Roma (Marisa de Moliner) - Non c'è tempo da perdere per arginare il drammatico raddoppio delle persone cieche previsto entro i prossimi sette anni dalla SOI - Società Oftalmologica Italiana che ha lanciato l'allarme alla presentazione del suo ventesimo congresso internazionale in programma dal 25 al 27 maggio a Roma. La cura proposta è garantire a tutti le terapie salva-vista e abbattere le liste d'attesa. Un impegno non da poco ma indispensabile e improcrastinabile da quanto ha dichiarato il presidente della Società Oftalmologica Italiana, Matteo Piovella: “Dobbiamo superare le criticità in cui versa da oltre 20 anni l’assistenza oftalmologica pubblica in Italia, così drasticamente ulteriormente penalizzate dalla pandemia Covid 19. Ogni anno i 7000 medici oculisti salvano la vista a 2 milioni di persone ed effettuano 15 milioni di visite medico oculistiche specialistiche motivando il sostegno, l'attenzione e l’apprezzamento da parte di tutti”.
Il guaio è che le cure salva-vista sono considerate“elettive” e non “salvavita”. Una penalizzazione che farebbe dell'oftalmologia la Cenerentola del Sistema Sanitario Nazionale, con conseguenze quali la mancanza di risorse economiche con rimborsi DRG sottocosto e la carenza di oculisti nelle strutture pubbliche. Al momento dei settemila oftalmologi italiani i tremila che lavorano nel pubblico sono decisamente insufficienti ad affrontare le esigenze sempre più crescenti. E siccome sono in aumento non solo le esigenze dal punto di vista numerico ma anche da quello tecnologico, il presidente della SOI sostiene la necessità di altri mille chirurghi oculisti in grado di far fronte ai 650mila interventi di chirurgia refrattiva del cristallino opaco (evoluzione dell'obsoleto intervento di cataratta) eseguiti ogni anno in totale sicurezza per l'efficacia delle nuove tecnologie. E a proposito di nuove tecnologie va tenuto presente che dal 1980, quando è stato reso operativo il Servizio Sanitario Nazionale, “la richiesta di assistenza oftalmologica- ha precisato Piovella- è cresciuta di venti volte grazie all'evoluzione digitale e tecnologica e alla diagnostica per immagini che ha incrementato in modo imprevedibile ma straordinariamente positivo la capacità di diagnosi e cura. Ciò nonostante l'essere considerata assistenza elettiva impedisce all'oftalmologia di accedere ai fondi del PNRR”.
L'Oftalmologia italiana avrebbe quindi grandi potenzialità che si scontrano però con problemi burocratici e organizzativi. Criticità da superare legate al nostro Servizio Sanitario Nazionale che sarebbe “fortemente sottofinanziato” come ha dichiarato alla chiusura della presentazione Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe.“La media della spesa pubblica pro capite- ha concluso- ci colloca di fatto primi davanti soltanto alla Spagna, al Portogallo, alla Grecia e a tutti i Paesi dell'Europa dell'Est. Ed è evidente che questo si riflette nel mancato accesso alle tecnologie che non riescono a entrare nel nostro Ssn pagate dal sistema pubblico e, in particolare, su quello che è il grande nodo del personale. L'insieme di queste due criticità si traduce pertanto in grosse difficoltà nell'erogare le prestazioni allungando le liste di attesa per i cittadini che spesso poi sono costretti ad andare nelle strutture private”.
