lunedì 15 giugno 2026

Cibi Ultraprocessati Industriali: uno Studio Smonta False Credenze e Fake News



Milano (Marisa de Moliner) - Belli, appetitosi invitanti ma…. saranno anche buoni? La domanda nasce spontanea davanti a quelle vaschette di piatti pronti in bella vista al supermercato. E nell'indecisione se si legge l’etichetta i dubbi aumentano: troppi ingredienti. Saranno tutti pieni di conservanti? Ma nelle lasagne di nonna non c’erano mica tutti quei componenti. Sicuri?  Eh no, potrebbe non essere così. A fare chiarezza ci pensa una ricerca dell’Università degli Studi di Milano, commissionata dall'Unione Italiana Food  e presentata alla stampa, che ha smontato i luoghi comuni sui cosiddetti cibi ultra-processati industriali. Come? Cucinando le preparazioni casalinghe ed etichettandole come si fa per quelle industriali, col risultato che si sono generate spesso liste articolate  di ingredienti  e valori nutrizionali allineati.


I risultati della ricerca, condotta dalle professoresse Daniela Martini e Alessandra Marti del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione  e l’Ambiente della  Facoltà  di Scienze Agrarie e Alimentari, abbattono tutti i pregiudizi sulle etichette e sui lunghi processi produttivi. E arrivano alla conclusione che la qualità di un alimento dipende dalla formulazione complessiva, dalle porzioni e dal contesto di consumo, non dall’origine domestica o industriale. Un approdo raggiunto dal confronto  di dieci ricette della tradizione italiana preparate in casa  con i rispettivi equivalenti industriali disponibili nella grande distribuzione: lasagne al ragù, gnocchi alla sorrentina,  pollo alla diavola, ciambotta, biscotti frollini con gocce di cioccolato, tiramisù, ciambella allo yogurt, crostata con confettura di albicocche, vitello tonnato e parmigiana di melanzane. Un'operazione nata su iniziativa dell'Unione Italiana Food, la più grande associazione di categorie alimentari in Europa che rappresenta 530 imprese, aderente a Confindustria, in risposta al sistema di classificazione NOVA sui cosiddetti alimenti ultra-processati così denominati nel 2009 dall' epidemiologo brasiliano Carlo Monteiro. Classificazione che associa questi alimenti a una valutazione altamente negativa e che indurrebbe nel dibattito pubblico a contrapporre il cibo industriale a quello fatto in casa. “Il confronto sistematico del nostro studio- dichiarano le professoresse Martini e Marti- ha mostrato come la contrapposizione  tra grado di trasformazione e livello di qualità  sia spesso fondata più su una percezione intuitiva che su un’analisi oggettiva. La complessità  delle liste ingredienti non è  necessariamente riconducibile a prodotti e processi industriali, ma spesso deriva dalla natura stessa della ricetta e dalla presenza di ingredienti composti”.


Ma cos'hanno scoperto le due ricercatrici? Sette i punti salienti.

  1. Non si può affermare in modo assoluto che la ricetta casalinga sia migliore di quella industriale, né viceversa. Il dato più rilevante è l'eterogeneità  dei risultati: a seconda  della ricetta, del contesto e soprattutto delle porzioni consumate, preparazioni domestiche e industriali possono avere profili nutrizionali  simili oppure differenziarsi  in modo non prevedibile a priori.

  1. Le etichette “lunghe” non sono prerogativa dei prodotti industriali.  Molte preparazioni domestiche,  se dichiarate secondo le regole previste per i prodotti confezionati,  generano liste ingredienti articolate. Ricette percepite come semplici possono quindi risultare compatibili, per complessità  dichiarativa, agli equivalenti industriali.

  2. La lunghezza della lista ingredienti non dipende solo da additivi o ingredienti tecnologici. La complessità deriva da tre fattori strutturali: presenza di ingredienti composti, dichiarazione di allergeni, precisione terminologica richiesta dalla normativa. È il caso, ad esempio, dell'indicazione delle specie ittiche nel vitello tonnato, delle percentuali QUID o della composizione degli agenti lievitanti.

  3. La porzione fa la differenza. Le preparazioni industriali pre-porzionate possono aiutare a controllare meglio l'apporto calorico facilitando  il rispetto delle quantità  raccomandate. Nelle preparazioni domestiche,  invece, è  più  facile servire porzioni abbondanti. Nel caso della lasagna al ragù,  lo studio evidenzia circa 576 kcal per una porzione industriale da 400 grammi, valore che sale a circa 805 kcal nella versione casalinga. 

  4. I valori nutrizionali  non mostrano una superiorità sistematica di una categoria  sull'altra. La qualità del prodotto dipende dalla formulazione specifica e non esclusivamente dalla sua origine domestica o industriale.

  5. Molti ingredienti percepiti come “industriali “ hanno funzioni tecnologiche precise. Regolazione del pH, prevenzione dell’ossidazione, stabilità del prodotto,  distribuzione  refrigerata e prolungamento della shelf-life sono esigenze tipiche della produzione su larga scala. Nelle preparazioni domestiche,  esigenze analoghe vengono spesso risolte attraverso  il consumo ravvicinato.

  6. Gli additivi e gli ingredienti vanno letti nel giusto contesto. Termini come “destrosio (una forma di glucosio), “sciroppo di glucosio“ o “bicarbonato di ammonio”(un agente lievitante) possono apparire lontani dal linguaggio comune, ma indicano sostanze comunemente usate anche in contesti domestici. Nei prodotti confezionati , tuttavia, devono essere riportate con la denominazione tecnica prevista dalla normativa. 

A questo punto si può concludere con le parole rassicuranti della professoressa Daniela Martini sulla salubrità dei piatti pronti industriali. “L’inclusione dei cosiddetti ultra-processati in una dieta mediterranea isocalorica non compromette i principali indicatori cardiometabolici. Tuttavia, è  necessario  completare lo studio per esplorare meglio in che misura il consumo dei cosiddetti ultra-processati influenzi l’impatto della dieta mediterranea  sulla salute umana, fornendo così spunti per una migliore comprensione  della relazione tra trasformazione degli alimenti e salute”.(www.agenziaomniapress.com - 15.6. 2026)