Milano - In occasione della Giornata Mondiale della Sepsi (13 settembre 2014), AMCLI - Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani, ha diffuso una nota nella quale stima che ogni anno 20 milioni di pazienti siano colpiti da sindromi settiche (sepsi, sepsi grave, shock settico), una delle principali patologie dei nostri giorni. Si tratta di una infezione batterica disseminata con mortalità elevata che, a seconda delle aree valutate, varia dal 25 al 40%. Il rischio di morte di un paziente ricoverato in terapia intensiva per sepsi è 10 volte superiore al rischio di morte che ha un paziente ricoverato per infarto miocardico acuto. Occorre quindi accrescere la sensibilità e la diagnosi preventiva per rendere più efficaci le cure.
L’incidenza in Italia di queste gravi infezioni è di circa un caso ogni 100.000 abitanti: circa 6.000 pazienti all’anno vengono ricoverati per sepsi e questo costa al servizio sanitario nazionale oltre 16 milioni di euro all'anno. Il dato italiano, precisa AMCLI, è sicuramente sottostimato in quanto a livello europeo l'incidenza è di 90 casi su 100.000 abitanti. Inoltre, numerosi studi indicano che l'incidenza di questa patologia è in costante aumento e si ipotizza che i pazienti interessati potrebbero raddoppiare nei prossimi 20 anni, evento drammatico anche perché sempre più spesso le sepsi sono causate da batteri multiresistenti agli antibiotici. Per un esito favorevole delle sindromi settiche è fondamentale una rapida diagnosi e una corretta terapia antibiotica. Quanto prima viene somministrato l'antibiotico giusto, tanto maggiore è la sopravvivenza. Le indagini svolte nei laboratori di microbiologia clinica sono l'elemento determinante per la diagnosi di sepsi e per l’identificazione del corretto antibiotico da somministrare al paziente.
“Oggi siamo in grado di dare informazioni utili al trattamento del paziente in meno di 24 ore - spiega Pierangelo Clerici, Presidente Amcli e Direttore Unità Operativa Complessa di Microbiologia Ospedale Civile Legnano -. Grazie alle nuove tecnologie, i tempi per l’identificazione del batterio responsabile della sindrome settica in un paziente e i dati della sua sensibilità ai diversi antibiotici sono notevolmente ridotti. Il clinico di solito inizia una terapia antibiotica empirica e attende i dati della microbiologia per continuare lo stesso antibiotico oppure cambiarlo. Purtroppo non tutti i laboratori di microbiologia sono opportunamente attrezzati – aggiunge -. I nostri amministratori dovrebbero essere consapevoli che investire nei laboratori di microbiologia clinica significa di fatto risparmiare; la diagnosi veloce di sepsi ne è una dimostrazione”. A tale proposito alcune Regioni, ma per AMCLI ancora troppo poche, hanno attivato protocolli diagnostico-terapeutici ad hoc per le sepsi sin dall'arrivo del paziente in pronto soccorso, grazie a un lavoro comune tra microbiologi e clinici.
AMCLI - Associazione Microbiologi Clinici Italiani - è stata costituita nel 1970 ed è articolata su delegazioni regionali. L’associazione scientifica ha sede a Milano ed è attualmente presieduta dal prof. Pierangelo Clerici, Direttore dell'Unità Operativa di Microbiologia dell'Azienda Ospedaliera di Legnano. Tra le finalità statutarie di AMCLI, lo sviluppo della Microbiologia clinica. Una delle peculiarità della società scientifica è operare attraverso gruppi di lavoro su specifiche materie d’interesse. Tra questi spiccano quello sulle Infezioni Sessualmente Trasmissibili, sulle infezioni nei Trapianti d’organo, sulle infezioni nell’anziano e nei neonati, sulla Neurovirologia, sulle Infezioni nel paziente critico, sulle infezioni materno-fetali, sull’immunologia.
Per ulteriori informazioni: www.amcli.it (Omniapress-12.09.2014)
