Roma – La sanità italiana si fonda su una forza lavoro molto più ampia di quella comunemente attribuita al solo sistema pubblico. I risultati dell’indagine AMSI–UMEM–UNITI PER UNIRE, aggiornata al 31 dicembre 2025, mostrano che il settore privato accreditato, il socio-sanitario e l’area dell’assistenza strutturata rappresentano oggi un pilastro occupazionale e assistenziale indispensabile, senza il quale il Servizio sanitario nazionale non sarebbe in grado di garantire continuità di cure, gestione delle cronicità e risposta ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.
Secondo l’analisi condotta da AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, con il supporto di UMEM – Unione Medica Euromediterranea e del Movimento Internazionale Uniti per Unire, gli ospedali privati accreditati impiegano 65.810 dipendenti con contratto a tempo indeterminato o determinato. Se si considera l’intera forza lavoro – includendo liberi professionisti, consulenti e altri rapporti – il numero sale a 95.320 operatori sanitari. Si tratta di personale che opera quotidianamente in chirurgia, riabilitazione, lungodegenza, diagnostica e assistenza post-acuzie.
Le associazioni e i movimenti, con il supporto della rete informativa AISC_NEWS, richiamano quindi l’attenzione su una realtà numerica che nel dibattito pubblico viene spesso sottovalutata o rimossa.
A nome delle suddette associazioni e movimenti interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista internazionale, divulgatore scientifico ed esperto in salute globale, docente dell’Università di Tor Vergata.
L’analisi AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE mostra che la forza lavoro del privato accreditato, del socio-sanitario e dell’assistenza strutturata è composta da un mix professionale articolato e complementare. Sul totale degli operatori impiegati, i medici rappresentano circa il 18–20%, con un ruolo centrale nella diagnosi, nella presa in carico clinica e nel governo dei percorsi di cura.
Il cuore dell’assistenza alla fragilità è rappresentato dal comparto dei servizi socio-sanitari residenziali. L’elaborazione dell’indagine AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE indica 373.462 addetti complessivi nelle RSA, comunità e strutture socio-sanitarie. Di questi, 36.652 operano come volontari o in servizio civile, mentre i lavoratori retribuiti effettivi sono 336.810. È questo il bacino che garantisce assistenza continuativa ad anziani non autosufficienti, disabili e pazienti cronici, in larga parte in regime privato o convenzionato.
L’area socio-sanitaria del Terzo Settore, secondo l’elaborazione AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE, conta 570.079 dipendenti, di cui 95.653 nell’area sanitaria e 474.426 nell’assistenza sociale. A questo perimetro si sovrappone quello delle cooperative sociali, che impiegano 509.333 lavoratori, quasi interamente dedicati a servizi socio-sanitari e assistenziali.
“Questi numeri dimostrano che il privato accreditato e il socio-sanitario non svolgono un ruolo marginale, ma coprono aree che il pubblico non riesce più a garantire da solo”, sottolinea il Prof. Aodi. Riabilitazione, lungodegenza, cure intermedie, assistenza domiciliare, RSA, salute mentale e diagnostica avanzata sono settori in cui l’intervento del privato consente di ridurre le liste d’attesa, evitare accessi impropri ai pronto soccorso e assicurare continuità assistenziale.
L’indagine AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE evidenzia che il comparto delle RSA e delle strutture socio-sanitarie residenziali assorbe una quota decisiva della domanda di assistenza che il pubblico non riesce più a sostenere. Le RSA e le strutture private e convenzionate garantiscono continuità assistenziale h24, gestione delle cronicità, assistenza post-ospedaliera e presa in carico degli anziani non autosufficienti, evitando dimissioni improprie e ricoveri ripetuti.
“Se venisse meno questa rete – avverte Aodi – il Paese perderebbe un perimetro occupazionale di dimensioni enormi: un’area che, pur con fisiologiche sovrapposizioni tra comparti, supera complessivamente 1 milione di professionisti coinvolti nella filiera della cura. Le conseguenze sarebbero immediate per la popolazione: milioni di prestazioni in meno ogni anno, un aumento incontrollato delle attese e un sovraccarico insostenibile per gli ospedali pubblici”.
Il sistema, evidenziano le associazioni, soffre anche di differenze profonde nei regimi autorizzativi tra pubblico, privato e farmacie dei servizi. “Il privato accreditato opera spesso con tariffe bloccate, controlli stringenti e margini ridotti, mentre continua a garantire standard elevati di diagnosi e cura – afferma Aodi –. Serve una visione di sistema che riconosca il ruolo del medico e dei professionisti sanitari come cardine della presa in carico”.
AMSI, UMEM, AISC_NEWS e Uniti per Unire chiedono che il confronto sulla sanità parta dai dati e non dagli slogan. Difendere il privato accreditato e il socio-sanitario significa difendere il diritto universale alla salute, il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti e la tenuta complessiva del sistema. Per info: www.unitiperunire.org – www.amsimed.org – www.aisc.news - www.ciscnetwork.it (www.agenziaomniapress.com - 14.1.2026)