venerdì 16 gennaio 2026

Sanità Privata Accreditata e Autorizzata: Pilastro Operativo del SSN - Servizio Sanitario Nazionale. La Posizione UAP Illustrata da Poletti e Aodi

Roma (a cura di Paolo Poletti* e Foad Aodi*) - La sanità privata accreditata e autorizzata non costituisce un segmento esterno o accessorio del Servizio sanitario nazionale, ma ne rappresenta una componente strutturalmente integrata, sul piano costituzionale, legislativo e amministrativo.

Il fondamento di tale integrazione è rinvenibile nell’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, demandando alla Repubblica il compito di garantirne l’effettività. La norma costituzionale non impone un modello di erogazione esclusivamente pubblica delle prestazioni sanitarie, ma vincola l’ordinamento al risultato: l’accesso universale alle cure.

In coerenza con questo principio, la legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, configura il SSN come sistema unitario e integrato, nel quale concorrono, secondo regole pubbliche e finalità di interesse generale, strutture pubbliche e strutture private, purché abilitate e inserite nella programmazione sanitaria.

Il ruolo della sanità privata accreditata viene definitivamente strutturato dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, che introduce il principio dell’accreditamento istituzionale quale strumento di integrazione funzionale nel SSN. Attraverso l’accreditamento, il legislatore equipara sul piano funzionale le strutture private accreditate a quelle pubbliche, subordinando l’erogazione delle prestazioni a requisiti stringenti di qualità, appropriatezza, sicurezza, controllo e rispetto dei Livelli essenziali di assistenza.

Ne discende un assetto giuridico chiaro: le strutture private accreditate operano all’interno del Servizio sanitario nazionale, come soggetti pienamente inseriti nella rete dei servizi pubblici, vincolati alla programmazione, alle tariffe e ai controlli pubblici, e chiamati a concorrere alla realizzazione dell’interesse pubblico alla tutela della salute.

Una componente professionale essenziale per la continuità delle cure.

I professionisti della sanità privata accreditata rappresentano una componente essenziale del Servizio sanitario nazionale.

Le analisi illustrate dal Prof. Foad Aodi, medico ed esperto di salute globale, nell’ambito delle rilevazioni AMSI – UMEM (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia e Unione Medica Euromediterranea) aggiornate al 31 dicembre 2025, indicano che la filiera della sanità privata accreditata, del sociosanitario e dell’assistenza strutturata coinvolge complessivamente oltre un milione di addetti, considerando occupazione diretta, indiretta e le fisiologiche sovrapposizioni tra comparti.

All’interno di questo perimetro, gli ospedali privati accreditati impiegano 65.810 dipendenti, che diventano circa 95.000 operatori includendo liberi professionisti e altre forme contrattuali. Nel comparto sociosanitario residenziale operano 373.462 addetti complessivi, di cui 336.810 con rapporto di lavoro retribuito, mentre la restante quota è costituita da volontari e personale in servizio civile. A questi si aggiungono oltre 500.000 lavoratori impiegati nel Terzo Settore e nelle cooperative sociali attive nell’area sociosanitaria.

Si tratta di una rete ampia e articolata che garantisce quotidianamente assistenza, gestione delle cronicità e continuità delle cure su tutto il territorio nazionale, svolgendo una funzione ormai strutturale per la tenuta del SSN.

Il dato economico centrale: risorse pubbliche e prestazioni erogate.

Il cuore del tema è il rapporto tra risorse pubbliche assegnate e prestazioni effettivamente garantite.

Le fonti istituzionali disponibili indicano che la quota di spesa sanitaria pubblica destinata alla sanità privata accreditata si colloca mediamente tra il 20 e il 25% del totale, con punte del 25–30% in alcune regioni caratterizzate da una forte integrazione pubblico – privato. Questa quota comprende ospedalità accreditata, specialistica ambulatoriale, riabilitazione, lungodegenza e parte dell’assistenza residenziale.

A fronte di questa percentuale di risorse, la sanità privata accreditata assicura una quota di prestazioni significativamente superiore in diversi ambiti strategici:

  • 25–30% dei ricoveri ospedalieri complessivi;
  • 30–40% delle prestazioni di specialistica ambulatoriale;
  • 60–70% delle attività di riabilitazione e lungodegenza;
  • oltre il 70% delle giornate di assistenza residenziale in RSA e strutture sociosanitarie.

Il dato è chiaro: il privato accreditato eroga più prestazioni di quante risorse pubbliche assorba, svolgendo una funzione di equilibrio e stabilizzazione del sistema.

Costi, tariffe, nomenclatore e sostenibilità economica.

La sanità privata accreditata opera, per definizione, entro un quadro di tariffe predeterminate e contenuti assistenziali vincolati, stabiliti dal sistema pubblico. Per l’area ospedaliera, le prestazioni sono remunerate in base alle tariffe DRG, mentre per la specialistica ambulatoriale il riferimento è il nomenclatore tariffario; in entrambi i casi, l’erogazione delle prestazioni avviene nel perimetro dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), con requisiti di appropriatezza, qualità e controllo analoghi a quelli richiesti alle strutture pubbliche.

Nel caso della specialistica ambulatoriale, è noto come il nomenclatore tariffario presenti criticità strutturali, legate in particolare:

  • alla parziale obsolescenza di alcune tariffe, non sempre aggiornate rispetto all’evoluzione tecnologica e organizzativa;
  • alla scarsa correlazione, in diversi ambiti, tra tariffa e costo effettivo della prestazione;
  • alla limitata flessibilità nel recepire nuovi percorsi diagnostico-terapeutici e modelli organizzativi integrati.

Nonostante tali criticità, le strutture private accreditate continuano a garantire l’erogazione delle prestazioni incluse nei LEA, assorbendo una quota rilevante della domanda e contribuendo alla tenuta del sistema.

Passando alle tariffe DRG riconosciute per un ricovero, nel concreto esse si collocano mediamente tra 3.000 e 4.000 euro, mentre il costo medio stimato di un ricovero nel sistema pubblico oscilla tra 3.800 e 5.500 euro, anche in relazione alla struttura dei costi fissi e del personale.

Analoga dinamica si riscontra:

  • nella giornata di degenza, che nel privato accreditato si colloca tra 350 e 550 euro, a fronte di un costo pubblico stimato tra 500 e 800 euro;
  • nella giornata di assistenza in RSA, con costi medi tra 90 e 130 euro nel privato convenzionato e tra 120 e 160 euro nel pubblico.

Questi elementi confermano che la sanità privata accreditata non rappresenta un fattore di extra-spesa, ma consente al SSN di acquisire prestazioni a costo certo e programmabile, in un quadro tariffario definito (DRG e nomenclatore) e nel rispetto dei LEA, contribuendo a contenere l’espansione dei costi strutturali e a garantire continuità assistenziale.

Efficienza operativa come fattore di stabilità del sistema.

Accanto al profilo strettamente economico, la sanità privata accreditata fornisce un contributo rilevante in termini di efficienza operativa, con effetti diretti sulla funzionalità complessiva del Servizio sanitario nazionale.

I dati disponibili indicano che le strutture private accreditate presentano una degenza media più contenuta, compresa tra 5 e 6 giorni, rispetto ai 6,5–7,5 giorni registrati mediamente nelle strutture pubbliche. A ciò si affianca un più elevato tasso di saturazione dei posti letto, che nel privato accreditato si colloca tra l’80 e il 90%, contro il 70–75% del pubblico, segnalando una maggiore capacità di utilizzo efficiente delle risorse disponibili.

Sul versante dell’accesso alle prestazioni, i tempi di attesa mediamente più brevi, in molti casi misurabili in settimane anziché mesi, rappresentano un ulteriore elemento di riequilibrio del sistema. Tale capacità di risposta consente di intercettare tempestivamente la domanda assistenziale, riducendo il ricorso a ricoveri impropri e l’afflusso ai pronto soccorso per prestazioni differibili.

Nel loro insieme, questi fattori non costituiscono meri indicatori gestionali, ma elementi di stabilizzazione del SSN, poiché permettono di contenere le criticità strutturali – sovraffollamento, allungamento delle liste d’attesa, inappropriatezza dei percorsi di cura – e di garantire la continuità dell’assistenza nel rispetto dei LEA.

Il costo evitato per il SSN.

Per comprendere appieno il ruolo economico della sanità privata accreditata è utile adottare una prospettiva controfattuale, interrogandosi su quali sarebbero gli effetti per il SSN in assenza di questa componente dell’offerta.

L’eventuale internalizzazione, da parte del solo sistema pubblico, delle prestazioni oggi garantite dal privato accreditato comporterebbe necessariamente un ampliamento strutturale dell’offerta pubblica. Ciò implicherebbe, in primo luogo, un rilevante fabbisogno aggiuntivo di personale sanitario e sociosanitario, stimabile tra 200.000 e 300.000 unità, per assicurare volumi assistenziali analoghi a quelli attualmente erogati.

A tale incremento occupazionale corrisponderebbe un costo annuo del personale compreso tra 10 e 15 miliardi di euro, al quale si sommerebbero investimenti infrastrutturali plurimiliardari (posti letto, strutture, tecnologie, servizi di supporto), nonché tempi di progettazione e realizzazione incompatibili con i bisogni immediati della popolazione, in particolare nei settori della cronicità, della post-acuzie e dell’assistenza territoriale.

In questo quadro, la sanità privata accreditata consente al SSN di soddisfare una domanda assistenziale elevata senza dover sostenere direttamente tali costi strutturali, acquistando prestazioni a tariffe predeterminate e in un perimetro regolato. È in questo senso che il contributo del privato accreditato può essere correttamente letto come un costo evitato per il sistema pubblico, piuttosto che come un onere aggiuntivo, poiché permette di garantire continuità delle cure e universalità dell’accesso in condizioni di sostenibilità economica.

Inoltre, in un contesto già segnato da una carenza strutturale di medici e infermieri, ampiamente documentata anche dalle analisi AMSI – UMEM, il contributo della sanità privata accreditata consente di mantenere operativa una parte rilevante dell’offerta assistenziale, evitando una contrazione immediata delle prestazioni.

RSA e sociosanitario: l’ammortizzatore strutturale tra ospedale e territorio.

Il comparto delle RSA e delle strutture sociosanitarie residenziali rappresenta oggi un elemento strutturale di equilibrio del Servizio sanitario nazionale, collocandosi come snodo essenziale tra ospedale e territorio nella gestione della cronicità, della non autosufficienza e della post-acuzie.

I dati disponibili indicano che oltre il 70% delle giornate di assistenza residenziale è garantito da strutture private accreditate e convenzionate. Questo segmento assorbe una quota rilevantissima della domanda assistenziale che, in assenza di una rete dedicata, ricadrebbe direttamente sugli ospedali per acuti, strutturalmente non progettati per la gestione prolungata di pazienti cronici, fragili o non autosufficienti.

In termini operativi, le RSA e le strutture sociosanitarie consentono:

  • la dimissione tempestiva dei pazienti post-acuti, evitando il blocco dei posti letto ospedalieri;
  • la presa in carico continuativa di anziani e pazienti cronici, riducendo il ricorso a ricoveri ripetuti;
  • la prevenzione degli accessi impropri ai pronto soccorso, spesso legati a carenze assistenziali sul territorio.

Sotto il profilo economico, la differenza è rilevante: la giornata di assistenza in RSA presenta un costo medio compreso tra 90 e 130 euro nel privato convenzionato, a fronte di un costo giornaliero ospedaliero che, anche nelle ipotesi più prudenti, risulta significativamente superiore. Il trasferimento improprio di pazienti cronici verso l’ospedale determinerebbe quindi non solo un peggioramento della qualità assistenziale, ma anche un aumento dei costi complessivi del sistema.

In assenza di questa rete sociosanitaria residenziale, decine di migliaia di pazienti resterebbero stabilmente collocati in setting assistenziali inappropriati, con effetti immediati:

  • sulla saturazione dei posti letto ospedalieri,
  • sull’allungamento delle liste d’attesa per interventi e ricoveri programmati,
  • sulla tenuta dei pronto soccorso,
  • sulla sostenibilità economica complessiva del SSN.

È in questo senso che il comparto delle RSA e del sociosanitario, in larga parte garantito dalla sanità privata accreditata e convenzionata, può essere correttamente definito un ammortizzatore strutturale del sistema sanitario, senza il quale l’intero equilibrio tra ospedale e territorio risulterebbe compromesso.

Conclusioni: dalla tenuta del sistema alla transizione verso la prevenzione.

Alla luce dei dati giuridici, economici e organizzativi analizzati, emerge con chiarezza che la sanità privata accreditata e autorizzata non è soltanto una componente imprescindibile dell’attuale assetto del Servizio sanitario nazionale, ma una leva strategica per accompagnarne l’evoluzione futura. In una fase storica segnata dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle patologie croniche e dalla pressione crescente sulla spesa sanitaria, il SSN è chiamato a spostare progressivamente il proprio baricentro dalla sola cura della malattia alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla presa in carico continuativa dei pazienti.

Questa transizione non può essere realizzata senza un modello di integrazione strutturata tra pubblico e privato accreditato. Le reti ambulatoriali, il socio-sanitario residenziale, la post-acuzie, la gestione della cronicità e i percorsi territoriali rappresentano già oggi ambiti nei quali la sanità privata accreditata contribuisce in modo determinante non solo a curare, ma a prevenire riacutizzazioni, ricoveri impropri e accessi evitabili ai pronto soccorso, generando valore clinico ed economico per l’intero sistema.

In questo senso, governare e valorizzare il ruolo della sanità privata accreditata significa non solo garantire la tenuta attuale del SSN, ma rendere concretamente possibile il passaggio da un modello centrato sulla prestazione a un modello orientato alla prevenzione e alla presa in carico, nel rispetto dei LEA, della sostenibilità economica e dell’universalità del diritto alla salute. È su questa integrazione responsabile e regolata che si gioca la capacità del Servizio sanitario nazionale di affrontare le sfide dei prossimi anni.

La posizione di UAP.

È alla luce di questo quadro complessivo, e delle evidenze emerse, che si colloca la posizione di UAP sul ruolo della sanità privata accreditata e autorizzata nel Servizio sanitario nazionale.

UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, ritene che il confronto sulla sanità debba partire dai dati e dall’assetto normativo che disciplina il SSN, superando letture semplificatorie fondate su contrapposizioni ideologiche tra “pubblico” e “privato”. La sanità privata accreditata e autorizzata opera, infatti, all’interno di un perimetro pubblico di regole: programmazione, requisiti, controlli, tariffe predeterminate (DRG e nomenclatore) ed erogazione delle prestazioni ricomprese nei LEA.

I dati richiamati in questo contributo evidenziano che la componente accreditata, a fronte di una quota di risorse mediamente compresa tra il 20 e il 25% della spesa sanitaria pubblica (con variazioni territoriali), concorre in modo determinante all’erogazione delle prestazioni, in particolare nei segmenti in cui il sistema è maggiormente esposto a criticità strutturali: specialistica ambulatoriale, riabilitazione e post-acuzie, assistenza residenziale e gestione della cronicità. In questa prospettiva, valorizzare il ruolo della sanità privata accreditata e autorizzata non significa ridurre la centralità del servizio pubblico, ma rafforzare la capacità complessiva del SSN di garantire universalità dell’accesso, appropriatezza delle cure e sostenibilità economica.

Per queste ragioni, UAP ritiene prioritario orientare l’azione pubblica lungo alcune direttrici di sistema:

  • programmazione e integrazione: rafforzare l’integrazione funzionale tra rete pubblica e rete accreditata, assicurando coerenza tra fabbisogni, volumi, capacità produttiva e percorsi assistenziali, con particolare attenzione alla continuità ospedale–territorio;
  • tariffe e strumenti di remunerazione: promuovere un aggiornamento periodico e trasparente delle tariffe e, in particolare, del nomenclatore tariffario, superandone le criticità (obsolescenza, disallineamento rispetto ai costi effettivi, scarsa flessibilità rispetto all’innovazione), così da garantire sostenibilità dell’offerta e qualità delle prestazioni;
  • liste d’attesa e appropriatezza: valorizzare pienamente il contributo della rete accreditata nel governo delle liste d’attesa, attraverso obiettivi misurabili, monitoraggio dei tempi, e una collaborazione strutturata fondata sull’appropriatezza dei percorsi e sulla presa in carico;
  • cronicità, post-acuzie e RSA: riconoscere il ruolo strategico del comparto sociosanitario residenziale e della post-acuzie come ammortizzatore del sistema, assicurando regole omogenee e percorsi integrati che riducano ricoveri impropri, sovraffollamento dei pronto soccorso e blocco dei posti letto per acuti;
  • controlli e trasparenza: garantire un quadro di controlli e valutazioni basato su indicatori di qualità, esiti e sicurezza, applicati in modo uniforme a tutte le strutture erogatrici, pubbliche e accreditate, nell’interesse primario dei cittadini.

In sintesi, per UAP la sanità privata accreditata e autorizzata è oggi una componente imprescindibile del Servizio sanitario nazionale: riconoscerne pienamente il ruolo e governarne l’integrazione significa rafforzare l’universalità del diritto alla salute, la resilienza organizzativa e la sostenibilità economica dell’intero sistema. (www.agenziaomniapress.com - 16.1.2026)

*Paolo Poletti: Senior Advisor UAP
*Foad Aodi : 
Presidente del movimento Uniti per Unire, Direttore Responsabile Aiscnews