giovedì 10 gennaio 2013

REPORT EU KIDS ONLINE: I RISCHI DELLA RETE PER I RAGAZZI. BULLISMO E SEXTING. L'IMPORTANZA DEL BENESSERE PSICOLOGICO


 

Milano - E' stato diffuso l'ultimo report di EU Kids Online in collaborazione con OssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell'Università Cattolica di Milano.
Il report EU Kids Online III rivela che i ragazzi con problemi psicologici sono meno resilienti – soffrono di più, più intensamente e più a lungo, le conseguenze dannose dei rischi di internet. Inoltre, tendono a avere un atteggiamento passivo di fronte ai rischi, anziché cercare attivamente una soluzione al problema. Il report prende in considerazione tre diversi rischi di internet: l’esposizione a contenuti di natura sessuale, il bullismo online, e il sexting, vale a dire lo scambio di messaggi a sfondo sessuale.

L’esposizione ai rischi di internet non produce necessariamente conseguenze dannose. I ragazzi, nella stragrande maggioranza, non sono turbati da contenuti o situazioni rischiose in cui si imbattono online. Ma i ragazzi che hanno difficoltà emotive e relazionali nel “mondo offline” hanno più probabilità di essere infastiditi o turbati online.
Le misure restrittive non promuovono la resilienza ai rischi della rete
I ragazzi cui i genitori danno regole per limitare le attività o il tempo trascorso online, non sono meno turbati dai rischi della rete, né sono più propensi a rispondere attivamente ai problemi che incontrano online. Al contrario, il coinvolgimento dei genitori nelle attività online dei figli e il monitoraggio stimolano la capacità dei ragazzi di affrontare i rischi.
L’importanza del benessere psicologico
La stabilità emotiva aiuta i ragazzi a sviluppare la resilienza ai pericoli della rete. I ragazzi di 9-16 anni che si dichiarano sicuri di sé e che non hanno problemi emotivi o relazionali hanno meno probabilità di essere turbati da contenuti sessuali, bullismo online o sexting.
Il report rivela anche come le ragazze siano più sensibili ai contenuti di natura sessuale, che si tratti di materiale pornografico o messaggi a sfondo sessuale: infatti, le ragazze riferiscono di essersi sentite turbate più spesso, e con maggiore intensità.
La risposta ai rischi online cui i ragazzi dichiarano di ricorrere più spesso è parlarne con qualcuno: lo fa il 53% di chi è turbato da contenuti pornografici, il 60% di chi ha ricevuto messaggi sessuali, e il 77% di chi è stato vittima di bullismo online.
4 ragazzi su 10 fra quanti hanno subito bullismo o sexting ricorrono anche a strategie pro-attive come cancellare i messaggi che li hanno turbati, e bloccare i contatti indesiderati. I rischi di natura sessuale sono meno problematici: infatti il 18% di chi ha ricevuto messaggi sessuali e il 25% di chi si è imbattuto in immagini pornografiche adotta una strategia di risposta fatalistica, come non usare internet per un po’.
Più spesso i ragazzi adottano le tre strategie in combinazione: i ragazzi che decidono di parlare del loro problema, ricorrono anche a strategie pro-attive e cancellano i messaggi, contemporaneamente bloccando i mittenti. Nel caso di sexting, la misura ritenuta più efficace (82%) per risolvere il problema è l’eliminazione dei messaggi che hanno infastidito, mentre il 78% di chi ha ricevuto offese e minacce online ritiene più efficace escludere il bullo dalla propria rete dei contatti online.
Giovanna Mascheroni, responsabile della ricerca per l’Italia, spiega: “L’uso delle diverse strategie di risposta dipende anche dal benessere psicologico del ragazzo. I ragazzi insicuri o con problemi emotivi adottando più spesso risposte di tipo fatalistico e meno efficaci, sperando che il problema si risolva da solo.” Inoltre, “Rispetto alla media europea, i ragazzi italiani, soprattutto i più piccoli,sono più vulnerabili ai rischi di internet. Infatti solo la metà dei ragazzi di 9-10 anni e il 74% dei ragazzi di 11-16 anni che hanno fatto esperienza di uno dei tre rischi analizzati ha riferito di non esserne rimasto turbato - contro alla media europea del 61% dei ragazzi più piccoli, e del 76% degli 11-16enni che non ha subito danni in conseguenza di esperienze rischiose online”.
Consigli per aumentare la resilienza dei ragazzi
  • Insegnare ai ragazzi, già da piccoli, a adottare misure pro-attive (come cancellare i messaggi e bloccare i contatti indesiderati) in contesti formali e informali.
  • Aiutare i ragazzi a superare i loro problemi psicologici e eventuali insicurezze, con particolare attenzione alle ragazze che incontrano rischi di natura sessuale.
  • Promuovere l’uso di internet fra gli adulti, dal momento che i genitori che usano internet regolarmente si sentono più capaci di aiutare i loro figli a gestire i rischi online.
  • L’aiuto da parte degli insegnanti non è immediatamente associato alla resilienza ai rischi di internet, probabilmente perché gli insegnanti non si sentono abbastanza sicuri online. Promuovere l’uso di internet fra gli insegnanti è quindi importante.
Il report “How to cope and build online resilience?” indaga le esperienze negative incontrate su internet e le strategie di risposta dei ragazzi. Lo studio è un’analisi approfondita dei ragazzi che hanno sono stati turbati da almeno un’esperienza rischiosa online (971 ragazzi che hanno visto contenuti pornografici, 1290 ragazzi vittime di bullismo e 567 ragazzi che hanno ricevuto sexting). 

Report completo all’indirizzo http://www2.lse.ac.uk/media@lse/research/EUKidsOnline/EU Kids III/Reports/Copingonlineresilience.pdf
  
Informazioni sul progetto e sulla ricerca
Il progetto EU Kids Online è stato finanziato dal Safer Internet Programme della Commissione Europea (SI-2010-TN-4201001) con l’obiettivo di fornire una solida base di dati empirici sulle esperienze d’uso di internet alle istituzioni che promuovono la sicurezza online.
EU Kids Online ha somministrato un questionario “faccia a faccia” a oltre 25.000 ragazzi utenti internet tra i 9 e i 16 anni e ai loro genitori in 25 Paesi, utilizzando un questionario auto-compilato per le domande sensibili.
I Paesi coinvolti nella ricerca sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia e Ungheria. Inoltre il progetto include team nazionali di ricercatori provenienti da Croazia, Islanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Russia, Slovacchia e Svizzera.
Altri report e dettagli tecnici sulla ricerca sono disponibili sul sito www.eukidsonline.net. (Omniapress-10.01.2013)