL SIMPOSIO EUROPEO DI MILANO



Milano - E' in corso dal 28 novembre al 1 dicembre 2012,  presso Marriott Hotel di Milano (via Washington 66, Milano) il V° Simposio Europeo di Chirurgia estetica del seno intitolato: “Aesthetic surgery of the breast Safe surgical approach Non invasive and minimally invasive surgical treatments Fifth European Symposium”.
Si tratta di un appuntamento annuale per esperti provenienti da tutto il mondo che alterna ogni anno gli argomenti di chirurgia estetica e ricostruttiva. Sono presenti oltre 300 illustri specialisti della comunità scientifica nazionale ed internazionale che illustrano le ultime tecniche della chirurgia estetica della mammella, della face rejuvenation e del body contouring.
“La chirurgia plastica estetica non è uno strumento per guarire, ma per migliorare una disarmonia”, spiega il dottor Maurizio Nava, Presidente del Simposio e Direttore dell’Unità di Chirurgia Plastica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano“Per questo il dialogo con la paziente deve essere molto chiaro, realistico ed approfondito. Non bisogna creare delle false aspettative, ma dire con estrema franchezza i risultati ottenibili e le possibili complicanze. Durante la visita, che non può durare meno di 40/50 minuti, il chirurgo proporrà le modifiche sul piano estetico e “artistico” che possano garantire il risultato più adeguato. Solo a questo punto si arriverà alla scelta della tecnica chirurgica più idonea (mastoplastica additiva e riduttiva, mastopessi, dual-plane) e in caso di protesi, il tipo più adatto e il conseguente posizionamento. In questo momento la donna e il chirurgo devono trovare un “linguaggio comune”:sono una squadra e se la squadra è debole, il risultato sarà povero e deludente.
Secondo una survey condotta recentemente da produttori di protesi risulta che in Italia su circa 300.000 visite interlocutorie per interventi estetici al seno solo il  10% si conclude in effettivi interventi (in America tale percentuale è vicina al 50%). Di questi interventi il 26 % viene ripetuto non per sopraggiunti problemi, ma per insoddisfazione della paziente sul risultato estetico raggiunto. Il desiderio di cambiamento e l’insoddisfazione del proprio essere spesso si riversano all’esterno, cercando di modificare il proprio corpo.
Le prime protesi mammarie furono prodotte e impiantate nei primi anni ’60 e furono frutto della geniale intuizione del chirurgo americano Thomas Cronin. Erano protesi di forma rotonda, con una spessa parete liscia in silicone coesivo e dai pessimi risultati; qualche anno dopo si è passati a protesi dalla parete sottile e a silicone a bassa coesività e contenenti un gel di silicone molto fluido, ma purtroppo con complicanze altissime. Molte anche le leggende metropolitane sulle protesi, come quella che potevano scoppiare in volo. Questa notizia aveva generato panico in molte donne portatrici di protesi, senza che sapessero la verità: le protesi sono costruite principalmente in Costa Rica e vengono trasportate in tutto il mondo. Se questa storia fosse stata vera, sarebbero scoppiati non solo gli impianti, ma anche gli aerei in volo.
La tecnologia con gli anni ha permesso lo sviluppo di impianti di quarta generazione che contengono gel di silicone ad alta coesione.  “Le più recenti sono le protesi di quinta generazione con un gel di silicone ancora più coeso”, dice il dottor Nava. “Oggi sono disponibili 15 forme anatomiche per un totale di oltre 300 tipi di protesi di diverso volume e consistenza. A seconda delle caratteristiche della mammella, delle dimensioni del torace e delle aspettative della paziente, è possibile utilizzare una protesi più piena nella porzione superiore, più o meno proiettata, più conica oppure dalla consistenza più morbida. Le ultime arrivate, concave posteriormente, con i margini molto sottili ed una dolce curvatura superiore, permettono risultati eccellenti e, per le loro caratteristiche, sono indicate soprattutto nelle giovani”.
Prima dell’intervento la paziente dovrebbe avere la possibilità di vedere e toccare le protesi, di ricevere il libretto informativo relativo che ogni ditta fornisce e di poter pagare la protesi direttamente alla ditta. Questo permette una trasparenza assoluta ed evita situazioni imbarazzanti, come successo per le protesi PIP. Dopo l’operazione il chirurgo dovrebbe dare alla paziente un cartellino con tutte le informazioni riguardanti le caratteristiche delle protesi: casa produttrice, numero di serie, posizionamento in sede retro ghiandolare o retro muscolare …. Poiché le protesi devono essere impiantate nel proprio corpo è bene usare prodotti di qualità eccellente, anche se il loro prezzo sarà più alto di quelli a buon mercato, ma di dubbia affidabilità.
Le protesi al silicone sono sicure e ampiamente diffuse, ma la prudenza non è mai troppa, soprattutto dopo il caso delle protesi Pip  (della ditta francese Poly Implant Prothese) che si rompevano con facilità. Da anni la FDA (Food and Drug Administration) ha proposto l’istituzione di un registro nazionale degli impianti mammari riempiti con gel di silicone per seguire le donne che, per malattia o estetica, si sono sottoposte all’operazione, almeno per dieci anni dal momento dell’intervento. Finora a raccogliere i dati di follow-up degli interventi sono le due società che producono gli impianti mammari, Allergan e Mentor, come richiesto dalla FDA Americana, e siamo in attesa di dati consistenti. Dall’esperienza americana l’idea di un registro nazionale degli impianti protesici, non legato ad alcuna azienda, che avrebbe consentito di raccogliere dati più facilmente al fine di monitorare nel tempo la sicurezza degli impianti protesici. Tale registro è stato presentato dal dottor Nava nel 2001; tutto era stato definito nel minimo dettaglio con parere positivo anche dall’Avvocatura dello Stato per i dati sensibili: erano pronte schede di impianto ed espianto, tutto a costo contenuto, ma caduto il Governo non se fece più niente e tuttora si è in attesa. Il dottor Nava, con tutta la relativa documentazione, è a disposizione dell’attuale Ministro per rivedere il progetto.
L’intervento più richiesto per il seno è la mastoplastica additiva, che risulta essere il primo intervento in chirurgia estetica, ovvero l’aumento del seno che si ottiene inserendo, in una tasca ricavata nelle mammelle, una coppia di protesi al silicone. La mastoplastica riduttiva, invece, è un intervento più complesso che consente la riduzione del volume del seno, ma in alcuni casi può lasciare cicatrici permanenti. Infine la mastopessi o autoprotesi che consente di risollevare un seno “ptosico”, che è sceso notevolmente. E’ una condizione che si verifica in donne dopo l’allattamento, in seguito a un forte dimagramento, o semplicemente per gli anni che passano. Il tessuto mammario viene risistemato e posizionato al di sotto della ghiandola proprio come si trattasse di una protesi, l’areola posizionata più in alto e il tessuto cutaneo in eccesso viene eliminato; in questo modo la consistenza del seno migliora notevolmente. 
Per ulteriori informazioni: www.breastsurgeryinnovations.com/wp/ (Omniapress-29.11.2012)