Milano - Un’indagine
commissionata dal Centro Studi Mundipharma e condotta da Demoskopea fotografa lo scenario attuale del
trattamento del dolore da cancro in Italia. L'indagine è stata svolta a livello nazionale, nel periodo Maggio–Giugno 2012, su un campione di 200 oncologi e 200 pazienti oncologici (60% donne, età media 44 anni) allo scopo di verificare la prevalenza e le modalità di gestione del dolore da cancro, ma anche le problematiche e i bisogni evidenziati dagli specialisti e dai pazienti.
Da un lato, il desiderio dei pazienti di ricevere cure
più efficaci e una maggiore attenzione da parte di medici e Istituzioni;
dall’altro, la necessità espressa dagli oncologi di terapie con minori effetti
collaterali e di farmaci oppioidi a dosaggi più elevati, per rispondere in
maniera più adeguata alle esigenze antalgiche dei propri assistiti. E ancora:
per 6 pazienti su 10 il dolore, specie moderato-severo, incide sulla qualità
della vita, limitandone le attività, mentre un terzo degli intervistati lamenta
disturbi derivanti dalla terapia in atto. Secondo 6 specialisti su 10, inoltre,
oggi si ricorre ancora troppo poco ai medicinali oppiacei, rispetto a quanto
accade con i FANS.
Il dolore cronico
costituisce una presenza importante nella vita di coloro che soffrono di una
patologia neoplastica: secondo quanto affermano gli specialisti, oltre la metà
dei pazienti (54%) convive con la sofferenza fisica, nel 68% dei casi di
intensità moderata-severa. Cancro al colon-retto, al seno e al polmone le
tipologie di tumore più diffuse. Tra gli oncologi, 8 su 10 dichiarano di
misurare sempre la sintomatologia dolorosa, utilizzando come primo
strumento la scala numerica da 0 a 10. Il dato èin parziale contrasto
con quanto emerso dalle interviste ai pazienti, un terzo dei quali
lamenta il fatto che il proprio medico generalmente non misuri l’intensità del
dolore. Inoltre, quasi 1 malato su 3 con dolore severo rivela di non
ricevere alcun trattamento antalgico.
Per
quanto riguarda i farmaci, per il controllo del dolore cronico moderato,
gli oppioidi vengono impiegati in monoterapia dal 26% degli oncologi, mentre il
54% li somministra in associazione a farmaci antinfiammatori non steroidei
(FANS). Il quadro prescrittivo cambia, quando il clinico deve trattare un dolore
severo: in questo caso, in accordo con le Linee Guida internazionali, nell’83%
dei casi la terapia di prima linea è costituita quasi esclusivamente da oppioidi
forti, mentre è marginale (11%) la loro associazione con FANS. Le
risposte dei pazienti rileverebbero inveceun elevato ricorso
agli antinfiammatori (45%, da soli o in associazione a
oppiacei), prescritti soprattutto dal medico di famiglia,
contro il 34% di oppioidi (da soli o in associazione a FANS),
il cui impiego è diffuso in particolare tra coloro che affrontano il problema
con lo specialista.
Nel trattamento del
dolore cronico, sia moderato che severo, gli oncologi dichiarano un buon livello
di soddisfazione circa l’efficacia degli oppioidi, in particolare di quelli
forti, mentre il giudizio sui FANS è più contenuto. Un’ulteriore riprova arriva
dall’atteggiamento adottato dai clinici in caso di effetto analgesico non
ottimale: fino al 63% di chi prescrive oppioidi forti, infatti,
tende ad aumentarne il dosaggio piuttosto che passare ad un’altra classe
farmacologica; al contrario, nel caso dei FANS si registra uno switch
terapeutico che raggiunge il 63% dei casi. Insoddisfatto degli
antinfiammatori ancheil 39% dei pazienti, mentre un complessivo
85% conferma l’efficacia degli oppiacei.
La presenza
di effetti collaterali derivanti dai trattamenti terapeutici in atto
viene evidenziata da entrambi i campioni, benché il loro impatto sulla
qualità di vita sia sottostimato dai medici, rispetto a quanto
segnalato dai malati. In particolare, questi ultimi lamentano la comparsa di
disturbi gastrici, costipazione e sonnolenza.
Nel complesso, l’esigenza più avvertita dagli oncologi per un miglior controllo del doloreè di poter contare sumedicinali meno “invasivi” (54%) e, nel caso degli oppioidi, potersi avvaleredi farmaci con dosaggi superiori rispetto a quelli oggi disponibili (48%). Cure con minori effetti collaterali sono anche tra i desiderata dei pazienti, insieme alla richiesta di terapie più efficaci e di un maggiore supporto da parte dei clinici e delle Autorità sanitarie.
Nel complesso, l’esigenza più avvertita dagli oncologi per un miglior controllo del doloreè di poter contare sumedicinali meno “invasivi” (54%) e, nel caso degli oppioidi, potersi avvaleredi farmaci con dosaggi superiori rispetto a quelli oggi disponibili (48%). Cure con minori effetti collaterali sono anche tra i desiderata dei pazienti, insieme alla richiesta di terapie più efficaci e di un maggiore supporto da parte dei clinici e delle Autorità sanitarie.
I
dati emersi sul livello di informazione circa gli oppioidi e la Legge
38 sono i seguenti: Il 64% degli oncologi ritiene che in Italia manchi
un’adeguata conoscenza di questi farmaci, il 62% giudica il loro
impiego sottodimensionato a favore dei FANS e un complessivo 87% segnala
di aver incontrato resistenze (spesso 33%, qualche volta 54%)
presso i medici di medicina generale nel prescriverli. Uno
scenario confermato anche dalle risposte dei pazienti: quasi la metà, infatti,
ignora che cosa siano gli oppioidi e il 46% conferma la scarsa propensione di
certi medici a consigliarli nel trattamento del dolore.
Per quanto concerne la Legge 38, solo il 57% degli oncologi e il 14% dei pazienti dichiarano di conoscerla bene: tra i principali vantaggi apportati dalla normativa, il 49% degli specialisti e il 35% degli assistiti indicano la maggiore facilità di prescrizione dei medicinali a base oppiacea. (Omniapress-18.07.2012)
Per quanto concerne la Legge 38, solo il 57% degli oncologi e il 14% dei pazienti dichiarano di conoscerla bene: tra i principali vantaggi apportati dalla normativa, il 49% degli specialisti e il 35% degli assistiti indicano la maggiore facilità di prescrizione dei medicinali a base oppiacea. (Omniapress-18.07.2012)
