Milano (Marisa de Moliner) - Si fa presto a dire inforco gli occhiali. Finora bastava una visita oculistica, scegliere un modello di montatura e il colore delle lenti. Pensavi di aver fatto bene ed eri contento di aver ritrovato una vista soddisfacente. Ma non è più così, non basta. Perché adesso si scopre, che dagli occhiali dipende il benessere del cervello, grazie alle neuroscienze che hanno dimostrato che una visione non nitida può provocare un sovraccarico cognitivo. È quanto è stato illustrato alla stampa a Milano da Zeiss (uno dei produttori leader mondiali di lenti per occhiali) che ha presentato i risultati di due studi annunciati il 19 Maggio al Congresso Vision Sciences Society 2026 e le nuove lenti ClearMind, frutto di una tecnologia europea messa a segno dalla collaborazione di due università: la tedesca di Tubinga (come tedesca è anche la ZEISS) e quella di Bologna.
Dagli studi neuroscientifici condotti da questi due atenei è emerso che una visione estremamente nitida riduce il carico cognitivo migliorando la concentrazione con conseguente beneficio sul cervello. Normalmente, invece, i portatori di occhiali sarebbero soggetti a un surplus di sforzi cerebrali, colpa del legame tra le distorsioni laterali delle lenti e il carico cognitivo cosiddetto estraneo dovuto a distrazioni o a elementi esterni che affaticano il cervello. Un affaticamento fine a sé stesso che non aggiunge, infatti, valore al processo di apprendimento e che può verificarsi abbastanza facilmente, come spiega bene Rajat Agarwala, ricercatore senior all’Institute for Ophthalmic Research dell’Università di Tübingen: “Anche piccole alterazioni visive, come una leggera sfocatura non corretta, possono aumentare il carico cognitivo quando siamo impegnati in attività che richiedono coordinazione visuomotoria, come guidare, lavorare o interagire con gli oggetti. Il cervello deve lavorare di più per compensare l'incertezza visiva “. Un sovraccarico sempre più presente nella nostra vita quotidiana alle prese con i vari device digitali.
E tocca ad Annalisa Bosco, professoressa e ricercatrice in Neuroscienze all'Università di Bologna, spiegare i risultati degli studi neuroscientifici che hanno portato a trovare un legame tra le distorsioni laterali indotte delle lenti e il carico cognitivo estraneo.“Gli esperimenti condotti nel laboratorio di Bologna utilizzando la tecnica fNIRS (la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, ndr) ci hanno fornito un metodo non invasivo per quantificare i cambiamenti nell'ossigenazione corticale del cervello e quindi, per indagare come la sfocatura ottica indotta moduli l'attivazione corticale in diverse regioni cerebrali durante compiti visuomotori e di controllo. I test effettuati dimostrano che anche un lieve degrado ottico, ovvero una visione leggermente sfocata, ha un rapido impatto sull'elaborazione corticale degli stimoli visivi e dunque, possiamo dire sul carico di lavoro del cervello”. “Guardando al futuro - conclude la dottoressa Bosco- una delle frontiere della ricerca neuroscientifica sarà capire come il cervello sviluppa strategie adattive per gestire il carico cognitivo, soprattutto quando le informazioni sensoriali sono incerte o degradate”.
Dopo la parola degli esperti infine quella di chi ha sperimentato queste lenti ClearMind all’avanguardia, monofocali, progressive e a supporto accomodativo, il top di gamma Zeiss. Nel 96 per cento dei casi i portatori hanno percepito una visione estremamente nitida. Nove su dieci hanno anche sperimentato un minor carico cognitivo in un test cieco rispetto a una lente progressiva standard Zeiss. Le lenti ClearMind faciliterebbero la capacità di rimanere concentrati e focalizzati sulle attività. Otto portatori su dieci, infine, hanno percepito che queste lenti contribuiscono positivamente al benessere complessivo.
Per info : www.zeiss.it/vision (www.agenziaomniapress.com - 1.6.2026)
