Dubai - Emirati Arabi (Pietro Cobor) - Presentato a Dubai il progetto di ricerca multidisciplinare promosso da Fondazione Centesimus Annus e SACRU, il network internazionale di atenei cattolici, di cui l’Università
Cattolica del Sacro Cuore è capofila. L’obiettivo finale dell’indagine sarà fornire azione correttive per favorire il superamento delle disuguaglianze di genere.
Nella presentazione dell'iniziativa si afferma che, pur rappresentando
una risorsa preziosa per lo sviluppo economico, le donne del Terzo
Millennio sono ancora soggette a discriminazioni, pregiudizi e
stereotipi che ne impediscono lo sviluppo integrale relegandole a ruoli
ancillari. Come se non bastasse per coloro che si affermano nel mondo
della scienza, della tecnologia e dell’accademia resta alta la presenza
di situazioni diseguali in termini di quantità,
qualità e remunerazione. Serve un nuovo modello di sviluppo equo,
solidale, inclusivo e sostenibile per eliminare le disuguaglianze che
impediscono alle donne di raggiungere ruoli apicali.
È quello che intende definire la ricerca “Più leadership femminile per un mondo migliore” (“More Women Leadership for a Better World”), promossa da Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice (CAPP) e da SACRU, il network internazionale di atenei cattolici, di cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore è capofila. L’indagine, i cui risultati finali saranno illustrati dopo l’estate in anteprima presso la santa Sede, è stata presentata a Dubai, nel Padiglione Italia dell’Esposizione Universale durante il dibattito “More Women Leadership for a Better World”. Care as a Driver for Our Common Home”.
«L’università
e l’esposizione universale condividono, tra le tante, una qualità: la
capacità di far dialogare le culture in una prospettiva
globale. Da cento anni, la nostra Università risponde alla chiamata
della società: la collaborazione con il Padiglione Italia a Expo Dubai è
uno dei primi passi nel nostro nuovo secolo», ha detto il Rettore
dell’Università Cattolica
Franco Anelli, aprendo il dibattito moderato dalla giornalista emiratina
Aida Al Busaidy, Direttore della comunicazione per il Dubai Tourism.
«In questo senso va, fra le tante, l’iniziativa congiunta dell’Alleanza
Strategica delle Università Cattoliche e della Fondazione Centesimus
Annus che, attraverso questo lavoro di ricerca, dedica un’attenta
analisi alle disuguaglianze di genere, contribuendo
ad affrontare l'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 5: Parità di
genere», ha specificato il Rettore Anelli.
Anna Maria Tarantola, Presidente della Fondazione
Centesimus Annus promotrice della ricerca, ha aggiunto: «Le donne sono
la metà della popolazione mondiale. Hanno grandi talenti e potenzialità;
se potessero godere della piena uguaglianza di opportunità,
potrebbero contribuire sostanzialmente al necessario cambiamento verso
un mondo di pace, inclusione, solidarietà e sostenibilità integrale».
L’indagine
che si caratterizza per la sua valenza multidisciplinare - grazie al
coinvolgimento di 10 atenei internazionali di 8 Paesi (Italia, Giappone,
Spagna, Portogallo, USA, Cile, Brasile, Australia) e di 11 accademici
appartenenti a differenti settori scientifici – dà un importante
contributo alla comprensione del fenomeno della disuguaglianza di genere
attraverso un’analisi rigorosa della situazione,
delle cause, degli ostacoli, degli effetti e l’identificazione di
alcune azioni correttive. Fattore chiave della ricerca il termine
“cura”, inteso come caratteristica comune a tutti e che, secondo
l’insegnamento delle encicliche di Papa Francesco
Laudato si’ e Fratelli tutti, rappresenta il giusto antidoto per risolvere le ingiustizie e le disuguaglianze.
Hanno preso parte al dibattito
Isabel Capeloa Gil, Rettrice dell’Universidade Catòlica Portuguesa,
PierSandro Cocconcelli, Prorettore e Delegato
per il coordinamento dei progetti di internazionalizzazione dell’Università Cattolica,
Lisa Sowle Cahill, Professor of Ethics al Boston College, e
Silvia Rigato, Managing Director di Accenture e alumna della Cattolica.
La situazione di disparità è acuita dalla carenza nei servizi sociali, nei sistemi di incentivazione alla condivisione del lavoro di cura, nei modelli organizzativi nelle aziende. «Alle donne manca il sostegno sociale necessario per realizzare pienamente non solo i loro ruoli familiari, ma ancor più quelli pubblici e professionali» e «sebbene l’istruzione delle donne sia un fattore chiave nel determinare la sopravvivenza dei bambini, le donne costituiscono i due terzi degli analfabeti del mondo», ha fatto eco la professoressa Cahill. Per infrangere il soffitto di cristallo è fondamentale, hanno specificato all’unanimità i relatori, favorire la diffusione di una cultura della «gender equality», creare nelle aziende un «empowering environment» ovvero un ambiente che incoraggi le abilità femminili, promuovere specifiche politiche in grado di mettere a frutto il valore aggiunto delle donne per lo sviluppo della società.
L'indagine: per le donne necessario acquisire nuove competenze, soprattutto STEM e digitali
Si
muove lungo questa direzione l’indagine dove sono presi in
considerazione diversi aspetti per accelerare il processo della parità
di genere. Tra
questi, le cause, le evidenze della persistenza delle disuguaglianze e
gli effetti positivi della presenza femminile in vari contesti; gli
ostacoli per le donne nel mondo della scienza, della tecnologia, del
mondo accademico; l’impatto sulla sostenibilità
fornito dalla presenza femminile nei CdA; la rilevanza della cura come
caratteristica necessaria per affrontare le sfide e la complessità del
contesto attuale e il legame con l’attività di cura che grava sulle
donne.
In
particolare, la ricerca intende individuare alcune azioni strategiche
che, operando su diversi livelli - educativo, economico e lavorativo,
politico,
di comunicazione, fiscale, sociale e culturale -, hanno l’obiettivo di
raggiungere il necessario
empowerment delle donne in tutti i contesti e settori della società per valorizzarne competenze, abilità e talenti.
A
tal proposito la Presidente della Fondazione Centesimus Annus, Anna
Maria Tarantola, ha sottolineato il ruolo dell’educazione per cambiare
questo
stato di cose: «La
nostra convinzione è che il ruolo del mondo educativo sia fondamentale
per affrontare e risolvere i gravi problemi e le sfide del nostro tempo.
Crediamo che partire dalle università,
in particolare da quelle cattoliche, sia il modo più appropriato per
analizzare le complesse questioni dell’era digitale, pandemica e
climatica alla luce della dottrina sociale della Chiesa».
L’educazione
è il primo modo per fornire alle donne le competenze e le conoscenze
necessarie per affrontare le nuove sfide del mondo del lavoro. Serve,
perciò, un nuovo modello educativo che intervenga nei metodi di
insegnamento, nei contenuti, nei programmi scolastici, faciliti il
cambiamento della cultura patriarcale, ancora prevalente, e aiuti le
giovani donne ad acquisire nuove competenze, soprattutto
STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e digitali. Sugli altri fronti è necessario favorire
l’introduzione della valutazione dell’impatto di genere di ogni
iniziativa legislativa e prevedere la definizione di standard per
l’adozione di una politica di genere nelle aziende pubbliche e private.
Serve, inoltre, promuovere un protocollo linguistico e formativo che
favorisca il dialogo e il superamento di espressioni o manifestazioni
sessiste. Il mondo dei media, compresi i social media, può fare davvero
molto per trasmettere i valori di uguaglianza
e rispetto, cambiando il modello di donna che viene rappresentato.
Alcuni cambiamenti sono in corso, ma molto resta da fare: stabilire un
"patto culturale-sociale" all’interno del mondo istituzionale, e tra il
mondo istituzionale e la società civile per garantire
un’azione collettiva a favore della parità di genere.
Non va trascurato, infine, l’aspetto fiscale. Nei Paesi scandinavi, l’introduzione di una tassazione separata del reddito delle donne, oltre a servizi sociali ampiamente sovvenzionati, è stato un ottimo incentivo per la partecipazione femminile al mercato del lavoro, tanto che non c’è differenza nel tasso di partecipazione tra donne che hanno figli e donne che non ne hanno. E, soprattutto, le mamme possono avere più figli. Tra le strategie da attuare, non dobbiamo dimenticare le cosiddette azioni interne vale a dire fare in modo che le donne superino le proprie paure e abbiano maggiore consapevolezza delle proprie capacità. Da questo punto di vista formazione e tutoraggio possono risultare strumenti necessari.
Per info: www.unicatt.it (www.AgenziaOmniapress.com - 7.3.2022)